Quell’irresistibile profumo di marchetta che accompagna il fumetto di Agents of Shield

image_galleryAvete presente quegli albi per bambini con i vendicatori o l’uomo ragno che a volte vediamo spuntare in edicola, fumetteria o tra le uscite della settimana? Fumetti che hanno un intento splendido, ossia cavalcare l’onda di film e cartoni animati per portare fanciulli delle elementari verso la lettura di fumetti di un certo livello, ma che non ho mai avuto neanche la minima curiosità di leggere. Suppongo siano storielle insulse senza neanche un’ombra di pericolo o violenza accompagnate da giochini e pagine da colorare.

Il fumetto di Agents of Shield è praticamente la stessa cosa, ma con un target completamente diverso. Approfittando del (meritato) successo della serie tv attira il lettore che già segue su schermo le avventure di Coulson e della sua squadra, ma per ora dai primi due numeri letti, non racconta praticamente nulla di nuovo. Ci si trova infatti davanti a storielline autoconclusive lanciate su pagina con scarso entusiasmo in cui vediamo interagire gli agenti protagonisti della serie tv con vari supereroi in situazioni praticamente irripetibili in un episodio della serie televisiva. Come idea non sarebbe nemmeno da buttare, ma la messa in scena risulta totalmente insipida.

Eppure a scrivere queste storie c’è quel gran ganzo di Mark Waid, che si presta a questa marchetta però lasciando a casa praticamente tutto il suo impegno. La prima storia letta l’ho trovata così potenzialmente interessante ma incredibilmente confusionaria e sconclusionata, la seconda abbastanza insignificante e non solo per i sempre orribili disegni di Ramos.

La proposta perciò di questa serie risulta abbastanza trascurabile, ed è un peccato visto il potenziale dell’idea e i nomi coinvolti, sempre che non succeda come per la serie tv che se ben ricordate dopo le prime puntate alquanto inutili ebbe un’impennata pazzesca sul finire della prima stagione e che ancora adesso mantiene un ritmo e una qualità altissime. per ora sembra di avere tra le mani solo un fumettino per infanti scritto (i disegni di Pacheco del primo numero sono splendidi) senza voglia e senza entusiasmo.

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