La gioia di essere vecchi dentro

settembre 21, 2010

Che Alex Ross fosse un fumettaro vecchio dentro non è una novità. Il nostro ha più volte dimostrato di apprezzare parcticolarmente una marvel che non c’è più da un bel pezzo, così come buona parte dei lettori più nostalgici a cui non frega nulla di eventoni e altre stronzate.
Diciamo che Alex Ross è un po’ come un anziano che commenta i cantieri, a cui però il capomastro scocciato dalle critiche continue molla a un certo punto la direzione di una parte dei lavori. Da questa situazione esce “The torch”.

Sinceramente non nutrivo grandi speranze su questa miniserie, la precedente “Vendicatori/Invasori” era un guazzabuglio noiosissimo che ho finito di leggere a fatica. Invece mi sbagliavo, concentrandosi solo su due personaggi, ossia sulla Torcia e su Toro, la storia pur senza avere grandi picchi si legge che è un piacere.
Alla fine di “Vendicatori/Invasori” Bucky Barnes, il compagno di scorribande durante la seconda guerra mondiale di Capitan America che ora veste la bandiera e porta lo scuda nella serie regolare, usava il cubo cosmico non per trasmoformare il mondo in una giungla di donnine nude ma per ridare la vita a Tom “Toro” Reynolds, altro eroe della seconda guerra mondiale capace di trasformarsi in una palla di fuoco.
Toro però non è che ci si trovi alla grandissima nel mondo moderno e quindi va un po’ in depressione finchè colui che lo uccise, ossia quel gran bell’uomo del Pensatore, non inizia a fare esperimenti per l’Aim, ossia il gruppo di scienziati con tanta voglia di rompere i coglioni al prossimo che un tempo guidava Modok, sulla Torcia originale, l’amicone di Toro durante la seconda guerra mondiale.

E qui arrivo a quello a cui starete pensando un po’ tutti: si leggono da secoli maree di doppisensi e battutissime su eventuali rapporti pedo-omosessuali su Batman e Robin e mai nessuno che se la scherzi su Capitan America/Bucky o su la Torcia/Toro. Come si spiega?
Non pensavate a questo? Fa lo stesso.

Comunque la miniserie è molto carina, si legge con piacere, riporta a un’avventura fumettistica di vecchio stampo basata su “eroe dubbioso-cattivone con piano diabolico-eroe salva più volte la baracca” e a volte è bello riuscire a leggere cose simili senza dover andare a scartabellare fumetti di quarant’anni fa. Più che la Torcia ad uscirne benissimo è il personaggio di Toro, con grandissime potenzialità per future storie. Nemmeno le apparizioni di Namor o dei Fantastici quattro vanno infatti a mettere in ombra i veri protagonisti, ossia i due simpatici energumeni focosi.

Avercene di fumetti simili da leggere sotto il timido sole di fine settembre! E avercene di artisti come Ross, Jim Kruger e Mike Carey tanto amanti del passato quanto capaci di imbastire una storia classica con i ritmi del fumetto moderno, e che i giovani operai guardino e imparino per i futuri cantieri.

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Ultimate avengers

settembre 16, 2010

Ultimate avengers fa talmente cagare che non mi impegno neanche a cercare un titolo simpatico da dare a questo post, è già stata dura trovare la voglia di scriverlo.

Solleticato, nonostante le recenti porcherie partorite da Mark Millar tipo “Kick ass” o “Nemesis”, dal ritorno dell’autore scozzese nel mondo Ultimate mi sono ostinato a leggere tutta la prima miniserie (appena finita di pubblicare in Italia) di questi nuovi Vendicatori.
Viene introdotto il Teschio rosso, che questa volta non è un gerarca nazista ma il figlio di Capitan America seminato in patria prima della partenza per la guerra. Il figlio sentendo l’assenza del padre viene addestrato dagli americani ma diventa uno stronzone e massacra 400 soldati per poi scarnificarsi la faccia da solo e iniziare ad ammazzare gente random in giro per il mondo compresi neonati. Un cattivone di tutto rispetto quindi, e in questa saga elettrizzante come uno show di star in declino che ballano sulla tv pubblica di sabato sera Millar si diverte a rivedere la mitica storia del cubo cosmico di Lee e Kirby.
Peccato che quando questo Teschio rosso si trova il cubo cosmico in mano invece di dimostrare quanto è un cattivone facendo le peggio cose ai vendicatori sta li ad aspettare che qualcuno lo faccia fuori.
Ultimate avengers fa talmente cagare che ve lo racconto a cazzo di cane.

Si sto spoilerandovi tutta la storia tanto è una cagata pazzesca e non vi perdete niente.
Sappiate che alla fine Cap trapassa il Teschio rosso con la punta di un aereoplano, questo non muore ma finisce in ospedale dove in una scena commovente come una coda alla cassa del supermercato spiega di aver fatto tutto questo (uccisioni, massacri, torture…) per poter cambiare la realtà e crescere con suo padre. Poi arriva la nuova Wasp e lo giustizia con una pistolettata in faccia.
Volevate leggere sta roba? Vi ho fatto un piacere.
Ultimate avengers fa talmente cagare che mi viene il vomito solo a ripensare al finale di questa miniserie.

Ma andiamo avanti.
Vengono presentati anche questi nuovi vendicatori del mondo Ultimate dal carisma di una merda tra le lenzuola. Non mi soffermo troppo sulla loro pochezza se non per la trovatona di Nerd Hulk, ossia un Hulk intelligente e timidone.
Che mattacchione Millar! Ormai sembra quei ragazzetti un po’ sfigati che fanno battutine al bar per poi ridere da soli nell’imbarazzo generale. Contento lui, contenti tutti.
Ultimate avengers fa talmente cagare che evito di sottolineare le evidenti stronzate legate a ogni singolo personaggio.

Non saranno i pessimi Ultimates di Loeb, ma nemmeno quelli ottimi delle due stagioni di Millar, e i disegni di un Pacheco totalmente sottotono non salvano la baracca.
Trovate totalmente prive di mordente, scene ganassa da sbadiglio, e dialoghi insulsi sono la salsa di questo arrosto bruciacchiato. In pratica manca tutto quello che rendeva valido il lavoro dello sceneggiatore scozzese.
Emblematico Cap che scappa da un’esplosione lanciandosi da un palazzo su una moto dicendo (più o meno, non vale la pena sbattersi ad andare a cercare la citazione giusta): “solo una ragazzina si farebbe fermare da una bomba!”.
Riderissimo vero?
Ultimate avengers fa talmente cagare che non ricordo nemmeno dove ho messo il primo albo che conteneva questa esilarante gag.

Proprio Cap diventa ormai una macchietta. L’ultimate Capitan america messo in campo da Millar era un personaggio divertentissimo. Qua invece abbiamo a che fare con uno sparapose reazionario tanto forzato da risultare solo patetico.
Ultimate Avengers fa talmente cagare che non mi impegno neanche a trovare una buona conclusione a questa recensione. Sappiate solo che a leggere i commenti in giro le prossime miniserie sono ancora peggio di questa, se vi ho convinto con queste righe a evitare questa rumenta posso ritenermi più che soddisfatto.


Basta spingere

settembre 1, 2010

“Partorire è un po’ come fare la cacca, basta spingere”.
Questa battutissima non ricordo da dove viene, forse qualche vecchissimo comix tipo l’angolo di donna malizia, però a questo ho pensato dopo aver finito di leggere “Reborn” e aver riguardato la copertina del primo numero che vi agevolo qua di fianco.

Anche per rinascere basta spingere?
E “Reborn” è una cagata colossale?

Alla prima domanda non so rispondere, alla seconda si invece e dico un “sono ancora combattuto ma in linea di massima direi di si”.

Capitan America Reborn è abbastanza una cagata.
Però non riesco ad accettarlo ancora del tutto, io adoro Brubaker, ho amato il suo Cap e ammetto che dopo aver letto i primi due capitoli di questa saga nutrivo belle speranze, e invece la “nuova testata degli eroi” mi ha colpito in pieno faccia.
Dopo la tanto acclamata morte di Steve Rogers viene imbastita questa storia, nella quale Steve in realtà non è morto ma viaggia nel tempo e nella sua vita come un personaggio vonneguttiano, questo perché Sharon Carter gli ha sparato non con una pistola ma con un qualche robo per farlo viaggiare nel tempo così che il Teschio rosso con tutta calma potesse entrare nel corpo di Steve Rogers ed essere il nuovo Capitan America.
Già così la storia sembra una cosa intricata e ad altissimo rischio puttanata, la chiusura superfrettolosa la rende ancora di più una stronzata.
Si entra, leggendo “Reborn”, in un universo di “Macheccazzo…” “E questo quando sarebbe successo?” “Ma come gli è venuta in mente una puttanata simile?” “E questo personaggio come se l’inventa sta cosa?” e così via, perdendo tutto il ritmo perfetto e la suspance che Brubaker riesce normalmente a dare alle sue storie.
A questo punto mi sorge un dubbio: non è che gli han fatto fretta dai piani alti?
E nasce un’altra domanda: anche nel caso, questo scuserebbe una storia così cagosa?

Non lo so, non ho più molte certezze, so solo che “Reborn” è più che una storia epocale quello che mia nonna avrebbe chiamato “uno stronzo cagato a forza”, un po’ come sembra fare Cap nella copertina qua sopra.