Esami di recupero # 3 – Devil – Notti oscure

muni24_DevilNottiOscure1_cover.inddTorniamo a parlare un po’ di fumetti cartacei invece che delle loro trasposizioni cinematografiche, nei mesi scorsi infatti qualcosina di interessante è uscito. Tra queste cose rientra questa mini dedicata a Devil e composta da tre storie ben diverse tra loro pubblicate in 4 uscite.

Se vi avessi scritto qualcosa leggendo la prima di queste avventure di Devil sarei stato entusiasta. Lee Weeks ci racconta una vicenda estrema e sofferta, un Matt Murdock messianico che durante una tempesta di neve che rende New York un inferno deve trovare il modo di salvare sia se stesso che una bambina la cui vita è appesa a un filo in una camera di ospedale. Una storia tanto tetra e disperata quanto affascinante e coinvolgente impreziosita da delle tavole magnifiche.

A farla breve sarei stato entusiasta, avrei lanciato qualche petardo e cantato le lodi di questa mini, tanto diversa dallo stile dell’attuale Devil Di Waid, che anche con il recente trasferimento sulla costa ovest e tutte le avventure che ce l’hanno portato, resta la serie marvel (e non solo) attuale che seguo con più interesse, affetto ed ardore. Mentre però Waid, anche quando pone il nostro amato avvocato di fronte a scene cupe o tristi in maniera incalcolabile, lo fa sempre con un brio che lascia senza fiato, Weeks è bravissimo a fare l’opposto, ossia a calcare la mano in questa storia su aspetti tragici senza risultare pesante, un po’ come se cucinasse una peperonata che si digerisce come una forchettata di stracchino.

Avessi considerato invece la seconda storia vi avrei parlato di un vistoso calo. La storia di Lapham con il cattivo-non-poi-così-cattivo nanerottolo (che sarebbe degno di un babbeo del giorno) pur iniziando con un buon ritmo si perde in un mix tra spiritosaggine e inutilità. Diciamo che si prova un po’ a fare i Waid con risultati molto ma molto scarsi.

Ma poi si va nel peggio.

di traverso deve andarti

di traverso deve andarti

Palmiotti. Che se fosse un politico gli urlerei “Vai a lavorare!”, se fosse un cantante gli urlerei “Vai a lavorare!” e se fosse un fumettista gli urlerei “Vai a lavorare!”, nonostante la sua stazza tuttaltro che mingherlina.

Devil va in trasferta tra Miami e Cuba con quella sgnacchera di Misty Knight e passano tutto, TUTTO, il tempo a fare allusioni sessuali da scuole medie in una cornice narrativa dallo spessore di un nulla vuoto di niente. Quando la leggevo ero in treno e preferivo pensare all’elenco delle puzze che mi ricordavano gli altri passeggeri, dallo stoccafisso tenuto per tre mesi al sole sul terrazzo, all’adorabile aroma del puzzone di Moena che continuare a concentrarmi su tale schifezza. Tutto pur di non pensare di avere speso quattrini per un fumetto che non è buono neanche come carta da mettere a terra quando imbianchi casa.

Il problema immenso di questa storia è che non si limita ad essere brutta. Riesce a essere anche incredibilmente irritante, come se a leggere gli scambi di battute fra i personaggi ci fosse Silvio Muccino.

Peccato. Da tanta beltà, passando per qualcosa di carino ma insulso, a tanta bruttitudine nel giro di così poche pagine. Se proprio volete vi si consigliano giusto i primi due numeri, il resto, se lo vedete, picchiatelo fortissimo.

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