Che Alex Ross fosse un fumettaro vecchio dentro non è una novità. Il nostro ha più volte dimostrato di apprezzare parcticolarmente una marvel che non c’è più da un bel pezzo, così come buona parte dei lettori più nostalgici a cui non frega nulla di eventoni e altre stronzate.
Diciamo che Alex Ross è un po’ come un anziano che commenta i cantieri, a cui però il capomastro scocciato dalle critiche continue molla a un certo punto la direzione di una parte dei lavori. Da questa situazione esce “The torch”.
Sinceramente non nutrivo grandi speranze su questa miniserie, la precedente “Vendicatori/Invasori” era un guazzabuglio noiosissimo che ho finito di leggere a fatica. Invece mi sbagliavo, concentrandosi solo su due personaggi, ossia sulla Torcia e su Toro, la storia pur senza avere grandi picchi si legge che è un piacere.
Alla fine di “Vendicatori/Invasori” Bucky Barnes, il compagno di scorribande durante la seconda guerra mondiale di Capitan America che ora veste la bandiera e porta lo scuda nella serie regolare, usava il cubo cosmico non per trasmoformare il mondo in una giungla di donnine nude ma per ridare la vita a Tom “Toro” Reynolds, altro eroe della seconda guerra mondiale capace di trasformarsi in una palla di fuoco.
Toro però non è che ci si trovi alla grandissima nel mondo moderno e quindi va un po’ in depressione finchè colui che lo uccise, ossia quel gran bell’uomo del Pensatore, non inizia a fare esperimenti per l’Aim, ossia il gruppo di scienziati con tanta voglia di rompere i coglioni al prossimo che un tempo guidava Modok, sulla Torcia originale, l’amicone di Toro durante la seconda guerra mondiale.
E qui arrivo a quello a cui starete pensando un po’ tutti: si leggono da secoli maree di doppisensi e battutissime su eventuali rapporti pedo-omosessuali su Batman e Robin e mai nessuno che se la scherzi su Capitan America/Bucky o su la Torcia/Toro. Come si spiega?
Non pensavate a questo? Fa lo stesso.
Comunque la miniserie è molto carina, si legge con piacere, riporta a un’avventura fumettistica di vecchio stampo basata su “eroe dubbioso-cattivone con piano diabolico-eroe salva più volte la baracca” e a volte è bello riuscire a leggere cose simili senza dover andare a scartabellare fumetti di quarant’anni fa. Più che la Torcia ad uscirne benissimo è il personaggio di Toro, con grandissime potenzialità per future storie. Nemmeno le apparizioni di Namor o dei Fantastici quattro vanno infatti a mettere in ombra i veri protagonisti, ossia i due simpatici energumeni focosi.
Avercene di fumetti simili da leggere sotto il timido sole di fine settembre! E avercene di artisti come Ross, Jim Kruger e Mike Carey tanto amanti del passato quanto capaci di imbastire una storia classica con i ritmi del fumetto moderno, e che i giovani operai guardino e imparino per i futuri cantieri.
concordo, mi è piaciuto molto e ora aspetto con impazienza il terzo capitolo della trilogia di recupero dei personaggi golden age
Idem.
Non vedo l’ora che esca il terzo volume.
Adoro lo stile di Ross nel riprendere l’atmosfera scanzonata e innocente della Golden Age con storie semplici e lineari.
E sopratutto senza cagate esplosive degli ultimi tempi.
[...] quanto riguarda le ottime parti su Cap, Namor, Nick Fury, la Torcia e Toro (e se la continuity con la recente opera di Ross e Carey non c’è che importa quando ci si trova tra le mani qualcosa di così meraviglioso?) ma anche per [...]
[...] vivi e vegeti e in formissima, gli effetti di un fatto drammatico accaduto durante il conflitto. Se “La Torcia” era un’ottima miniserie, “Avengers/Invaders” una noiosa storiella, questa “Arrivano gli [...]