Lego movie e i supereroi Dc

febbraio 26, 2014

THE LEGO MOVIESe avete visto anche solo un trailer di “Lego movie”, dalla settimana scorsa nei cinema, sapete che appaiono vari supereroi dc.

Oltre a Batman (che è tra i protagonisti e ha diversi momenti esilaranti, su tutti una certa canzone…) e Wonder woman, ci sono anche Superman e Lanterna verde i cui siparietti sono uno spasso nello spasso.

Gustatevelo che ne vale la pena. Non vi spoilero nulla.


Forte Invincible! Forti i tizi della Salda press!

febbraio 25, 2014

Invincible_1_saldapress-672x1024Io ai tizi della Salda press li capisco e li approvo. Con i diritti di Walking Dead hanno avuto la mega botta di culo e ora giustamente pubblicano tutto il pubblicabile di Kirkman su cui riescono a mettere le mani, e non lo dico solo perché a me la roba di Kirkman piace.

Arriva così nelle edicole e nelle fumetterie la ristampa di “Invincible”, serie superoistica che narra le gesta di un ragazzetto liceale che scopre di avere dei gran bei poteri ereditati dal babbo, e che inizia ad usarli contro vari cattivoni affiancandosi ad altri supereroi.

Che detta così questa serie non sembra nulla di che, ma Kirkman i fumetti li sa scrivere e anche bene, e così come ha fatto con Walking Dead anche qua riesce nel compito di unire i suoi migliori talenti: una caratterizzazione splendida dei personaggi, trame ultracoinvolgenti e capacità di rielaborazione di tutto quello che gli è passato negli anni sottomano e che si rivela pertinente alla causa. Tutto ciò fa di “Invincible” una lettura da seguire più che assolutamente se si amano i supereroi e le belle storie, e con una proposta mensile come questa e a quel prezzo lasciarsela sfuggire sarebbe un po’ da pazzerelli.

 

Detto questo però, se comprate la versione “bonellide” da edicola di “Walking Dead” già sapete quanto riescono ad essere insulsi e irritanti gli editoriali scritti dai tizi della Salda press, una perfetta unione tra la supponenza (vedi l’attacco gratuito e non troppo velate al recchioniano “Orfani”), l’inutilità (davvero qualche lettore ha partecipato al crowdfounding per un disco di un tizio amico loro – credo- lanciato qualche mese fa?) e il fastidio più totale-globale di leggere quelle enormi puttanate scritte in terza persona. Ormai ammetto che leggo quelle righe solo per vedere quanto riescono a sbocchinarsi da soli e riderci sopra, perché alla fine chi se ne frega, il fumetto è una meraviglia.

Lo stesso vale per “Invincible”, dove a partire dal lancio pubblicitario si è puntato tutto sullo slogan e il concetto di “Tornerete ad amare i fumetti di supereroi” che è d’un fastidioso unico, come se tutti i lettori di fumetti ormai da anni odiassero le varie uscite marvel o dc e avessero bisogno di questo albo per tornare ad apprezzare Batman o Iron man, e parliamo del resto di un fumetto che ha iniziato la sua vita editoriale nel 2002, quindi più di dieci anni fa. Adesso ci troviamo invece in un periodo in cui i tizi in calzamaglia sono quelli che portano il maggior numero di gente al cinema, quindi non sarà certo un’uscita a fumetti come questa a far avvicinare nuova gente al mondo dei nostri eroi con le mutande sopra le braghe.

Peccato che i tizi della Salda Press facciano di tutto per rendersi insopportabili con questi proclami, perché la loro offerta anche se praticamente monotematica è notevole, sia come interesse che come rapporto qualità/prezzo. Che siate infastiditi anche voi, o che ve ne freghi meno di uno a cui non frega un cazzo (che tanto gli editoriali li leggiamo solo noi disgraziati che teniamo due ore di treno al giorno da far passare per andare a lavorare), beh date una possibilità a “Invincible” che è un gran bel fumetto, anche per noi che i supereroi li abbiamo sempre amati e continueremo a farlo a prescindere.


Cose brutte e cose belle sul fronte cinematografoso

febbraio 20, 2014

Questi sono gli interpreti del reboot dei Fantastici 4:

First-FamilyChe io ci speravo, e forse ancora un po’ ci spero, che questo nuovo film in cantiere cancelli dalla mia memoria l’orrore delle pellicole finora dedicate al fantastico quartetto, ma qua ogni giorno che passa si smontano le mie aspettative con la delicatezza di un calcio nei denti.

E mi stupisco che per ora tutti i timori si concentrino sulla negritudine di quello che dovrebbe essere la torcia e sull’annuncio (effettivamente shockante) che sua maestà Victor Von Doom sarà di sesso femminile che qua a Latveria non se ne può parlare, e in pochi provino lo stesso disgusto che colpisce me a guardare la faccia di cazzo del tizio che dovrebbe interpretare Reed Richards.

Ma grazie a dio c’è anche una bombissima come il trailer dei guardiani della galassia:

e da queste prime scene pare che sia stato fatto tutto giusto, divertimento, gonzate e scene ganassa come se piovessero e John C. Reilly come valore aggiunto.


Compagno Jack Cross a rapporto

febbraio 11, 2014

jack_crossQualche tempo fa discorrevo su queste pagine di come alcuni grandi autori sfornino lavori a ciclo continuo con risultati spesso altalenanti, ma mi dimenticavo (forse, non so, non ho voglia di andarmi a rileggere i miei deliri di qualche mese o anno fa) che ci sono casi in cui arrivati alla fine di queste storie la prima impressione è sempre “Ma perché cazzo non ne hanno fatto una serie più lunga? Pagherei parecchio per leggere ogni mese nuove avventure di questo tizio!”.

Con “Jack Cross” del sempre prolifico Warren Ellis questa domanda mi è sorta forse ancora più forte che in altre occasioni.

In pratica il volume parla di questo tizio che è tipo un agente segreto megacazzuto freelance che deve sventare un bel casino interno alla sicurezza nazionale americana, farcendo il tutto ben bene di critica alla gestione del casino terroristico post-11 settembre. Che detta così sembra un po’ una roba già vista e rivista, ma il buon Warren Ellis crea un personaggio che sembra un mix tra Jack Bauer e la parte più politica e piacevolmente di sinistra di Spider Jerusalem che funziona alla stragrande, anche grazie alla trama che viaggia su binari dalla velocità scellerata.

A far spiccare “Jack Cross” nella moltitudine di miniserie scritte da Ellis è la capacità di unire le caratteristiche migliori delle opere di questo sceneggiatore esattamente nel suo protagonista: un tizio tosto che più tosto non si può capace di compiere atti di violenza estremi per il bene degli abitanti del suo paese, ma sempre con il pensiero al buon vecchio “mondo migliore”, e la lettura diventa entusiasmante.

Ennesima ottima prova di un grandissimo autore, ed ennesimo personaggio se non memorabile sicuramente perfettamente riuscito per una lettura da lunedì sera perfetta, e che ben si presterebbe a essere replicata.


Giochi elastici

febbraio 10, 2014

marvelQualche tempo fa sono venuto in possesso di una Nintendo wii con una caterva di giochi e tra questi c’è un vero e proprio piccolo capolavoro della schifezza. Sto parlando di “Marvel Super Heroes Grand Master Challenge 3d”.

Non penso sia tanto complicato fare un gioco non dico splendido, e nemmeno un capolavorone, ma almeno passabile, o semplicemente divertente, avendo a disposizione i personaggi della Marvel. Come dicevo anni fa parlando di “Batman Arkham Asylum” l’unico tentativo era stato quella noia di “Marvel la grande alleanza”, sulla carta fighissimo (una specie di action gdr con una caterva di personaggi marvel utilizzabili? Eccovi i miei soldi!) ma che a conti fatti si rivelava “un gioco dove premere tante volte x” appesantito da una trama terrificante elaborata totalmente a casaccio per infilarci più supercattivi possibile.

La wii invece è una consolle che dopo nemmeno un giorno di utilizzo rende palese il suo unico scopo: “piattaforma per giochi gonzi, possibilmente da giocare in compagnia”, e in questo è impareggiabile. Secondariamente è la meglio piattaforma per proporre i buoni vecchi platform, ossia i giochilli in cui si deve saltare, uccidere o dare tanti antipatici epiteti a Gesù, ai suoi genitori e a patroni vari.

Ora non penso ci volesse molto a fare un bel platform con i supereroi marvel, volendo. Con Spiderman sulla prima playstation c’erano riusciti (e suppongo che ci siano riusciti anche col gioco Lego, che normalmente son parecchio divertenti, ma non avendoci giocato non mi esprimo).

E invece niente, “Marvel Super Heroes Grand Master Challenge 3d” prova ad essere una specie di “Mario party” con risultati più che vergognosi. In pratica abbiamo questo megatizio spaziale, tale Master Challenge, che prende Spiderman, Wolverine, Capitan America, Iron Man e Thor e si diletta a usarli come pedine in un noiosissimo gioco dell’oca. Su alcune caselle appare Nova che aiuta gli eroi, su altre ci sono dei minigiochi, o meglio l’unico minigioco, in cui in pratica basta muoversi a caso per 10 secondi e si vince sempre.

A volte si può beccare qualche cattivo tipo il teschio rosso o il Dr.Destino e bisogna fare esattamente come negli altri minigiochi, ma tutti insieme. La cosa divertente è che per quanto ti dica di fare movimenti per saltare, sparare, andare da una parte o dall’altra, ho avuto la chiara sensazione che qualsiasi spostamento facessi fare al mio controller avrei ottenuto ugualmente un ottimo risultato.

61147420101101640screenSe la parte action è terribile, la parte da tavolo è peggio, particolarmente per gli interventi forzati e inutili del “cattivo” e dei vari comprimari, rappresentati da un disegnetto con didascalia al fianco che fa tanto giochino anni ’90, andando inoltre a influire su sfibranti attese infinite tra un turno e l’altro che portano il noiometro e livelli difficilmente raggiunti nella storia.

A questa spalata di merda su un prodotto oggettivamente orribile mi si potrebbe obbiettare “a ‘mbecille, non te la sei data che è un gioco per mocciosi?”. Ovviamente si, e le maschere 3d da indossare durante il gioco dovrebbero suggerire qualcosa a proposito, ma io personalmente sono stato bambino negli anni ’90 e giocavo durissimo ai videogiochi. A 9 anni conoscevo ogni angolo di Super mario bros, e prima ancora lasciavamo caricare lo spectrum per 40 minuti per poter giocare a “Ghost ‘n goblins”, e questi sono solo due esempi di cose che giocavo da bambino e che ancora adesso sono meraviglie su cui perdere ore e ore di tempo. E “new zeland story” o “Raimbow island” erano giochi facili? Ma per niente proprio, e nonostante tutto il loro aspetto pacioccoso. Non ho molta esperienza con i bambini di oggi, ma chi ha pensato questo videogame per loro credo li consideri affetti da gravi problemi non solo psicomotori, ma anche ai geni che determinano il loro divertimento.

In conclusione ho buttato via dieci minuti di tempo della mia vita, ma ho un nuovo contendente per la dura lotta volta ad accaparrarsi il titolo di peggior videogioco di tutti i tempi.


Una saga a fumetti quale simbolo dell’ascesa e del crollo di un grande autore

febbraio 4, 2014

Recentemente quelle persone altamente rispettabili della bao hanno pubblicato (o ripubblicato che dir si voglia) tutto il pubblicabile de “La lega degli straordinari gentlemen”, ne ho approfittato quindi per recuperare una serie che, ahimè, non avevo mai letto. Mi appresto però a vederla e a scriverne in un’ottica d’insieme che mi porterà a fare qualche riflessione sul signor Alan Moore e sulla sua opera, mettendo però le mani avanti sul fatto che della produzione recente del bardo di Northampton ho tralasciato parecchie cose (come “Promethea” o “Tom Strong”) che sinceramente mi attiravano meno dell’ennesimo maxievento Marvel.

lega1Parte 1: Il primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen”, qualcosa di bellissimo

Penso che la maggior parte di voi conosca, abbia letto e amato quest’opera. Il primo volume di questa serie merita ogni lode e ogni fama acquistata in questi anni, e sul film che ne era stato “liberamente tratto” dirò solo che era, senza tanti giri di parole, una merda (e ne abbiamo pure già parlato su queste pagine).
Le avventure dei straordinari gentlemen iniziano alla grandissima, in un’opera che unisce alcuni dei più noti personaggi della letteratura vittoriana in un’avventura strabiliante.

Intermezzo alla parte 1: Recentemente ha fatto discutere parecchio una invettiva del signor Alan Moore contro i supereroi, i blockbusteroni sui supereroi e il pubblico di questi ultimi. Che l’autore non tratti veri e propri supereroi da parecchi anni è palese e verissimo, e sul fatto che ci abbia abbondantemente mangiato sinceramente non sono propriamente affari miei, detto questo però i personaggi della lega sono, in maniera abbastanza plateale, praticamente dei supereroi. Solo che nascono dalle penne di grandi scrittori dell’ottocento invece che dalle pagine dei giornalini a fumetti del secolo successivo.
Quindi a farla breve caro Alan Moore non te la menare tanto, che di supereroi hai continuato a scrivere, anche se non erano Batman o il Dr.Manhattan.

Nel primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” vediamo i nostri eroi, ossia Allan Quatermain, Mina Murray, l’uomo invisibile, il capitano Nemo e Jeckyll/Hyde scontrarsi con vari maestri del crimine inglesi in un’ambientazione tra lo storico e lo steampunk ricostruita in maniera impeccabile, tra segreti e sotterfugi, misteri e macchinazioni, potere e povertà.
La prima meraviglia di quest’opera sta nella ri-costruzione dei personaggi, splendidi nella loro faccia eroica così come nel bellissima sgradevolezza che caratterizza ogni membro di questa formazione. Quindi oltre a far si che i personaggi rispecchino fedelmente una eventuale evoluzione successiva alla conclusione del romanzo che gli ha dato vita, Moore riesce a incrementarne sia le caratteristiche eroiche che gli aspetti più sordidi, dando un nuovo fascino a personaggi che già ne erano ben dotati.
La seconda meraviglia è la scrittura di Moore, la capacità di elaborare una storia avventurosa e appassionante, creando l’ennesima “opera senza tempo” capace di ipnotizzare il lettore dalla prima all’ultima pagina grazie a un’azione sempre serrata e un uso perfetto dei colpi di scena e delle svolte narrative.
Non mi dilungo oltre. Il primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” è un capolavoro, che ben si colloca insieme agli altri capolavori scritti da quel geniaccio di Alan Moore.

lega2Parte 2: Il secondo volume de “La lega degli straordinari gentlemen”, qualcosa di nuovamente bellissimo

Se nel primo volume abbiamo una storia corale che fa da omaggio a sua volte corale al romanzo d’avventura vittoriana, nel secondo volume l’omaggio si concentra su un unico scrittore, ossia quel fenomeno di H.G.Wells.
Sono l’unico che da pischello, partendo dall’essere un lettore sfegatato di Dylan Dog, ha saccheggiato ripetutamente la biblioteca cittadina per recuperare tutti i classici della letteratura fantastica?
Spero e penso di no. Ma tra tutti i libri letti a quei tempi, quelli che amavo di più erano guarda caso proprio quelli di H.G.Wells. Quindi facile collegare come abbia amato questo secondo volume della lega praticamente quanto ho amato il primo.
In questo volume Moore si diverte a mettere i suoi personaggi in una situazione disperata, molto più estrema di quella affrontata nel primo volume, schierando degli antagonisti alieni spietati e potenti. Ad essere però ancora più estrema è la caratterizzazione dei protagonisti, e se da un lato viene portata all’estremo l’infamia dell’uomo invisibile, dall’altro assistiamo alla meravigliosa trasformazione di Hyde in una malata forma spietata di bontà, a voler fare due esempi.
L’altra meraviglia di questa seconda avventura della lega è la capacità di Moore di creare uno stato di disperazione potentissimo per alcuni dei suoi protagonisti, capaci di provare solo terrore di fronte alla minaccia spaziale in atto, mentre nel frattempo altri personaggi vivono il tutto con un’agghiacciante serenità.
Se il primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” è un capolavoro, avrete capito che per me lo è anche il secondo. Sono due opere molto diverse, ma entrambe dal valore incredibile, frutto di una delle menti più brillanti che si siano mai cimentate con i fumetti (e non solo).

In attesa della terza parte dell’articolo parte 1: Le appendici dei primi due volumi
Come in quasi tutte le grandi opere di Moore anche questi due volumi hanno un vastissimo apparato di note conclusive, racconti, disegni, follie e approfondimenti, e particolarmente nel secondo volume anche nel caso de “La lega degli straordinari gentlemen” sono da leggere gustandosi ogni sfaccettatura nel loro continuo altalenare tra l’interessante e lo spassoso.

In attesa della terza parte dell’articolo parte 2: Io e l’Alan Moore di oggi
Se guardate neanche troppo indietro su queste pagine troverete che non ho un buon rapporto con l’Alan Moore attuale. “Neonomicon” era un compitino mal svolto talmente insipido che mi ricordo a malapena cosa succedeva tra quelle pagine, e quel poco che ricordo mi fa alquanto schifo.
Del Moore moderno poi ho letto una roba uscita per Bd quando pubblicava le robe della Avatar (credo), che mi ha fatto talmente cagare che non mi ricordo manco il titolo, e giuro che l’ho cercato per un dieci minuti buoni su internet senza trovarlo. Fa comunque poca differenza, era un volumetto su un universo-televisione che non sono era un’idea abbastanza trita, ma era una rottura di cazzo micidiale.
Poi ho provato a leggere il primo albo di “Fashion beast”, che mi ha colpito così tanto che ricorso solo che c’era un travone e che si parlava di moda con uno stilista misterioso. Poi boh, ho ricominciato a leggere il retro del Pantene che avevo di fianco (non è vero, al cesso gioco a tetris col game boy).

lega3Parte 3: “La lega degli straordinari gentlemen: Century”

Ricordo ancora quando si parlava di “Before Watchmen” come di una cagata e che “ommmioddio che nessuno osi toccare l’opera di Moore che va lasciata nei nostri fragili ricordi così com’è”. Voi? Beh, che dire quando un autore torna sulla sua opera scrivendo una scemenza come questo volume della lega ambientato nel ‘900?

Il secondo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” aveva un finale perfetto, alcuni personaggi morivano, altri se ne andavano con la morte nel cuore, altri si trovavano inesorabilmente soli, e in tutta la sua amarezza era una conclusione favolosa.
E invece TAC! negli anni Moore ti ritira fuori alcuni personaggi e si inventa alcune storie ambientate nel XX secolo che sono una noia micidiale.
Davvero c’è qualcuno che nel 2013/2014, o comunque dopo il 2000 che ancora si entusiasma a leggere storie lisergiche con il protagonista che prende gli acidi e c’è il concerto nel palco e lui viaggia in mondi pazzissimi?

Questo è solo per fare un esempio. Mina e un ringiovanito Allan Quatermain a cui si uniscono nuovi membri attraversano il ventesimo secolo alla caccia di un mago che vuole risvegliare una specie di anticristo. A farla breve le basi per qualcosa di ganzo ci sarebbero anche, e la prima parte ambientata nel 1910 è pure molto molto ganza, se non fosse che, a mio modesto parere, a partire dagli anni sessanta la storia svacca totalmente in una noiosa accozzaglia di sesso, magia e pippe oniriche. E prova dello svacco è che a partire dal secondo capitolo i protagonisti, la cosiddetta nuova lega del novecento diventa un trio. Certo, la mano di Moore in alcuni casi si nota, come la fine di Allan, ma vi assicuro che ho fatto una fatica pazzesca a finire di leggere questo volume, compresi i noiosi racconti di intermezzo. E non me ne frega niente che la bao abbia (bontà loro) fatto un sito dove indicano tutti i retroscena e i riferimenti del volume, se leggo un fumetto gradirei che fosse tutto reperibile nelle pagine che ho comprato e che sto sfogliando.
Davvero, era dai tempi della serie di “Invisibles” che non facevo una fatica tale a concludere una lettura senza avere il dubbio costante di non capirci un cazzo di quello che stavo leggendo.

E “Black dossier” e il volume (dal prezzo a dir poco criminale) sulla figlia del capitano Nemo? Me ne tengo ben alla larga.