Addio Mr. Esposito

ottobre 29, 2010

Se ne è andato un altro grande del comicdom Silver Age, Mike Esposito.

Le sue chine hanno rifinito una moltitudine di artisti, su tantissimi titoli nell’arco di oltre 50 anni di carriera. Amiamo ricordarlo per la creazione dei suoi spassosi Metal Men per la DC Comics, per il suo lavoro su Spider-Man, Hulk, Flash e Wonder Woman. Non c’è quasi nessun grande artista della Silver Age Marvel & DC che non sia passato per le sue mani. Si è spento ad 83 anni due giorni fa e nel rendergli omaggio noi Latveriani cogliamo anche l’occasione per scusarci del ritardo con cui lo stiamo salutando.

Eccovi una bella intervista in due parti a Mike Esposito: Parte 1 e Parte 2, è piacevole, ricca di anneddoti gustosi e ovviamente figurano tantissimi personaggi a noi amati.


Il Babbeo del Giorno #12 – Big Wheel

ottobre 19, 2010

Torna dopo tanto tempo la rubrica amata da grandi e piccini, il nostro viaggio entusiasmante nella storia del fumetto supereroistico attraverso i suoi personaggi più imbecilli: Il Babbeo del Giorno!

Torniamo con un villain che sembra un veicolo scrauso dei G.I.Joe, veramente un cretino epocale, un grande classico dei babbei di Spider-Man: Big Wheel!

Nome: Big Wheel… Il perchè è evidente direi.

Vero nome: Jackson Weele

Genesi del personaggio: Amazing Spider-Man 182, 1978, per mano di Marv Wolfman e Ross Andru (un babbeo con genitori pregiati).

Jackson Weele era un uomo d’affari che rubacchiava ai danni della sua compagnia, temendo di essere beccato assolda nientepopò di meno che Rocket Racer (chi va col babbeo…) per far sparire le prove che lo incriminano

Rocket Racer è un babbeo ma meno di Weele, così recupera le prove ma decide di ricattare il nostro uomo d’affari il quale disperato cerca di suicidarsi… Rocket Racer interviene però e lo salva! Lo salva solo per prenderlo in giro e umiliarlo chiamandolo “Big Weele” a sfottò.

Allora Weele si incazza di brutto, va dal Riparatore e gli chiede di costruirgli un macchinario per dare la caccia a Rocket Racer ed avere la sua vendetta. Il Riparatore che era evidentemente in vena di scherzi gli fa quella ruota del luna park che vedete li sopra, Jackson la compera tutto contento e come il “Girongo” di Giocattolo a Ore si lancia alla riscossa del suo onore in guisa di Big Wheel, peggiorando però la sua situazione di molto a nostro avviso.

Aspetto: Una ruota panoramica con le braccia di un robot di latta.

Poteri: rotola, spara, afferra la roba con le pinze. Entusiasmante eh?

La fine: Quando Big Wheel trova finalmente Rocket Racer egli sta combattendo con l’Uomo Ragno che – ovviamente – vedendo un siffatto idiota intromettersi, lo prende e lo lancia nel fiume Hudson dove giace anche la compianta Ragno-Buggy. Sembrava la degna fine babbea di Big Wheel ma..

Il ritorno: Nel 2005, senza che nessuno ne sentisse la mancanza, Big Wheel ritorna a sorpresa in Spider-Man Unlimited 3! Questa volta però in aiuto di Spider-Man contro Shocker. Weele spiega che dopo il suo incidente è stato ripescato e arrestato dalla Polizia e che ha servito numerosi anni di servizio presso la Avversari-Anonimi, una sorta di alcolisti-anonimi per supercriminiali (sic) e che adesso si rende utile alla giustizia come può. Incredibile amici!


Io di Frankencastle volevo parlarne male a tutti i costi

ottobre 13, 2010

Ricordate?
Parlandovi del primo volume italiano dedicato al Punitore di Rick Remender ne esaltavo le ottime qualità ma mi preoccupavo per le immagini pubblicitarie di questa svolta orrorifica con Frank Castle trasformato in un novello mostro di Frankenstein.
Ora Frankencastle è uscito anche in Italia e quindi posso dire la mia.

La mia è che per quanto mi sia divertito a leggere queste prime storie io voglio parlarne male.
Partiamo dal presupposto. Qualche anno fa, durante “Civil war” vollero inserire il Punitore in un contesto “in continuity” staccando il personaggio dalla serie max.
Mi andò benissimo, le prime storie in mano alla coppia Fraction/Olivetti erano ottime, e del resto stiamo parlando del duo che ci propone attualmente le bellissime storie mensili di Iron man.
Inserire questo personaggio nell’attuale panorama Marvel tra supersaghe e supereroi diede frutti ancora migliori col passare del tempo, particolarmente con il suddetto arrivo di Rick Remender in piena epoca “Dark reign”.
Mettere Frank Castle davanti al problema dei supertizi fu davvero un’ottima trovata, tra il carisma del personaggio e le potenzialità delle storie, un uomo normale, ma molto addestrato, armato e incazzato che se la vede con mostri e gente con superpoteri era non solo divertente, ma anche propositivo per la continuità stessa, basta pensare all’incontro/scontro tra il Punitore e Capitan America durante Civil war. Per non parlare poi del dare a Frank Castle la possibilità di usare gli arnesi di Henry Pym, altra gran trovata!
Un po’ come piazzare John McClane nel signore del anelli a fare il culo agli orchi, o John Matrix a sparacchiare zombi ne “L’alba dei morti viventi”. A me sarebbe piaciuto.

Detto questo arriva la svolta, l’omicidio di Frank Castle di cui si è già parlato nei commenti a qualche recente articolo.
Daken, il figlio di Wolverine, personaggio utile e simpatico come un maglioncino di quelli che pungono indossato nel deserto a mezzogiorno, ammazza il punitore, anche se quest’ultimo aveva già ricevuto un duro colpo nella storia in cui dava fuoco alla moglie e ai figli appena resuscitati da Hood.
La morte di Castle era una storia coerente, qualcuno nel Dark reign le penne ce le doveva lasciare del resto, e il personaggio arrivava a quel momento dopo alcune ottime storie devastato nello spirito e nella sua folle sete di vendetta che diciamolo, ormai era un po’ stantia per quanto punto essenziale del personaggio.
E ammetto che le ultime frasi dette dal giustiziere col teschio sul petto, antieroe che seguo con affetto da quando ero un ragazzino, mi hanno anche commosso.

Eccoci quindi a Frankencastle, ossia la svolta horror della serie.
Il punitore, fatto a pezzi, viene resuscitato da Morbius per farne una specie di creatura di Frankenstein da mettere a difesa della città dei mostri.

Partiamo da Morbius, mi permetto questa parentesi.
Io a Morbius il vampiro vivente, gli voglio bene. Penso sia stato uno dei primi personaggi Marvel a cui mi sono affezionato da ragazzino, ricordo ancora quando riuscii a recuperare i 6 albetti pubblicati negli anni ’90 dalla Comic art in una fumetteria. Li ho letti e riletti una marea di volte, sgualciti, e ho maledetto più divinità cristiane e non quando smisero di pubblicarlo.
Impazzivo per questo personaggio tormentato, un mostro assetato di sangue che però non aveva perso il suo lato umano e la sua intelligenza, e odiavo l’Uomo ragno per come osteggiava i suoi tentativi di ritornare normale.
Morbius era, almeno negli anni ’90, un personaggio ganzissimo.
Il Morbius che troviamo in Frankencastle invece è un goffo dottorino che non ne azzecca una, e vederlo al suo ritorno su una testata importante ridotto a una macchietta mi ha dato parecchio fastidio.

Ma perché i mostri, con gente come il già citato Morbius o Licantropus, o il prete di fuoco che fa parecchio brutto, han bisogno di Castle per difendersi?
Ma ovvio no? Perché li attaccano i Giapponesi! Un po’ come le balene.
I giapponesi sono scemi, e mentre in America i supereroi si menavano con gente come il Teschio rosso, l’Uomo talpa e Venom, loro avevano il problema dei Godzilla.
Quindi vanno a tirar fuori dal limbo una specie di crucco proto-nazista uomo-macchina che ce l’ha a morte coi mostroni cattivoni e che è stato segregato in questa specie di dimensione parallela mentre combatteva contro Dracula.
Ecco, questa dei giapponesi, per quanto in una storia a fumetti umoristica, volutamente eccessiva, è una cagata pazzesca, senza se e senza ma.
Non si può obbiettare nulla, è una stronzata come raramente ne ho lette, davvero.

Se avete letto fino a qua starete pensando “allora secondo lui Frankencastle è una schifezza e posso lasciarlo sugli scaffali o in edicola”. No.
Frankencastle non è una schifezza, è una storiella, piena di puttanate e con qualche strafalcione, con parti, come quella dei giapponesi, scritte coi piedi, con personaggi snaturati e un nuovo punitore che senza andare a scomodare Ennis mi fa davvero rimpiangere quello degli anni ’90 e le sue storie semplici coi fucili che fanno “buddabuddabudda”, però è anche una storiella divertente, disegnata in maniera divina.
Le pagine di questo volume scorrono a velocità supersonica, e il supercattivo è anche notevole, particolarmente per le sue similitudini con la vecchia guerra di Frank Castle al crimine. Remender ci sa fare, è un coatto con la passione per l’horror, e qua può sbizzarrirsi anche se a volte pigia troppo sull’acceleratore.
Volevo parlarne male a tutti i costi di Frankencastle, un po’ ci sono riuscito, ma non posso negare di essermi divertito a leggere queste pagine e a ritrovarci, anche se fatto a pezzi e ricostruito alla meno peggio, quell’adorabile psicopatico pluriomicida del Punitore. Perché anche se trasformato in mostro Frank Castle è sempre lui. Leggere per credere (anche se il Frankie di Carletto e i mostri è molto meglio).


Questo non è un fumetto di supereroi

ottobre 6, 2010

Finalmente ho letto il seguito di “Marvels”, ossia la seconda parte di quella che è una delle storie più belle, meglio disegnate, più amate e ristampate tra quelle prodotte dalla casa delle idee.
Non sapete di cosa parlo? Che cazzo ci fate qui?

Comunque finalmente ho letto “Marvels l’occhio della fotocamera”, recentemente stampata anche in Italia in un unico volume e scritta nuovamente da Kurt Busiek. Purtroppo manca Alex Ross ai disegni, sostituito da un buon Jay Anacleto bravo, ma neanche lontanamente accostabile al suo predecessore.

Detto questo paliamo della storia. A farla breve, è bellissima!
Sinceramente non mi aspettavo grandi cose da questo volume, un po’ per scetticismo, un po’ perché normalmente i seguiti lasciano a desiderare, e invece devo fare ammenda e liberare un gran elogio di quest’opera.

Come scrivo nel titolo questo non è un fumetto di supereroi, ed ogni pagina sembra urlarlo. A differenze di “Marvels”, ossia la storia dei tizi in calzamaglia dalla golden age agli anni ’80 vista attraverso gli occhi di un fotografo, qua il potagonista è il fotografo stesso, non più semplice spettatore.
Si, i supereroi ci sono, ma sono lo sfondo, e se nel primo capitolo Phil Sheldon si limitava a raccontare gli eroi, qua ci racconta Phil Sheldon stesso, ed è una storia bellissima. Tanto che a questo punto i paragoni tra “Marvels” e “Marvels l’occhio della fotocamera” si interompono, sono due storie legate, ma totalmente diverse.

Phil Sheldon, all’apice della notorietà per il libro che raccoglie le sue foto fatte negli anni ai supereroi, inizia a lavoare a una nuova pubblicazione, ma proprio mentre inizia a farsi domande sul lato oscuro di personaggi come l’uomo ragno o gli x-men gli viene diagnosticato un tumore ai polmoni. Da qua in poi entra in gioco la lotta per la vita, la foga di lasciare qualcosa al prossimo e al mondo intero, la necessità di una riflessione sul suo rapporto con gli esseri superiori, sui media e ancora di più con la sua vita e la sua famiglia.
“Marvels l’occhio della fotocamera” non è più una cronaca appassionata e inedita, è la storia di un uomo, ed è affascinante, commovente, appassionante.

Non mi metto a cercare battute ne a scrivere qualche cavolata in quest’articolo, mi limito a consigliarvi questo volume. Sempre che pensiate di poter apprezzare un fumetto su un uomo comune, o forse a suo modo saprà essere anche lui un eroe?