Garth Ennis e le battaglie perse di Nick Fury

MaxFury1_fid_cover.inddUna stanza d’albergo di infima categoria, un registratore, e un uomo in accappatoio seduto, l’uomo ha una benda sull’occhio e un giorno dirigerà lo Shield. Al suo fianco una bottiglia di champagne e tre puttane che dormono. L’uomo racconta al registratore la sua storia. o meglio, racconta i suoi fallimenti, e i fallimenti di un’intera nazione, la nazione più importante del ventesimo secolo.

Questo è il nuovo Nick Fury di Garth Ennis, e se non l’avete ancora letto, e dopo queste prime righe non avete un istinto feroce a correre nella prima fumetteria a comprarlo mi chiedo come ci siete finiti a leggere questo articolo.
Non è la prima volta che Ennis si cimenta col guercio più famoso dei fumetti, e se al primo tentativo non mi aveva convinto, già raccontandocelo durante la seconda guerra mondiale aveva fatto centro. Nelle storie di questo volume arriviamo alla meraviglia passando dal disastro vietnamita, raccontato come nei migliori film sul tema, al fallimento cubano.
Il Nick Fury che emerge dalle pagine e dai solchi della guerra è il solito duro che si nutre di morti e proiettili, sconfitto, come il suo paese, dai compromessi, dal suo distacco, dalle battutacce da macho che trasudano ganzitudine (meravigliose) che si trasformano in facce sbigottite di fronte all’irreparabile, che sia una battaglia persa o una donna che si allontana.

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