Esami di recupero #6 – Happy (che non è un tormentone)

grandi classici della cover per ragazzi

copertine ad alta digeribilità

Chiudo i recuperi di robe trascurate negli ultimi mesi parlando di “Happy”, gran bel volume che propone l’intera mini scritta da sua maestà Grant Morrison e disegnata da sua maestà Darick Robertson.

Morrison è uno di quegli autori che mi garbano spesso e volentieri, ma che quando si fa prendere la mano dalle sue pippe mentali astruse arriva facilmente a frantumarmi i testicoli. Mi basta pensare all’ultima parte di invisibles per farmi tornare un atroce mal di testa e un disgustoso senso di fastidio.

Non è però il caso di questo fumetto, che anzi, vede un Morrison che sembra provare a fare il Garth Ennis, e i risultati sono buonissimi.

“Happy” è un hard boiled, con tutti i migliori connotati del genere. Il protagonista è un ex-sbirro violento e incazzato, uno di quelli che anche solo guardandolo sulla pagina ti fa arrivare alle narici puzza di alcolici di bassa lega e sudore, e Robertson è bravissimo (ma non c’era alcun dubbio) a dargli un volto senza speranza, segnato e duro quanto basta a far capire subito al lettore che ha tra le mani la storia di un personaggio tosto come piace a noi. Ci sono i cattivi, c’è una piccola innocente da salvare, c’è ogni elemento che si richiede a un’opera simile.

La bellezza di “Happy” però non è data solo dal suo protagonista e dagli esaltanti scontri coi classici sgherri mafiosi/carne da cannone, quanto nella capacità di Morrison di raccontare una storia cruda e avvincente, quando non molto disturbante, senza rinunciare a impreziosirla con il suo tocco onirico, magnifico non solo nella figura del tenero cavallino volante blu della fantasia che dà il nome al volume, ma anche negli esempi del suo immaginario più contorto (come nell’apparizione dell’uomo-insetto).

Il fatto è che questa capacità non è però certamente una novità nell’opera di Morrison, ma come ogni volta che mi ci sono imbattuto, dagli X-men a All Star Superman, mi sorge sempre quella domandina: ma se sei tanto bravo, e accidenti se lo sei, a inserire elementi deliranti in storie canoniche, perché quando ti fai scappare la mano nelle storie deliranti non tieni a mente come si sviluppa una trama comprensibile pur lasciando libero sfogo ai tuoi deliri?

Una risposta a Esami di recupero #6 – Happy (che non è un tormentone)

  1. guttolo scrive:

    Pienamente d’accordo. Morrison si lascia spesso inebriare da quant’è bravo (o si ritenga tale) e perde di vista la trama

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