maggio 3, 2013
Davvero su un blog come questo c’è bisogno di una recensione di Iron man 3? Un film di Iron man, terzo capitolo di una saga che già ci ha dato non poche soddisfazioni, scritto da Shane Black. Avete davvero bisogno che vi scriva quanto è bello per andare come dei razzi a vederlo?
Che poi sono fermamente convinto che voi l’avete già visto tutti Iron man 3, senza bisogno di leggere quanto ho scritto o sto per scrivere.
Quindi questa recensione è talmente inutile che posso anche postarvi delle immagine insulse prese a caso dal trailer. A pensarci bene anche il trailer era totalmente inutile. Serviva giusto a farci sbavare un po’ aspettando di andare al cinema. Perché noi a
Iron man gli vogliamo bene, a Robert Downey jr che se la gigioneggia a interpretare Tony Stark anche, e a Shane Black che negli anni ci ha regalato meraviglie come “L’ultimo boyscout” o i primi “Arma letale” dobbiamo parecchie delle nostre ore a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta.
E Iron man 3 è fino nel midollo un film di Shane Black, che per puro caso ha di mezzo anche delle armature. Un film che coi giornaletti a fumetti che leggiamo con tanta gioia centra poco o nulla, dall’uso di Iron Patriot al Mandarino, ma di cui
sinceramente, quando si vede un film che pur con le sue parti un goccio da maccosa (su tutte il babanetto inutile che fa molto spielbergata d’altra tempi) fa divertire così tanto. Davvero. Chissenefrega.
Che a me quindi Iron man 3 era piaciuto ancora prima di vederlo. Poi l’ho visto e mi è piaciuto, e immagino che lo stesso sia successo a voi.
p.s.: Se poi volete proprio un esame meglio approfondito del film, andatevi a leggere quanto scrive il latveriano Darth von Trier su i400calci (anche se non sono daccordo con tutto quello che scrive. Diciamo che come film è infedelissimo all’Iron man dei bei tempi andati, ma con l’Iron man odierno secondo me ci azzecca abbastanza. E sinceramente in un film simile l’armatura coi pattini non so quanto potrebbe essere piacevole da vedere).
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Pubblicato da hipurforderai
aprile 4, 2013
Una stanza d’albergo di infima categoria, un registratore, e un uomo in accappatoio seduto, l’uomo ha una benda sull’occhio e un giorno dirigerà lo Shield. Al suo fianco una bottiglia di champagne e tre puttane che dormono. L’uomo racconta al registratore la sua storia. o meglio, racconta i suoi fallimenti, e i fallimenti di un’intera nazione, la nazione più importante del ventesimo secolo.
Questo è il nuovo Nick Fury di Garth Ennis, e se non l’avete ancora letto, e dopo queste prime righe non avete un istinto feroce a correre nella prima fumetteria a comprarlo mi chiedo come ci siete finiti a leggere questo articolo.
Non è la prima volta che Ennis si cimenta col guercio più famoso dei fumetti, e se al primo tentativo non mi aveva convinto, già raccontandocelo durante la seconda guerra mondiale aveva fatto centro. Nelle storie di questo volume arriviamo alla meraviglia passando dal disastro vietnamita, raccontato come nei migliori film sul tema, al fallimento cubano.
Il Nick Fury che emerge dalle pagine e dai solchi della guerra è il solito duro che si nutre di morti e proiettili, sconfitto, come il suo paese, dai compromessi, dal suo distacco, dalle battutacce da macho che trasudano ganzitudine (meravigliose) che si trasformano in facce sbigottite di fronte all’irreparabile, che sia una battaglia persa o una donna che si allontana.
Acquisto obbligato!
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Pubblicato da hipurforderai
gennaio 25, 2013
Non sono mai stato un grande fan dei manga giapponesi, e ancora meno degli hentai giapponesi, ossia i pornazzi a fumetti prodotti nel sol levante. A entusiasmarmi ancora meno di una cosa che già non mi entusiasma per niente (e sostituite a entusiasmare diversi verbi a voi preferiti nella precedente frase) sono gli hentai in cui ragazzine al limite (se non tranquillamente oltre) il limite della pedofilia vengono violentate da mostroni tentacolosi.
Premesso questo mi appresto a parlarvi del “Neonomicon” di Alan Moore, opera creata dal geniale sceneggiatore britannico per pagare una cartella esattoriale di Equigranbretagna ispirandosi agli scritti lovercraftiani.
Che a Moore ste cose garbino si sapeva già. in quella meraviglia del suo Swamp thing ce n’è a badilate, e qua si sbizzarrisce nel ripresentare mostroni e riti legati al simpatico mondo di Chtulu imbastendo una specie di giallo che parte da un suo vecchio racconto (“Il cortile”) riproposto nella sua versione a fumetti in apertura del volume italiano di Neonomicon pubblicato recentemente dalla Bao.
Che il buon vecchio Alan Moore sappia scrivere fumetti lo sapevamo già. In “Neonomicon” però s’impegna poco, fa il compitino, si legge con gran rapidità, ma lascia ben poco al lettore. Al massimo può piacere a qualche orribile soggettone il fatto che le parti più spinte, praticamente pornografiche, che vedono nel cast anche allegri mostroni lovercraftiani arrapati come adolescenti siano mostrate senza tanti freni, ma personalmente a me questo fa apprezzare ancora meno il volume.
Una lettura abbastanza insipida, nonostante l’accoppiata Moore/miti lovercraftiani potesse dare grandi risultati. Peccato. Ma c’è chi per pagare le cartelle esattoriali fa ben di peggio.
ps: che poi già il volumetto pubblicato per la avatr su quella specie di supercazzola sulla televisione uscito un due anni fa (se non erro) scritto da Mister Alan Moore era cosa assai brutta. Ma ad Alan Moore una lettura gliela si dà sempre, è parlarne male che viene davvero difficile.
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Pubblicato da hipurforderai
novembre 28, 2012
Heylà carissimi. Come va?
Qua tutto bene, e con un titolo dal sapore intelligente vi parlo di aspettative malriposte, di quando ci credete tantissimo a qualcosa e invece non vi ritrovate in mano niente.
Tipo quando facevano girare il trailer della puntata di x-files in megatrasmissione serale che sembrava che finalmente Molder si facesse un gran bel limone cun Scully? Ricordate? Erano gli anni novanta e un sacco di gente parlava di questa cosa, che per una settimana a scuola non si parlò d’altro, che ci si metteva daccordo su dove vedere la puntata tutti assieme. Io me lo ricordo, e ricordo anche che poi nella puntata Scully era una sorta di replicante o qualcosa di simile e la puntata era una merda, e dato che era una Scully falsa il super-limone non valeva. Tralaltro Scully era un cesso quindi al baretto dell’fbi a molder l’avranno preso per il culo il doppio. Ti sei becciato una cofana e non era neppure una vera cofana!
E ricordate il crossover dei Simpson con X-files? Stessi anni, stessa attesa. Ma quella fu una gran figata. Gran bella puntata.
Ci sono poi invece dei crossover che poi ti lasciano l’amaro in bocca. Tipo Omega Effect che è uscito questo mese su Devil.
Che quando ho preso l’albo in mano con la copetina bellissima apribile, già mi pregustavo una meraviglia.
Partiamo però dai presupposti.
Devil nella bellissima serie Waid di cui parlavamo qualche tempo fa, ha trovato l’Omega drive, un pezzo di costume dei fantastici 4 usato come hard disk con dentro tutti i peggio segreti delle organizzazioni criminali più pese in circolazione. Un po’ come trovare il modo di sapere cosa c’è dentro i ricordi di Andreotti.
Il Punitore intanto nella serie di Rucka si allea con la marine Rachel Cole in Alves, na manza incazzata come un’ape che gli han seccato marito e famiglia il giorno del suo matrimonio e insieme vogliono spezzare le reni al Consorzio, un’organizzazione criminale.
L’Uomo ragno non so cosa faccia ultimamente.
Beh, ecco i protagonisti del crossoverone e dove erano rimasto.
Ora, io avessi una roba come l'Omega drive in mano andrei dai vari supereroi più cazzuti del paese e vedrei di fare un mazzo tanto alle organizzazioni criminali e chiuderla li. Devil invece lo usa con parsimonia per tenerli per le palle e farli scannare tra di loro, ma io sono uno smidollato mentre Devil è un ganzo, quindi ci sta.
In questo crossover sarebbe dovuto succedere qualcosa di grosso legato all'omega drive, e invece niente. Senza un apprezzabile motivo (un realmente apprezabile motivo) decidono di distruggerlo, poi fan dei casini, della caciara e non distruggono un cazzo di niente e son tutti amici come prima. Basta. Finito.
E ve lo spoilero e non mi interessa. La trama principale non è il motivo per cui dovete leggere quest'albo. Il motivo per leggerlo sono i disegni di Checchetto che sono uno splendore, e come viene sviluppata la figura di Rachel Cole in Alves, marine incazzata e ganzissima nuova punitrice, un personaggio nuovo, non originalissimo, ma che mi piace un bel po'. Però leggere qualcosa di così inutile rode un po', particolarmente in questo periodo di "NULLA SARA' PIU' COME PRIMA!!!!!!!", per una volta che lo volevo…
A proposito, avete letto cosa sta succedendo all'uomo ragno nelle storie in pubblicazione in questi giorni negli Usa? Ne parliamo?
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Pubblicato da hipurforderai
novembre 2, 2012
Dopo la chiusura della Planeta e l’avvento della Lion si temeva un buco nella produzione delle ristampe DC (particolarmente necessarie in Italia dove vanno a colmare lacune pluri-decennali, a volte con serie e personaggi praticamente inediti qui), invece quel versante sembra godere di buona considerazione anche in questo nuovo (ennessimo) nuovo corso dei diritti DC nel nostro paese.

Assieme alle uscite su Batman e Superman, esce anche il volumetto DC Classics dedicato a Lanterna Verde.
Le storie presentate in questo volumetto si situano nella gestione post-O’Neill\Adams, quando il personaggio in coppia con Freccia Verde toccò il suo apice figurativo e narrativo (e uno dei picchi del fumetto supereroistico classico in generale) e doveva tornare un po’ più nei ranghi, dopo la scorribanda nel mondo reale e nel sociale il pubblico voleva che tornasse l’avventura cosmica e pura alla base della serie. Si tornò quindi a racconti brevi e autoconclusivi, in cui la coppia di eroi affronta avversari e minacce disparate in uno stile classico nella narrazione sempre per opera di O’Neill e che tiene però conto dell’enorme solco grafico lasciato da Neal Adams. Quindi li dove per Batman dopo Adams subentrò Jim Aparo a tenere il mood “adamsiano” con O’Neill qui troviamo Mike Grell, all’epoca però decisamente più giovane e acerbo di Aparo nello svolgere il suo compito.
Sono storie non fondamentali, che “retrocedono” il personaggio dallo stato di culto in cui lo avevano transitato O’Neill e Adams al semplice personaggio d’avventura DC, cosa probabilmente inevitabile ma che comunque fa sentire lo scarto qualitativo dell’operazionein ogni senso. Rimane comunque una lettura piacevole, come del resto il Batman di fine anni ’70 già su Classici DC Planeta e il Brave & The Bold di Aparo sempre su Planeta.
Consigliato quindi ai completisti di Green Lantern\Green Arrow e della DC in generale, ma dato il prezzo del volumetto credo proprio sia quello il mercato di riferimento.
Passando all’oggetto in se invece, possiamo dire che la veste grafica è veramente bruttina, non che la Planeta fosse eccezionale ma qui siamo messi un po’ peggio: un uso di Photoshop che neanche la Play Press negli anni ’90 e purtroppo gran parte del volumetto presenta le storie da scansioni di albi originali e non dalle pellicole per motivi di irreperibilità di queste presumo (certo che però almeno per la copertina un immagine non da scansione potevano mettercela eh), quindi nonostante non sia una colpa direttamente imputabile alla Lion il risultato è comunque visivamente bruttino; speriamo che dai prossimi numeri le pagine da scansione siano sempre di meno. Infine, dopo la dipartita dei magnifici tradutòres iberici, si torna a delle traduzioni in italiano corretto e con punteggiature consone ma latitano un po’ troppo i redazionali, ridotti a poche colonne introduttive: un prodotto così per completisti deve avere più redazionali informativi possibili.
Il prezzo di 14 euro sembra, allo stato delle cose, eccessivamente alto anche contando la buona fattura cartacea del volumetto.
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Pubblicato da Eccellenza Sir Crom
novembre 1, 2012
Avete mai letto X-Statix di Milligan e Allred?
Se la risposta è si, benissimo, sapete di cosa parlo, bene bravi bis. Se la risposta è no, male! Molto male!
All’inizio del nuovo secolo la Marvel diede in mano a Peter Milligan una delle millemila inutili serie mutanti, la X-Force. Invece di limitarsi a fare un facile compitino a casa, Milligan stravolse la serie trasformandola in una critica al sogno della celebrità, ai mass-media, al concetto di mutante colpito da tragedie e presomalismo. I mutanti di X-Statix (la serie a un certo punto cambia direttamente nome) sono stronzi, simpatici come le deiezioni canine sotto le scarpe, un’accozzaglia male assortita di ragazzetti con manie di grandezza le cui azioni sono volte al mero guadagno economico e di fama.
La serie, inutile dirlo a questo punto, è una figata pazzesca. Divertente, dal ritmo serratissimo, e con i disegni pop di Allred che sono una pura meraviglia.
La Panini ha da qualche mese iniziato a ripubblicare tutte le storie di X-Statix in sette bei volumoni di quindici euri l’uno, che per ora io li sto aspettando usati come ho fatto con il primo, ma se siete assai danarosi e la crisi a voi vi fa un baffo, fateli vostri che merita.
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Pubblicato da hipurforderai
settembre 26, 2012
Vi ricordate di “The twelve”? Ve ne avevamo parlato su queste pagine. Si tratta di una serie splendida di Straczynski uscita un bel po’ di anni fa che raccontava di dodici supereroi della golden age che si ritrovavano nel mondo di oggi.
Io me la ricordavo, però me la son dovuta rileggere dato che per dare un finale alla storia abbiamo dovuto aspettare fino a quest’estate. Vi assicuro però che non è stato assolutamente un peso, il tono malinconico e aspro di quei primi sei episodi non perde neanche alle letture successive il suo smalto.
Ahimè lo splendore di quella prima parte si va un po’ a perdere in questa conclusione che porta la storia verso un’atmosfera alla Agatha Christie in cui quelli ancora vivi fra i dodici supertizi rimasti si chiudono in una stanza finchè non esce chi di loro ha fatto lo stronzo andando in giro a scannare gente con tanto di spiegone finale.
A questo vanno ad aggiungersi alcune storie/genesi di personaggi rimaste in sospeso dal primo volume e liquidate in quattro e quattrotto con quattro belinate a caso. So benissimo che erano ininfluenti rispetto alla trama centrale di quello che è un raro esempio di fumetto corale ben riuscito, ma la storia della prima vedova nera e ancora di più del tizio fiammeggiante sono delle vere e proprie cialtronate.
Nonostante ciò questo volume è ben lontano dal far cagare. Pur perdendo un po’ di quella algida e cinica mestizia con cui Stracoso aveva presentato i vari personaggi nel primo volume, il finale di “The twelve” è libero dal maccccosa, particolarmente considerando che per quanto spesso sia ricoperto di incensi e allori quest’uomo è l’artefice della strada che ha portato spiderman verso one more day, e una storia come “The other” con tutte quelle puttanate sul totem ragnesco è una delle peggiori porcherie lette nel nuovo secolo.
Dopo tutti questi anni d’attesa magari era normale aspettarsi qualcosa di più per chiudere una miniserie iniziata, sviluppata e scritta così bene, ma comunque non ci si incazza, ed è già un risultato mica da ridere in tempi come questi.
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Pubblicato da hipurforderai
settembre 26, 2012
Quoto un mio commento al post che ho scritto qualche mese fa su “Superior” (che ho finito di leggere e anche senza essere una pietra miliare della storia del fumetto m’è garbato) per lanciare l’argomento del giorno:
“Eccallà. questo è un punto su cui vorrei arrivare e su cui medito da qualche giorno di scrivere qualcosa.
ci sono fior di autoroni che producono a manetta, spesso cose medie, a volte ciofeche e così via.
penso poi che stia ai singoli lettori apprezzarne alcune a scapito di altre.
stando su millar magari a chi è piaciuto kick ass ha fatto cagarissimo superior.
o andando su ennis qualcuno può aver adorato pro o crossed e disprazzato wormwood o viceversa.”
Con molti sceneggiatori di fumetti viene sempre immediato il collegamento mentale con le loro opere più famose.
Dici Alan Moore e pensi a Watchmen, V for Vendetta, From Hell, con Grant Morrison penso subito a Invisibles o alle sue storie di Batman, Gaiman va a braccetto con Sandman.
Eppure di questi autoroni ci sono una miriade di storie più o meno minori di cui ultimamente si riempiono gli scaffali, e che grazie a qualche acquisto e al banco dell’usato della fumetterie ultimamente ho letto qualche esempio.
Uno dei re delle storie “minori” è Warren Ellis, che particolarmente per la Avatar dà libero sfogo a tutte le sue idee. Tra queste m’è capitato tra le mani “Capitan Swing e i pirati elettrici dell’isola delle braci”, la storia di un tizio che nel 1800 ha degli stivali e altri gadget elettrici che usa per combattere il potere coinvolgendo un gruppo di rivoltosi nella sua lotta. Nella sua leggerezza come spunto non sarebbe nemmeno malvagio, ma lo sviluppo sta a zero. Non che io impazzisca per comprarmi una marea di volumi per leggere una storia, sono ben contento quando il tutto si apre, si svolge e si chiude nel giro di un volume, ma almeno che in quel volume succeda qualcosa per appassionarmi che vada al di là di una stereotipata manfrina rivoluzionaria.
Capita quindi anche ai migliori nell’entusiasmo della miriade di idee che gli girano per la testa di tirare fuori storie incomplete o semplicemente brutte.
Sempre in casa Avatar che dando carta bianca a grandi nomi del fumetti li ha portati anche a pubblicare storie più che trascurabili, troviamo un altro prolificone come Garth Ennis e il suo “Wormwood”, il cui protagonista è uno yuppizzato anticristo che fa tutte le cosacce scorrette che piacciono a Ennis nei fumetti e simili. Alcune trovate son carine, come il Gesù nero e lobotomizzato, così come buone sono parecchie battute a sfondo religioso, ma paragonato a un’opera con un soggetto simile come “Chosen”, scritto da Mark Millar quando era agli inizi o alle meraviglie scritte dallo stesso Ennis con una serie a sfondo religioso come “Preacher”, “Wormwood” pare più una storia raffazzonata usata come pretesto per inserirci dentro una marea di (belle) gag di pessimo gusto in puro stile Garth Ennis. L’ho letto qualche mese fa e se mi chiedete cosa ricordo rispondo il papa che fa le peggio zozzate con le suore e non la storia principale sulla fine del mondo.
Però, proprio come Millar in “Chosen” (che se non si fosse capito per me è splendido), il buon Garth riesce a concretizzare la storia breve. Ne è ottimo esempio “Pride and Joy”, thriller di vendetta e amore paterno che non sarà un capolavorone, ma che è scritto un gran bene, ha i marchi di fabbrica dell’autore (personaggi forti, ricordi di guerra…) e si legge che è un piacere.
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Pubblicato da hipurforderai
settembre 25, 2012
Bentornati dalle vacanze. Avete letto bei fumetti quest’estate? O cagate pazzesche?
Per quanto mi riguarda entrambi, e qui dalla grigia latveria dove anche d’estate si gira col giubbotto e siamo sempre raffreddati e pieni di moccio proviamo a farci perdonare consigliandovi qualcosa di ganzo (che è talmente poco che non so quante uscite avrà questa rubrica di recupero).
In questi ultimi mesi ci si può lamentare parecchio di casa marvel, le voci che arrivano dall’america, tra (probabilmente) insulse baruffe tra supereroi e nuovi indesiderati punti di partenza, sono brutte brutte, ma nel frattempo si può leggere una serie che non mi galvanizzavo così per un fumetto dai tempi del primo Capitan america di Brubaker.
Sto ovviamente parlando del Devil di Mark Waid.
La nuova gestione del diavolo rosso è una B-O-M-B-I-S-S-I-M-A! Che vorrei scrivervi enorme sullo schermo del pc col pennarello indelebile quanto è bella così la piantate di cazzeggiare sull’internet e vi mettete a leggere e rileggere ogni singola tavola pubblicata.
Waid porta in Devil allegria, gusto, avventura, meraviglia e tutto ciò che si può chiedere a un fumetto. Nulla da dire sulla qualità delle recenti scurissime gestioni del personaggio tra omicidi e galere (anche se Shadowland non m’ha entusiasmato per niente), hanno i loro momenti. Ma leggere le storie di un Matt Murduck così in formissima è uno spasso.
Che tutto sia cambiato verso toni più legati all’intrattenimento del lettore che all’introspezione dell’eroe lo fanno capire da subito i bellissimi disegni di Paolo Rivera, ed è bastata la prima sequenza dell’intrusione di Devil a un matrimonio per farmi commuovere di pura gioia bella.
Se vi siete persi questa delizia recuperatevi i primi numeri usciti, fatevi questo piacere.
Nell’edizione italiana a Devil viene abbinato il nuovo Punitore di Rucka.
E io ci provo e ci riprovo, ma non riesco a capire se mi garba. Ogni volta che penso sia una buona proposta mi contraddico pensando che non succede quasi mai nulla, che il punitore non parla mai e che è troppo un poliziesco… e poi penso che è un buon poliziesco e che la storia è interessante… e che boh. Dovrebbe essere un fumetto su un tizio che spara ai delinquenti senza tante balle, mi riservo di vedere come va avanti, anche se una parte di me apprezza il tentativo di mostrare anche come il punitore arrivi a fare il mazzo ai delinquenti di turno.
Le nuove storie di Ghost rider invece fanno cagare tantissimo. Anche se ci han messo le tette.
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giugno 20, 2012
Moon Knight è un personaggio che mi ha sempre affascinato nell’universo Marvel, pur avendo una delle origini più brutte e insulse di sempre. Sono stato quindi contentissimo di vedergli dare un bel ruolo nei vendicatori segreti di Steve Rogers all’inizio della Heroic Age.
Se Moon Knight come personaggio mi garba, Brian Bendis come sceneggiatore mi fa ribrezzo nella maggior parte delle cose su cui mette mano. Il suo “Alias” però mi era piaciuto, e nonostante quella schifezza di “Spider Woman” ho dato una possibilità alla sua nuova mini serie sul cavaliere lunare che sta venendo pubblicata in Italia.
Il risultato è una serie che non partirebbe nemmeno da brutti presupposti, ma che ha un difetto talmente abnorme che dal prossimo numero la lascerò ben volentieri sugli scaffali.
Qualcuno dovrebbe spiegare a Bendis che se stai scrivendo le storie di un personaggio un po’ squilibrato non devi per forza ribadire che è troppo matto mattissimo ogni tre vignette. Caro Bendis basta e avanza il fatto che fai parlare il tuo protagonista con dei supereroi immaginari. Davvero. Fidati.
Moon Knight incontra i cattivi: questi gli dicono che è pazzo.
Moon Knight produce una serie tv su Moon Knight: tutti quelli con cui parla gli dicono che è pazzo.
Moon Knight incontra Echo: Echo gli dice che è pazzo.
Moon Knight va dal salumiere: il salumiere gli dice che è pazzo.
L’abbiamo capito che Moon Knight è troppo pazzo pazzissimo fuori di testa matto e zuzzurellone. Non c’è bisogno di leggere una miniserie in sei numeri dove ogni personaggio si limita a dire al protagonista che è fuori come un terrazzo.
Ragazzi, che palle!
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