Jonah Hex, varie ed eventuali

Giacchè è in arrivo il film, giochiamo in anticipo e parliamo un po’ di questo misconosciuto personaggio della DC

Jonah Hex è un duro. Più duro di Clint Eastwood, più duro di Lee Van Cleef, più duro di Jack Palance e John Wayne gli allaccia le scarpe.  Jonah Hex è un -letteralmente- figlio di puttana, Jonah Hex non sparerà alla corda a cui ti stanno per impiccare a meno che non ne avrà qualche vantaggio in cambio. Jonah Hex forse ha amato di più un lupo che una donna. Jonah Hex è della DC ma non ha poteri, si salva il culo con la sua bravura, la sua furbizia e il suo sarcasmo. Jonah Hex malsopporta il mondo e il mondo malsopporta lui.

Jonah Hex è il più ganzo anti-eroe del west, uno che fa gongolare Joe Lansdale da quando era ragazzetto, un personaggione questo Hex ma avrà -così, a naso giudicando dal trailer- uno dei peggiori film tratti da un fumetto che avremo mai visto. Ahimè.

Eccovelo.

Ecco, perplimetevi con me.

Avrebbe dovuto essere uno spietato spaghetti western, polveroso e assolato…  Invece avremo un tipico baraccone americano scialbo, scene da film di honk-kong, pistole buffe impugnate come gangsters di Compton, un background mistico con tanto di poteri sovrannaturali, una fica inutile -per quanto sia Megan Fox- a fare da co-protagonista (Hex è un solitario bastardo), John Malkovich a fare una marchetta nei panni di Quentin Turnbull e Josh Brolin a fare Hex, bravo attore per carità ma con quella faccia patatosa come Hex è credibile quanto Bat-Roberto come caped crusader. Ah e una colonna sonora dei Mastodon abbastanza fuori luogo. Tutto questo lo desumo da soli 2 minuti di trailer? Si, sarò arrogante ma qui in Latveria c’abbiamo il sesto senso per la fregatura e io appoggiando l’orecchio sulla ferrovia la sento arrivare al galoppo. Augh.

Detto ciò, a consolarci e a ricordare a noi italiani,un po’ assopiti con la nostra tradizione nazional-fumettistica western buonista, che il west è anche colpi bassi per salvarsi il culo e suture disinfettate con il bourbon, ci sta un volume uscito un po’ di tempo fa per la Planeta: lo Showcase presenta: Jonah Hex. 500 pagine in bianco e nero con una selezione delle migliori storie della prima run di Jonah Hex negli anni ’70.

Quelle successive non meritano granchè menzione, specialmente l’horrido “Hex” di Texeira negli anni ’90.

Ai testi J. Albano e M.Fleisher perlopiù,  ai disegni quasi sempre un sopraffino Tony Dezuniga –  creatore grafico del personaggio e suo disegnatore simbolo- e ospitate di gente come Gil Kane e Josè Luis Garcia Lopez… Mica bruscolini, amici.

Storie veloci quanto Jonah ad estrarre le rivoltelle, divertenti come un technicolor di Sartana al cinema parrocchiale, vivide come un pugno in faccia.

Sotto l’ombrellone a questo giro date un calcio al vecchio Tex Willer e gustatevi una cedrata con Jonah.

Annunci

34 Responses to Jonah Hex, varie ed eventuali

  1. Uwe Pòl ha detto:

    vi prego fatevi un favore e comprate/leggete lo showcase presenta.
    Il film promette di essere una pila di escremento fumante, non pensavo che sarebbero riusciti a fare un Hex più fedele nel DCUA che in un Live action.

    Inoltre modificherei: “una fica inutile -per quanto sia Megan Fox-” in “ed è pure Megan Fox”; cagna maledetta!

    Spero che la censura del Monarca Illuminato quantomeno ne vieti la distribuzione nelle sale della Latveria anzichenò.

  2. Qui in Latveria il western oltre il 1978 non è distribuito. Si vocifera inoltre che il nostro Sovrano ami rilassarsi guardando Django nella sua blindatissima sala proiezioni privata
    Ci spacchiamo la schiena nei campi 12 ore al giorno ma quando andiamo al cinema a goderci il meritato riposo siamo tutelati da certa robaccia.

  3. Victor ha detto:

    Chi è “un po’ assopito con la nostra tradizione nazional-fumettistica western buonista”, evidentemente non ha mai letto Magico Vento (ed.Bonelli).
    130 numeri di sangue, sudore e polvere, ma anche (forse a differenza del buon Hex) poesia.

    • Grazie dell’interessamento ma con la roba Bonelli, nonostante i molti meriti storico\popolari ed economici che le vanno riconosciuti, proprio non ce la posso fare. Magari Magico Vento è meglio delle altre cose, non lo so, ma tanto è la Bonelli: nulla può mai cambiare veramente.

  4. Victor ha detto:

    Che posso dire?
    I gusti sono gusti, ma giudicare un personaggio o una serie senza neanche averli mai letti solo perchè “appartengono” ad una casa editrice invece che ad un’altra mi sembra quantomeno curioso come atteggiamento.
    Ma ripeto, i gusti sono gusti.

    • La Bonelli ha uno standard dal quale non esce da decenni.Per mantenere ciò e costruiree la sua fortuna impone uno stadard tarpante ai suoi autori.
      Stessi formati, stesso modo di disegnare, stesso format autoconclusivo, mai variabili (morte\tramutazione\cambio locations etc etc, mai scossoni).
      C’è un limite per me fra narrativa popolare e narrativa dozzinale, la Bonelli è partita con la prima ed è finita a fare la seconda. Un tot al kilo, porti a casa l’albetto autoconclusivo che nulla aggiunge e nulla leva a quello precedente e a quello successivo.

      Sono prodotti indirizzati a un utenza di lettori casuali o di aficionados al limite dello zelota.
      Io non rientro in nessuna delle due.

      Non mi pare insomma così miope e snob,dopo decenni che la Bonelli fa così, dire: “No grazie, a naso suppergiù so cosa mi aspetta”.

      E se anche fosse miope e snob bhè, dopo tutti questi anni di immobilità e autoreferenza, francamente se lo meritano.

      Poi, concludendo, a ‘sto punto se devo leggere un fumetto western italiano mi leggo Ken Parker.

  5. Victor ha detto:

    Direi che anch’io non rientro nelle categorie che citi, ne mi ritengo miope o snob, visto che nella mia libreria c’è un po’ di tutto.
    Se questo è il tuo giudizio sulle produzioni della Bonelli, ne prendo atto, ma forse, buttare un’occhio ogni tanto a qualcosa non guasterebbe, perchè dell’immobilismo che citi a me non sembra di coglierlo in maniera cosi evidente, e sopratutto non in tutte le testate.
    MV ne è un esempio, ma anche la serie di “Napoleone” (ora terminata), si distacca molto dallo standard che indichi.
    Ma se come giudizio negativo si arriva a contestare anche il formato degli albi(Marvel e DC non hanno il loro standard di formato?), forse c’è qualcosa di più che una semplice differenza di gusti.
    Comunque, non facciamola troppo lunga, questo è un sito sul fumetto americano, e sto uscendo dai binari,ma, parlando di western, approvo il parere su Ken Parker,uno spendido personaggio (dopo la “Storia del west” di Gino D’antonio e “I Protagonisti” di Albertarelli. L’editore delle tre mini e maxi serie è meglio non citarlo…).

  6. Non mi sono spiegatro forse.
    Il miope e lo snob al massimo risulto io, non te.

    Dopo aver fatto il padre-padrone del fumetto italiano per decenni, dopo aver costretto schiere autori a fare la stessa roba per una vita perchè era l’unica pagnotta in giro, dopo aver livellato il gusto fumettistico italiano a uno standard antidiluviano (e se leggi i miei post io sono un neoclassico\retrospettivo patologico eh) io NON VOGLIO dare una chance alla Bonelli.
    Non se la merita la mia chance, dopo 50 anni della stessa solfa è ora che scompaia e che accada altro.

    I comics americani hanno un loro standard certo, che per quanto ripetitivo però non è immune da autocritica, innovazioni, evoluzioni, cambi di registro, sottotrame. Nel bene e nel male eh… Lungi da noi gridare al miracolo per ogni uscita, fase, trovata o personaggio del comicodm americano, anzi, non ci risparmiamo critiche, perplessità e sberleffi direi.
    Però è un fiume in piena di vitalità.

  7. Victor ha detto:

    Lo avevo capito (riguardo allo “snob o miope”), ma volevo dire proprio che neanch’io lo sono, come non sono ne un lettore casuale ne uno zelota.
    Ora, non è il mio mestiere fare l’avvocato di nessuno, ne lo voglio fare, ma forse il problema del fumetto italiano non è la Bonelli (direi), che può avere i suoi meriti e demeriti come tutti,intendiamoci, nel il suo propietario, ma forse che in tanti anni(100 per la precisione)di presenza del fumetto in Italia, di figure come Bonelli non ne siano venute fuori dieci o venti, e ognuno con una SUA visione delle cose e con suoi progetti.
    Nella storia della casa editrice Bonelli molte strade esterne alle serie da edicola più conosciute sono state tentate, dalle riviste (“Orient-express”, l’edizione italiana di “Pilot”, il settimanale “Full”), oppure la splendida serie di cartonati “Un uomo un’avventura” (distribuiti in edicola.Oggi verrebbero chiamate Graphic novel),con al lavoro gente come Dino Battaglia, Hugo Pratt, Attilio Micheluzzi, Sergio Toppi, Guido Crepax e via elencando…
    Anche un tentativo di cambio di formato è stato fatto, con la serie “Bella e Bronco” di D’Antonio ( andato male).
    Sono solo alcuni esempi per sottolineare una ricerca attiva e costante nel tempo di nuove formule.
    Oggi sono arrivate le mini-serie o i romanzi a fumetti, e forse altre iniziative fioriranno.

    Se poi, comunque, quel tipo di prodotto lo si sente lontano, beh, c’è poco da fare ed è inutile discuterne.
    E su questo non ho nulla da dire in contrario.

    Conosco l’approccio del sito verso le produzioni Marvel e Dc, lo leggo da un po’, ormai, e con costante divertimento.
    Ma considerando l’ironia usata spesso per “piallare” molte storie e serie americane, mi aspettavo forse una disponibilità maggiore verso un piccolo consiglio di lettura, perchè, per me, quello verso MV quello voleva essere.

    Sulla vitalità, poi, del fumetto americano, magari se ne parlerà in un’altra occasione.

    • Guarda, hai in parte centrato una delle mie remori principali sul fumetto in Italia. Ovvero “gli italiani”.
      Remore che estendo a tantissimi campi della vita italiana eh.
      Gli italiani sono un popolo pigro, routinario, poco stimolato perchè poco stimolante e viceversa.

      La Bonelli tracciò un solco, un solco convincente e conveniente, e la nazione ci si è appoggiata e, per decenni (fino agli anni 70 circa), ha vissuto praticamente solo di quello.

      Quello che è venuto dopo (ma anche prima con la pubblicazione di grandi classici come Dan Dare, Brick Bradford, Gordon…) ha sempre mancato quindi di una base d’appoggio forte, di pubblico e introiti, di un fandom competente e stimolante.
      La figura stessa del collezionista di fumetti è arrivata con un ritardo ciclopico in Italia, questo non giovò sicuramente allo stabilirsi di una”cultura” del fumetto.

      Anche casi rari di longevità come L’Eternauta (la rivista non il personaggio) alla fine naufragarono.
      Gli italiani volevano Tex e Tex gli si è dato, “one shots” da ombrellone fino alla nausea, fino all’incapacità di riconoscere le buone novità, le buone serie alla fine mai premiate.
      Come con le fiction, come con i film. Come con tutto in Italia.

      Quindi è colpa di un intero sistema di cose, di una tara culturale, non solo “della Bonelli” sia chiaro.

      Ma essa ne è un po’ il vessillo, per me, e io non ce la faccio proprio ad esserne più incuriosito.
      Ed ho letto Martin Mystere, Zagor e Dylan Dog per moltissimi anni eh.

      Poi noi viviamo in Latveria, queste sono faccende di voialtri, noi qua abbiamo un ala della Fondazione Museale Von Doom interamente dedicata a “Simon Garth lo Zombie”. Siamo una nazione avanti.

  8. Victor ha detto:

    Certo, una nazione talmente avanti che è finanziata dalla Disney.
    Comunque il tuo pensiero, adesso, mi è chiaro.

  9. La vera Latveria è indipendentista, tant’è che da tempo a interpretare le storie in cui appare il nostro Sovrano è stata ingaggiata una controfigura. Si dice uno Skrull, ma a noi non interessa più.
    L’unico animale antropomorfo e simpatico che riconosciamo è Howard il papero.

  10. Victor ha detto:

    Buon per voi.
    Per il resto (leggi Marvel) non è cosi, come sappiamo.
    La “vitalità” che citi, in questi ultimi venticinque anni a me è sembrata più un raschiare il fondo del barile (cercando un colpaccio), tanto che, per sopravvivere, sono stati acquistati per ben due volte da multinazionali (“rischiando”, negli anni ’90, di essere comprati addirittura dalla DC).
    Autori validi in Marvel non mancano, ma le operazioni messe in campo (svolte “epocali” a ripetizione poi regolarmente rinnegate, vedi la morte di Cap e il ciclo “One more day” su Spider-man, e saghe perlopiù inutili, se non a creare “l’evento”) mi sembrano discutibili, e spesso creano disaffezione e sfiducia nei lettori.
    Dici che il pubblico italiano è pigro, ma prova a fare un confronto tra quello che vendono i fumetti negli states (con il possibile bacino di lettori che si ritrovano) e quello che vendono qui in Italia, vedrai che avrai delle sorprese, e neanche piccole.
    E anche li, le serie più vendute sono Batman o X-men, e non certo “Scalped” o “Hellblazer” (che, come tutti i titoli Vertigo, sono regolarmente prodotti quasi di nicchia. “Sandman”, forse tra i maggiori successi di quell’etichetta, arrivò a vendere circa 20.000 copie. Correggimi se sbaglio).
    In più, il mercato italiano è tra i più “aperti” al mondo: qui arriva una panoramica di prodotti forse unica al mondo (in Francia accade qualcosa di simile, ma sono enormemente meno esterofili di noi), mentre il mercato americano è piuttosto “blindato” (in Giappone è anche peggio).
    Per chiudere, mi stupisco nel sentire che ci si lamenta per “l’immobilismo” della Bonelli, e poi se si suggeriscono degli esempi contrari ci si rifiuta addirittura di leggerli per partito preso e per “punire” la casa editrice.
    Comunque, l’importante è essere contenti nella vita.

  11. Bhè personalmente sono la persona meno entusiasta del presente fumettistico americano di quelle che scrivono su questo blog. Stai puntando l’uomo sbagliato.

    Mi occupo, se vai a scartabellare, prelopiù di ristampe, chicche d’epoca, miniserie del passato, cose d’archivio. Mi chiamo proprio fuori dalla faccenda io.
    Le saghe americane, Marvel o DC, in cui “nulla sarà come prima, anche questo mese” vengono qua sopra sbertucciate ogni volta… Quindi dove vuoi andare a parare? Dove ci hai mai sentito così entusiasti?

    Negli states le vendite salgono e scendono ciclicamente, da sempre. Come la qualità del resto.
    Però almeno tentano, si ingegnano, qualcosa gli viene bene qualcosa no.

    Negli ultimi anni, fuori di maxisaghe sono usciti bei cicli, belle miniserie grandi prove autoriali inserite in serie commerciali… Ma ti rendi conto che Richard Corben ha disegnato Cage, Conan e Ghost Rider?! Già solo questo a me zittirebbe.

    Dici “negli ultimi 25 anni”… Ma scherziamo? Ma ti rendi conto della mole di roba bella che è uscita negli ultimi 25 anni in america tra serie regolari e miniserie? Negli ultimi 25 anni in Italia cosa avevamo?
    E cosa importavamo? Che si è dovuti arrivare a fine anni 80 per avere di nuovo una regolarità di uscite Marvel e solo da poco ne abbiamo una DC (dopo la morte rispettivamente di Corno e Cenisio)

    Dici che siamo aperti, si magari come importatori… Ma cosa si produce? E delle tante cose che si pubblicano cosa e quanto vende?
    Ma poi ad esempio ci pensi alla quantità spropositata di roba DC che prima della Planeta non era mai stata pubblicata? E che pur di avercela quantomeno, ce la dobbiamo beccare in bianco e nero? Roba di ogni genere, tra cui il Jonah Hex del post… Adesso che da qualche anno abbiamo degli scaffali variegati si fa i galletti “ah quanto respiro internazionale”?
    Adesso che con una vita di ritardo comincia ad esistere un seguito di appassionati serio facciamo gli smaliziati?
    Fino al pre-internet bevevamo nelle pozze!

    Mi sembra veramente pazzerello non solo paragonare le due realtà ma addirittura sostenere che in Italia siamo più bravi.

    Poi, se prendi uno qualsiasi dei personaggi mainstream americani questo ha avuto tante fasi, evoluzioni, chiavi di lettura,si è spostato, ha vissuto, è morto, è tornato, ha fatto famiglia, ha ucciso tutti, si è pentito… A volte son storie belle a volte son ciofeche a allungare il brodo ma insomma ha fatto qualcosa, si è spostato nello spazio, nel tempo, ha acquistato sfaccettature. C’hanno provato.
    Noi cosa mettiamo sul tavolo? A una Doom Patrol di Morrison noi rispondiamo impettiti con un Mister No?
    A un Cap di Brubaker sventoliamo un Julia?
    Poi i fumetti USA anche se di nicchia (e comunque per loro la nicchia sono taaante più persone che da noi) hanno esportabilità. Io un americano non so perchè dovrebbe leggersi Brandon Darkness.

    Poi oh mettiamola così: sono snob, nostalgico, esterofilo e pure stronzo. Ti placa?
    La Bonelli potrebbe farmi anche il nuovo Watchmen, per me è stato comunque uno zaino di mattoni che ci siamo tenuti sulle spalle troppo tempo e siccome di altro da leggere non manca, i miei soldi non li vedrà più… Poi quello che si perderebbe il capovaloro sarei io in tal caso ma è un rischio che mi sento di correre sereno.

    Riesco a farti così capire che qualsiasi cosa faccia adesso dopo decenni dello stesso polpettone, non ha più la mia attenzione per una sana questione di principio?
    Non compero più neanche le serie regolari Marvel e DC eh, spero ciò possa dare requie al tuo cuore bonelliano.

    Adesso però basta, qui in Latveria siamo contenti nella vita, si.
    Anche senza Magico Vento e anche senza polemiche a uffa.
    Stacci bene.

  12. Victor ha detto:

    La mia NON voleva essere una polemica, ma uno scambio di punti di vista.

    Sembra che non sia (più) cosi.

    Quello che intendevo dire è che il mercato italiano è più aperto di quello americano, e certo stavo parlando di importazione.
    E non è per la mancanza dei comics che si può definire meno internazionale un mercato, anche se per te sembra di si (in Francia i comics sono pubblicati con una severa “scrematura”, cosa che non scandalizza nessuno. Ma ripeto, li sono meno esterofili di noi).
    Qui in Italia arriva di tutto (per la fortuna dei lettori), dai comics alle produzioni francesi, dai manga ai prodotti coreani.
    C’è spazio per tutti.
    Magari un lettore americano non proverebbe interesse verso “Brendon” (ma io NON stavo parlando solo di prodotti bonelliani), ma mi sai dire quanti lettori amricani hanno avuto la possibilità di leggersi “Corto Maltese” Di Pratt, o i lavori di Sergio Toppi, Andrea Pazienza, Magnus, Dino Battaglia?
    E questo solo per citare alcuni autori italiani, ma si potrebbe continuare con moltissimi francesi o argentini (“L’eternauta”,il personaggio intendo, o
    “Mort Cinder” e “Alack Sinner”?)
    Oppure, visto che lo hai citato anche tu, avergli dato la possibilità di conoscere almeno alcuni albi di Ken Parker, sarebbe stato cosi oltraggioso?

    E se il personaggio non avesse funzionato, sarebbe stata “colpa” sua, o della pigri… cioè della eccessiva raffinatezza dei lettori statunitensi?

    Per le “evoluzioni” che indichi come stato di salute dei personaggi, che posso dirti, io ne seguo alcuni (non ho un cuore bonelliano, come dici, leggo un po’ di tutto), e spesso mi sento un preso per i fondelli.
    Punti di vista, ovviamente.

    Tieni presente che spesso queste “acrobazie editoriali” sono indice di poca salute della testata, e non sempre di scoppiettante fantasia degli autori.

    Per i dati di vendita tra i prodotti più mainstream negli states e in Italia, ti lascio il piacere di scoprire da te le differenze.
    Solo un esempio,tra le testate più vendute in entrambi i paesi:
    fra “Batman” e “Tex” ci corrono almeno 150.000 copie di differenza, e non a favore del primo.

    Fa effetto scoprirlo (o per me cosi è stato), sopratutto considerando l’enorme bacino di potenziali lettori che gli states offrono.
    Non per tutti i titoli è cosi, ovviamente, e non voglio intendere che, per questo, siamo più bravi (sei sicuro che sia io quello che si deve “placare?).

    Comunque,valutando l’ultima parte della tua risposta,
    mi sembra di capire che non c’è margine di discussione.
    Anzi.
    Hai ragione, come non detto, chiedo scusa per aver arrecato disturbo nella quiete di Latveria e
    chiudamola qui.

  13. Ma ovvio, è chiaro che le evoluzioni editoriali sono più per tiare avanti le testate che per estro!
    Però danno frutti a volte, a volte no, anzi più volte no che si.
    Il fumetto seriale è così, un po’ come seguire lo sport.
    io ho smesso di seguirlo proprio perchè tra i vari motivi c’era anche che non avevo più piacere di seguire questi su e giù dei personaggi.
    Ma se guardo la strada fatta indietro, vedo un sacco di cose… Se avessi letto i personaggi Bonelli per la stessa quantità di tempo non potrei dire la stessa cosa. E’ vitalità il primo caso?
    Bhè sicuramente non lo è il secondo.

    Il mercato americano è gigantesco e non so bene chi e cosa pubblichi, o cosa sia stato pubblicato su suolo statunitense ma molti autori europei e sudamericani sono o sono stati pubblicati, ovviamente per un mercato di collezionisti e appassionati (come anche qui del resto)
    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_comics_publishing_companies
    Eccoti una lista di quelle presenti e quelle passate, gusto per farti un idea di quanto sia vasto e variegato. Da loro adesempio esistono ancora Les Humanoides ssocietes… Da loro.

    E non entriamo nel merito della qualità\distribuzione\quantità del fumetto indipendente made in USA, ha un mercato di nicchia rispetto al mainstream ma comunque gigantesco.
    È questo indice di vitalità e di un pubblico migliore? Forse si sai.

    Tex vende più di Batman?
    È esattamente l’assopimento di cui parlavo di cui parlavo nel post. Il fatto che venda di più non lo rende certo un personaggio migliore, soprattutto adesso che Batman ha un sacco di testate e alcune mi paiono interessanti o Lanterna Verde. Piuttosto ci fa capire qualcosa dell’utenza italiana.

    Quindi anche se il mercato americano fosse chiuso tanto come dici te, come inficierebbe ciò sul fatto che Bonelli ha mandato avanti la baracca con la stessa solfa per decenni e che non trovo giusto dargli ancora credito?
    Come puoi non dire che un pubblico che si sciroppa (e lo fa ancora in grandi numeri) un personaggio obsoleto e immobile come Tex non sia più un minus che un plus per il fandom italiano?

    Sicuramente oggi stiamo messi meglio che una ventina di anni fa, è innegabile, ma il fatto che siamo arrivati ad avere varietà e qualità sugli scaffali con così tanti decenni di ritardo rispetto ad altre nazioni europee o rispetto agli USA fa riflettere un pochino no? I supereroi appena arrivati in Italia nel ’70 sono durati neanche 15 anni, con progressiva morìa di testate e case editrici… Invece gli albi Bonelli erano sempre li, col loro mercato inaffondabile da decenni prima e solido per decenni dopo.
    Permetterai che abbia un po’ di rigetto per quegli albi e che abbia dubbi su quanto abbiano fatto bene al fumetto in Italia.

    In ultimo, vorrei farti parlare con alcuni storici autori Bonelli romani con cui ho discusso della faccenda in passato, e tralasciando il discorso “mercato” su cui comunque concordavano su molti punti, ti farei sentire di quanto sia stato frustrante per loro, per guadagnarsi la pagnotta, scrivere sempre sullo stesso canovaccio, disegnare con lo stesso gusto, di quanto si siano sentiti impersonali e “in batteria” a lavorare per Bonelli negli anni di boom.
    È uno scenario quasi da Boris, che appunto ci mostra con sarcasmo “l’italiano” alle prese con i prodotti televisivi e anche li i vizi son pressapoco gli stessi.

    Poi, veramente a chiuderla, nel post volevo semplicemente dire con sarcasmo che in Italia fumettisticamente il western è perlopiù un immaginario fermo e ad appannaggio di figure antiquate e monolitiche, motivo che non ci ha permesso di far arrivare in passato gioiellini come Hex perchè “tanto c’è Tex!”, e di leggersi sotto l’ombrellone questo volume se si vuole spezzare la monotonia del TuttoTex in villeggiatura comperato all’edicola del lungomare.
    Mi pare uno stato delle cose abbastanza pacificamente assodato, non vedo perchè agitare come contraltare Magico Vento dovrebbe fare così la differenza in questo scenario, di cui mi pare di capire ne io ne te siamo artefici oltretutto.
    Saluti.

  14. Victor ha detto:

    Che il mercato americano abbia dimensioni maggiori (almeno per quantità di case editrici attive) non c’è dubbio e ci mancherebbe altro.
    In quella lista, comunque, molte case editrici risultano “defunct”, oppure diverse etichette sono riconducibili sotto case editrici tipo DC o Marvel.
    Nulla toglie che ci sono, e si muovono.
    Mi può fare solo piacere.
    La cosa che mi chiedo, però,e che se il mercato, come suggerisci, è gigantesco, perchè i dati di vendita non sono il triplo o il quadruplo di quello che si legge nelle varie statistiche?
    Se “Batman” o gli “X-men” sono tra le testate più vendute, e oscillano intorno le 90.000/120.000 copie, cosa vende il resto?
    Possibile che in un paese cosi grande, e con un mercato cosi attivo, come dici,
    la quantità di lettori si può addirittura paragonare a quello italiano, che è, per forza di cose, più ridotto?

    Poi, parlando di pigrizie intelletuali, se i personaggi più venduti sono sempre e solo super-eroi, non mi pare che si possa fare salti di gioia.
    Non metto in discussione che alcune testate di “Batman” o “Lanterna verde” siano valide (qualcosa lo leggo anch’io), ma, gusti a parte, non mi sembra il segnale di chissà quale rinnovo di orizzonti.
    Dici che “Tex” ti sembra immobile e obsoleto: sul primo ti do ragione, sul secondo un po’ meno, e negli ultimi anni quella testata ha dato prova di (insospettabile?) energia.
    In più, perchè cambiarlo?
    “Batman” (o tanti altri super-eroi) sono ripartiti spesso da zero, ma solo in rarissime occasioni è stata un’esigenza narrativa, più frequentemente era la moria di lettori a far correre l’editore ai ripari.
    La testata di “Tex” non ha mai avuto un problema di questo tipo.
    Solo pigrizia dei suoi lettori?
    Che fortunelli gli autori bonelliani.

    Se hai rigetto di quel tipo di produzioni, io lo accetto tranquillamente (io ne seguo solo alcune), è unicamente una questione di gusti.
    Però mi dici anche che hai smesso di leggere le serie regolari americane più o meno per lo stesso motivo, ma difficilmente, credo, a parte accasionale ironia, ti sentiremo descrivere la Marvel o la DC con le parole con cui hai descritto la Bonelli.
    E’ solo una delusione da lettore che te la fa giudicare con tanta durezza?

    Non hai bisogno di farmi conoscere gente dell’ambiente, romano o meno, perchè tante persone le conosco anch’io.
    Gente che lavora qui in Italia (Bonelli o meno), in Francia e negli Stati Uniti (DC/Vertigo e Marvel, perlopiù).
    Da quello che mi raccontano questi ultimi, direi che il giardino del vicino non è mai poi cosi più verde.
    Ma è questione di scelte, ed è più che giusto che ognuno trovi il suo spazio, e dove crede.
    Quello che posso “consigliare” agli autori con cui hai discusso in passato, è che se la realtà bonelliana gli risulta cosi opprimente, di provare a cercare spazi altrove.
    Tanti autori lo hanno fatto in questi ultimi anni, sopratutto in Francia, ma anche negli states.
    Molti hanno trovato quello che cercavano, altri no.
    Ma se si HA qualcosa da dire (con testi o disegni),o si sente di averlo, è giusto provarci.
    Se non è cosi, allora forse è meglio accontentarsi di quello che già hanno, senza troppi proclami.
    In Bonelli, comunque, tanta gente ci lavora con passione, e in edicola, nelle loro cose, tutto questo si vede.
    Regola che, direi, vale in tutte le case editrici.

    Mi scuso delle lungaggini, volevo solo chiarire alcuni punti.

    Nella prima risposta al tuo post su JH, volevo solo sottolineare che, per chi avesse voluto leggere del (buon)fumetto western oggi in Italia, Magico Vento poteva essere un’occasione da considerare.
    E definire il panorama cosi assopito mi era sembrato un po’ eccessivo, o superficiale.
    Tutto qui.
    Se il personaggio consigliato non interessa, ne prendo semplicemente atto.

  15. Bhè innanzitutto descrivo con più durezza la Bonelli perchè se fa o ha fatto danni li ha fatti in casa mia, mi pare legittimo.
    Riconosco vari aspetti lodevoli nella loro produzione, ma è necessario che io li metta in secondo piano se si parla di altri aspetti secondo me più importanti, da lì la “durezza”.
    E fidati che è solo per mantenere la goliardia di questo blog che la butto sul sarcasmo verso certe cose USA… Per alcune ho la bile che tracima anche più che per la Bonelli.
    Sulla Bonelli anche avevo ironizzato… Ma poi se mi devo dilungare in spiegazioni esce fuori più critica.

    Venendo al mercato americano, io non so i dati di vendita, giudico in base alle uscite alle offerte, a ciò che vedo e ho visto… E ho visto sempre più dinamicità. Nel bene e nel male ripeto, ma sempre più roba.
    Che sia brutto che la maggiroanza degli americani legga solo supereroi è anche accettabile come critica, però devi anche mettere in conto che c’è sempre una grande compenterazione tra prodotto autoriale e serie comemrciali che portano spesso al gioiello incredibile.
    Quinid il “leggere solo suoereroi” può essere limitante da un punto di vista narrativo magari ma non necessariamente da quello qualitativo.

    Sul rinnovo di orizzionti non ci capiamo.
    “Tutto deve cambiare per rimanere uguale” è un po’ l’assioma del comic americano, va accettato, si sta al gioco. Io non mi aspetto rivolzioni, solo cicli di storie interessanti.
    Posto questo la mia critica “sull’immobilità Bonelliana” è volta al sottolineare che, surgelare così in un format le storie non è sano: è una scelta di marketing efficace ma castrante, in primis per i personaggi stessi, alcuni con un potenziale enorme (uno su tutti martin Mystere) che si ritrovano nella trita routine dell’albetto conclusivo etc. etc. (non ripeto più la faccenda perchè so che hai capito) e potrebbero dare di più in cicli a più ampio respiro, saghe, sottotrame e via dicendo.

    Sugli autori invece, sono fatti loro. La passione era fuori discussione, solo che un po’ più di valorizzazione in quanto autori e un po’ più di libertà dopo tanti anni di onorato servizio sarebbe gradita. Poi la loro situazione personale non mi riguarda e non ne parlo, era per dire che dopo un po’ la faccenda va stretta anche a chi li fa e di sicuro non dà il meglio alla lunga in quelle condizioni.

    Magico Vento non è che non mi interessi, anzi essendo sui nativi americani che a me piacciono molto mi dà una piuttosto buona impressione. Mi fido che sia buono come dici ma… Vende più di Tex?
    Perchè fin quando sarà Tex il termine di paragone del western fumettistico italiano allora potrò ancora descrivere il fumetto western italiano come assopito.

  16. Victor ha detto:

    Su quanti “danni” può aver fatto la Bonelli o meno, credo che sia solo un punto di vista.
    Ma arrivare addirittura a rifiutare in blocco ogni loro tipo di iniziativa (più o meno attuale), e anzi sperare che scompaia, a me sembra un tantinello eccessivo.
    Sei cosi sicuro che altre realtà potrebbero sorgere da un “evento” del genere?
    Oggi in Italia?
    Prova a immaginare la chiusura della DC o della Marvel negli states (la seconda c’è andata molto vicina)?
    Aldilà delle sciocchezze pubblicate oggigiorno, secondo te, sarebbero rimpiazzabili realtà del genere?
    Credo, invece, che spazi di questo tipo e portata, che garantiscono al fumetto più popolare (o di intrattenimento, se si vuole)la sopravvivenza, garantiscono, nello stesso modo, la sopravvivenza del medium fumetto.
    Senza questo tipo di “anima”, io non vedo un futuro per il media in questione.

    Se oggi è possibile leggere “All star Superman”, è anche grazie a decenni di fesserie pubblicate sulle testate dell’Uomo d’acciaio, fesserie che però gli hanno permesso di superare in attività ben ottant’anni di vita editoriale(anche “grazie” alla pigrizia dei lettori, forse, oppure lo sfruttamento da parte dell’editore, e fino all’estremo, del loro affetto verso alcuni personaggi),e far arrivare il personaggio/simbolo della DC fino a noi.
    Ottant’anni di storie, cioè milioni di tavole a fumetti (spesso inguardabili), che hanno permesso ad un autore abilissimo e sensibile come Morrison di confezionargli un grandioso omaggio addosso.

    “Magico vento” non vende certo come “Tex”, anzi, è in via di chiusura, oggi.
    Ma esiste da ben tredici anni!!
    Non è poca cosa, e, a suo modo, ha tracciato una bella tacca nella storia del fumetto western italiano.
    Il suo esordio in edicola (nel ’97) fu salutato da un forte consenso, poi, negli anni, la serie si è assestata su dati di vendita più bassi, ma di tutto rispetto (circa 70.000 copie).
    Negli ultimissimi anni, ha evidentemente perso lettori (crisi globale o solo della testata? ai posteri…), e da qui la decisione di chiuderla (sembra più del suo autore,Gianfranco Manfredi,che dell’editore, valutando quello che si legge negli editoriali).
    A me è sembrato il giusto punto di contatto tra un personaggio/icona come “Tex”, la ricerca iconografica vista nella “Storia del west”, e le tematiche e il linguaggio narrativo tipici della serie “Ken Parker”, con in più una serie di elementi che lo hanno reso particolare e inedito.
    In MV c’è anche una fitta continuity, piuttosto riuscita direi, e che ha creato molta attenzione nei suoi lettori (ma forse, alla lunga, non ha permesso ad altri di avvicinare la serie).
    E solo per questo che il termine “assopito” mi era sembrato fuori posto.

    Manfredi ha scritto anche una delle miniserie proposte in questi anni, “Volto nascosto”.
    Interessante (è ambientata tra il nord Africa e l’Italia della fine dell’800), ma forse non completamente riuscita.

    Difficilmente, oggi, in Italia, una pubblicazione a fumetti può competere con “Tex” (che non fa “testo”. “Tex” è una cosa a parte,come titoli tipo “Asterix” o Blueberry” in Francia), forse solo alcuni titoli della Disney hanno un riscontro maggiore.
    Nella Bonelli, negli anni ’90, la testata di “Dylan Dog” arrivò a superare nelle vendite quella di “Tex”, e per anni.
    Non era mai accaduto prima.
    Ora non è più cosi, e quello che sembrava un “passaggio di testimone” non ha retto molto.
    Alcune “paure di osare” da parte della casa editrice( di cui ti lamenti,e giustamente in questo caso)hanno nuociuto di più al personaggio sclaviano(oggi vende ancora molto, ma è lontano da alcuni picchi vertiginosi che aveva raggiunto)che al ranger bonelliano, che ha altra natura e necessità narrative.

    E’ anche vero che, viste dall’esterno, le dinamiche editoriali sono sempre difficili da capire,e spesso creano nei lettori confusione o disaffezione (ma non ti rovinare il fegato! Chi te lo fa fare?) ma fondamentalmente, ogni casa editrice cerca di reggere agli urti del mercato(qualunque esso sia), al meglio che può.
    Mercato che sembra sempre più difficile da interpretare e soddisfare.

  17. Rimpiazzabili no, come dicevo all’inizio vdo un po’ il coma sul fronte autoctono, ma rinnovabili forse si.
    Come han fatto del resto i colossi americani in questione e più di una volta.

    Ovviamente si passerebbe attraverso una fase di tracollo economico, chiusra delle testate meno soldie etc. et.c però ci farebbe bene.
    Magari non è questo dato il periodo di crisi economica il momento migliore… Ma ce ne sono state di occasioni propizie in passato, non colte (ecco quando Dylan Dog vendeva come il pane si poteva sfruttare l’attenzione soldia che aveva per farlo maturare ad esempio).

    Sapere che esiste un forte elemento continuity in Magico Vento mi fa molto piacere, scoprire che chiuda quindi conferma un po’ la mia visione del lettore bonelli tipico: fidelizzato impigrito & “irresponsabilizzato” fumettisticamente dopo decadi di struttura chiusa degli albetti.

    Chi me lo fa fare? Nessuno, ma a volte il fegato me lo rosicchio lo stesso.
    Dopo una vita a leggere fumetti freschi di edicola è venuta a mancarmi quel piacere e, riuscendone a distinguere molti dei motivi di questa cosa, a volte la mia “Fortezza della Solitudine” fatta di vecchi fumetti mi sta un po’ stretta.
    Poi penso che anche nei fumetti vecchi c’è tanto che per me è ancora “nuovo”, da leggere per la prima volta e allora mi calmo e torno a leggere.

    In questo caso “Batman & the Outsiders”, per rimanere in ambito di facezie divertenti.
    Saluti.

  18. Victor ha detto:

    Beh, che dirti ancora?
    Non so se “ci farebbe bene”, ma tant’è…
    Mi sembra di capire, comunque, che non “bazzichi” un albo bonelli da parecchio, ma parechhio tempo, ormai.
    Un rinnovamento/cambiamento o solo adeguamento ai tempi è in corso da un po’, ormai, con i loro tempi e modi, ma è in corso, direi.

    La continuity negli albi SBE non è una novità, e già in Nathan Never è molto accentuata (anche troppo, forse).
    E naturalmente è presente in molte delle nuove mini in corso di pubblicazione negli ultimi anni.

    Non so cosa può confermare la chiusura di MV, ma se ti fa piacere, conferma quello che dici.
    Mi fa un po’ specie definire i lettori italiani affetti da pigrizia mentale, e poi celebrare nel modo che fai il mercato USA, ma tant’è.
    Fossimo confrontati con i lettori francesi, allora ti darei ragione: siamo indietro, e di parecchio anche.
    E non solo per l’apertura mentale verso la novità, ma anche come considerazione che la BD ha in Francia da tempo, e cioè come una vera forma espressiva.
    Se tra le testate più vendute negli states ci fosse l’ottimo “Scalped”, oppure qualche altro titolo Vertigo, ti potrei anche capire, ma non è proprio cosi, anzi.
    E “Scalped”, non credo neanche che avrà la durata di MV.
    “Robin”(solo per dire)credo che venda di più, come “Brendon” (solo per dire)vende più di MV….
    Qui dici che è solo pigrizia o “irresponsabilità”, invece li?
    Tempo fa, la volontà di Alan Moore di circondarsi quasi solo di disegnatori dallo stile simil underground o addirittura dalle dubbie capacità mi spiazzava, poi ho capito (perchè lo ha raccontato lui) che la sua volontà era proprio quella di distaccarsi dai clichè superoistici, perchè negli states “tutto è solo super-eroi” (e tengo a precisare che io li leggo. Pochi, ma li leggo. E ci sono legato).

    Per il resto, ok, come te anch’io ho una libreria ha disposizione da cui attingere sempre e comunque, in caso di “bisogno”.

    Auguriamoci dunque buone letture!

  19. no spè io facevo,l’ho ribadito varie volte, un paragone con tutto il resto del mondo, sei tu che hai creato il paragone italia-usa e io mi sono adeguato perchè, anche se meno di una Francia, comunque per me ci surclassa lo stesso.
    Moore dice questo ma poi per Watchmen ha scelto Gibbons poerchè assolutamente neoclassico e supereroistico nel disegno, ed idem per i vari america’s best comics… Per carità quello che ha detto è un idea intelligente ma di sicuro funzionale ad un risultato esattamente come le scelte di cui sopra lo sono state per un altro.

    Buone letture orduque!

  20. Victor ha detto:

    Non era mia intenzione fare un confronto diretto tra Italia e USA, e in diversi casi ho citato anche la Francia.
    Il confronto diretto sarebbe assurdo, perchè le modalità, la cultura, il mercato, e il potenziale pubblico dei due (tre) paesi sono completamente diversi.
    Quello che non mi quadra è il voler definire “deficitario” (solo) il pubblico italiano, e incredibilmente avanti quello statunitense.
    Ma su che basi ti sei convinto di questo?

    Qui in Italia viene pubblicato, parlando di fumetto americano, ormai di tutto: da alcuni capolavori, a cose meritevoli, fino alla fuffa più indegna.
    E anche quest’ultima, GUAI se non venisse pubblicata.
    Sarebbe uno scandalo!
    Se poi tutto questo non trova il riscontro che si vuole, è colpa del pubblico, ovviamente.
    Nelle varie classifiche made in USA (tipo la Diamond, che comprende le prime 100 posizioni), non c’è mai traccia di nient’altro che non sia albi di super-eroi (il materiale Vertigo non è mai presente).
    Il prodotto più autoriale (Eisner ad esempio) è completamente assente, e non parliamo di tutto quello che NON è made in USA (e perchè dovrebbero leggerselo? Sono loro i mejo).

    E tu dici che li i lettori sono avanti, mentre qui regna la pigrizia più autolesionista?

    Giudizio curioso, davvero, oppure motivato solo da una
    certa sudditanza culturale (e in questo, noi italiani siamo davvero maestri).

    Per Moore: in “Watchmen”, con Gibbons, ha trovato il perfetto equilibrio per far diventare quella storia , non di facile approccio, perfettamente leggibile.
    Ma il disegnatore non era una scelta cosi scontata, e parlando di disegno supereroistico (Gibbons è più europeo come stile), la DC avrebbe potuto scegliere uno come George Perez (ottimo disegnatore, e con caratteristiche vicine a quelle di Gibbons).
    Te l’immagini?
    L’affinità sviluppata tra Moore e Gibbons già in passato, ha permesso poi ai due autori di far crescere il loro gioiello.
    la linea ABC è venuta fuori dopo forti dissidi tra Moore e la DC, e le intenzioni dello sceneggiatore inglese erano ormai comunque molto diverse da lavori tipo “Watchmen”, “V for Vendetta” e “From hell” (tra le sue cose più significative), e anzi erano quasi l’opposto, e cioè c’era il tentetivo e la voglia di ritrovare il “sense of wonder” dei comics, mentre nei suoi lavori più celebri l’obbiettivo era ben altro.
    E per non parlare del ciclo su “Swamp-thing”…

  21. L’unica sudditanza che ho è verso il nostro Sovrano Illustrissimo Dr. Von Doom.
    Ho già spiegato perchè secondo me il rapporto pubblico\mercato americano, così come molti altri, è migliore del nostro.
    Non mi va di continuare a ripeterlo e trovo irritante continuare questo sproloquio.

    Su Moore quello che hai detto è comunque in linea con quello che dicevo io, ovvero Moore sceglie i disegnatori a seconda di cosa serva all’opera o cosa voglia dimostrare, non ha quindi una regola fissa come sembrava sancire il tuo post precedente… O meglio quella da te indicato è una delle sue possibilità.

  22. Victor ha detto:

    Se lo dice lei, Eccellenza, sarà cosi.

    • Dai su non essere sarcastico, ti congedo con delle conclusioni lampo perchè sennò pare che non voglia argomentare, anche se l’ho fatto anche troppo a guardare indietro, comunque…

      Sul comicdom americano:
      1) il mercato americano offre di tutto, per tutti, quasi da sempre come invece il nostro fa solo da relativamente pochi anni e comunque con meno roba del loro (e di altri paesi, ovviamente).
      Che poi da loro venda di più Batman della Vertigo e qua venda più Tex di Batman è la scoperta dell’acqua calda, il punto è che un Batman è un personaggio più interessante di un Tex -per me- e negli anni ha avuto una vita editoriale più interessante e varia il primo del secondo.

      2) il nostro mainstream è stato esclusivamente di medio-basso profilo per troppi anni, decenni, creando quel lettore medio distratto, fidelizzato e pigro su cui si concordava poco fa,(ma soprattutto relegando i fumetti a svago sotto l’ombrellone e disimegno per bambini per troppissimi anni rispetto al resto del mondo mentre, nella fattispecie, il loro anche nei titoli più commerciali ha sempre cercato una maggiore collaborazione tra autorialità e commercialità quanomeno sui personaggi cardine.

      Da noi quando questo succede non viene premiato (come per la chiusura di magico vento per fare un esempio a te caro), da loro crea “Legends of dark knight” per dirne uno ormai classicissimo o le miniserie più recenti osannate qua sopra o i cicli di pubblicazione nazional-popolare-regolare dei Claremont, dei Morrison, dei Brubaker etc etc.

      Sul resto:
      1)Su Moore la mia opinione e la tua sono assolutamente compatibili, ripeto.

      2) l’eccellenza del mio nome non è certo a titolo ma è parte dell’anagramma completo del mio nome & cognbome di battesimo che è appunto il mio nickname qua sopra.

      Saluti.

  23. Victor ha detto:

    Ma se Batman, per te, è più interessante di Tex, è implicito allora, da quello che hai scritto, che è anche più interessante del materiale Vertigo…( perchè non c’è una testata di Batman che possa competere con alcuni titoli Vertigo che non vendono quasi nulla, però).

    Per Moore: NON la pensiamo allo stesso modo.
    E la frase di Moore sul mercato americano per me E’ lapidaria (intendila un po’ come ti pare).
    La sua volontà di non farsi amalgamare dal genere è sempre stata evidente (anche con l’esperienza ABC).
    In inghilterra, per dire, negli ultimi tempi Moore ha aperto una sua rivista di fumetti underground.
    Fai tu…

    Questa discussione l’hanno letta anche alcuni miei conoscenti o amici, alcuni del settore (anche americano) e mi dicono che sono stato persino ottimista come dati di vendita riportati.
    Che dirti…
    Magari è cosi gigantesco ‘sto mercato americano che i lettori ci si perdono dentro.

    Poi guarda, per il discorso “pigrizia”, è molto semplice:
    prova entrare in una fumetteria (mediamente fornita)di questo piccolo e disastrato paese, e guarda tranquillamente cosa ci trovi: insieme agli onnipresenti supereroi, di ogni FORMA e colore e insieme ai Bonelli o altri prodotti da edicola (di tutti i generi), negli scaffali potrai trovarci una forte panoramica di autori francesi e europei, gente come Moebius (o Gir o Giraud che dir si voglia), Juillard, Bouch, Rosinski, Goscinny e Uderzò, Morris, Hermann, Bourgeon, Cabanes, Tardì, Loisel, Prado, Font, Carlos Jimenez, Ortiz, Guarnido, Marini, Milazzo, Toppi, Magnus, Battaglia, Micheluzzi, Giardino, Cavazzano, Buzzelli, Pratt, DeLuca, Calegari, D’antonio, Trevisan, Pazienza, Liberatore, Gipi, Mannelli…(la lista potrebbe continuare a lungo. Escludo Manara e Serpieri, perchè so che sono pubblicati negli states…e ti lascio immaginare il perchè).
    Oppure gli argentini: Alberto ed Enrique Breccia, Munoz, Altuna, DelCastillo, Juan Jimenez, Mandrafina, Lopez, Salinas e Wood, Quino,le varie opere di Oesterheld… (anche qui la lista è lacunosa).
    E tutto questo è insieme, non dimentichiamolo, ad una vastissima vetrina di Manga.
    E questo SOLO per elencare il presente, ma non dimentichiamo quello che è stato pubblicato nei decenni passati (albi, riviste, libri…).
    Poi prova a fare lo stesso in una fumetteria di quel grande e disastrato paese, e dimmi che cosa vedi…

    Che ci siano in Italia AMPI margini di miglioramento, è un discorso, e su questo sono d’accordo, ma che però bisogna ogni volta cospargersi il capo di cenere (anche quando non è il caso) perchè siamo sempre i peggio in confronto a tutti, mi sembra un discorso abbastanza riduttivo, sbagliato, di parte, e anche infantile.

    Saluti.

  24. Victor ha detto:

    Tutto quello che avevo da dire, l’ho detto.

    A ognuno il suo.

    Buon tutto e saluti.

  25. Ma di che parte sarei io?
    Che smetto serie USA e Italiane con la stesso malcontento? Beato te che ce l’hai più chiaro di me, di che parte sono.
    invece
    Su questi dati di mercato su cui insisti io mi sono chiamato fuori, non mi interessano.
    Io parlo di qualità di cosa viene prodotto in loco, di come viene recepita e di cosa si fa per migliorare e di come questo influisca sul pubblico.
    È chiaro che esca materiale Vertigo poco considerato ma migliore e più sofisticato di Batman che però, per essere un best seller commerciale, ha storicamente una qualità di alcune sue produzioni nettamente maggiore del nostro corrispettivo ipotetico.
    Ma poi se Tex è il Nostro batman, noi ce l’abbiamo un settore di nicchia-che-vende-poco come la Vertigo? Hm…

    Sul mercato dico che li come qui viene pubblicato abbastanza di tutto (da loro non trovi Corto maltese facilmente? Eh vabè, qua non trovi facilmente Corben) o è stato pubblicato di tutto.
    In una fumetteria di NY ho trovato materiale di Segrelles che qua non è mai arrivato, pensa un po’.
    Oddio ho citato un autore spagnolo, adesso mi cacciano dal blog.

    Comunque, va bene tutto.
    È un paese fantastico il vostro: il buon gusto e la creatività italiana si vede in tutto: nei fumetti prodotti, nei film, nelle serie televisive, non c’è nulla di che sentirsi deficitari e le fumetterie sono delle biblioteche d’Alessandria dell’arte sequenziale.
    La storia colloca il belpaese da sempre tra i vertici del fumetto mondiale. Prima ma soprattutto oggi.
    E finiamola qua.

    PS
    Anzi no…
    C’è una cosa pubblicata in Italia che vale la pena sottolineare ( tanto per rovinare l’immagine esterofila che vuoi avere di me) e ce la dovrebbero copiare all’estero tanto è valida ma sono sicuro che qui invece naufragherà nel disinteresse.
    Scommettiamo?
    Comunque, si chiama “PicNic” ed è un lussuoso free-press di fumetti, 3 volumi tematici raccolti in un cofanetto.
    Completamente a gratis.
    Autori italiani giovani (Ceccotti, Baronciani, Pira Tuono Pettinato) e meno giovani (Palumbo, Toffolo, Ghermandi, Carnevali). E se va bene stan prendendo accorid per ri-editare cose internazionali passate fuori produzione da troppi anni.

    Ecco se mi si chiedi di plaudire a cose del genere mi inchino e riverisco.

    Saluti anche a te e ai tuoi amici.

  26. Ops dimenticai il sito
    http://www.picniccomics.com/

    Passo e chiudo.

  27. Victor ha detto:

    Tu hai la curiosa tendenza a distorcere le frasi e i significati dei concetti espressi.
    La mia non era una celebrazione della realtà italiana, ma parlando di “pigrizia mentale da parte dei lettori”, non credo che gli states se la passino meglio.
    Tutto qui.
    Non sei d’accordo?
    Va benissimo!

    Mi sembri obbiettivo come può esserlo una bandiera, ma se va bene a te (e a chi ti legge), va bene a tutti.

    Due piccole note:

    Mi citi la rivista “L’eternauta”, e poi mi dici che Segrelles qui non è mai arrivato?
    Ha bisogno di fosforo, Eccellenza.

    Non è che in una fumetteria negli states, “Corto Maltese”, come dici tu, “si fa fatica a trovarlo”, e che non c’è proprio (per non parlare del resto).
    Io ho un’ampia collezione di volumi di Richard Corben qui a casa.
    Cose pubblicate qui in Italia (Volumi, riviste, e le ultime cose Marvel o DH), oppure importati.
    Sarò fortunello.

    Non aggiungerò altre note (giuro).

    Ripasso e richiudo.

  28. Sono d’accordo che ognuno ha i suoi vizi, però ammesso e non concesso che esistano due pigrizie di pari demerito, la nostra non tira fuori granchè e la loro tira fuori qualcosa.
    Sull’essere di parte è ridicolo, qui non si fa altro che prendere in giro le brutte iniziative del comicdom USA, io non leggo più fumetti seriali USA da anni e sarei di parte…
    Se con “di parte” intendi dire che mi piacciono di più i vecchi fumetti americani (e francesi, e argentini, e inglesi, e belgi) che quelli italiani bhè si, allora si.

    Segrelles non è stato pubblicato per intero su L’Eternauta. Credo sia stato pubblicato a pezzi e bocconi qualcosa in più su Lancio Story forse
    Trovai infatti come ho scritto -se leggi bene- cose non pubblicate qua del Mercenario.
    Idem per Corben, sarà stata pubblicata neanche la metà delle cose che ha fatto e la maggior parte dell’edito comunque è fuori catalogo da un bel po’. Importato non mi è mai capitato nulla se non su ordinazione… Si, sei fortunello in tal caso.
    Però importato si trova anche Corto Maltese in USA ed esattamente come qua, fa testo in che negozio vai.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: