Del perchè non leggerò Avengers Vs X-men

settembre 28, 2012

Lo so che sperate che io o i miei soci ci sorbiamo l’ennesimo maxi-evento marvel per poi sfotterlo su queste pagine, ma almeno per quanto mi riguarda me ne terrò ben lontano.

Il primo motivo è che ho già giocato a questo:

quindi questa Avengers vs X-men non mi darebbe grandi sorpresone.*
E lo so che qualche mese fa “salvavo” Fear itself perchè c’erano dei pestaggi tra supereroi ganzi, ma qua si esagera.

Il secondo motivo è che non ho assolutamente voglia di spendere i miei soldini per una cosa simile. Tralaltro mi sono casualmente imbattuto in quello che penso sia il finale della serie appena uscito negli Usa e lo trovo il colpo di scena conclusivo meno colpo di scena di sempre.

Se volete ve lo racconto senza averlo letto però.

*Così come ho già giocato ai tempi anche a “Marvel Superheroes” della Capcom, ma il video postato mi sembra abbastanza a tema e non ho più voglia di sbattemri su youtube.

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Letture da ombrellone #3: Passano gli anni, i mesi e se li conti anche i minuti, ed ecco che esce il finale di “The Twelve”

settembre 26, 2012

Vi ricordate di “The twelve”? Ve ne avevamo parlato su queste pagine. Si tratta di una serie splendida di Straczynski uscita un bel po’ di anni fa che raccontava di dodici supereroi della golden age che si ritrovavano nel mondo di oggi.
Io me la ricordavo, però me la son dovuta rileggere dato che per dare un finale alla storia abbiamo dovuto aspettare fino a quest’estate. Vi assicuro però che non è stato assolutamente un peso, il tono malinconico e aspro di quei primi sei episodi non perde neanche alle letture successive il suo smalto.

Ahimè lo splendore di quella prima parte si va un po’ a perdere in questa conclusione che porta la storia verso un’atmosfera alla Agatha Christie in cui quelli ancora vivi fra i dodici supertizi rimasti si chiudono in una stanza finchè non esce chi di loro ha fatto lo stronzo andando in giro a scannare gente con tanto di spiegone finale.
A questo vanno ad aggiungersi alcune storie/genesi di personaggi rimaste in sospeso dal primo volume e liquidate in quattro e quattrotto con quattro belinate a caso. So benissimo che erano ininfluenti rispetto alla trama centrale di quello che è un raro esempio di fumetto corale ben riuscito, ma la storia della prima vedova nera e ancora di più del tizio fiammeggiante sono delle vere e proprie cialtronate.

Nonostante ciò questo volume è ben lontano dal far cagare. Pur perdendo un po’ di quella algida e cinica mestizia con cui Stracoso aveva presentato i vari personaggi nel primo volume, il finale di “The twelve” è libero dal maccccosa, particolarmente considerando che per quanto spesso sia ricoperto di incensi e allori quest’uomo è l’artefice della strada che ha portato spiderman verso one more day, e una storia come “The other” con tutte quelle puttanate sul totem ragnesco è una delle peggiori porcherie lette nel nuovo secolo.

Dopo tutti questi anni d’attesa magari era normale aspettarsi qualcosa di più per chiudere una miniserie iniziata, sviluppata e scritta così bene, ma comunque non ci si incazza, ed è già un risultato mica da ridere in tempi come questi.


Letture da ombrellone #2 – L’annosa questione dell’opera minore

settembre 26, 2012

Quoto un mio commento al post che ho scritto qualche mese fa su “Superior” (che ho finito di leggere e anche senza essere una pietra miliare della storia del fumetto m’è garbato) per lanciare l’argomento del giorno:

“Eccallà. questo è un punto su cui vorrei arrivare e su cui medito da qualche giorno di scrivere qualcosa.
ci sono fior di autoroni che producono a manetta, spesso cose medie, a volte ciofeche e così via.
penso poi che stia ai singoli lettori apprezzarne alcune a scapito di altre.
stando su millar magari a chi è piaciuto kick ass ha fatto cagarissimo superior.
o andando su ennis qualcuno può aver adorato pro o crossed e disprazzato wormwood o viceversa.”

Con molti sceneggiatori di fumetti viene sempre immediato il collegamento mentale con le loro opere più famose.
Dici Alan Moore e pensi a Watchmen, V for Vendetta, From Hell, con Grant Morrison penso subito a Invisibles o alle sue storie di Batman, Gaiman va a braccetto con Sandman.
Eppure di questi autoroni ci sono una miriade di storie più o meno minori di cui ultimamente si riempiono gli scaffali, e che grazie a qualche acquisto e al banco dell’usato della fumetterie ultimamente ho letto qualche esempio.

Uno dei re delle storie “minori” è Warren Ellis, che particolarmente per la Avatar dà libero sfogo a tutte le sue idee. Tra queste m’è capitato tra le mani “Capitan Swing e i pirati elettrici dell’isola delle braci”, la storia di un tizio che nel 1800 ha degli stivali e altri gadget elettrici che usa per combattere il potere coinvolgendo un gruppo di rivoltosi nella sua lotta. Nella sua leggerezza come spunto non sarebbe nemmeno malvagio, ma lo sviluppo sta a zero. Non che io impazzisca per comprarmi una marea di volumi per leggere una storia, sono ben contento quando il tutto si apre, si svolge e si chiude nel giro di un volume, ma almeno che in quel volume succeda qualcosa per appassionarmi che vada al di là di una stereotipata manfrina rivoluzionaria.
Capita quindi anche ai migliori nell’entusiasmo della miriade di idee che gli girano per la testa di tirare fuori storie incomplete o semplicemente brutte.

Sempre in casa Avatar che dando carta bianca a grandi nomi del fumetti li ha portati anche a pubblicare storie più che trascurabili, troviamo un altro prolificone come Garth Ennis e il suo “Wormwood”, il cui protagonista è uno yuppizzato anticristo che fa tutte le cosacce scorrette che piacciono a Ennis nei fumetti e simili. Alcune trovate son carine, come il Gesù nero e lobotomizzato, così come buone sono parecchie battute a sfondo religioso, ma paragonato a un’opera con un soggetto simile come “Chosen”, scritto da Mark Millar quando era agli inizi o alle meraviglie scritte dallo stesso Ennis con una serie a sfondo religioso come “Preacher”, “Wormwood” pare più una storia raffazzonata usata come pretesto per inserirci dentro una marea di (belle) gag di pessimo gusto in puro stile Garth Ennis. L’ho letto qualche mese fa e se mi chiedete cosa ricordo rispondo il papa che fa le peggio zozzate con le suore e non la storia principale sulla fine del mondo.

Però, proprio come Millar in “Chosen” (che se non si fosse capito per me è splendido), il buon Garth riesce a concretizzare la storia breve. Ne è ottimo esempio “Pride and Joy”, thriller di vendetta e amore paterno che non sarà un capolavorone, ma che è scritto un gran bene, ha i marchi di fabbrica dell’autore (personaggi forti, ricordi di guerra…) e si legge che è un piacere.


Letture da ombrellone #1 – Il Devil di Waid potrebbe farmi perdonare alla Marvel tante tante cose brutte

settembre 25, 2012

Bentornati dalle vacanze. Avete letto bei fumetti quest’estate? O cagate pazzesche?
Per quanto mi riguarda entrambi, e qui dalla grigia latveria dove anche d’estate si gira col giubbotto e siamo sempre raffreddati e pieni di moccio proviamo a farci perdonare consigliandovi qualcosa di ganzo (che è talmente poco che non so quante uscite avrà questa rubrica di recupero).
In questi ultimi mesi ci si può lamentare parecchio di casa marvel, le voci che arrivano dall’america, tra (probabilmente) insulse baruffe tra supereroi e nuovi indesiderati punti di partenza, sono brutte brutte, ma nel frattempo si può leggere una serie che non mi galvanizzavo così per un fumetto dai tempi del primo Capitan america di Brubaker.
Sto ovviamente parlando del Devil di Mark Waid.

La nuova gestione del diavolo rosso è una B-O-M-B-I-S-S-I-M-A! Che vorrei scrivervi enorme sullo schermo del pc col pennarello indelebile quanto è bella così la piantate di cazzeggiare sull’internet e vi mettete a leggere e rileggere ogni singola tavola pubblicata.
Waid porta in Devil allegria, gusto, avventura, meraviglia e tutto ciò che si può chiedere a un fumetto. Nulla da dire sulla qualità delle recenti scurissime gestioni del personaggio tra omicidi e galere (anche se Shadowland non m’ha entusiasmato per niente), hanno i loro momenti. Ma leggere le storie di un Matt Murduck così in formissima è uno spasso.
Che tutto sia cambiato verso toni più legati all’intrattenimento del lettore che all’introspezione dell’eroe lo fanno capire da subito i bellissimi disegni di Paolo Rivera, ed è bastata la prima sequenza dell’intrusione di Devil a un matrimonio per farmi commuovere di pura gioia bella.
Se vi siete persi questa delizia recuperatevi i primi numeri usciti, fatevi questo piacere.

Nell’edizione italiana a Devil viene abbinato il nuovo Punitore di Rucka.
E io ci provo e ci riprovo, ma non riesco a capire se mi garba. Ogni volta che penso sia una buona proposta mi contraddico pensando che non succede quasi mai nulla, che il punitore non parla mai e che è troppo un poliziesco… e poi penso che è un buon poliziesco e che la storia è interessante… e che boh. Dovrebbe essere un fumetto su un tizio che spara ai delinquenti senza tante balle, mi riservo di vedere come va avanti, anche se una parte di me apprezza il tentativo di mostrare anche come il punitore arrivi a fare il mazzo ai delinquenti di turno.

Le nuove storie di Ghost rider invece fanno cagare tantissimo. Anche se ci han messo le tette.