Crimini Contro L’Umanità: Parte Prima.

novembre 16, 2009

Doom-Disapproves

Qui a Latveria, siamo dei ragazzi semplici. Ci piace leggere i fumetti, andare in birreria, limonare duro e andare al cinematografo. Quando qualcuno decide di trasportare su grande schermo le imprese di qualche nostro beniamino, noi siamo più che felici di andare a dare dei soldini a qualche annoiata cassiera. Anche se tutti ci fanno notare che abbiamo una certa età, che siamo laureati, che ormai siamo delle persone quasi rispettabili e che il panettiere del quartiere ci riconosce e ci tiene via il pane nei giorni di festa… insomma, ci siamo capiti… nonostante tutto questo, noi giovani e semplici ragazzi di Latveria, non vediamo l’ora di sederci al buio di una sala per vedere dal vivo, dal vero veramente, ciò che su carta ci ha emozionato per una vita intera… E spesso, quasi sempre, usciamo sconfitti, delusi, arrabbiati che ci viene da sbavare, roteare i pugni vero il cielo, sbarrare gli occhi e urlare “Perché? CRISTO, MA PERCHÉ?”

La redazione è dunque fiera di fare i nomi e i cognomi dei colpevoli dei 15 più orribili crimini contro l’umanità mai commessi in ambito fumettistico-cinematografico. Come ai tempi di Dj X & Maurizio Seimandi, andiamo con ordine, calma e parsimonia: oggi andiamo a scoprire chi c’è dalla posizione 15 alla 13…

15- Superman Returns, Bryan Singer, 2006

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Il problema con i film di SuperMan è che gli si fa solo spostare-evitare-aggiustare-modificare oggetti inanimati e mai gli si lascia la libertà mollare due ceffoni. E dire che Supes nella sua carriera fumettistica non si è risparmiato in ceffoni.
Nonstante ciò (Do you know Bizarro? Mongul?…etc) nei film il suo unico grande avversario è sempre e comunque (con dovute ma anche risibili eccezioni) una pietra colorata. Non si parte benissimo.

SuperMan alla fine agisce come una gru blu e rossa. Un film in cui non fa altro che sollevare qualcosa.

I grandi avversari e sfide di SuperMan in SM Returns:

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Solleva aerei, globi di metallo e donne in carriera (senza provocare upskirt)!

Naturalmente anche il gran finale del film è costituito da una scena in cui SuperMan solleva qualcosa, in questo caso una Capri di Kryptonite.

Tutto questo senza fare riferimenti all’irritantissime storie sul figlioletto di Superman (mai bambino fu più irritante) e su Lois che si spupazza Ciclope.

Attore di pregio che qui mette a rischio la sua carriera:
Frank Langella

14- X-Men: Conflitto Finale, Brett Ratner, 2006

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Mentre Bryan Singer era alle prese con il sollevatore di ferro di cui sopra, le redini del terzo e atteso film sui nostri mutanti prefe di sempre, passa nelle manone tozze di Brett Ratner. Il regista di tanti video di Mariah Carey, colui che ha rovinato la carriera di Jackie Chan in terra americana, ce la mette tutta per girare un film all’altezza dei primi due. Sfortunatamente le ambizioni del film si scontrano e si sfracellano contro una sceneggiatura orribile, attori costretti a dire a fare delle cose che li rendono stupidi (il povero Hank McCoy per esempio qui ne esce malissimo) e un regista che giustamente adesso fa i video per Miley Cirus. Si riesce nella difficile impresa di buttare in vacca tutta, TUTTA, la Saga della Fenice Nera. Il bambino “cura” Cameron Bright fa venire voglia di invadere la Polonia. Unica cosa notevole: l’inseguimento tra la nostra amata Kitty Pride (interpretata da Ellen Page) e il grande Vinnie Jones aka Jaggernaut (il Fenomeno in italiano). Infatti…

Attore di pregio che qui mette a rischio la sua carriera:
Ian Mckellen

13 – La Leggenda degli Uomini Straordinari, Stephen Norrington, 2003.

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Già dal titolo si capiscono un paio di cose: dagli Straordinari Gentiluomini del libro di Moore, siamo passati ai ben più ordinari Uomini Straordinari di Norrington. Per la cronaca, il nome completo di questo straordinario cretino è Stephen Norrington. Che a confronto Stephen Sommers è Otto Preminger. Ci si nasconde dietro a un “liberamente tratto” per non incappare in denunce da parte di Alan Moore . il quale ovviamente si è tenuto lontano da questa mega cazzata – e poter poi fare di testa propria. Con la simpatica conseguenza di aver rovinato uno dei racconti metaletterari più divertenti e intelligenti degli ultimi anni. Oltre ad aver aggiunto ad cazzum due personaggi come Tom Sawyer e Dorian Gray, si brancola nel buio cercando di trovare almeno una storia da raccontare. Con scarsissimi risultati. Sean Connery col toupé ai minimi storici. I soldi per gli effetti speciali devono essere finiti dopo i primi tre giorni di produzione per cui, dopo una sequenza iniziale con almeno un po’ di verve (leggi: qualche esplosione), il resto sembra brutta televisione. Una nota per coloro che hanno curato l’edizione italiana: Graphic Novel non si traduce Novella Grafica (perché io ve lo giuro, nei titoli di testa c’è scritto così…). Dovreste ridarci i soldi. O almeno la decenza di cambiare lavoro.

Attore di pregio che qui mette a rischio la sua carriera:
Sean Connery


Adriano & Fede MC

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E semmu de zena… II

novembre 15, 2009

Ritorno a parlare di fumetti e risparmio, e ricado nell’argomento sempre a proposito di collane di volumoni da edicola.

Giobatta is not amused

Giobatta is not amused


Questo volta a far girare il belino a me e al povero Giobatta è il recente (lo trovate ancora in edicola fino a domenica, ma io lo lascerei li) “Wolverine the end”.
Lunedì scorso dovendo fare un viaggio in treno di un’ora buona sia ad andare che a tornare (i regionali in Liguria ci mettono quel tempo a fare trenta chilometri. Hai voluto vivere sul mare? E ora dov’è il tuo Dio?), ho deciso così di sperperare questi 10 euri per prendere il volume uscito per “Supereroi le grandi saghe”, serie che ha regalato per ora grandi gioie a noi fumettofili (su tutte “Gli eterni” di Kirby a 9,99 euro, roba da masturbarsi mentri pretendi il centesimo di resto dall’edicolante), ma che ha anche proposto delle grandi schifezze (tra le prime uscite c’era “One more day”…).

Il volume dedicato a “Wolverine the end” non mi attirava per niente, del resto supponevo quello che sarebbe stato l’esito di quest’acquisto: trovarmi a leggere una cagata pazzesca.
Volete sapere altro? Ci ho già buttato 9 euro e 99, non ci perdo altro tempo, è una cagata pazzesca.GY404_977182492825290034ms

Però in fondo al volume c’erano anche “Hulk, the end” (media-leggibile) e, più che altro, “Punisher – the end”, gran bella storia, come al solito, di Garth Ennis dedicata a Frank Castle.

Dove voglio arrivare?
Se volete leggere una bellissima storia ma pagandola quella cifra e trovandovi in mano anche un bel po’ di pagine che non sarebbero buone manco per accendere un camino, fatelo.
Sennò aspettate che mi venga la voglia di andarlo a vendere a qualche mercante di fumetti usati, in maniera da pagarlo una cifra più che accettabile.
E non penso di essere l’unico che a metà volume valutava già questa opzione.

Oppure se volete leggere una bella storia del Punisher di Ennis in questo periodo dovrebbero ristampare “Una banda d’idioti”, la mia storia preferita della sua gestione del personaggio, in cui Frank Castle umilia Wolverine, l’Uomo ragno e Devil.


Personaggi: Karen Page

novembre 11, 2009

Qui a Latveria, come pure di la a dISPENSER, ci piace interessarci non solo di quelli che sono dei fighi senza se e senza ma, come Galactus o che ne so, Nick Fury. Non siamo così limitati e prevedibili! Cosa credi? Infatti, in barba a quello che credevi tu, ci piace anche porgere la nostra attenzione verso quei personaggi considerati da qualcuno marginali, che però a noi ragazzi ci hanno trasmesso tante gioie, dolori, emoziòni… Che alla fine le emoziòni sono importanti. Mica solo il pim! pum! pam! Per cui per questa volta abbiamo chiesto al nostro lector d’eccezione, Costantino della Gherardesca, di dare vita con la sua profonda voce al fragile animo di…

KAREN PAGE

Cliccare per ascoltare in streaming…

KarenpgAvete presente il luogo comune dell’uomo che si porta a letto la sua segretaria? Ecco, la storia d’amore tra Matt Murdock e Karen Page inizia proprio così. Lui è un avvocato non vedente. Lei invece una ragazza bella, bionda e fresca di laurea. I due, inevitabilmente, si innamorano. Le cose vanno talmente bene che Murdock decide addirittura di fare uno strappo alle regola numero uno del mondo dei fumetti e rivela alla bellissima ragazza la sua seconda identità. Di notte, si mette una tutina rossa aderente e – grazie ai suoi sensi superpotenziati – si impegna nella lotta contro il crimine. È infatti Devil: L’uomo Senza Paura. La loro storia d’amore andrà avanti anni, fino a quando Karen non lascierà New York alla volta di Holywood per tantare di diventare una stella del Cinema. Ce la farà, ma nei film di Scorsese o Spielberg, ma in squallide vhs pornografiche. Già che c’è, la ragazza decide di darsi anche all’eroina. Devastata da anni di abusi, Karen Page durante una violenta crisi d’astinenza “vende”, in cambio di una dose, la vera identità di Devil a uno spacciatore. Il suo gesto ha delle terribili conseguenze: Matt Murdock viene radiato dall’albo degli avvocati, perde la casa e vede morire molti dei suoi amici. Presa dal rimorso, Karen torna a New York per tentare di salvare Matt, che ovviamente la perdona. I due tornano insieme: lei si disinitossica, organizza campagne per i diritti delle donne e comincia a fare la speaker per un programma radiofonico. La sua carriera decolla e, ancora una volta, lascia Matt per insguire il successo. Ma anche se adesso è una brillante donna in tailleur, gli anni di vizi si pagano: Karen scoper di avere l’AIDS. Poco importa però: poco dopo, per evitare che il suo amore di una vita venga colpito da un micidiale colpo sferrato del cattivone Bullseye, morirà facendogli scudo.

Ah, pare che dopo questa performance Costantino sia stato chiamato a leggere degli audio libri di un certo spessore.
BONUS! Per non farci mancare nulla – soprattutto le foto delle donne nude – in omaggio per Voi una foto simpatica di Ellen Pompeo, ovvero colei che avrebbe dovuto portare su grande schermo Karen Page nel terribile Daredevil. Il film fortunatamente ha poi subito dei tagli e – PUF – Ellen Pompeo nel film non si vede. Un bene? Un male? Chissenefrega?

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Come Eravamo #4

novembre 8, 2009

Una razione un po’ più corposa del solito per il nostro angolino di amarcord della fanciullezza fumettistica che fu.

Iniziamo con una letterina alla posta dell’Uomo Ragno. Alla posta dei supereroi in quegli anni scrivevano 3 tipologie di lettori fondamentalmente: la prima e più numerosa erano i bambini che chiedevano cose assurde o chi menava più forte tra Hulk e La Cosa, la seconda – un po’ meno frequente- erano i primi appassionati seri di supereroi che facevano domande pertinenti su disegnatori, cronologie e autori… E poi la terza – ed è quella a cui appartiene questa missiva- era quella dei soggettoni fuori di testa:

Ora invece una piccola galleria di rèclame che apparivano sui giornalini dell’epoca. Siamo nella seconda metà degli anni ’70 e i supereroi facevano vendere qualsiasi cosa sulla quale venissero messi, originando campagne bizzarre alle volte e ghiotti concorsi a premi con in palio ogni sorta di oggetto recante l’effige dei nostri beniamini. Inutile dire che io cercavo di partecipare a tutti.

Cliccate per ingrandire

La prima è la pubblicità di una confettura mai vista ne sentita qui in Latveria, ma l’immagine di Superman che ci viene incontro con un vasetto di marmellata ce la consegna alla storia.. Anche il K-Way di Supes non era male, ucciderei senza battere ciglio per averne uno oggi.

La seconda pubblicità è il concorso per vincere una delle magliette più toste del pianeta Terra con le pellicole Agfa, mi maledico ogni mattina perchè non la possiedo quella maglia. In particolare il ragazzino della foto si candida facilmente come uno dei 10 ragazzini più pettinati dell’advertising italiano. C’è invidia da parte mia, lo confesso.

La terza è bizzarra invece e da ragazzino mi smosse non pochi interrogativi: raffigura dei villains della DC intenti tutti assieme a braccare un tizio mai visto nei fumetti, trattavasi dell’Amico Jackson. Mi chiedevo chi fosse ma soprattutto perchè un cretino con una tuta da meccanico fosse una minaccia così temibile per gente come il Joker o mr Mxyzptik. Più in la capii che la pubblicità era stata fatta in Italia dalla Baravelli per accorpare due linee di giocattoli della statunitense Mego distinte e separate (World’s Greatest Superheroes e Action Jackson) facendo finta che fosse “tutta roba di fumetti”… Tanto all’epoca a noi ragazzini ci piazzavano tutto basta che ci infilavano fumetti e robots in mezzo. Infatti mi comperai l’Amico Jackson anche se non mi convinceva per un cazzo.

Ah! Che bei ricordi amici dei giornalini.


Kirby: the King of Comics

novembre 7, 2009

E’ uscito un libro importante, in un edizione uberpettinata… Di quelle che anche se te lo becca la mamma non ti rompe le palle coi giornalini, anzi si bulla con la portinaia perchè avete dei volumi di un certo pregio in casa. Un libro che ha pure vinto un Eisner Award, che non ci sta mai male come cosa.

Un libro su Jack Kirby, non con i suoi fumetti badate bene, ma SU Jack Kirby: l’uomo, l’autore, il padre di famiglia e -consentitemi- il genio. Ovviamente corredato da molte foto e chiaramente tantissimi disegni dalla sua adolescenza fino agli anni ’90, quando -ahinoi- Jack decise di lasciare questo pianeta. Il tutto narratoci dal suo assitente e amico di sempre, il rubicondo Mark Evanier.

Si apre con una bella prefazione di Neil Gaiman, sentita e per niente retorica… Un fan che parla del suo mito, una dichiarazione di devozione e appartenenza viscerale… E così sono tutti gli interventi su di lui nel libro: nessuno ha parole “carine” tutti ne sono profondamente devoti. Umanamente, professionalmente e immaginificamente Kirby non ha lasciato nessuno semplicemente “sorpreso”, ha creato per ognuno un nuovo mondo, diventando non un autore “gradito” bensì “fondamentale”… Kirby per decenni è stato il dio che i ragazzi dovevano pregare perchè i fumetti fossero bellissimi, dinamici e avvincenti.

Da queste pagine emerge un uomo caparbio, un figlio coriaceo dell’America della riscossa, con i piedi per terra e la testa in un vorticare di crepitanti pallini di energia nera e galassie sconfinate. Un ragazzo del Lower East Side che ci ha fatto conoscere come è vivere su altri mondi e dominare galassie.

Non mi voglio dilungare troppo sul perchè dovreste acquistare questo libro: se amate i fumetti e se li amate davvero lo saprete già istintivamente che è la cosa giusta da fare… Anche perchè, disegni a parte, la storia di Jack Kirby è la storia del “Sogno Americano”, del self made man nella sua accezione migliore, del fumetto americano e di chi lo ha reso grande; Perchè la sua vita si intreccia con tutte le figure più importanti del fumetto dagli anni ’30 agli anni ’90 e le scelte e le invenzioni che farà da solo, o in coppia con qualche altro autore, le leggiamo ancora oggi sugli scaffali delle fumetterie.

Quindi cacciate questi 30 euro, portatevi a casa questo tomo meraviglioso e inchinatevi al più grande creatore di mondi mai apparso nel fumetto ma soprattutto inchinatevi all’umiltà di un grande uomo che ha sempre subordinato il suo lato autoriale per la resa commerciale del suo lavoro, riuscendo nonostante ciò a far passare nelle sue pagine tante idee in più di tantissimo fumetto sedicente “colto”.

A tal proposito: nel volume è raccolta per la prima volta in Italia una bellissima storia breve, La legge della strada, sulla sua infanzia nel turbolento Lower East Side, in cui Kirby tira fuori (sotto la richiesta di un suo fan che si propose di pubblicare qualsiasi storia avesse voluto disegnare il Re) tutto il suo lato d’autore, alla veneranda età di 50 anni per la prima volta… Ed è un ritratto struggente e crudo della vita per strada che conobbe molto bene: poche pagine non inchiostrate, solo matite in cui c’è però tutta la maestria dell’artigiano e tutto il cuore dell’artista.

Excelsior.


Gli spari della mia giovinezza

novembre 7, 2009

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È un ottimo periodo per comprare, leggere e parlare di fumetti. Questo perché tra collane da edicola e da fumetteria stanno venendo ristampate molte ottime proposte del passato.
Tra queste ce n’è una che va a toccare i miei ricordi pre-adolescenziali più di altre, ed è il recentissimo volume dedicato al ciclo “Punisher – War zone”, scritto da Chuck Dixon, disegnato da un grandissimo John Romita jr (mi rifiuto di mettere link per spiegare chi sia un appartenente alla famiglia Romita) e inchiostrato da Klaus Janson.

Era la fine della prima metà degli anni novanta quando io, tredicenne, mi avvicinavo al mondo dei fumetti, delle fumetterie e di Frank Castle, il Punitore.
Il Punitore non è mai stato un eroe, è semplicemente un tizio molto incazzato e con un sacco di armi, e per questo quand’ero uno sbarbatello lo adoravo. Divoravo quelle storie piene di azione, di mafiosi stereotipati, di sparatorie in cui i mitragliatori facevano “buddabuddabudda”, storie di vendetta e di violenza, di giustizia sommaria e di intrighi criminali.
Adesso leggo con molto gusto le avventure del Punitore di Garth Ennis, così come quelle di Matt Fraction, ma quando mi trovo tra le mani una delle saghe che più amavo durante la mia giovinezza (insieme alla bellissima “Punisher – Missione suicida”) non posso che leggerla con avida gioia.

In “War zone” ci sono il fumetto d’azione, quello hard-boiled, le storie di mafia, e dei disegni meravigliosi. Ci sono personaggi realistici, come il picciotto Mickey Fondozzi, complice suo malgrado dell’idea di Frank Castle di entrare in una famiglia mafiosa per metterla in ginocchio, così come quelli folli, come Mitraglia, un assurdo mercenario al servizio del governo con il compito di massacrare la famiglia Carbone, gli stessi mafiosi entrati nel mirino del Punitore.

La collana Marvel gold con questo volume ci propone un brandello del fumetto anni novanta, imbrattato di sangue e puzzolente di cordite, ma che ancora non ha perso nulla del suo ritmo e della sua rapidità. Mentre il cinema è sempre più avaro di buoni film d’azione nel fumetto questo non si verifica, ma andare a ripescare questa vecchia meraviglia è un po’ come riguardarsi per l’ennesima volta “L’ultimo boyscout”. Un vero piacere.

E fin qua vi ho parlato di una grandissima run fumettistica, grandezza che si esprime anche nella caratterizzazione del personaggi, compresi quelli minori, insignificanti.
Tra queste comparse ne spicca una: Enrico, detto Rico, figlio di un mafioso napoletano e in procinto di sposare quella bella topa della figlia di don Carbone.
Rico si impone per una sua caratteristica: il look!
Eccovelo quindi in tutto il suo splendore italico: baffoni, ray-ban giganti, mullet ricciolo a dir poco meraviglioso, e capace di presentarsi a un incontro che deciderà le sorti della mafia italoamericana in canottiera con pelo in evidenza, pantaloni della tuta di infima qualità e espadrillas:
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Ma del resto don Carbone è in camicia hawaiana, quindi che cazzo gliene frega?
Rico capisce subito cosa deve fare e da nostro connazionale invece di stare a sentire sti bavosi che parlano di droga e morti ammazzati si porta subito la manza in spiaggia. Eroe nazionale!
Ma il nostro non è solo un ricco figlio di mafiosi dal vestiario degno degli annali dello stile, è anche un grande sognatore:
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Anche se la gnoccolona non sembra impressionata dalle speranze di Enrico, al lettore non resta che rimanere affascinato dal suo animo sensibile, pronto a entrare nel cast di Dirty Dancing 2.
Ahimè i bei sogni finiscono al mattino, o nello spazio di tre vignette, ossia il tempo che ci mette Rico a morire nella maniera che più si addice a un personaggio di tale spessore: facendo lo scudo umano!
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Addio Rico, nonostante ti abbia conosciuto per poche immagini ti porterò sempre con me.


Personaggi: Kraven

novembre 5, 2009

Per la nona volta dISPENSER e il blog di fumetti più letto nello stato di Latveria si mettono insieme per darvi la possibilità di conoscere i fatti che hanno segnato la vita e la morte di uno dei nostri villain preferiti di sempre. Se non l’avete sentito ieri in trasmissione, eccolo qui oggi tutto per voi. La suadente voce che sentite è quella di Costantino della Gherardesca, anch’esso, come il personaggio di questa settimana, di nobili natali. Anzi, pare che dopo questa mirabolante performance si stato contattato da una nobildonna di Fiorenuzola per bere un teino al pomeriggio.

KRAVEN

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Kraven

Ci sono alcuni personaggi la cui credibilità è limitata dal costume. Come dire: non si può pensare di voler salvare il mondo se ci si veste come dei cretini. Allo stesso modo, se lo scopo è quello di incutere un timore reverenziale, bisogna assicurarsi un look dignitoso. Sergei Kravinoff, conosciuto come Kraven Il Cacciatore, in questo senso, è un po’ sfortunato. È un grandissimo personaggio, con una bellissima storia alle spalle, ma a guardarlo sembra uscito dal peggior incubo del peggior stilista esistente. Stivaletto, pantalone aderente leopardato, cintura e braccialetti zebrati – arricchiti da qualche corno – ma soprattutto un gilet con davanti l’immagine di un volto di leone, la cui criniera è formata dal girocollo in pelliccia dello stesso gilet. Una vera chiccheria, insomma. Kraven nasce a Stalingrado, da una famiglia nobile. Dopo la caduta dello Zar, si trasferisce in America. Sua madre non regge a un cambiamento così radicale, impazzisce e si toglie la vita. Una volta adulto e attratto dal richiamo della Natura, Kraven si trasferisce in Africa. Qui entra in possesso di una pozione che lo rende veloce come un ghepardo, forte come un elefante e con lo stesso fiuto di una tigre. Una volta rientrato negli Stati Uniti si mette sulle tracce di quello che lui reputa la sua preda più ambita: l’Uomo Ragno. Per Kraven – con il tempo – questa caccia diventa una vera e propria ossessione. Ormai vecchio, decide di provare per l’ultima volta a sconfiggere il suo acerrimo nemico. Lo droga, lo cattura, lo seppellisce vivo e per due settimane ne prende le sembianze, uccidendo svariati criminali. Autoconvintosi di essersi dimostrato più forte della sua preda, si dichiara vincitore. raggiunto il suo scopo capisce che non c’è più motivo di vivere. Per cui prende un fucile, se lo infila in bocca e preme il grilletto.

E questa volta come BONUS… tutti in sala giochi!

Cliccare per ascoltare in streaming…
Non solo la scheda del personaggio ma anche un pezzo di musica dai capelle longhe che
si intitola proprio Galactus! Non è il massimo della vita?