Come eravamo

luglio 28, 2009

Dalla posta dell’Uomo Ragno 161, 1976 Ed. Corno

Eravamo un Italia meno pettinata ma più simpatica

A parte che bomba è chiamarsi Giordanantoniomaria… Ma quanto spacca quel “mongoloide” messo li con nonchalance?! Vi giuro, trovermelo così a sorpresa nella posta dei bambini mi ha fatto riderissimo, liberatorio come urlare “caccaculopiscia!” quando hai 5 anni.

Luciano Secchi al politically correct lo menava col giornale arrotolato.

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The Hood, supercattivi a rischio

luglio 26, 2009


Parker Robbins è uno spiantato di New York con una povera crista di fidanzata incinta, una madre chiusa in uno squallido manicomio, un padre fatto fuori da Kingpin, una relazione silenziosa con una bagascia russa, e un cugino alcolizzato che fa colazione a metadone.
Un giorno, durante un furto, si trova davanti un demone, gli spara e un po’ come chiunque si trovi a sparare a un demone, gli ruba stivali e mantello che gli permettono di volare e di rendersi invisibile, ma anche di tirare fuori dei poteri che neanche lui sa come quando si trova sotto pressione..
Da quel giorno Parker Robbins diventa The Hood, uno dei villains Marvel più importanti nell’attuale continuity.

Nonostante la genesi del personaggio un po’ da “ma checcazzo…” il volume appena uscito in Italia che raccoglie la mini scritta da Brian Vaughan e disegnata da Kyle Hotz non solo è divertente, violento, lugubre e pieno di ottimi personaggi, è proprio una bella storia.
Il ritmo della narrazione è vertiginoso e i dialoghi sono notevoli, sia quando si tratta di ciarle da scazzottata, sia quando si ha a che fare con momenti più introspettivi mai banali.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è una sola: come riuscirà questa volta il famigerato Brian Michael Bendis a rovinare un personaggio simile?
Si, perché già dalle storie dei nuovi vendicatori post-Civil War Bendis ha dato un ruolo di primo piano a The Hood trasformandolo in un supercrminale con una superidea: unire tutti i cattivi di New york che normalmente da soli le buscano come pentolacce dal supereroe di turno.

Vedremo, intanto leggere questo volume è un vero piacere.


10 motivi per cui la Marvel oggi fa schifo seconda parte: 5 to 1

luglio 24, 2009

Doom-Disapproves

Ovvero: le cose del comicdom Marvel che più fanno arrabbiare il nostro sovrano Victor Von Doom, tanto da meritarsi il suo temutissimo “Seal of disapproval”!

prima parte 10-6

5.I nuovi costumi, i nuovi disegni, i pugni negli occhi
Basta battute sul camel toe!

Basta battute sul camel toe!

Mettere uno spigolo metallico ad altezza pelvica è stata una gran mossa

Mettere uno spigolo metallico ad altezza pelvica è stata davvero una bella mossa

Fu proprio una grande idea

Fu proprio una grande idea

4. Colpi di scena insensati o “nobody gives a shit about”

Qui è quando ho fatto vendere tante copie di Civil War facendo la figura dellidiota. Che magnifici ricordi, sapevate andavo in giro anche con delle ghette dorate.

Qui è quando ho fatto vendere tante copie di Civil War facendo la figura dell'idiota. Che magnifici ricordi. Sapete, in quei giorni, andavo in giro anche con delle ghette dorate.

Rulk. LHulk rosso. Ancora non si sa chi sia, e ancora non si sa a chi la cosa importi

Rulk. L'Hulk rosso. Ancora non si sa chi sia, e ancora non si sa a chi la cosa importi

3.Zia May is still alive

dreams come true

dreams come true

Devi morire.

La marvel è riuscita ad accoppare senza problemi (vabbè che ora pare ritornerà) Steve Rogers, un pezzo da 90 che è con la “Casa delle idee”  praticamente dal primo giorno, e non riesce a far morire di cancro all’utero sta mummia di merda. Essendo vecchia, inutile ed antipatica a gran parte dei fan, non si capisce perché la Marvel non sfrutti la cosa a dovere, invece di produrre  la colossale boiata che è al numero 2 della nostra classifica.

aaaaaaaaaah, fate come me e colpitevi fortissimo alla testa per dimenticare questa vignetta.

aaaaaaaaaah, fate come me e colpitevi fortissimo alla testa per dimenticare questa vignetta.

2.One More Day

Mi immagino Joe Quesada seduto sulla sua poltrona negli uffici della Marvel. Si gira i pollici e parla da solo ad alta voce:

“Sono Joe Quesada, che figo che sono, ah ah.

Ora ,dopo essermi pulito il culo con il costume di  Spidey con la storia dello smascheramento e con quella immonda cagata di Back in Black, sapendo che tre errori fanno una cosa giusta, sono pronto a dargli il colpo definitivo. Si si, facciamo il più ridicolo deus ex-machina della storia del fumetto moderno, resettando tutte le mie boiate precedenti e visto che ci sono gli annullo anche il matrimonio. Ah ah, sono un fottuto genio e merito ogni centesimo che guadagno. “

Accende l’interfono:

“Hei Brian prendimi un caffè, Papino ha avuto un’altra idea. Ah, chiama il tizio di Babybolon 5 e rendiamo inutile tutta la sua run facendogli scrivere questa nuova storia, I’m on fire.

Sono Joe Quesada, e sono terribilmente figo. Ora vado a spaventare le anatre al laghetto.”

Allora, c’è da dire che in realtà Joe non aveva tutti i torti, o meglio, capisco che Spidey avesse bisogno di un “lifting”. Spidey è da sempre, nell’immaginario popolare, un simpatico nerd dalla battuta pronta che inspiegabilmente  riesce a scoparsi qualche bella figa. E’ giovane, ha problemi con l’affitto e col suo capo stronzo, ha un ottimo cast di amici/comprimari, poteri fichissimi e nemici che si vestono da rinoceronte. Spidey era il protagonista di una commedia di Judd Apatow (tolta la storia del rinoceronte) quando Judd Apatow non era ancora nato.

Tuttavia nel corso degli anni la vita di Peter ha subito diversi cambiamenti  (matrimonio ormai stabile, il lavoro da insegnante, nuovi poteri, smascheramento) qualcuno più riuscito, qualche altro meno, che han portato il personaggio ad un bivio: o si tornava indietro o si continuava su questa linea e si faceva diventare padre Peter. Ecco, io capisco che Joe abbia pensato “Si deve tornare indietro”, ma Joe, brutto coglione, c’è modo e modo.

Joe gira vorticosamente su se stesso con la sua poltrona con le rotelle:

Sono un geniooooo.

Allora, come faccio ora ad annullare lo smascheramento di Peter, il matrimonio di Peter, i nuovi poteri di Peter, la nuova vita di Peter,  e a fare incazzare di brutto i lettori in un colpo solo?

Mhhh se fossi una persona normale Peter lascerebbe  Mary Jane ed il lavoro con il classico “Ti/vi metto in pericolo unguè unguè non ce la posso fare”, ma io sono un fottutissimo genio. Non posso far divorziare Spidey. I bambini leggono Spider Man da sempre..No no, il divorzio non va bene, è un tema troppo scabroso per i giovani…

HO TROVATO! Satana! MEFISTO!  Peter farà un diabolico patto con il Maligno per salvare la vita attaccata ad un filo di sua zia che si è beccata una pallottola dritta nello stomaco. Questo si che i bambini possono accettarlo.

Lo spazio e il tempo non hanno significato per me. Ho combattuto dei nordici, araldi cosmici e il più grande mistico della terra. Ho inflitto i dolori più atroci al più grande di tutti villains della storia del fumetto. Sono il signore del male, ma se c'è una cosa che mi manda in bestia sono i matrimoni ben riusciti.Argh.

Lo spazio e il tempo non hanno significato per me. Ho combattuto dei nordici, araldi cosmici e il più grande mistico della terra. Ho inflitto i dolori più atroci al più grande di tutti villains della storia del fumetto. Sono il signore del male, ma se c'è una cosa che mi manda in bestia sono i matrimoni ben riusciti.Argh.

Accende di nuovo l’interfono:

Brian! Papino ha colpito ancora! Ho anche un altro paio di idee: Devil che perde il senso del gusto ma riprende la vista ed Hulk che diventa rosa.

Grazie Joe.

1.Joe Quesada

the greates marvel villain

the marvel greatest villain

Non devo stare qui a spiegarvelo.


Aztek, storia di un supereroe ucciso dal pessimo gusto nel vestire

luglio 22, 2009

Leggendo le uniche dieci storie di Aztek, recentemente ristampate in un unico volume dalla Planeta de Agostini, una domanda prende il sopravvento e si ripete per tutte le tavole mentre vengono sfogliate: ma come diavolo l’hanno conciato sto poveretto?

Non c’è da stupirsi se la serie è stata chiusa fin troppo presto per le scarse vendite, io stesso ci ho pensato un bel po’ prima di mettere mano al portafogli per accaparrarmi quest’opera.
Questo perché Aztek è uno dei supereroi dall’aspetto peggiore di sempre.
Fate voi:

"too weird", pure troppo

"too weird", pure troppo

Uno stile che per descriverlo non sono sufficienti neanche le metafore e i paragoni più arditi. Forse giusto l’architettura di certe discoteche che sfiorano il bordello riesce ad avere la stessa mancanza di gusto.

Eppure è palese, le dieci storie che compongono il breve ciclo di Aztek sono splendide.
Scritte a quattro mani da un Grant Morrison in formissima e un Mark Millar quasi esordiente, bastano questi due nomi a prendere questo volume a scatola chiusa.
Le vicende narrate sono violente, sordide, notevoli nell’indicare come l’eroe non sempre riesce a tenere fede alla sua missione, ambientate in una Vanity city (creata apposta per l’occasione) al cui confronto Gotham city è un villaggio vacanze delle Baleari.
Però resta sempre quell’aspetto, quell’elmo con le punte, quella tutina ridicola e quei dischi dorati che urlano “PACCHIANO!” a ogni vignetta.

Nonostante questo Aztek è una lettura assai piacevole e divertente, un compendio di idee frenetiche e di dialoghi rapidi e ben congegnati, tanto da riuscire a superare lo shock di avere a che fare con un protagonista che se la batte in bruttezza con l’uomo ragno rossodorato con le ghette del periodo “Civil war”.


Sempre un passo avanti

luglio 18, 2009

Qui a Latveria in quanto a politica internazionale siamo troppo avanti.

Oltre 30 anni fa, mentre G.W. Bush si faceva arrestare nel Maine ubriaco alla guida come il più scemo dei redneck, il nostro Sovrano aveva invece già ben chiaro il futuro assetto politico mondiale, come esterna in questa vignetta (vera) tratta da una strip quotidiana di Spider-Man del 1977… Poi l’han copiato tutti ma l’idea originale è Sua.

Fuori l’Italia dal G8, Latveria al tavolo dei grandi della Terra subito!


Il babbeo del giorno #3 – Gaard

luglio 18, 2009

Nome: Gaard (Vangaard)

Vero nome: Johnny Storm, ebbene si è il Johnny Storm di Terra-A, la dimensione parallela di Terra 616 .

Genesi e storia del personaggio: Se nasci Johnny Storm su Terra 616 sei un fighetto pieno di te, se lo nasci su terra-A sei uno sfigato colossale.

Lo Storm di Terra-A non prese parte a nessuna missione spaziale, non divenne uno spericolato stronzetto infiammabile, non ebbe nessuna spiderina da rimorchione. Venne  invece sbattuto a calci in Vietnam e quasi ci lasciò le penne. Lo scienziato Polemachus del pianeta Akron lo raccose e decise di usare il suo corpo in fin di vita per creare un supersoldato ottuso che combattesse per l’impero Akron (Fantastic Force 12). Lo dotò di un costume da deficente e lo lanciò allo sbaraglio. Hurrà.

Ora accade che Akron cerca di far scoppiare una guerra interdimensionale (Fantastic Four 162-163) che coinvolga Terra A e Terra 616, aprendo un varco dimensionale a guardia del quale viene messo appunto Gaard: una specie di giocatore di Hockey stellare, a guardia di una porta che è un buco dimensionale. Per chiudere il buco i fantastici Quattro inviano la Cosa a lanciarci dentro… Un dischetto! L’avreste mai detto?!

In sostanza La Cosa e Gaard per un intero numero si fronteggiano in un ridicolo scontro di hockey spaziale che si conclude con La Cosa che fa tunnel a Gaard, gli infila il dischetto, chiude il varco, lo piglia per il culo e Gaard si arrende perchè è stato sconfitto. Umiliato molla l’impero Akron, la guerra e tutto il cucuzzaro perchè ha un codice d’onore dello sport e finisce così la sua carriera di supercattivo… Bella cazzata eh?!

Ad aggravare il tutto c’è che la Cosa per pattinare nello spazio usa delle speciali pattine costruitegli da Reed Richards.

Una guerra interdimensionale risolta con due ceffoni, due passaggi di hockey e delle pattine stellari.

True story.

Aspetto: Un giocatore da Hockey con la livrea del Mago Galbusera. Che poi uno pensa al Black Racer di Jack Kirby, che di base è un negro spaziale a bordo di un paio di sci e ridimensiona la bruttezza della faccenda… Però  ecco, a Kirby lo si perdona.

Superpoteri: Pattinare nelle galassie e ha una mazza da hockey spaziale. Per la cronaca è pure una pippa a giocare a Hockey visto che viene battuto da un ciccione su delle pattine e senza mazza.

La fine: Battuto da Ben Grimm decise di arrendersi e confinarsi nel grande spogliatoio della vita. Mai più riapparso.


1985: Millar mi masturba la nerditudine (ed è una goduria)

luglio 17, 2009

A Mark Millar non la si fa. Proprio mentre qualche lettore inizia a contestare alcune delle sue opere (“Civil war” che inizia bene ma finisce da cani, o i suoi “Fantastici quattro”) tira fuori un’opera che va a smanacciare la nerditudine di ogni lettore Marvel.

Già dalle sue prime tavole infatti “1985” riesce a conquistare toccando nel profondo nostalgico di ognuno di noi, anche se io allora avevo quattro anni. Questo grazie a un’introduzione che ricorda i migliori film horror anni ’80.
Nel primo capitolo infatti conosciamo Toby Goodman, un ragazzino del mondo reale accanito lettore Marvel in un’epoca di “Guerre Segrete” con qualche problema in famiglia che scopre vicino a casa sua una villa in cui risiedono i più terribili villains del mondo supereroistico.
Da qui inizia una spirale di violenza insensata, i cattivi sono cattivi per davvero: senza i supereroi a controllarli uccidono, massacrano, distruggono il mondo reale senza farsi tante balle. Solo il pischello nerd con l’aiuto di suo padre non meno fanatico può fermare questa invasione grazie alla sua conoscenza del mondo dei fumetti.

Ad accompagnare l’ottima sceneggiatura di un Millar in formissima ci sono i bellissimi disegni di Tommy Lee Edwards che grazie a un uso smodato della splashpage regala tavole memorabili come quella in cui Stilt-man passeggia al tramonto nella cittadina di provincia dove si svolge la storia.

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“1985” è quindi un gran bel volume in cui i protagonisti sono la gente comune, o meglio, i comuni e reali lettori di fumetti, e supecriminali totalmente senza freni in un mondo in cui gli uomini sono deboli pezzi di carne che camminano. Millar rende marginale la figura del supereroe per quanto necessaria e presenta una delle migliori storie autoconclusive degli ultimi anni.
Da avere e leggere con sfrenata nostalgia, lasciando che l’autore scozzese si diverta a masturbare la nostra nostalgia di irriducibili nerd fumettari.