Io non sto seguendo proprio benissimo tutto quello che accade nelle testate regolari Marvel in questo post Secret Invasion. Ho preso giusto il numero 0 di Dark Reign tanto per farmi un’idea e per il resto avanzo in ordine sparso. Eccezione fatta per i Fantastici Quattro di Millar & Hitch (soprattuto per la saga dedicata al Maestro del nostro regante Victor.., che comunque vi consiglio e su cui prima o poi spenderemo due parole) il resto – pur non avendolo letto – mi sembra piuttosto una cazzata e leggerissimamente difficile da seguire. Voglio dire: in edicola e nella mia libreria specializzata (dove uno dei commessi ho scoperto che ha come suoneria del cellullare la sigla di The Big Bang Theory) mi sembra di aver visto almeno 4 quattro 4 Dark Reign n°0. Tutti con copertine differenti e coloratissime e bellissime, ma ormai ho praticamente l’età di Jesus… e non è che posso fami coglionare ancora da effetti speciali poco speciali come questi. Il meglio di Dark Reign – se chiedete a me – lo si sta leggendo sui numerio autoconclusivi, giustamente e coerentemente dedicati agli eroi più ambigui e oscuri della Marvelsfera. Vi avevamo già resi partecipi del nostro entusiasmo nei confronti della mini dedicata al Punitore. Oggi è la volta di Dark Reign:Elektra.
Tutta quella pantomima dell’invasione Skrull ruota attorno alla killer greca e giustamente si è deciso di andare un po’ più a fondo nella sua storia, per capire esattamente cosa sia accaduto (anche perché, diciamocelo, in Secret Invasion c’erano talmente buchi di sceneggiatura e cose irrisolte che manco nell’ultima serie di Lost). Andiamo con ordine e tentiamo di mettere insieme i pezzi. Gli umani hanno appreso dei piani degli invasori proprio grazie alla morte in battaglia della versione Skrull di Elektra. Ora che l’invasione è stata fermata, e che Norman Osborn ha preso il potere e fondato il suo H.AM.M.E.R., la vera Elektra Natchios è rispuntata fuori e non in splendida forma. Tratta in salvo da Iron Man, Elektra si trova in cura in un ospedale. Qui sono in tanti a voler mettere le mani sul suo corpo – e soprattutto sulla sua mente – per dare risposta a una serie di domande non da poco: come ha fatto la nostra a tornare in vita? Quando esattamente Elektra è stata rapita e sostituita dagli Skrull? Da una parte quindi il perfido Osborn e la sua balotta, dall’altra le vittime di un attacco a un elivelivolo S.H.I.E.L.D. da parte dell’assassina di rosso vestito. Il dubbio però è: Quando Elektra ha fatto fuori più di 100 soldati S.H.I.E.L.D. era in sé o era già stata sostituita dagli Skrull? A questo si aggiunge il nuovo Occhio di Falco (il caro e vecchio Bullseye, con cui la nostra ha un bel debito di sangue sul groppone) e Wolverine, anche lui incapace di dire se ha passato del tempo con la vera Elektra o con la sua sostituta aliena. Insomma un gran casino.
Il punto più interessante del volume è ovviamente lo scontro diretto tra Elektra e Bullseye/Occhio di Falco, che a dire il vero si risolve in fretta e furia, ma che comunque – scusate lo scontato gioco di parole – ha qualche freccia al proprio arco. Non vi svelo nulla, ma vi posso dire che il tutto gioca anche su qualche interessante rimando visivo alle famose e vecchie tavole firmata da Miller all’epoca del loro famoso e mortale scontro. Tolto questo episodio, la matita di Clay Mann fa il suo sporco lavoro, ma non regala nessuna emzione particolare. Fa meglio la penna di Zeb Wells che riesce a districare l’intricata materia di cui è fatta la recente storia Marvel e che riesce contemporaneamente a spiegare quasi tutto, ma al tempo stesso far aleggiare quel velo di confusione e dannazione che pesa sulla testa di Elektra. Insomma: niente male. Ah, Norman Osborn comincia ad essere simpaticissimo: tortura, insulta e si comporta come un bullo di periferia pieno di soldi.
Ci sono cose che sanno tutti. Ci sono cose su cui siamo nati imparati. Possiamo non avere vissuto un’epoca, possiamo non saper niente di un dato periodo storico, ma – cialtronescamente – ci sono cose che diamo per scontate. Facciamo degli esempi. Anni Ottanta: edonismo, cocaina, yuppies, Spandau Ballett. Anni Settanta: pantaloni a zampa, freakettoni, quella palla di Joan Beaz, acidi. Tutto chiaro? Facciamo un test. E se vi dicessi… chessò… New York, 1933?
Si vede che è il 1933?
Il giochino è questo. La Casa delle Idee ha appena fatto uscire anche in Italia una nuova collana dal titolo Marvel Noir in cui – pensate l’estro e la fantasia – si riscrivono per l’ennesima volta le origini dei nostri amati supereroi. La prima vittima di questo trattamento è Spider-Man e in cantiere ci sono gli X-Men, Wolverine e Daredevil. Gesù. Io mi immagino delle riunioni in cui il nostro acerrimo nemico Joe Quesada arriva e dice “Oh, oh… ho avuto un’illuminazione! ieri mi è capitato di vedere 5 minuti di un film di John Huston! Fighissimo! C’è della gente troppo giusta nei film di John Huston! Gente con gli impermeabili, con la battuta sempre pronta, i night con le dark ladies e un botto di whisky! Fighissimo! Poi niente… c’era la pubblicità e ho girato… Però secondo me troppo dobbiamo fare un a collana del genere! Eh? Cosa ne dite?“. E la cosa che mi terrorizza è che se Joe Quesada domani vede 5 minuti di – che ne so… – un film su dei nani albini, è capace di ammorbarci la vita su una nuova genesi di Spider-Man diversamente alto e diversamente pigmentato… A parte che il volume in sé si legge facile facile, non impegna e un paio di idee buone le mette insieme… che bisogno c’era? Perché sono scemo e mi compro qualsiasi cazzata io veda in libreria? È colpa mia? Di Quesada? Di questa società capitalistica che mi spinge ad avere tutto per poi fare il bullo con il mio amico Corrado quando viene da me, così ho tanti fumetti da mostrargli? Eh? Comunque… Le penne di David Hine e Fabrice Sapolsky si sono messe a riambientare la storia che già conosciamo, piegandola ai voleri del noir e dell’hard boiled. Ecco quindi una New York post Grande Depressione, in cui la vecchia May Parker è un’attivista politica socialista invisa al padrone della città… il terribile Goblin, aka Norman Osbourne il quale ovviamente spadroneggia grazie a crimine e corruzione. Il giovane Peter Parker – insieme al reporter Ben Urich – dopo aver capito come girano realmente le cose (inserisci qui il tema “corruzione”) deciderà di combattre per il bene e la giustizia. Daranno una mano ai suoi sensi e alle sue capacità fisiche, degli strani ragni nascosti in un antico e misterioso manufatto tipo Voodoo… No, per dire…
Mettiamo tantissimo nero accazzo!
Vi risparmio il resto, anche se vi posso dire che oltre a May, Urich e Goblin ci sono anche Felicia Hardy, Kraven, l’Avvoltoio, Jonah J. Jameson, ecc… L’unico personaggio azzeccato, o che in qualche modo beneficia del dislocamento temporale, è però Ben Urich. La sua corruzione morale e fisica – e il suo conseguente riscatto – sono gli unici elementi che in un contesto così forzato sembrano funzionare. I disegni sono a firma dell’italiano Carmine di Giandomenico già responsabile del brutto Battlin’ Jack Murdock.
Dopo la sua agognata conclusione negli Usa (ci hanno messo quattro anni a finire questa mini), arriva anche in Italia in un unico volume Ultimate Wolverine vs Hulk, scritta dallo sceneggiatore di LostDamon Lindelof e disegnata da Leinil Francis Yu.
Ok, l’universo Ultimate fa cagare, particolarmente adesso, e particolarmente Ultimate Wolverine con le sue forzature da “figo prezzemolino” del mondo Marvel, ma devo ammettere che questa serie non è niente male.
Il primo motivo per cui è apprezzabile è che non centra una mazza col resto delle robe Ultimate. La serie potrebbe essere ambientata, pur nel rispetto dei suoi protagonisti, anche a casa mia.
Il secondo motivo è che a differenza di altri autori prestati al fumetto supereroistico da altri format (e non mi espongo, almeno in questa sede, su quali siano perché sarebbe un discorso molto lungo e polemico), Lindelof dimostra di saper scrivere un fumetto.
Il ragazzo sa anche essere piacevolmente autoironico:
Il terzo motivo è che si tratta di una storia divertente, dal ritmo frenetico, precisa nella narrazione e che permette di passare un’ora e mezza di buona lettura pur non essendo davanti a un capolavoro. Se non avete nulla da sfogliare sul treno o sull’autobus fermatevi in edicola che vale i suoi cinque euro e cinquanta.
Il quarto motivo è che quando Hulk e Wolvie si prendono a sganassoni c’è sempre del bello in un fumetto.
Il quinto motivo è che c’è una tavola in cui Jennifer Walters (la ultimate Jennifer Walters, non la She-hulk a cui siamo abituati. Qua She-hulk ha un’altra identità che ci viene svelata proprio in questa storia) fa ascoltare a un Hulk-criceto i Dead Kennedys:
A volte capita che anche i super eroi debbano fare attenzione quando vanno in giro da soli in posti mal frequentati. Potrebbe capitare che un disegnatore perverso e poco talentuoso ti agguanti alle spalle e che con un panno imbevuto di cloroformio ti faccia perdere i sensi per approfittare di voi nelle maniere più assurde con le sue matite, e il tutto reiteratamente dal numero 207 al numero 213.
Ecco cosa è successo a Logan quando in una notte che non dimenticherà mai , invece di prendere un taxi, per tornare a casa decise di fare due passi all’aria aperta:
Never Again
Ma sentiamo la sua viva testimonianza:
E quella degli amici (clicca per ingrandire):
Quando perde le staffe:
Lottiamo assieme affinchè quello che è successo a Wolverine non capiti di nuovo… cosa? Madureira e Thor?!
Stamattina mentre andavo in ufficio mi sono fermato come al solito a fare colazione al bar di sotto.
Mentre leggevo il giornale sono stato distratto dal vociare di un bambino. “Boom strap, ti spezzo in due! crash!”
Girandomi ho notato che tale infante stava giocando con due action figures, la prima di Hulk, la seconda di Wolverine, e stava facendo corcare di mazzate il secondo dal primo.
Caro bambino, penso che tu non lo sappia, ma stavi ricostruendo uno degli scontri tra supereroi più belli della storia del fumetto, rivisto anche in due dei what if più belli di sempre.
Mentre sorridevo guardando questa scenetta mi sono chiesto “certo che butto soldi, tempo e vista da anni a leggere giornalini a fumetti che potrebbero essere scritti guardando giocare un bambino di sei anni con due bambolotti di plastica in mano… occazzo forse è proprio per questo che li leggo?”.
Questo è un post inutile solo per dire evviva i bambini che giocano con i pupazzetti, evviva chi scrive i fumetti di Hulk e Wolverine e li fa riempire di mazzate, evviva chi legge quei fumetti e ci si diverte come un bambino di sei anni a vedere i supereroi che si disintegrano di botte.
Anche se bisogna ammetterlo, i bambini giamaicani hanno un concetto di divertimento molto più ampio: