Tutti gli sbadigli di The massive

massiveHeylà gente, come state?

Sono secoli che non ci si legge su queste pagine. Scusateci, ma siamo stati incarcerati nelle miniere di Latveria dopo aver… No dai, semplicemente ognuno per i suoi problemi, scarsa voglia, altri impegni o quant’altro negli scorsi mesi abbiamo veramente trascurato questo blog di giornalini a fumetti.

Personalmente me ne dispiaccio, e spero nei prossimi giorni non solo di parlare di qualche nuova uscita, o di babbei fumettistici o altre gonzate, ma di recuperare anche tutto quello di cui avrei voluto parlarvi negli scorsi mesi e che per i motivi di cui sopra ho invece lasciato marcire nella mia testa bacata. Se qualcuno è rimasto dei vecchi lettori, anche occasionali, a controllare ogni tanto le pagine latveriane, spero che ci perdonino.

 

Oggi però mi dedico all’attualità, perché ieri tornando da lavorare in treno mi sono letto il primo numero di “The massive”, nuova serie Dark Horse pubblicata da Panini.

Volendo la recensione sarebbe facilissima: già quando torno da lavorare e mi devo sorbire un’ora di treno dopo una dura giornata non è che brilli di entusiasmo e vitalità, se poi durante quest’ora mi metto anche a leggere una cosa come “The massive” il rischio di riaprire gli occhi in una stazione sconosciuta ancora più lontana da casa diventa fortissimo.

Il fumetto parla di un mondo post-disastro ambientale in cui le acque si sono alzate sommergendo intere città e un sacco di bestiole sono crepate. In questo scenario si muove un gruppo di abbraccialberi che cerca una nave e se la deve vedere con i pirati siberiani incazzati cercando di non usare violenza (sic).

Ora, a me gli ambientalisti convinti/vegani/estremisti e simili già stanno poco simpatici. Se poi la caratterizzazione è tirata via come in questo primo albo della serie, mi fai affezionare ai tuoi personaggi quanto a un cazzotto nei reni.

Ma non solo sono gli odiosi (per quel poco che ne sappiamo) baciabalene a farmi bocciare totalmente “The Massive”, né il ritmo altamente soporifero di Wood, quanto piuttosto la banalità del disastro ecologico che fa da ambientazione alla storia che pur saccheggiando a mani bassi da “Il mondo sommerso” di Ballard viene raccontato con una mollezza senza pari.

 

Beh siamo tornati. Per parlarvi di un fumetto noiosissimo, da evitare come la peste nonostante l’allettante prezzo lancio del primo numero. Però siamo qua, si spera più spesso.

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One Response to Tutti gli sbadigli di The massive

  1. dino riise ha detto:

    uh, bentornati!

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