Placebo per la fotta

settembre 28, 2015

Star-Wars-1-di-Panini-ComicsGenova, fumetteria, qualche mese fa, ore 19.00

“Oh ciao”

“Ecco la spesa del mese”

“Ratman, Devil… oh bravo hai preso il nuovo fumetto di Star wars! Spacca tutto.”

“Si proviamo. In realtà i fumetti di Star wars mi hanno sempre fatto cagare.”

Ecco. L’ultima frase è stata detta in un momento di silenzio totale, in una grossa fumetteria che a quell’ora è praticamente piena solo di gente della mia età che quindi è cresciuta a pane e spade laser.

Penso sia stato uno dei momenti più imbarazzanti se non della mia vita almeno degli ultimi anni, ho sentito fumetti cadere dalle mani, respiri trattenuti, iperventilazioni… per un secondo mi sono quasi spaventato, ma poi non ho sentito nessun muscolo gonfiarsi per devastare di pugni e calci colui che aveva appena detto qualcosa che i presenti giudicavano più che blasfemo.

Nonostante quell’accenno di paura, e il fatto che ora il fumetteria mi danno del lei e mi guardano in cagnesco*, non mi rimangio quell’affermazione a costo di ricevere i miei insulti qua: i fumetti di Star wars mi hanno sempre fatto cagare! E rincaro dicendo che anche i cartoni animati di Star Wars mi fanno cagare! Le uniche proposte che ho apprezzato negli anni sono state in ambito videoludico con Dark forces e quei capolavorissimi di Knights of the old republic della bioware.

Però ci sono quei trailer paraculi, e quella data: 16 dicembre 2015 così vicina ma così lontana e quelle prime immagini e, visto il lavoro fatto con Star trek, la speranza, la nuova speranza di rivedere al cinema jedi e sith in battaglia in qualcosa che magari non avrà la magia della trilogia originale di Star wars, ma che non sarà nemmeno una porcata come quei tre film li che non voglio nemmeno nominare, è potente in me.

Una fotta che per quanto mi riguarda era partita tiepidamente. Non sto a tediarvi con il racconto dell’attesa di episodio 1, tra maratone notturne con gli amici e fiumi di birrette, né vi dirò di quanto amo alla follia quel capolavoro dRegular-PAnini-Darth-Vaderi film che è “Fanboys”, ma diciamo che superati i trenta inizialmente avevo preso un po’ sottogamba il ritorno di Star wars con un nuovo film, o almeno non l’ho presa come l’annuncio dell’avvento di un nuovo messia come feci nel 1999. Ma poi succede che una sera vai al cinema e nei trailer prima del film vedi su uno schermo grossissimo quel millennium falcon che si impenna su un lago e ti alzi in piedi sulla poltrona facendo partire una sciarpata che per poco non ti fa sbattere fuori dalla sala, e torna tutta quella fotta pazzesca, quel countdown per cui vorresti ibernarti fino a dicembre.

Arriviamo quindi a questi nuovi fumetti, che sull’onda dell’attesa cinematografica provano a raccontare i fatti compresi tra “Una nuova speranza” e “L’impero colpisce ancora”, e lo fanno anche molto bene. Del resto i nomi messi in campo dalla Disney/Marvel/Lucas per il progetto sono teste di serie come Aaron, Gillen e Waid alle sceneggiature e Cassaday, Larrocca e Dodson ai disegni, e quando ti trovi a leggere avventure con protagonisti Luke Skywalker, Ian Solo, la principessa Leila, Dart Fener e tutta la cricca sai già che vai a vincere facile. Il racconto riesce ad essere sempre coinvolgente e spettacolare, e probabilmente continuerò a seguirle nei prossimi mesi anche se mi spaventa un po’ che siano in uscita altre millemila serie. Diciamo che non vedo tutta questa necessità di una serie anche su C3po…

Comunque il mio intento principale era di trovare un modo per sedare un minimo la fotta pazzesca del nuovo film. La missione potrei anche considerarla compiuta, se non fosse che ogni giorno che passa l’attesa per il risveglio della forza è sempre più spasmodica, e possiamo presumere che andrebbe così con o senza questi fumetti, per quanto ganzi e ben riusciti siano.

*non è vero

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Letture di un futuro passato #1: Punisher – Psychoville

settembre 25, 2015

psychoville2Diciamo che inizialmente pensavo a un banalissimo “Ripeschiamoli” o “La rilettura del giorno”, ma poi ho deciso di puntare sull’epica scemenza di parafrasare il titolo di una saga storica per provare a proporre una rubrica totalmente casuale in cui, sbattendomene le palle delle uscite attuali (o magari partendo proprio da qualche ristampa) posso parlare di saghe, storie e compagnia bella di parecchi anni fa attingendo dai meandri della mia libreria (c’era anche un’idea “la piccola biblioteca di Latveria” nella mia testa ma a ripensarci mi sembrava e mi sembra una stronzata). Allo stesso modo posso anche decidere di parlare di qualcosa di recente che per motivi di tempo e lassismo non ha trovato spazio su queste pagine.

In pratica una rubrica dove scrivo cialtronate su quello che mi gira il belino di scrivere.

Per iniziare ieri sera sono andato a levare dalla sua plastichina protettiva una delle mie storie preferite del Punitore, probabilmente quella a cui sono più affezionato, e non solo perché era il 1994 ed io non avevo ancora iniziato il liceo.

Punisher Psychoville, scritto dal duo formato da Abnett e Lanning e disegnato strabene da McKonne e McpsychovilleKenna si distanzia parecchio dal fumetto insulso e testosteronico degli anni novanta per calare il povero Frank Castle in una storia claustrofobica e ansiogena.

Il punitore sogna di inseguire un criminale, si sveglia, e ad attenderlo trova una bella moglie e due figli felici. Frank Castle non ha un fucile, e nemmeno teschi disegnati sul petto, ha però una casa in un sobborgo di una classica cittadina del midwest, da cui parte con il vicino benpasciuto per andare a lavorare nella segheria locale.

Castle, un uomo distrutto dall’omicidio dei suoi cari, trascinato dalla sua follia in una crociata sanguinaria, infinita e senza tregua contro il crimine, si ritrova in queste pagine immerso nel classico sogno americano, nella normalità e negli affetti.

Ovviamente noi sappiamo benissimo che qualcosa non va. E le voci nella testa di Castle così come inspiegabili esplosioni di follia tra gli abitanti del borgo ce lo confermano. La discesa nel caos a questo punto diventa una pura formalità.

La forza di “Psychoville” non sta però tanto nella trama, per quanto imbastita in maniera impeccabile e coinvopsychoville3lgente, quanto nella cura con cui vengono affrontate le conseguenze che questa ha sulla psiche già abbastanza provata del povero Frank Castle. Lo stravolgimento di ritrovarsi pater familias per un uomo segnato dalla perdita dei suoi cari è sviluppato con precisione chirurgica particolarmente nel finale della storia, trovando spazio tra sparatorie ed esplosioni ad un momento di pura commozione.

Ad accompagnare questo articolo poi trovate ben tre copertine della miniserie (impaginate anche un po’ a cazzo di cane). Sono tra le mie preferite in assoluto.

Un gioiello dimenticato invecchato benissimo. Magari in qualche fumetteria o fiera del fumetto (io ebay e soci non li considero) riuscirete a trovarne una copia, sempre se non siete tra i fortunati ad averlo ancora in libreria. Da recuperare assolutamente.


Il babbeo del giorno # 27 – Orco

settembre 17, 2015

Sento come un eco di qualche vecchio lettore che pensa “ebbasta co ste pizze de recensioni, che se me se apre ancora sto blog del cazzo che aggiornate quando ve pare e poi sparite di nuovo è solo per il babbeo del giorno!”, e quindi caro lettore immaginario, eccoci tornare a parlare di quei bei personaggi insignificanti che affollano il mondo dei fumetti.

ogrefactor31Nome: Orco

Vero nome: Ignoto, parliamo di un personaggio che non è nato l’altro ieri, ma che fa la sua prima apparizione in fumetti degli anni ’60, ma a nessuno è mai fregato qualcosa di sapere chi cazzo fosse sto tizio.

Genesi del personaggio: Come dicevo una riga fa, parliamo di un personaggio antichissimo, nato dalla penna di Roy Thomas sul finire degli anni sessanta sulle pagine degli x-men. Erano anni sgarzolini nel mondo dei fumetti, nei quali però si faceva un gran uso di raccontare le origini dei vari personaggi, spesso anche di quelli più ininfluenti. Per Orco non solo non venne dato un nome vero e proprio, ma nemmeno un’origine. Orco è questo, e qui, e non ve ne deve importare d’altro. Giusto così!

Aspetto: Orco è un panzone vestito di viola. Alla sua prima apparizione non possiamo ancora determinare la sua età, ma di certo non è un pischello, ed è dotato di quello sguardo da “voi non sapete chi sono io, ma io sono Orco, e sono antipatico come una merda nel letto! Ah!”.

Verso fine carriera invece appare come un vecchio vestito di viola, ma dal più bonario aspetto vagabondo/saggio/fricchettone.

In entrambe le sue forme non è però che abbia molto di orchesco. Un cattivo chiamato così me lo immagino tipo come una nemesi di Hulk, un energumeno mostruoso e puzzolente dalla forza fisica pazzesca, non certo come un panzone e/o anziano di viola vestito.*

Poteri: Orco, pur avendo un’origine sconosciuta, pur non avendo un nome, non è un mutante, né un alieno, è un semplice umano intelligentissimo (e direi che il suo look mostra tutto questo acume). A differenza però di tutti gli umani intelligentissimi dei fumetti, particolarmente quelli che si dilettano con le robe scientifiche, non ha utilizzato il suo sapere per avere dei poteri, e i suoi poteri non sono frutto di un esperimento sbagliato. I suoi poteri sono frutto di…. non ha alcun potere!

1729782-ogre2Orco è un umano, vestito malissimo, senza poteri, che però se la cava bene con le robe da cervellone e vende la sua abilità al miglior offerente.

Il suo esordio è in qualità di membro del gruppo criminale Fattore tre. Una cricca di mentecatti che voleva far scoppiare la terza guerra mondiale per poi governare un mondo deserto ridotto in cenere dalle testate atomiche.

Ora, io non ho mai capito bene questa cosa di molti supercattivi dei tempi di voler distruggere il mondo per poi fare gli scoreggioni su un cumulo di macerie tanto in voga in quegli anni, ossia, a parte l’incarnare il terrore da guerra fredda della megadevastazione nucleare, che cazzo di senso ha se non sei un perfetto idiota? Sarebbe come andare in un negozio di elettrodomestici, sfasciare la televisione più grande che hanno, e poi rubarla e portarsela a casa. Ti occupa mezzo salotto, hai rischiato di farti arrestare, e non serve a un cazzo.

Comunque questi tizi di Fattore tre si credono di superare indenni la terza guerra mondiale perché sono mutanti. Ma Orco non lo è. Quindi cazzo ci sta a fare con loro se in caso di successo lui morirebbe? Se si fosse posto questa domanda probabilmente non avrebbe trovato spazio in questa rubrica. E tanto poi si scoprì che in realtà Fattore tre era comandato da un alieno che voleva la distruzione totale globale per poi dare il via a un’invasione (di un pianeta in cenere, ma qua andremmo a ripeterci).

Fattore tre aveva assoldato Orco per le sue qualità da cervellone con il compito di rapire Xavier, che è un po’ come comprare Messi per farlo giocare a basket, ma del resto parliamo di tempi in cui la logica era molto relativa nel mondo dei supertizi. Ovviamente fallisce, scappa e sparisce dal mondo, dai fumetti e dalla memoria di chiunque abbia posato il suo sguardo sulla sua orribile figura.

ogreLa fine: Se mai qualcuno negli anni sessanta s’era affezionato ad Orco, deve aspettare trent’anni per rivederlo. Rispunta infatti dal nulla con il suo nuovo look in quelle storie orribili dei Thunderbolts a cavallo tra gli anni novanta e primi anni del duemila. Scopriamo infatti che dopo la fine di Fattore tre il nostro ha semplicemente continuato ad abitare la loro base segreta (che nel frattempo era stata occupata da altri supergruppi di cattivoni, i quali avevano tutti ignorato la presenza di Orco). Orco si unisce a quel gruppo di merda, senza intaccarne minimamente la scala di sfiga che già era alle stelle.

Dopo alcuni affanni (a farla breve, il cattivissimo Techno, per un po’ si sostituisce a Orco, ma poi schiatta e così gli altri Thunderbolts ritrovano il vero Orco surgelato e tutto torna come prima. In pratica Orco è una pippa anche quando impersonato da altra gente sulla carta più cazzuta) spunta fuori la storiaccia: i Fattore tre avevano tenuto ibernato un tizio potentissimo che a dispetto del nome non ha solo il potere della crema di ceci senziente: Humus sapien.

Oggi Humus sapien sarebbe tipo l’emblema dei supercattivi vegani, e probabilmente aprirebbe un blog che parla di cibo che puzza (e sa)di cartone bagnato, ma questo è invece un mutante cazzutissimo che può disintegrare ogni cosa non organica. Questo viene risvegliato, si incazza, e fa crepare uno sfacelo di gente. Dopo essersi reso conto che non deve andare a lavorare e che non era neanche lunedì capisce che è stato un pochetto una merda e decide di autoesiliarsi nello spazio perché quando gli rode il culo che lo svegliano è troppo pericoloso.

Il nostro amato Orco, probabilmente conquistato da tanta beltà d’animo (oppure no… del resto il suo vestitino non è proprio da emblema del supereroismo virile, ma ai tempi non si finiva ancora nella colonna di destra di repubblica.it con determinate storie diversamente eterosessuali), decide di andare con Humus Sapien per tenergli compagnia che uno a stare esiliato da solo nello spazio profondo capace che si rompa un pochetto le palle dopo qualche giorno, e da allora di lui non abbiamo saputo più nulla.

Peccato, ci tenevo a sapere almeno come cazzo si chiamava il povero Orco.

*Effettivamente anni dopo apparve un altro Orco (Ogre in originale) nel mondo dei fumetti, che finalmente era un gigantesco energumeno bruttissimo. Noi però preferiamo il protagonista di questo articoletto.


Quell’irresistibile profumo di marchetta che accompagna il fumetto di Agents of Shield

settembre 17, 2015

image_galleryAvete presente quegli albi per bambini con i vendicatori o l’uomo ragno che a volte vediamo spuntare in edicola, fumetteria o tra le uscite della settimana? Fumetti che hanno un intento splendido, ossia cavalcare l’onda di film e cartoni animati per portare fanciulli delle elementari verso la lettura di fumetti di un certo livello, ma che non ho mai avuto neanche la minima curiosità di leggere. Suppongo siano storielle insulse senza neanche un’ombra di pericolo o violenza accompagnate da giochini e pagine da colorare.

Il fumetto di Agents of Shield è praticamente la stessa cosa, ma con un target completamente diverso. Approfittando del (meritato) successo della serie tv attira il lettore che già segue su schermo le avventure di Coulson e della sua squadra, ma per ora dai primi due numeri letti, non racconta praticamente nulla di nuovo. Ci si trova infatti davanti a storielline autoconclusive lanciate su pagina con scarso entusiasmo in cui vediamo interagire gli agenti protagonisti della serie tv con vari supereroi in situazioni praticamente irripetibili in un episodio della serie televisiva. Come idea non sarebbe nemmeno da buttare, ma la messa in scena risulta totalmente insipida.

Eppure a scrivere queste storie c’è quel gran ganzo di Mark Waid, che si presta a questa marchetta però lasciando a casa praticamente tutto il suo impegno. La prima storia letta l’ho trovata così potenzialmente interessante ma incredibilmente confusionaria e sconclusionata, la seconda abbastanza insignificante e non solo per i sempre orribili disegni di Ramos.

La proposta perciò di questa serie risulta abbastanza trascurabile, ed è un peccato visto il potenziale dell’idea e i nomi coinvolti, sempre che non succeda come per la serie tv che se ben ricordate dopo le prime puntate alquanto inutili ebbe un’impennata pazzesca sul finire della prima stagione e che ancora adesso mantiene un ritmo e una qualità altissime. per ora sembra di avere tra le mani solo un fumettino per infanti scritto (i disegni di Pacheco del primo numero sono splendidi) senza voglia e senza entusiasmo.


I fantastici quattro: Rinnovare il concetto di brutto

settembre 11, 2015

bekvam-carrello__82361_PE208090_S4Tanti anni fa io e un mio amico, il mio più caro amico, avevamo appena superato i vent’anni e decidemmo di affittarci un appartamento per andare a vivere per i cazzacci nostri, però non eravamo proprio danarosissimi, anzi a dirla tutta eravamo praticamente con le pezze al culo.

L’appartamento era un buco orribile, ma l’affitto era basso e ognuno aveva la sua stanza. In salotto non c’era la finestra, ed essendo entrambi fumatori accaniti questo rendeva nel giro di qualche decina di minuti l’aria irrespirabile. Per andare al cesso dovevi passare dalla cucina ed era diviso da una scassatissima porta a soffietto. I due anni che ho passato in quella casa però li ricordo con nostalgia e pura felicità.

Per arredare la bicocca avevamo pochissimi quattrini, quindi dovevamo inventare. Ovviamente non potevamo permetterci una cucina, pertanto optammo per un doppio fornello elettrico di terza mano e con parecchi anni sulle spalle e un mobile sacrificabile su cui poggiarlo. La scelta ricadde sul mobile ikea più a buon prezzo, ossia un carrello in legno che ho scoperto con orrore essere in vendita ancora oggi.

Dato l’utilizzo per cui era stato acquistato a noi non interessava, ma ci siamo chiesti per mesi che senso avesse un carrello con solo due ruote. Teoricamente il suo scopo doveva essere (suppongo) quello di poggiarci sopra le pietanze in cucina e portarle in sala da pranzo (che nel nostro fantastico appartamento era il corridoio…), ma dovendo inclinare il carrello e esistendo una cosa chiamata forza di gravità, ho il sospetto che tutto quello che era stato posto sul carrello sarebbe irrimediabilmente caduto.

Per tali motivi questo splendido pezzo di mobilio era stato soprannominato da noi “il carrello che rinnova il concetto di brutto”, aggiungendo alla scarsa estetica la sua inutilità.

50204Il nuovo film dei fantastici quattro rinnova il concetto di brutto in ambito cinematografico.

Negli ultimi anni ci siamo abituati bene. La marvel fa gran cose coi film di supereroi, e ci sono pellicole che nonostante contengano per puro caso gente in calzamaglia, e ovviamente mi sto riferendo ai batman di Nolan, riescono ad essere ottime. Abbiamo visto però anche film poco riusciti, come i vari Wolverine o semplicemente orrendi come quella cagata de “L’uomo d’acciaio”*, ma nel loro essere brutti non riuscivano a causarmi quel disagio, quella rabbia, quel disprezzo che il nuovo film dei fantastici quattro crea in qualsiasi persona dotata di una briciola di gusto.

Sembra che le brillanti menti dietro a questo progetto abbiamo pensato “Gente, qua il pubblico sta diventando di bocca buona, ed è un bel pezzo che non gli proponiamo qualcosa di veramente orripilante come Elektra o il Batman coi capezzoli. Il tentativo fatto con Lanterna Verde è fallito miseramente, quella cagata non se l’è filata nessuno. Dobbiamo rimediare!”. Sembra di essere tornati ai tempi in cui ci si vergognava di dire di aver visto un film su un supereroe, dopo aver provato l’imbarazzo di assistere alla proiezione di un tale ammasso di fango, merda e pattume.

Di fronte a una simile porcheria si potrebbe anche ridere, trovarlo trash, e può darsi che una quindicina di anni fa anch’io ci avrei fatto una risata sopra e l’avrei chiusa li. Oggi invece una cosa del genere mi fa solo incazzare, dato che abbiamo fior di esempi su come portare supereroi al cinema non solo sia possibile, ma che si possa fare anche con risultati notevoli. Non mi pongo tanto il problema sullo scempio fatto dei personaggi (e non avete idea di che Dottor Destino vi trovereste davanti se mai guarderete questo film), impensabile avere un prodotto capace di ricostruire sullo schermo psciologie e caratteri forgiati da decenni di storie, quanto il fatto che a disorientare totalmente è come risulti impietoso un qualsiasi confronto con i film precedenti dedicati al fantastico quartetto. Rispetto a questo quelli con Jessica Alba e Capitan America che fa la torcia sono capolavori immortali!

Brutto, come un oggetto brutto e inadatto al suo stesso utilizzo.

*Film indecente, ma che per le sue puttanate ammetto che a me ha portato solo parecchia ilarità. La scena della morte del padre per salvare il cane è di rara comicità. Mi rendo conto solo ora che ai tempi non lo recensimmo, eppure ce n’erano di risate da farsi su quella porcata.


Tutti i miei boh per Outcast

settembre 9, 2015

Outcast_edicola_001_cover_LOW-RGBQuando si inizia a leggere una nuova serie succede spesso che al primo numero si canti le lodi di un possibile capolavoro, ci si lasci prendere da quelle prime pagine sfogliate per raccontare tutta la meraviglia che ci si aspetta dalle future uscite. Nel futuro poi, che sia tanto immediato quando lontano, ci si può anche stufare di una storia, così come si può continuare ad adorarla.
Altre volte invece una serie può farci cagare fin dalla sua prima uscita.
Parlando dei lavori di Kirkman ad esempio continuo a leggere con piacere Walking dead, mentre Invincible mi ha trifolato i testicoli ormai diversi mesi or sono. E sono due serie che al loro esordio mi avevano fatto esultare come un esibizionista alla scoperta di chatroulette.
Parlando di Outcast invece… vi aspettate tutti che dica che è l’esempio di fumetto che fa cagare da subito, ma invece la mia opinione è che non ho un’opinione. E di numeri ne ho letti ben tre.
La nuova serie di Kirkman su satanassi e possessioni è di una lentezza quasi esasperante, ma dopo averne letto tre albi non ho ancora capito se mi fa schifo o se mi intriga. Diciamo che non conto i giorni che mancano all’uscita di un nuovo numero, ma non penso neanche di aver buttato nel cesso i soldi spesi per questi primi tre albi, dopo i quali non ho ancora ben afferrato dove si voglia andare a parare.
La storia parla di un tizio con una storia di possessioni e violenze alle spalle che vive il più isolato possibile dagli altri esseri umani in quei paesini un po’ sordidi del midwest. Arriva poi un prete che lo imbarca a partecipare a un esorcismo e da quel punto inizia una presa di coscienza sul fatto che il protagonista abbia qualche potere anti-satanasso. Una trama che non è una merda, me non è nemmeno qualcosa di entusiasmante.
La problematica che mi lascia parecchi dubbi è e resta la stessa: ma davvero me ne frega qualcosa di andare avanti nella lettura? Sinceramente smettessero di pubblicarlo domani non mi strapperei i capelli, ma probabilmente ho più curiosità di vedere se riuscirò a farmi un’opinione su questa serie che di sapere come evolverà la trama.
Ve lo consiglio? Boh.