Io volevo parlarvi del Capitan America di Mark Waid…

Io volevo parlarvi del Capitan America di Mark Waid. Ma tipo che son due mesi che provo a scrivere l’articolo e mi esce un pattume incredibile di farneticazioni.
Prendiamo la partenza dell’articolo. A furia di riscriverlo partendo dal film dedicato al capitano a stelle e strisce mi avvicino sempre di più al momento in cui lo daranno in prima tv su canale 5.
Perché il film di Capitan America è bello, e questo l’abbiam già detto. Ed è bello perché ci riporta a quel fumetto di sganassoni e intrecci narrativi che negli anni novanta usciva dalla penna di Mark Waid.
Poi avrei parlato di come non tutto il mondo Marvel degli anni novanta era da buttare, la rinascita degli eroi, il ragno rosso e simili sono una merda senza eguali, e questo è un dato di fatto, ma il Capitan America di Waid era una figata, e avrei scritto come la nostalgia degli anni novanta mi fa sentire vecchio lanciandomi in qualcosa di molto sconclusionato sulla figura tragica di Mauro Repetto e sulla sua parabola discendente.
Tutto per arrivare a consigliarvi l’acquisto di “Capitan America – Operazione rinascita”, saga meravigliosa da poco ripubliccata in volumone, e ancora di più il ritorno di Waid attuale alle storie di Steve Rogers con quella specie di splendido What if che è “Capitan America – Man out of time” che sta venendo pubblicato su “I Vendicatori la leggenda” da tre mesi e che vede in maniera anche abbastanza gonza Capitan America svegliarsi nel mondo di oggi.

Volevo fare questo, scrivere questo articolo e dilungarmi su tutte queste cose. Ma mi usciva sempre qualcosa di cagosissimo e quindi vi parlo dei nuovi Thunderbolts.

I Thunderbolts dell’era “Heroic age” sono guidati da Luke Cage, uno dei miei tamarri preferiti, e hanno tra le loro fila membri del calibro del Fenomeno e Crossbones, quindi sono ancora più tamarri. Ma più che altro danno spazio a un grandissimo dell’universo Marvel, ossia l’Uomo Cosa, la versione tarocca di Swamp thing.
Il fantastico paludone (non scrivo paludoso perché mi viene troppo da pensare al personaggio di Simon the sorcerer e rido nerdicamente da solo come un idiota per un’ilarità di cui io stesso mi vergogno) ricopre in questa serie il bellissimo ruolo di veicolo a sbafo per la squadra grazie alla sua abilità di teletrasporto. E basta.

Non solo le storie sono allo stesso livello di tutte le avventure recenti dei Thunderbolts, non solo c’è l’uomo cosa, ma c’è anche, nel volume appena pubblicato in Italia, una bellissima storia sulle origini del Fantasma il cui significato è “non fate mai, e quando dico mai intendo mai, incazzare un nerd con della figa!”.

Quindi se non sapete cosa leggere ultimamente non limitatevi ai classiconi di Mark Waid, o al suo bellissimo ritorno alle storie di Capitan America, ma gustatevi anche questi Thunderbolts. E se non vi basta il fatto che io volevo parlarvi di una saga storica e son finito a parlarvi dell’Uomo cosa usato come mezzo di trasporto non saprei che altro aggiungervi.

2 risposte a Io volevo parlarvi del Capitan America di Mark Waid…

  1. […] Come già mi è capitato di dire su queste pagine dell’internet ho un debole per i mostroni paludosi dalla scarsa igiene personale ma dalle belle storie, e la cosa della palude sceneggiata dal maestro inglese è sicuramente l’esempio più noto e importante di questa tipologia di personaggi. […]

  2. […] parlo su queste pagine dei Thunderbolts da quando erano stati dati in mano a Luke Cage come padre-padrone della squadra, una “stagione” del gruppo variabile di criminali al soldo […]

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