Elogio dell’aspettativa malriposta

novembre 28, 2012

Heylà carissimi. Come va?
Qua tutto bene, e con un titolo dal sapore intelligente vi parlo di aspettative malriposte, di quando ci credete tantissimo a qualcosa e invece non vi ritrovate in mano niente.
Tipo quando facevano girare il trailer della puntata di x-files in megatrasmissione serale che sembrava che finalmente Molder si facesse un gran bel limone cun Scully? Ricordate? Erano gli anni novanta e un sacco di gente parlava di questa cosa, che per una settimana a scuola non si parlò d’altro, che ci si metteva daccordo su dove vedere la puntata tutti assieme. Io me lo ricordo, e ricordo anche che poi nella puntata Scully era una sorta di replicante o qualcosa di simile e la puntata era una merda, e dato che era una Scully falsa il super-limone non valeva. Tralaltro Scully era un cesso quindi al baretto dell’fbi a molder l’avranno preso per il culo il doppio. Ti sei becciato una cofana e non era neppure una vera cofana!

E ricordate il crossover dei Simpson con X-files? Stessi anni, stessa attesa. Ma quella fu una gran figata. Gran bella puntata.

Ci sono poi invece dei crossover che poi ti lasciano l’amaro in bocca. Tipo Omega Effect che è uscito questo mese su Devil.
Che quando ho preso l’albo in mano con la copetina bellissima apribile, già mi pregustavo una meraviglia.
Partiamo però dai presupposti.
Devil nella bellissima serie Waid di cui parlavamo qualche tempo fa, ha trovato l’Omega drive, un pezzo di costume dei fantastici 4 usato come hard disk con dentro tutti i peggio segreti delle organizzazioni criminali più pese in circolazione. Un po’ come trovare il modo di sapere cosa c’è dentro i ricordi di Andreotti.
Il Punitore intanto nella serie di Rucka si allea con la marine Rachel Cole in Alves, na manza incazzata come un’ape che gli han seccato marito e famiglia il giorno del suo matrimonio e insieme vogliono spezzare le reni al Consorzio, un’organizzazione criminale.
L’Uomo ragno non so cosa faccia ultimamente.

Beh, ecco i protagonisti del crossoverone e dove erano rimasto.
Ora, io avessi una roba come l'Omega drive in mano andrei dai vari supereroi più cazzuti del paese e vedrei di fare un mazzo tanto alle organizzazioni criminali e chiuderla li. Devil invece lo usa con parsimonia per tenerli per le palle e farli scannare tra di loro, ma io sono uno smidollato mentre Devil è un ganzo, quindi ci sta.
In questo crossover sarebbe dovuto succedere qualcosa di grosso legato all'omega drive, e invece niente. Senza un apprezzabile motivo (un realmente apprezabile motivo) decidono di distruggerlo, poi fan dei casini, della caciara e non distruggono un cazzo di niente e son tutti amici come prima. Basta. Finito.

E ve lo spoilero e non mi interessa. La trama principale non è il motivo per cui dovete leggere quest'albo. Il motivo per leggerlo sono i disegni di Checchetto che sono uno splendore, e come viene sviluppata la figura di Rachel Cole in Alves, marine incazzata e ganzissima nuova punitrice, un personaggio nuovo, non originalissimo, ma che mi piace un bel po'. Però leggere qualcosa di così inutile rode un po', particolarmente in questo periodo di "NULLA SARA' PIU' COME PRIMA!!!!!!!", per una volta che lo volevo…

A proposito, avete letto cosa sta succedendo all'uomo ragno nelle storie in pubblicazione in questi giorni negli Usa? Ne parliamo?

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“Che ce frega der photoshoppe, noi ci abbiamo il paint che scalpita”

novembre 12, 2012

Qui a Latveria avremo un tiranno, anzi, abbiamo un gran brav’uomo a governare. Un pezzo di pane. Ma voi in Italia state nella merda proprio.

Avete visto che scempio lo spot per le primarie del Pd coi fantastici quattro?
Va che bella robina di photoshop, che io di grafica ci capisco meno di uno che non ne capisce un cazzo, ma sta roba pare fatta col paint da bendati:

Io non vi linko il sito del partito, ma sappiate che svetta in home page.
Sul sito del corriere della sera c’è pure la descrizione dei candidati equiparandoli ai fantastici 4: leggete qua.

Forse era meglio quando ci facevano vedere zia may che si faceva fiondare.

Chissà se il pd ha chiesto permessi e diritti di utilizzo di marchi e personaggi…



Il Babbeo del Giorno #24: Clock King!

novembre 8, 2012

Salve amici Latveriani, quest’oggi torniamo ai villain batmaniani, che come abbiamo visto più volte è una riserva di talenti dell’idiozia veramente inesauribile e lo facciamo con un babbeo abbastanza classico: Clock King!

“che duro quando ti indica a casaccio!”

Vero Nome: William Tockman

Genesi del personaggio: Nasce su World’s Finest Comics #111 dell’Agosto 1960 , originariamente come nemico di Freccia Verde.

Tockman è un uomo che si prende cura di una sorella molto malata. Un giorno dal dottore scopre che lui è ben più malato di lei: secondo le analisi gli rimangano infatti circa sei mesi di vita. Allora, preoccupato per l’avvenire della sorella che non aveva di che pagare le cure mediche, decide di rapinare una banca.

Facendo affidamento sulla sua eccezionale mente analitica e predisposizione per il calcolo del tempo congegna un piano perfetto, preciso al millimetro e al secondo… Se non fosse per un allarme silenzioso di cui ignorava l’esistenza e che lo fa arrestare da Freccia Verde. Una volta in galera non solo sua sorella muore perchè impossibilitata a curarsi ma, per ironia del destino, scopre anche che lui non è affatto malato: si trattò infatti di uno scambio di analisi. Ed è qui che a William Tockman, giustamente, rode il culo molto forte e giura vendetta contro Freccia Verde, diventando Clock King.

Fondamentalmente, per farla semplice, è una vittima del sistema sanitario americano e della dabbenaggine dei suoi medici.

Negli anni sposterà il suo raggio d’azione prima contro batman poi contro i Teen Titans, entrando anche nella Suicide Squad assieme con Cluemaster.

Aspetto: ne ha avuti vari ma lo amiamo ricordare con una tuta piena di orologi, delle braghe verde vomito coordinate col mantello e una maschera-orologio ferma sulle 2 meno 10. Decisamente uno sfoggio di costumismo importante, quindi scegliamo questo outfit qua.

Poteri: Eh, stando al mio Who’s Who della DC Clock King è un “discreto atleta ma non ha poteri o abilità speciali”, impressionante eh?

Fondamentalmente la sua caratteristica è la minuziosa preparazione al millesimo di secondo dei suoi piani criminali per i quali spesso utilizza congegni ad orologeria. È un pignolo fissato con gli orologi e vestito veramente male; credo che sia questo il profilo che circola nei commissariati di polizia.

La fine: Con alterni restyling, morti presunte, eredi non ufficiali e ritorni inattesi Clock Man è ancora in giro a fare bella mostra della sua fesseria.

BONUS!

Colck King, col suo primo costume, appare come cattivo in un episodio del Batman degli anni ’60.


Come Eravamo #16

novembre 5, 2012

Come eravamo? Eravamo chic, chiccosissimi!

Prima dell’idea di Corporate Merchandise e Branding le cose erano più alla buona da noi e persino in America. In ambito fumettistico la prima grossa distribuzione di gadgets inizia in USA nei tardi anni ’60, per esplodere definitivamente negli anni ’70. Il centro di questa rivoluzione commerciale, che vedeva bambini e adolescenti al centro di un marketing nuovo, erano principalmente le T-Shirt decorate, decorate con tutto: dagli eroi della musica agli slogan, dai personaggi sugli hot-rod di Rat Fink fino ai supereroi ovviamente.

Un originale trasferibile a calore di Spider-Man del 1971

Il processo serigrafico per stampare su tessuti ovviamente esisteva ma il grosso della produzione di T-Shirt era riservato al bizzarro procedimento dell’ iron-on, ovvero dei trasferibili a calore. Si ordinava il trasferibile sulle riviste scegliendo un catalogo (un po’ come quelli dei gadgets improbabili in fondo alle riviste tipo gli occhiali a raggi X), ti arrivava a casa e mamma te lo stirava sulla tua magliettina bella pulita col ferro da stiro. Alle volte si poteva ordinare la maglia già con il trasferibile applicato, potevi scegliere colore e modello della maglietta e a volte (come nel caso della Marvel) ti arrivava pure un set di lettere trasferibili per personalizzare la tua maglietta col tuo nome.

Un catalogo dalle pagine Marvel, in basso a sinistra si declama la personalizzabilità

L’economicità del prodotto, la sua facilità di produzione (non serve fare una tiratura di t-shirt ma una ben più economica tiratura di fogli trasferibili), il suo appeal presso una fascia di età & tipologia di utenza pressochè illimitata e la sua facilità di vendita (problemi di dimensioni e peso inesistenti) resero in pochi anni il business dei trasferibili colossale e, per una ventina di anni imperversarono ovunque, anche da noi e anche come gadgets allegati a riviste e prodotti di consumo… Poco importava alla fine di una caratteristica fondamentale: la durevolezza.

Trasferibili allegati in omaggio a ricariche per quaderni

Difatti anche se lavati e tenuti con cura, i trasferibili deperiscono inesorabilmente negli anni, sbriciolandosi via lavaggio dopo lavaggio, lasciando a ricordo di se una sorta di sindone del disegno originale!

maglietta Marvel di oggi, design di ieri

Cosa che retrospettivamente esercita un indubbio fascino e che viene oggi riprodotta industrialmente da marchi di abbigliamento come effetto vintage per i loro capi. Addirittura la Marvel stessa produce oggi delle magliette vintage con le riproduzioni già sbiadite dei suoi trasferibili degli anni ’60, un po’ come lo stone-wash per i jeans.

Nei grandi centri commerciali USA sbucarono allora dei chioschi, come quelli per farti riparare le scarpe o duplicare le chiavi, dove catalogo alla mano sceglievi trasferibile, maglietta e eventuale scritta personalizzata e ti veniva fatto sul momento espressamente, i capi assoluti di questo business furono i Roach Studios di Jay Roach, che guarda caso oggi ripropongono il loro catalogo vintage su maglie serigrafate di alta qualità!

uno dei cataloghi di trasferibili dell’epoca della Roach, nella quarta fila sbuca anche Spidey

Chissà quanti di voi hanno una foto d’infanzia con indosso una magliettina con il  nome apposto improbabilmente sopra chissà che personaggio, celebre è in  Bianco Rosso e Verdone  la maglietta del Grande Mazinga con sopra campeggiante un risibile  “Mimmo” che indossa l’omonimo protagonista.

“inchessenso?!”

Oggi il merchandise dei personaggi dei fumetti è un giro di affari colossale, che spesso supera i fatturati dei fumetti stessi e che viene gestito da aziende serissime e con copyrights serratissimi. Ho un amico negli Stati Uniti che lavora per queste cose e mi dice quanto siano strette le linee guida di ogni singolo articolo dalla scelta delle immagini utilizzabili fino ai colori e ai capi. Tutto è mortalmente serio, perchè ci sono i miliardi in ballo… Chi se lo sarebbe immaginato quando a 5 anni aspettavamo in fila al chiosco del Luna Park una maglietta di Batman di dubbia ufficialità ma con il nostro nome sopra?

Anche qua ad oggi, come per tutto quello che riguarda il comicdom che fummo, sembra davvero un altra epoca e un altro pianeta.

Amici Latveriani, in ultimo: se avete foto che vi ritraggono da bambini con magliette dei supereroi fatecele pervenire a latverians at gmail punto com, ne faremo uno Speciale Come Eravamo!


DC Classics : Lanterna Verde

novembre 2, 2012

Dopo la chiusura della Planeta e l’avvento della Lion si temeva un buco nella produzione delle ristampe DC (particolarmente necessarie in Italia dove vanno a colmare lacune pluri-decennali, a volte con serie e personaggi praticamente inediti qui), invece quel versante sembra godere di buona considerazione anche in questo nuovo (ennessimo) nuovo corso dei diritti DC nel nostro paese.

Assieme alle uscite su Batman e Superman, esce anche il volumetto DC Classics dedicato a Lanterna Verde.

Le storie presentate in questo volumetto si situano nella gestione post-O’Neill\Adams, quando il personaggio  in coppia con Freccia Verde toccò il suo apice figurativo e narrativo (e uno dei picchi del fumetto supereroistico classico in generale) e doveva tornare un po’ più nei ranghi, dopo la scorribanda nel mondo reale e nel sociale il pubblico voleva che tornasse l’avventura cosmica e pura alla base della serie. Si tornò quindi a racconti brevi e autoconclusivi, in cui la coppia di eroi affronta avversari e minacce disparate in uno stile classico nella narrazione sempre per opera di O’Neill e che tiene però conto dell’enorme solco grafico lasciato da Neal Adams. Quindi li dove per Batman dopo Adams subentrò Jim Aparo a tenere il mood “adamsiano” con O’Neill qui troviamo Mike Grell, all’epoca però decisamente più giovane e acerbo di Aparo nello svolgere il suo compito.

Sono storie non fondamentali, che “retrocedono” il personaggio dallo stato di culto in cui lo avevano transitato O’Neill e Adams al semplice personaggio d’avventura DC, cosa probabilmente inevitabile ma che comunque fa sentire lo scarto qualitativo dell’operazionein ogni senso. Rimane comunque una lettura piacevole, come del resto il Batman di fine anni ’70 già su Classici DC Planeta e il Brave & The Bold di Aparo sempre su Planeta.

Consigliato quindi ai completisti di Green Lantern\Green Arrow e della DC in generale, ma dato il prezzo del volumetto credo proprio sia quello il mercato di riferimento.

Passando all’oggetto in se invece, possiamo dire che la veste grafica è veramente bruttina, non che la Planeta fosse eccezionale ma qui siamo messi un po’ peggio: un uso di Photoshop che neanche la Play Press negli anni ’90 e purtroppo gran parte del volumetto presenta le storie da scansioni di albi originali e non dalle pellicole per motivi di irreperibilità di queste presumo (certo che però almeno per la copertina un immagine non da scansione potevano mettercela eh), quindi nonostante non sia una colpa direttamente imputabile alla Lion il risultato è comunque visivamente bruttino; speriamo che dai prossimi numeri le pagine da scansione siano sempre di meno. Infine, dopo la dipartita dei magnifici tradutòres iberici, si torna a delle traduzioni in italiano corretto e con punteggiature consone ma latitano un po’ troppo i redazionali, ridotti a poche colonne introduttive: un prodotto così per completisti deve avere più redazionali informativi possibili.

Il prezzo di 14 euro sembra, allo stato delle cose, eccessivamente alto anche contando la buona fattura cartacea del volumetto.


X-Statix, un fumetto che della crisi se ne sbatte le palle

novembre 1, 2012

Avete mai letto X-Statix di Milligan e Allred?
Se la risposta è si, benissimo, sapete di cosa parlo, bene bravi bis. Se la risposta è no, male! Molto male!
All’inizio del nuovo secolo la Marvel diede in mano a Peter Milligan una delle millemila inutili serie mutanti, la X-Force. Invece di limitarsi a fare un facile compitino a casa, Milligan stravolse la serie trasformandola in una critica al sogno della celebrità, ai mass-media, al concetto di mutante colpito da tragedie e presomalismo. I mutanti di X-Statix (la serie a un certo punto cambia direttamente nome) sono stronzi, simpatici come le deiezioni canine sotto le scarpe, un’accozzaglia male assortita di ragazzetti con manie di grandezza le cui azioni sono volte al mero guadagno economico e di fama.

La serie, inutile dirlo a questo punto, è una figata pazzesca. Divertente, dal ritmo serratissimo, e con i disegni pop di Allred che sono una pura meraviglia.
La Panini ha da qualche mese iniziato a ripubblicare tutte le storie di X-Statix in sette bei volumoni di quindici euri l’uno, che per ora io li sto aspettando usati come ho fatto con il primo, ma se siete assai danarosi e la crisi a voi vi fa un baffo, fateli vostri che merita.