Esami di recupero #6 – Happy (che non è un tormentone)

novembre 19, 2014
grandi classici della cover per ragazzi

copertine ad alta digeribilità

Chiudo i recuperi di robe trascurate negli ultimi mesi parlando di “Happy”, gran bel volume che propone l’intera mini scritta da sua maestà Grant Morrison e disegnata da sua maestà Darick Robertson.

Morrison è uno di quegli autori che mi garbano spesso e volentieri, ma che quando si fa prendere la mano dalle sue pippe mentali astruse arriva facilmente a frantumarmi i testicoli. Mi basta pensare all’ultima parte di invisibles per farmi tornare un atroce mal di testa e un disgustoso senso di fastidio.

Non è però il caso di questo fumetto, che anzi, vede un Morrison che sembra provare a fare il Garth Ennis, e i risultati sono buonissimi.

“Happy” è un hard boiled, con tutti i migliori connotati del genere. Il protagonista è un ex-sbirro violento e incazzato, uno di quelli che anche solo guardandolo sulla pagina ti fa arrivare alle narici puzza di alcolici di bassa lega e sudore, e Robertson è bravissimo (ma non c’era alcun dubbio) a dargli un volto senza speranza, segnato e duro quanto basta a far capire subito al lettore che ha tra le mani la storia di un personaggio tosto come piace a noi. Ci sono i cattivi, c’è una piccola innocente da salvare, c’è ogni elemento che si richiede a un’opera simile.

La bellezza di “Happy” però non è data solo dal suo protagonista e dagli esaltanti scontri coi classici sgherri mafiosi/carne da cannone, quanto nella capacità di Morrison di raccontare una storia cruda e avvincente, quando non molto disturbante, senza rinunciare a impreziosirla con il suo tocco onirico, magnifico non solo nella figura del tenero cavallino volante blu della fantasia che dà il nome al volume, ma anche negli esempi del suo immaginario più contorto (come nell’apparizione dell’uomo-insetto).

Il fatto è che questa capacità non è però certamente una novità nell’opera di Morrison, ma come ogni volta che mi ci sono imbattuto, dagli X-men a All Star Superman, mi sorge sempre quella domandina: ma se sei tanto bravo, e accidenti se lo sei, a inserire elementi deliranti in storie canoniche, perché quando ti fai scappare la mano nelle storie deliranti non tieni a mente come si sviluppa una trama comprensibile pur lasciando libero sfogo ai tuoi deliri?

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Perché perseverare con “nuovi ghost rider”? Perché?????

novembre 19, 2014

grGhost rider è sempre stato un personaggio un po’ così, con le sue storielle horror e quel suo modo di parlare un po’ così, negli anni novanta quando divideva la testata “spiriti della vendetta” con Blade l’ho sempre letto di gustissimo.

Ora ci sta che un personaggio vada un po’ a rilento, che due film orrendi* con Nicholas Cage che indica in continuazione affossino un po’ la sua fama, ma non è che bisogna per forza tirare fuori un personaggio da zero per ridare lustro al teschio fiammeggiante, e abbiamo non poche serie a dimostrazione di ciò, a partire dalle nuove storie del Punitore.

*INTERMEZZO*

Io ero rimasto alla fine delle storie di Rucka con il nostro amato Frank Castle chiuso in una galera sottomarina dopo la scontro coi vendicatori. Come cazzo c’è arrivato sulla costa ovest?

In fumetteria parlandone c’era chi ipotizzava che ne era uscito per l’entrata nei Thunderbolts, ma se ben ricordo nel primo episodio di quella serie di merda che si ostinano a pubblicare Hulk rosso lo arruolava durante una missione, non facendola uscire dal gabbio.

Se qualcuno ha notizie che me lo faccia sapere.

*FINE INTERMEZZO*

come fallire nonostante tette e fetish - lezione 1

come fallire nonostante tette e fetish – lezione 1

Torniamo a Ghost Rider. Qualche anno fa provarono a rilanciare la serie con Alejandra, ossia il Ghost con le minne. Bell’idea in teoria. A tutti piacciono le tette. Che però è stata affossata da due problemi:

  • Puoi mettere tutte le puppe che vuoi, puoi infilare la signorina in completi di pelle ultrastriminziti, ma se a coronare il tutto c’è un teschio fiammeggiante sono pochi quelli che possono trovare la cosa così eccitante da comprare una serie solo per tale motivo, e sinceramente costoro mi spaventano anche un po’.
  • Nonostante la trovata le storie erano una merda inqualificabile, e giustamente la serie è stata chiusa abbastanza in fretta.

Arriva ora questa nuova serie, che vede un nuovo Ghost Rider con un nuovo veicolo.

Al posto della motoretta infatti il nostro ha una macchina pimpata, ed è un ragazzetto sudamericano mezzo coatto che però ovviamente ha un grande cuore e un fratello paralitico e che diventa lo Spirito della Vendetta un po’ così (ovviamente spiegheranno il tutto poi).

Difficile giudicare il tutto da queste poche pagine, ma per ora niente che mi esalti anche solo un minimo.

Se a fare le corse con la macchine maranza è vin diesel e il tutto è in movimento su uno schermo la cosa è ok, se le leggo invece non ci trovo grande fascino. Un po’ come guardare la radio.

A quanto ho capito il buon vecchio Johnny Blaze invece, dopo aver ripreso lo spirito da Alejandra (era andata così o ricordo male? dai che non ho voglia di cercare sull’internet) , non s’è più visto, ma tornerà in quella merda dei Thunderbolts a quanto ho capito, che allora avrei preferito di gran lunga, come dicevo in apertura, una nuova serie dedicata semplicemente a lui.

Staremo a vedere, per ora noia e pochissima carne in tavola.

*il secondo non l’ho visto, ma dico “orrendo” sulla fiducia.


Esami di recupero #5 – Molecole instabili

novembre 6, 2014

molecoleSe ieri per “Saga” sono stato molto criptico (ma penso che quella frase in caps basti e avanzi), vedrò di essere più spiegato per il fumetto più bello letto in questi mesi di assenza, ossia il meraviglioso “Molecole instabili”.

L’opera scritta da James Sturm, che finalmente vede la luce in Italia in un imperdibile volume (prima era stata solo infilata in un improponibile tomo gigante totalmente fuori contesto), immagina che quando quei due grand’uomini di Stan Lee e Jack Kirby crearono i fantastici 4 l’ispirazione gli fosse arrivata da persone realmente esistenti, raccontando così la vita ovviamente fittizia di questi quattro personaggi dispersi nella provincia americana degli anni cinquanta, tra guerra fredda, sconforto, perbenismo e gli inizi delle prime controculture.

Tutto tranne che un fumetto di supereroi, piuttosto un’opera sui legami che si creano e si rompono tra le persone, un capolavoro inquieto e lancinante. In queste pagine i poteri lasciano il posto a fragili sentimenti, al dolore e allo sconforto, ma anche alla presa di coscienza di un uomo tradito ma consapevole che sono proprio le piccole gioie e le sofferenze causate dai sentimenti a muovere il mondo.

“Molecole instabili” se non fosse per i bellissimi disegni di Guy Davis potrebbe essere uno dei capolavori di Richard Yeats o un racconto di Carver, un quadro della provincia americana degli anni 50 e dei suoi abitanti che porta a drammatiche considerazioni sull’esistenza, sull’ipocrisia e sul significato dei rapporti, anche quando questi portano sul bordo del dirupo della depressione. In questo fumetto l’autore non ha alcuna pietà per i suoi protagonisti, che di fantastico hanno ben poco. Persone normali con le loro meraviglie e le loro bassezze..

Se per una volta vi andasse di leggere qualcosa di supereroistico che di supereroistico non ha nulla, ma che potrebbe facilmente lasciarvi senza fiato per la sua crudele bellezza, non fatevi scappare questo volume che vale ogni centesimo che costa.


Esami di recupero #4 – Saga

novembre 5, 2014

saga

“SAGA” E’ LA PIU’ BELLA SERIE TV CHE MI SIA MAI CAPITATO DI LEGGERE!


Esami di recupero # 3 – Devil – Notti oscure

novembre 4, 2014

muni24_DevilNottiOscure1_cover.inddTorniamo a parlare un po’ di fumetti cartacei invece che delle loro trasposizioni cinematografiche, nei mesi scorsi infatti qualcosina di interessante è uscito. Tra queste cose rientra questa mini dedicata a Devil e composta da tre storie ben diverse tra loro pubblicate in 4 uscite.

Se vi avessi scritto qualcosa leggendo la prima di queste avventure di Devil sarei stato entusiasta. Lee Weeks ci racconta una vicenda estrema e sofferta, un Matt Murdock messianico che durante una tempesta di neve che rende New York un inferno deve trovare il modo di salvare sia se stesso che una bambina la cui vita è appesa a un filo in una camera di ospedale. Una storia tanto tetra e disperata quanto affascinante e coinvolgente impreziosita da delle tavole magnifiche.

A farla breve sarei stato entusiasta, avrei lanciato qualche petardo e cantato le lodi di questa mini, tanto diversa dallo stile dell’attuale Devil Di Waid, che anche con il recente trasferimento sulla costa ovest e tutte le avventure che ce l’hanno portato, resta la serie marvel (e non solo) attuale che seguo con più interesse, affetto ed ardore. Mentre però Waid, anche quando pone il nostro amato avvocato di fronte a scene cupe o tristi in maniera incalcolabile, lo fa sempre con un brio che lascia senza fiato, Weeks è bravissimo a fare l’opposto, ossia a calcare la mano in questa storia su aspetti tragici senza risultare pesante, un po’ come se cucinasse una peperonata che si digerisce come una forchettata di stracchino.

Avessi considerato invece la seconda storia vi avrei parlato di un vistoso calo. La storia di Lapham con il cattivo-non-poi-così-cattivo nanerottolo (che sarebbe degno di un babbeo del giorno) pur iniziando con un buon ritmo si perde in un mix tra spiritosaggine e inutilità. Diciamo che si prova un po’ a fare i Waid con risultati molto ma molto scarsi.

Ma poi si va nel peggio.

di traverso deve andarti

di traverso deve andarti

Palmiotti. Che se fosse un politico gli urlerei “Vai a lavorare!”, se fosse un cantante gli urlerei “Vai a lavorare!” e se fosse un fumettista gli urlerei “Vai a lavorare!”, nonostante la sua stazza tuttaltro che mingherlina.

Devil va in trasferta tra Miami e Cuba con quella sgnacchera di Misty Knight e passano tutto, TUTTO, il tempo a fare allusioni sessuali da scuole medie in una cornice narrativa dallo spessore di un nulla vuoto di niente. Quando la leggevo ero in treno e preferivo pensare all’elenco delle puzze che mi ricordavano gli altri passeggeri, dallo stoccafisso tenuto per tre mesi al sole sul terrazzo, all’adorabile aroma del puzzone di Moena che continuare a concentrarmi su tale schifezza. Tutto pur di non pensare di avere speso quattrini per un fumetto che non è buono neanche come carta da mettere a terra quando imbianchi casa.

Il problema immenso di questa storia è che non si limita ad essere brutta. Riesce a essere anche incredibilmente irritante, come se a leggere gli scambi di battute fra i personaggi ci fosse Silvio Muccino.

Peccato. Da tanta beltà, passando per qualcosa di carino ma insulso, a tanta bruttitudine nel giro di così poche pagine. Se proprio volete vi si consigliano giusto i primi due numeri, il resto, se lo vedete, picchiatelo fortissimo.


Il trailer di Avengers – Age of Ultron

novembre 4, 2014

Anche se l’avrete già visto tutti più e più volte:

Tanta legna.