Neonomicon, Alan Moore, e i mostroni tantacolosi porcelloni

gennaio 25, 2013

neonomiconNon sono mai stato un grande fan dei manga giapponesi, e ancora meno degli hentai giapponesi, ossia i pornazzi a fumetti prodotti nel sol levante. A entusiasmarmi ancora meno di una cosa che già non mi entusiasma per niente (e sostituite a entusiasmare diversi verbi a voi preferiti nella precedente frase) sono gli hentai in cui ragazzine al limite (se non tranquillamente oltre) il limite della pedofilia vengono violentate da mostroni tentacolosi.

Premesso questo mi appresto a parlarvi del “Neonomicon” di Alan Moore, opera creata dal geniale sceneggiatore britannico per pagare una cartella esattoriale di Equigranbretagna ispirandosi agli scritti lovercraftiani.
Che a Moore ste cose garbino si sapeva già. in quella meraviglia del suo Swamp thing ce n’è a badilate, e qua si sbizzarrisce nel ripresentare mostroni e riti legati al simpatico mondo di Chtulu imbastendo una specie di giallo che parte da un suo vecchio racconto (“Il cortile”) riproposto nella sua versione a fumetti in apertura del volume italiano di Neonomicon pubblicato recentemente dalla Bao.

Che il buon vecchio Alan Moore sappia scrivere fumetti lo sapevamo già. In “Neonomicon” però s’impegna poco, fa il compitino, si legge con gran rapidità, ma lascia ben poco al lettore. Al massimo può piacere a qualche orribile soggettone il fatto che le parti più spinte, praticamente pornografiche, che vedono nel cast anche allegri mostroni lovercraftiani arrapati come adolescenti siano mostrate senza tanti freni, ma personalmente a me questo fa apprezzare ancora meno il volume.

Una lettura abbastanza insipida, nonostante l’accoppiata Moore/miti lovercraftiani potesse dare grandi risultati. Peccato. Ma c’è chi per pagare le cartelle esattoriali fa ben di peggio.

ps: che poi già il volumetto pubblicato per la avatr su quella specie di supercazzola sulla televisione uscito un due anni fa (se non erro) scritto da Mister Alan Moore era cosa assai brutta. Ma ad Alan Moore una lettura gliela si dà sempre, è parlarne male che viene davvero difficile.

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