Sarà pure mortale Iron fist, ma quando s’incazza è uno spettacolo

maggio 24, 2010

Ero assai timoroso di comprare e leggere il nuovo volume italico di Iron fist, personaggio che attira il mio affetto come pochi altri, come ben saprete se seguite da un po’ questo blog.
Questo a causa del cambio di team creativo, passato dagli ottimi Ed Brubaker, Matt Fraction e David Aja, autori su queste pagine di quella che per me è una delle migliori serie a fumetti pubblicate negli ultimi anni, alle manine pacioccose di Duane Swierczynski e Travel Foreman.

Le mie paure si sono però subito cancellate leggendo le prime pagine. Per quanto le tavole di Foreman non siano degne nemmeno di paragoni con l’immensità e la dinamica di Aja (per quanto non cagose), il tizio col nome strano alla sceneggiatura fa invece un ottimo lavoro.
Ne “Il mortale Iron fist” troviamo infatti un eroe che ha scoperto la scarsa longevità di tutti i suoi predecessori, deceduti tutti quando avevano la sua età. A fianco dei soliti partner, ossia un buzzurrissimo Luke Cage, una Misty Sempre più gnocca (in una tavola si candida con prepotenza al premio manza a fumetti 2010, disegno che vi viene riproposto qua di fianco) protettiva e importante nell’economia della serie, e una Colleen Wing un po’ sacrificata, il nostro Iron fist si trova così ad affrontare il nemico della sua stirpe di gran maestri nell’arte dello sganassone kung-fu, ossia un giappo-mostro che è molto ma molto più forte di lui.

Non solo il giappo-mostro è più forte dell’eroe dei ceffonazzi, ma lo surclassa anche quando si unisce ai suoi amici e dà dei seri problemi anche quando Iron fist si coalizza con le altre armi immortali, tra cui come sempre spicca il mio personaggio del cuore Fratello cane n.1, che in questo volume però fa solo una fugace apparizione.
Perdono lo scarso utilizzo di questo vero e proprio idolo del mio cuore per come viene presentato: “Fratello cane n.1: Selvaggio divertente”
La descrizione calza a pennello.

Non sto a raccontarvi tutta la storia, ma sappiate che quando Iron fist si ricorda di essere un gran ganzone e si incazza come una belva è un vero e proprio spettacolo.
Questo quarto volume di Iron fist non avrà le finezze narrative delle storie precedenti, anzi, il tizio col nome strano riesce ad essere incredibilmente semplice e ganassone, ma è incredibilmente divertente, e anche la storiella noir con protagonista il vecchio Iron fist Orson Randall è di altissimo livello e non solo per gli ottimi disegni di Giuseppe Camuncoli.
Se non avete seguito i volumi precedenti, sappiate che vi siete persi qualcosa di eccezionale ma che siete ancora in tempo per rimediare. Se invece l’avete fatto ma non sapete ancora se sborsare i vostri quattrini anche per questo quarto volume posso assicurarvi che non sono soldi buttati

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Un umile addio a Frank Frazetta, 1928-2010

maggio 10, 2010

Non è che il sottoscritto possa aggiungere chissacchè di panegirico a commemorare la grandezza di un Artista come Frank Frazetta che non sia già stato detto di lui in vita. Un grande onore che tocca a pochi quello dell’essere riconosciuti in vita e che Frazetta ha ampiamente meritato e ricevuto. Non sono nessuno per potermi mettere a constatare il suo inoppugnabile peso nella cultura popolare del ‘900 e di questi primi 2000.

Sono solo un fan, da quando ricordo di aver memoria dei fumetti e dei libri, da sempre quindi per quanto mi riguarda. E da fan lo accommiato.

Dalle sue copertine per Conan, con le sue donne discinte e i suoi guerrieri dagli sguardi truci che, appena bambino, sbirciavo in edicola un po’ timoroso da dietro mia madre e in cui scoprivo un ingenuo senso del “proibito”, mi affacciavo a sbirciare qualcosa che sapevo essere degli adulti e che avrei potuto maneggiare solo tra qualche anno. Probabilmente la prima volta che ho visto rappresentato del sangue o un accenno di carnalità è stato su una copertina di Frazetta. Inutile dirlo: divenni un fanatico del Cimmero grazie a lui e da li conobbi la Fantasy e iniziarono molte cose.

Ci lascia un colosso, a una veneranda età e con una bella e prosperosa vita alle spalle. Non avrei potuto augurargli di meglio eh, quindi perchè essere così triste?… È che rimane il rammarico di un fan che lo aveva così talmente fisso nella sua quotidianità, nella sua testa, da sempre, ormai da pensarlo immortale… Cosa che ovviamente non era, come “scopro” ingenuamente oggi.

Immortali lo saranno invece, per me, i suoi disegni e le sue atmosfere che mi fanno sempre pensare “E’ un cielo da Frazetta” nei tramonti più spettacolari di primavera.


Come Eravamo #7

maggio 9, 2010

Eeeh amici… Come eravamo? Come eravamo 38 anni fa?…

…Eravamo già stufi della vecchia al numero 50 de L’Uomo Ragno, ecco come eravamo!

Fate un po’ voi che palle che c’ha fatto, ad oggi… 38 anni a gufare un infarto, che non arriva mai!

Buona festa della mamma.


Iron Man 2 ci ha piaciato!

maggio 7, 2010

“Tony Stark, makes you feel, he’s the cool exec with a heart of steel. As Iron Man all jets a-blaze, he’s fighting and smiting with repulsor rays … Amazing armor, it’s Iron Man … A blaze of power, It’s Iron Man!”

Quanta leggerezza in questa deliziosa sigletta di 40 anni fa, nevvero cari lettori?

"Boia! Quei sei Long Island la mattina ormai li accuso, c'ho il reflusso, cazzo."

Al secondo episodio del franchising “Iron Man” e al battesimo del fuoco per la Marvel Studios, direi che il bilancio è più che positivo! Anzi, mi sbilancerei dicendo che Iron Man è il personaggio Marvel reso meglio di tutte le versioni cinematografiche, guarda un po’.

Personaggio difficile da rendere Iron Man eh, personaggio spesso mal recepito, difficile da collocare come personaggio principale e che ha avuto grandi altalene editoriali. Più facile da far star sulle palle che da far amare, dà meno problemi messo in un gruppo che da solo.

Da piccolo anche io non sapevo come prenderlo questo bellimbusto in armatura che aveva l’arroganza di poter fare tutto come fosse un Victorinox dei supereroi.

Un primo della classe vestito da scaldabagno dicevo ma c’era qualcosa che non mi tornava mica. Aveva il suo perchè quel supereroe, così datato, così “banale” se lo mettevo accanto agli innovativi supereroi Marvel, ma quale?. Mi ci volle un po’ per capirlo, come con Cap del resto, come tutti i supereroi recepiti -erroneamente- come univoci.

Ma poi lo capii, credo.

E’ un povero diavolo questo Stark, un uomo potente e solo, senza calore familiare, abituato a dover essere il migliore e con il peso di una corporazione sulle spalle sin da giovane. Uno che colma i buchi delal sua vita comperandosi i superpoteri.

Un po’ come Batman, un uomo solo alla ricerca di un perchè, di una motivazione, un utilità nel mondo che non sia solo godersi i propri soldi e  fare il filantropo da gala. E in più è pure cardiopatico Stark, perchè l’handicap in casa Marvel lo gradiscono. Alla fine da figaccione indisponente mi apparve come un povero diavolo perseguitato dai suoi demoni.

Uno che non nasce eroe ma lo diventa piano piano, uno che non c’ha l’indole ma ci lavora su. Uno con tanti viziacci che cerca di redimersi. Un supereroe con superproblemi anche lui, anche se non sembra. Soprattutto è uno a cui è difficile stare vicino, uno che nasconde le sue nevorsi e debolezze dietro una facciata tracotante, indisponente, frivola e sarcastica. Uno che sbaglia.

E questo in Iron Man 2, seguendo l’ottimo solco del primo film, tutto ciò viene reso benissimo. Finalmente la Marvel ha pieno possesso dei propri personaggi e decide cosa farne senza assecondare qualche boss di Hollywood in idee cretine. Confeziona in due film una summa perfetta di tutti i temi & peculiarità del personaggio e dei suoi comprimari.

Una cosa che sono contento emerga dal film è una caratteristica dell’Iron Man di carta un po’ sottovalutata, ovvero che tra i personaggi peggiori e più perciolosi che incontra Stark ci sono si criminali e mostri temibili, ma soprattutto gli spietati squali della finanza pronti a qualsiasi cosa per il profitto e che, a diffrenza di molti super cattivi, non sono mossi da nessun ideale o indole… Gente che spesso non affronta in armatura ma attorno a un tavolo.

Abbiamo poi uno S.H.I.E.L.D e una Vedova Nera perfetti, un Warmachine ineccepibile, una Pepper Potts deliziosa quanto e più dell’originale forse, un Happy Hogan direttamente dal 1963 e soprattutto un Tony Stark da urlo. E qua e là le citazioni, più o meno nascoste, che a noi fan piacciono tanto: Whiplash che non viene neanche chiamato così perchè non ce ne è la necessità e il tempo perchè diventi un supercriminale con un identità ma noi fan sappiamo che è lui, è una cosa ganzissima così come cambiare le sue origini, trapiantarlo in Russia e farlo essere il figlio di Dinamo Cremisi (e anche questo è un regalino solo per noi veri fan visto che lo si dsume solo dal nome di suo padre, Anton Vanko), e sponsor della Roxxon Oil che sbucano e Fing Fang Foom che fa capolino e Hulk alla TV e il tanto agongato arrivo del costume da valigetta la cui assenza mi disturbò molto nel primo film, e il triangolo al centro della  nella nuova armatura che cita quella nuova bianca e rossa che aveva in West Coast Avengers e tanto altro ancora fino alla fine, anzi fino alla fine dei titoli di coda e oltre e poi e poi… ‘Nuff said. Vedetevelo e aguzzate l’occhio.

Insomma un film godibile e avvincente per tutti ma che, finalmente, ci rende il merito di essere fan: ci dà quelle sfumature, quelle chicche in più per trattarci meglio dell’ultimo arrivato in sala, ci coccola e ci compiace… E ce lo meritavamo cazzo, dopo troppi film in cui i nostri beniamini sono stati storpiati da riunioni di produzione e esperti di marketing degne di Boris con trame demenziali e costumi ridicoli. La Marvel Movies mi sembra improntata a un intelligente neoclassicismo nel gestire i suoi personaggi, perchè arrivino intatti a tutti ma soprattutto consapevole del fatto che  sono così belli al naturale che non hanno bisogno di stronzate per venderli meglio.

Insomma andate a vederlo perchè è unanimamente “Latverians approved” e se non vi fidate di noi, quantomeno andateci per vedere il culo di Scarlett Johansson e ascoltare la colonna sonora degli AC-DC che diamine.


Il Babbeo del giorno #11 – Rainbow Raider

maggio 2, 2010

Qui a Latveria la droga è vista malissimo… Il solo possesso di qualche sigaretta spiritosa potrebbe costarti carissimo, tipo la galera e magari, se gli girano, anche delle percosse da parte delle guardie carcerarie! Che paese tremendo a volte la Latveria, siamo sicuri che cose del genere non accadono mica li da voi!

Ciò nonostante noi Latveriani ci facciamo i bong di nascosto nel seminterrato alla faccia dei matusa. E ogni volta allucinazioni immense e pazze risate. Però abbiamo dei limiti, non riusciremmo mai, neanche sotto vari calumet di Pineapple Express, a pensare a un villain così:

Nome: Rainbow Raider, “il cavalcatore di arcobaleni”… Whoa, che botta ragazzi!

Vero nome: Roy G. Bivolo

Genesi del personaggio: The Flash numero 286, 1980. Roy era un ragazzo talentuoso nelle arti visive, un pittore dotato e di gran gusto. Aveva un solo, piccolissimo problema: era completamente, irrimediabilmente daltonico. Quindi le sue opere, benchè eseguite benissimo, risultavano sgradite al pubblico che le trovava composte da colori discordanti e chiassosi. Evidentemente non avevano mai sentito parlare dei Fauves, ‘sti ignovànti! Fatto sta che il giovine rosica di brutto e si gonfia di odio giorno dopo giorno.

Nel frattempo suo padre, un famoso optometrista, lavora incessantemente per curare il figlio ma, affetto da un male incurabile, muore prima di risucirvi. Riesce però a costruire sulla base delle sue ricerche un paio di occhiali capaci di sparare raggi prismatici a varia intensità\densità (?!). Il giovane Roy allora inizia ad usarli per darsi al crimine e, alla faccia delle pie intenzioni di papà buonanima, comincia a rubare opere d’arte: se lui non può godere appieno della bellezza dell’arte nessun altro ne può allora essere degno!

Aspetto: Hum… Tipo Iridella con la muta da sub.

Poteri: Cioè dai suoi occhiali può tipo emettere dei raggi arcobaleno, cioè, un sacco colorati e solidi che può usare come arma o per viaggiargi sopra. Poi praticamente se te li spara addosso può alterare a seconda del colore che ti spara il tuo stato d’animo, cioè un po’ tipo Dark Side of the Moon, capito come? Fooorte.

La fine: la super cattiva Blacksmith nel 2002 lo uccide piantandogli uno dei suoi orribili quadri in petto. E direi che ci sta tutto.

Il ritorno: A sorpresa nel 2009 viene rianimato per far parte dello squadrone delle Lanterne Nere in Notte più profonda”.