Una saga a fumetti quale simbolo dell’ascesa e del crollo di un grande autore

Recentemente quelle persone altamente rispettabili della bao hanno pubblicato (o ripubblicato che dir si voglia) tutto il pubblicabile de “La lega degli straordinari gentlemen”, ne ho approfittato quindi per recuperare una serie che, ahimè, non avevo mai letto. Mi appresto però a vederla e a scriverne in un’ottica d’insieme che mi porterà a fare qualche riflessione sul signor Alan Moore e sulla sua opera, mettendo però le mani avanti sul fatto che della produzione recente del bardo di Northampton ho tralasciato parecchie cose (come “Promethea” o “Tom Strong”) che sinceramente mi attiravano meno dell’ennesimo maxievento Marvel.

lega1Parte 1: Il primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen”, qualcosa di bellissimo

Penso che la maggior parte di voi conosca, abbia letto e amato quest’opera. Il primo volume di questa serie merita ogni lode e ogni fama acquistata in questi anni, e sul film che ne era stato “liberamente tratto” dirò solo che era, senza tanti giri di parole, una merda (e ne abbiamo pure già parlato su queste pagine).
Le avventure dei straordinari gentlemen iniziano alla grandissima, in un’opera che unisce alcuni dei più noti personaggi della letteratura vittoriana in un’avventura strabiliante.

Intermezzo alla parte 1: Recentemente ha fatto discutere parecchio una invettiva del signor Alan Moore contro i supereroi, i blockbusteroni sui supereroi e il pubblico di questi ultimi. Che l’autore non tratti veri e propri supereroi da parecchi anni è palese e verissimo, e sul fatto che ci abbia abbondantemente mangiato sinceramente non sono propriamente affari miei, detto questo però i personaggi della lega sono, in maniera abbastanza plateale, praticamente dei supereroi. Solo che nascono dalle penne di grandi scrittori dell’ottocento invece che dalle pagine dei giornalini a fumetti del secolo successivo.
Quindi a farla breve caro Alan Moore non te la menare tanto, che di supereroi hai continuato a scrivere, anche se non erano Batman o il Dr.Manhattan.

Nel primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” vediamo i nostri eroi, ossia Allan Quatermain, Mina Murray, l’uomo invisibile, il capitano Nemo e Jeckyll/Hyde scontrarsi con vari maestri del crimine inglesi in un’ambientazione tra lo storico e lo steampunk ricostruita in maniera impeccabile, tra segreti e sotterfugi, misteri e macchinazioni, potere e povertà.
La prima meraviglia di quest’opera sta nella ri-costruzione dei personaggi, splendidi nella loro faccia eroica così come nel bellissima sgradevolezza che caratterizza ogni membro di questa formazione. Quindi oltre a far si che i personaggi rispecchino fedelmente una eventuale evoluzione successiva alla conclusione del romanzo che gli ha dato vita, Moore riesce a incrementarne sia le caratteristiche eroiche che gli aspetti più sordidi, dando un nuovo fascino a personaggi che già ne erano ben dotati.
La seconda meraviglia è la scrittura di Moore, la capacità di elaborare una storia avventurosa e appassionante, creando l’ennesima “opera senza tempo” capace di ipnotizzare il lettore dalla prima all’ultima pagina grazie a un’azione sempre serrata e un uso perfetto dei colpi di scena e delle svolte narrative.
Non mi dilungo oltre. Il primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” è un capolavoro, che ben si colloca insieme agli altri capolavori scritti da quel geniaccio di Alan Moore.

lega2Parte 2: Il secondo volume de “La lega degli straordinari gentlemen”, qualcosa di nuovamente bellissimo

Se nel primo volume abbiamo una storia corale che fa da omaggio a sua volte corale al romanzo d’avventura vittoriana, nel secondo volume l’omaggio si concentra su un unico scrittore, ossia quel fenomeno di H.G.Wells.
Sono l’unico che da pischello, partendo dall’essere un lettore sfegatato di Dylan Dog, ha saccheggiato ripetutamente la biblioteca cittadina per recuperare tutti i classici della letteratura fantastica?
Spero e penso di no. Ma tra tutti i libri letti a quei tempi, quelli che amavo di più erano guarda caso proprio quelli di H.G.Wells. Quindi facile collegare come abbia amato questo secondo volume della lega praticamente quanto ho amato il primo.
In questo volume Moore si diverte a mettere i suoi personaggi in una situazione disperata, molto più estrema di quella affrontata nel primo volume, schierando degli antagonisti alieni spietati e potenti. Ad essere però ancora più estrema è la caratterizzazione dei protagonisti, e se da un lato viene portata all’estremo l’infamia dell’uomo invisibile, dall’altro assistiamo alla meravigliosa trasformazione di Hyde in una malata forma spietata di bontà, a voler fare due esempi.
L’altra meraviglia di questa seconda avventura della lega è la capacità di Moore di creare uno stato di disperazione potentissimo per alcuni dei suoi protagonisti, capaci di provare solo terrore di fronte alla minaccia spaziale in atto, mentre nel frattempo altri personaggi vivono il tutto con un’agghiacciante serenità.
Se il primo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” è un capolavoro, avrete capito che per me lo è anche il secondo. Sono due opere molto diverse, ma entrambe dal valore incredibile, frutto di una delle menti più brillanti che si siano mai cimentate con i fumetti (e non solo).

In attesa della terza parte dell’articolo parte 1: Le appendici dei primi due volumi
Come in quasi tutte le grandi opere di Moore anche questi due volumi hanno un vastissimo apparato di note conclusive, racconti, disegni, follie e approfondimenti, e particolarmente nel secondo volume anche nel caso de “La lega degli straordinari gentlemen” sono da leggere gustandosi ogni sfaccettatura nel loro continuo altalenare tra l’interessante e lo spassoso.

In attesa della terza parte dell’articolo parte 2: Io e l’Alan Moore di oggi
Se guardate neanche troppo indietro su queste pagine troverete che non ho un buon rapporto con l’Alan Moore attuale. “Neonomicon” era un compitino mal svolto talmente insipido che mi ricordo a malapena cosa succedeva tra quelle pagine, e quel poco che ricordo mi fa alquanto schifo.
Del Moore moderno poi ho letto una roba uscita per Bd quando pubblicava le robe della Avatar (credo), che mi ha fatto talmente cagare che non mi ricordo manco il titolo, e giuro che l’ho cercato per un dieci minuti buoni su internet senza trovarlo. Fa comunque poca differenza, era un volumetto su un universo-televisione che non sono era un’idea abbastanza trita, ma era una rottura di cazzo micidiale.
Poi ho provato a leggere il primo albo di “Fashion beast”, che mi ha colpito così tanto che ricorso solo che c’era un travone e che si parlava di moda con uno stilista misterioso. Poi boh, ho ricominciato a leggere il retro del Pantene che avevo di fianco (non è vero, al cesso gioco a tetris col game boy).

lega3Parte 3: “La lega degli straordinari gentlemen: Century”

Ricordo ancora quando si parlava di “Before Watchmen” come di una cagata e che “ommmioddio che nessuno osi toccare l’opera di Moore che va lasciata nei nostri fragili ricordi così com’è”. Voi? Beh, che dire quando un autore torna sulla sua opera scrivendo una scemenza come questo volume della lega ambientato nel ‘900?

Il secondo volume de “La lega degli straordinari gentlemen” aveva un finale perfetto, alcuni personaggi morivano, altri se ne andavano con la morte nel cuore, altri si trovavano inesorabilmente soli, e in tutta la sua amarezza era una conclusione favolosa.
E invece TAC! negli anni Moore ti ritira fuori alcuni personaggi e si inventa alcune storie ambientate nel XX secolo che sono una noia micidiale.
Davvero c’è qualcuno che nel 2013/2014, o comunque dopo il 2000 che ancora si entusiasma a leggere storie lisergiche con il protagonista che prende gli acidi e c’è il concerto nel palco e lui viaggia in mondi pazzissimi?

Questo è solo per fare un esempio. Mina e un ringiovanito Allan Quatermain a cui si uniscono nuovi membri attraversano il ventesimo secolo alla caccia di un mago che vuole risvegliare una specie di anticristo. A farla breve le basi per qualcosa di ganzo ci sarebbero anche, e la prima parte ambientata nel 1910 è pure molto molto ganza, se non fosse che, a mio modesto parere, a partire dagli anni sessanta la storia svacca totalmente in una noiosa accozzaglia di sesso, magia e pippe oniriche. E prova dello svacco è che a partire dal secondo capitolo i protagonisti, la cosiddetta nuova lega del novecento diventa un trio. Certo, la mano di Moore in alcuni casi si nota, come la fine di Allan, ma vi assicuro che ho fatto una fatica pazzesca a finire di leggere questo volume, compresi i noiosi racconti di intermezzo. E non me ne frega niente che la bao abbia (bontà loro) fatto un sito dove indicano tutti i retroscena e i riferimenti del volume, se leggo un fumetto gradirei che fosse tutto reperibile nelle pagine che ho comprato e che sto sfogliando.
Davvero, era dai tempi della serie di “Invisibles” che non facevo una fatica tale a concludere una lettura senza avere il dubbio costante di non capirci un cazzo di quello che stavo leggendo.

E “Black dossier” e il volume (dal prezzo a dir poco criminale) sulla figlia del capitano Nemo? Me ne tengo ben alla larga.

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One Response to Una saga a fumetti quale simbolo dell’ascesa e del crollo di un grande autore

  1. guttolo ha detto:

    “Davvero, era dai tempi della serie di “Invisibles” che non facevo una fatica tale a concludere una lettura senza avere il dubbio costante di non capirci un cazzo di quello che stavo leggendo”.
    Perfettamente d’accordo!

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