Gli spari della mia giovinezza

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È un ottimo periodo per comprare, leggere e parlare di fumetti. Questo perché tra collane da edicola e da fumetteria stanno venendo ristampate molte ottime proposte del passato.
Tra queste ce n’è una che va a toccare i miei ricordi pre-adolescenziali più di altre, ed è il recentissimo volume dedicato al ciclo “Punisher – War zone”, scritto da Chuck Dixon, disegnato da un grandissimo John Romita jr (mi rifiuto di mettere link per spiegare chi sia un appartenente alla famiglia Romita) e inchiostrato da Klaus Janson.

Era la fine della prima metà degli anni novanta quando io, tredicenne, mi avvicinavo al mondo dei fumetti, delle fumetterie e di Frank Castle, il Punitore.
Il Punitore non è mai stato un eroe, è semplicemente un tizio molto incazzato e con un sacco di armi, e per questo quand’ero uno sbarbatello lo adoravo. Divoravo quelle storie piene di azione, di mafiosi stereotipati, di sparatorie in cui i mitragliatori facevano “buddabuddabudda”, storie di vendetta e di violenza, di giustizia sommaria e di intrighi criminali.
Adesso leggo con molto gusto le avventure del Punitore di Garth Ennis, così come quelle di Matt Fraction, ma quando mi trovo tra le mani una delle saghe che più amavo durante la mia giovinezza (insieme alla bellissima “Punisher – Missione suicida”) non posso che leggerla con avida gioia.

In “War zone” ci sono il fumetto d’azione, quello hard-boiled, le storie di mafia, e dei disegni meravigliosi. Ci sono personaggi realistici, come il picciotto Mickey Fondozzi, complice suo malgrado dell’idea di Frank Castle di entrare in una famiglia mafiosa per metterla in ginocchio, così come quelli folli, come Mitraglia, un assurdo mercenario al servizio del governo con il compito di massacrare la famiglia Carbone, gli stessi mafiosi entrati nel mirino del Punitore.

La collana Marvel gold con questo volume ci propone un brandello del fumetto anni novanta, imbrattato di sangue e puzzolente di cordite, ma che ancora non ha perso nulla del suo ritmo e della sua rapidità. Mentre il cinema è sempre più avaro di buoni film d’azione nel fumetto questo non si verifica, ma andare a ripescare questa vecchia meraviglia è un po’ come riguardarsi per l’ennesima volta “L’ultimo boyscout”. Un vero piacere.

E fin qua vi ho parlato di una grandissima run fumettistica, grandezza che si esprime anche nella caratterizzazione del personaggi, compresi quelli minori, insignificanti.
Tra queste comparse ne spicca una: Enrico, detto Rico, figlio di un mafioso napoletano e in procinto di sposare quella bella topa della figlia di don Carbone.
Rico si impone per una sua caratteristica: il look!
Eccovelo quindi in tutto il suo splendore italico: baffoni, ray-ban giganti, mullet ricciolo a dir poco meraviglioso, e capace di presentarsi a un incontro che deciderà le sorti della mafia italoamericana in canottiera con pelo in evidenza, pantaloni della tuta di infima qualità e espadrillas:
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Ma del resto don Carbone è in camicia hawaiana, quindi che cazzo gliene frega?
Rico capisce subito cosa deve fare e da nostro connazionale invece di stare a sentire sti bavosi che parlano di droga e morti ammazzati si porta subito la manza in spiaggia. Eroe nazionale!
Ma il nostro non è solo un ricco figlio di mafiosi dal vestiario degno degli annali dello stile, è anche un grande sognatore:
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Anche se la gnoccolona non sembra impressionata dalle speranze di Enrico, al lettore non resta che rimanere affascinato dal suo animo sensibile, pronto a entrare nel cast di Dirty Dancing 2.
Ahimè i bei sogni finiscono al mattino, o nello spazio di tre vignette, ossia il tempo che ci mette Rico a morire nella maniera che più si addice a un personaggio di tale spessore: facendo lo scudo umano!
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Addio Rico, nonostante ti abbia conosciuto per poche immagini ti porterò sempre con me.

2 risposte a Gli spari della mia giovinezza

  1. fedemc scrive:

    sono commosso.
    adesso esco e lo compro.
    e poi faccio budda budda budda tutto il giorno!

    io sono stato un grande fan del punitore
    nella sua prima apparizione star comics
    quei 12 numeri in bianco e nero,
    in formato un po’ più piccolo
    rispetto alle altre uscite marvel.
    mi ricoprdo anche una struggente storia dove muore il figlio di microchip (uno zarro col mullet) con il nostro frank che non bversa neanche una lagrima…
    e poi il mitico numero sconfiggere kingpin che era veramente ma veramente bello…

    mentre il periodo buio? quello con il punitore morto vivente?
    ho preso un numero solo all’epoca e mi ricordo che ci rimasi male tantissimo…

  2. hipurforderai scrive:

    allora fidati.
    a rileggere sta roba ti verrà più di una lacrimuccia.
    puro punitore anni ’90.

    il punitore zombie non esiste. cancellalo, piuttosto vai in terapia per farlo, ma cancellalo.

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