Letture di un futuro passato #4 – Hellblazer – La storia del baretto

ottobre 31, 2015

the pubPur essendo un lettore accanito delle avventure di John Constantine raramente queste hanno trovato spazio su queste pagine. Eppure c’è una storia di cui vorrei scrivere da un bel pezzo.
Quella che io chiamo “La storia del baretto” in realtà si intitola “The pub were i was born” e si conclude nel successivo “Love kills”.
Chi non ha avuto un baretto del cuore (o pub che dir si voglia) nella sua vita? Penso nessuno.
Il mio primo baretto lo chiamavamo semplicemente la taverna, era il pub delle prime bevute, delle prime sbronze da appena adolescenti. Era buio, dall’arredo antiquato, e i gestori erano due ragazzi di poco più grandi. Eravamo talmente abituali da arrivare al punto che nella serata di chiusura a volte ci invitavano a casa loro a cena o a sbidonarsi e guardare qualche film. Ho milioni di ricordi della taverna, e non tutti annebbiati dalle birrette. Alcuni tristi a riguardarli con gli occhi di oggi, altri molto felici. A un certo punto i proprietari decisero che non era più il caso di avere una bettola per ragazzini alticci e fecero una ristrutturazione totale globale. L’ultima sera della taverna prendemmo tutti una sbronza colossale che culminò con gente che prendeva a colpi di piccone il caminetto per portarsi a casa un mattone di un posto dove aveva lasciato un pezzo di vita. Quando riaprì era un locale pulito, moderno, senza ciarpame alle pareti o sopra il banco, con la musica giusta che piace ai giovani, e ovviamente non ci mettemmo più piede.
the pub2Capisco quindi pienamente questa storia di Hellblazer, scritta (sembra quasi ovvio visto il tema) da Garth Ennis e disegnata da Will Simpson (che non mi è mai piaciuto più di tanto ma visto il valore di quello di cui stiamo parlando sticazzi), una storia di amore e di un pub. Penso che sia sempre stata vista come un intermezzo, del resto Ennis aveva appena concluso quel capolavoro di “Abitudini pericolose” e si preparava a gettare John Constantine in un nuovo incubo ben più tosto della perdita del suo pub preferito, ma fin dalla prima lettura ho adorato questa storia per l’affetto con cui Ennis la usa per raccontarci il suo luogo, il suo pub.
Nella sua semplicità è una delle più classiche storie di fantasmi e di conti da saldare che ci racconta di una donna che durante la guerra nasce in un pub sotto i bombardamenti, che in quel posto trova l’amore, e che passa la sua vita dietro quel banco, anche quando il marito ormai non c’è più da diversi anni. Il pub però entra nel mirino di una banda di malavitosi e le cose non prendono una bella piega. Interviene così il Constantine più puro e incazzato, quello vendicativo e senza scrupoli a cui tanto bene abbiamo voluto in questi anni.
Non una delle migliori storia di Constantine e nemmeno una delle migliori storie di Ennis, ma dalla prima volta che mi è passata tra le mani non ho mai dimenticato questo gesto di puro e semplice affetto tradotto in fumetto. Trovo praticamente impossibile andare a scegliere una storia di Hellblazer di quelle annate maggiormente degna di articoli e lodi rispetto alle altre, eppure se mi venisse chiesto quale storia di Constantine io preferisca, di sicuro “La storia del baretto” sarebbe uno dei primi titoli a venirmi in mente.


Il babbeo del giorno #29 – Snowflame

ottobre 26, 2015

sfAlla facciaccia di Breaking bad nel mondo dei fumetti abbiamo avuto un supercattivo che acquisiva il suo potere in modo alquanto sgarzolino, ed è il protagonista di questo episodio:
Nome: Snowflame (ma andavano bene anche “Gengiva molle” o “Narice di acciaio”)
Vero nome: Sconosciuto. Del resto l’anonimato è il primo requisito per uno che fa il mestiere di Snowflame.
Genesi del personaggio: Snowflame appare per la prima e ultima volta sul finire degli anni ottanta in una storia dei Nuovi guardiani, un gruppo talmente orribile e imbarazzante che meriterebbe una puntata dell’annual del babbeo del giorno. Sempre al passo coi tempi la dc comics creò infatti questo supergruppo composto da persone estratte a cazzo di cane sulla ruota della sfiga da vari paesi del mondo e dotate di poteri non proprio all’ultimo grido. La cosa agghiacciante dei Nuovi guardiani è che quelle che nelle intenzioni degli sceneggiatori (oltretutto Elgelhart, mica il primo rincoglionito che passava negli uffici della casa editrice) dovevano essere caratteristiche ganze attuali sul pezzo e vicine ai ggggiovani lettori arrivano invece a risultati veramente esilaranti: per dire, uno dei personaggi si chiama Extraño ed è un mago ispanico omosessuale con l’AIDS. Un’altra muore perché morsa da un vampiro sempre con l’AIDS. Nonostante la presenza in gruppo dell’Uomo floronico* i Nuovi guardiani erano veramente una chiavica di gruppo.
Torniamo a Snowflame, uno dei primi nemici del supergruppo e protagonista di questa nostra puntata.
Delle sue origini so praticamente nulla, ma il suo potere è alquanto ganzo.

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Poteri: Snowflame è un megatrafficante di droga sudamericano che acquisisce poteri pazzeschi disintegrandosi di cocaina come una belva. In pratica normalmente sarebbe una merdina, poi pippa come un dragone e diventa cazzutissimo. Non sente dolore (grazie al cazzo direte voi), ottiene una forza pazzesca e un’estrema capacità di pavoneggio.
Il nostro quindi approfitta di questa bizzarra qualità per diventare tipo il meglio narcotrafficante del circondario con largo uso di frasi ganzissime che manco Pablo Escobar nei telefilm belli.
sf3Aspetto: Babbo natale tossico discodancer. Spesso circondato da culi e poppe come si conviene a un individuo di tale valore. Figa a grappoli strafatta per il nostro eroe!
La fine: Dopo averle inizialmente buscate i Nuovi Guardiani per formare Snowflame capiscono che l’unico modo è assorbire tutta la sua cocaina. In pratica è come dire che per eliminare la piaga della droga bisogna farsela tutta. C’è del genio in tutto ciò. A quel punto parte un combattimento tra gente disintegrata dalla bonza che finisce col laboratorio di Snowflame che esplode insieme a lui.

*Approfondendo la figura di Snowflame ho scoperto che anche l’Uomo floronico ha avuto un destino simile e bizzarro. Io lo ricordavo come un terrificante (non nel senso di cagoso, nel senso di spaventevole) cattivo di Swamp Thing, e invece in epoca abbastanza recente (una storia di Batman) è diventato tipo un piantone vagante di marijuana sempre rintronatissimo che pensa che il mondo sarebbe un posto meglio se tutti si scassassero di sgazze…RIDERONE!

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Letture di un futuro passato #3 – Fantastici quattro – E poi ne rimase uno solo…

ottobre 24, 2015

a03f_35Quando ero un pischello non c’era questa gran diffusione dei fumetti. Le fumetterie si trovavano solo nella grandi città e per chi viveva nei piccoli centri o ti accontentavi di quello che trovavi tra le nuova uscite, o ti svenavi a ordinare arretrati, oppure dovevi ricorrere al pacco dei fumetti (spesso a sorpresa) dell’edicola della stazione.
Prima che qualcuno si faccia strane idee non intendo i fumetti zozzoni. Parlo invece di quei pacchi-sorpresa di scarti di magazzino con dentro due o tre albi che ai tempi stavano a 2000/2500 lire. Posso dire di averci costruito una collezione di arretrati bonelliani e di aver letto una valanga di storie di supereroi precedenti agli anni ottanta solo grazie a questa usanza.
Negli anni ho sempre visto meno i pacchi di fumetti dell’edicola della stazione, ma a volte quando aspettando un treno mi ci cade l’occhio non posso esimermi dall’acquistarne uno, anche se al giorno d’oggi stanno sui 3 euri a pacco.
In quello comprato qualche giorno fa il primo albo era un gigantesco “sticazzi”, un numero di “Thor e i vendicatori” periodo “Secret invasion” che oltretutto già avevo e che ho lasciato sul treno sperando che a trovarlo sia stato qualche ragazzino in cerca di letture (io lo compravo per il cap di Brubaker, mica roba da poco…).
A valere un articolo è il secondo albo trovato all’interno e che ha giustificato l’acquisto: il secondo speciale estate dei Fantastici quattro pubblicato dalla Marvel Italia nel luglio 1994. Un bell’albo di 112 pagine che ripropone come lettura da spiaggia una lunga run del fantastico quartetto scritta da Marv Wolfman e disegnata da John Byrne tra il 1979 e il 1980.
Nel 1994 quindi qualche fortunato (ero tra loro, la stessa estate uscirono Psychoville di cui vi parlavo qualche giorno fa e i volumi dell’uomo ragno di Mcfarlane) sotto l’ombrellone si leggeva una meraviglia del genere con Galactus che si scorna con la Sfinge, Terrax il domatore e poi Blastaar, gli Skrull, i campioni di Xandar e membri dei Fantastici quattro che invecchiano di colpo e rischiano di morire e avventure spaziali e crisi che potrebbero causare la distruzione del pianeta e tutte quelle altre cose bellissime che si trovano nei fumetti di Reed Richards e compagni.
Probabilmente se i Fantastici quattro non se li legge più nessuno portandoli verso la chiusura non sono tanto i film urendi o le bizze tra case editrici e case cinematografiche, ma il fatto che personalmente sono diversi anni che nelle loro storie non trovo un briciolo di quel sense of wonder che me li faceva amare tanto quando ero un ragazzino. Rileggere certe storie fa quasi male al pensiero che difficilmente torneranno quei tempi bellissimi.
2015-10-24Una nota di merito ai volumi dell’epoca che al termine di ogni albo pubblicavano lasciandole in lingua originale le pubblicità che apparivano sugli originali americani. Ci si ritrova così nel 1994 a poter sfogliare a fine lettura di ogni capitolo i calzini di Hulk di cui vi allego una foto scattata col cellulare (che fa pietà ed è peggio delle vecchie scansioni cagose) o le nuove uscite tra cui Warlock o la tomba di Dracula, solo per l’ottimo gusto dei redattori di allora.

Una bella sorpresa trovare un albo così bello in un pacco di fumetti da edicola della stazione, una di quelle letture che mi fa ricordare quanto amo il fumetto americano e perché lo amo tanto.

P.s.: Questo articoletto nella mia testa doveva essere il primo di una nuova serie sui fumetti trovati in giro a due spicci nelle edicole delle stazioni o magari in impervi negozietti dell’usato. Magari un giorno lo diventerà.


Il babbeo del giorno #28 – Armless tiger man

ottobre 22, 2015

Ah, la golden age!

Quei primi ingenui fumetti dei tempi della seconda guerra mondiale con quei personaggi tanto belli e tanto rimpianti, ma non è che erano tutti sta gran meraviglia a vederla con un minimo di lucidità, primo tra tutti il protagonista di questa puntata:

atg1Nome: Armless tiger man. Non so sinceramente se ha mai avuto un nome in italiano, leggevo un articolo sulla golden age e mi ha fatto ridere sta cosa dell’uomo tigre senza braccia. Ho approfondito e visto poi il pessimo gusto del personaggio questo articolo è nato praticamente da solo.

Vero nome: Eric Hertz

Genesi del personaggio: Negli anni quaranta non è che gli operai se la passassero benissimo, non c’erano statuti dei lavoratori e i sindacati battevano un po’ la fiacca. Eric Hertz è un giovine tedesco addetto alla pressa e a causa di un incidente sul lavoro perde entrambe le braccia. Capito? Nel 1941 uscì un fumetto in cui il personaggio-cattivo di turno era una vittima di un incidente sul lavoro mostrato senza tanti fronzoli in tutto l’orrore che un incidente sul lavoro in fabbrica può provocare. In un fumetto destinato alla formazione della giovine infanzia americana abbiamo un individuo che a un macchinario industriale ci rimette entrambi i suoi arti superiori.

Ai tempi non c’era l’INAIL, e così il povero Eric Hertz cova rancore su rancore e dopo aver allenato a lungo le sue gambe, essersi limato i denti trasformando la sua boccuccia in una allegra tagliola, inizia la sua vendetta tremenda vendetta! Solo che il suo odio non viene convogliato contro un capitalismo che se ne frega delle condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori, ma bensì contro i macchinari.

Mi ricorda un mio amichetto d’infanzia che un giorno in spiaggia dopo essere stato spinto da suo fratello contro una medusa (megagag!) ed essere stato pinzato, invece di tirare un pugnazzo al fratello, tirò un pugnazzo alla medusa, disintegrandosi di dolore l’intera mano.

Aspetto: Un tizio veramente bruttissimo con il ciuffetto emo-nazista in tutina gialla. Ovviamente senza braccia.

atg2Poteri: Gambe fortissime e morsacci. Invece di sottoporsi a un duro allenamento però Armless tiger man ha trovato semplicemente un utilissimo libro su come diventare Armless tiger man come potete vedere nell’immagine allegata (in cui il nostro sfoggia un magnifico completino di eleganza con le maniche più che arrotolate). L’editoria negli anni quaranta non aveva confini, altro che le guide di oggi.

La fine: I nazi scoprono Armless tiger man che distrugge dei macchinari in giro per la Germania di Hitler e pensano bene di investire un sacco di risorse per spedirlo negli Usa a fare lo stesso lavoro a casa del nemico. Arrivato oltreoceano il nostro babbeo diversamente abile viene intercettato da Angelo che indifferente al suo stato lo devasta di cartoni e lo spedisce in galera dove viene dato per morto.

Armless tiger man appare anche come sgherro del teschio rosso in una storia assai più recente ambientata durante la seconda guerra mondiale dove lo troviamo in Wakanda a menare le gambe contro Capitan America e Pantera nera.

Il ritorno: Riappare velocemente come morto in una storia di Ercole periodo Dark Reign. Nel fumetto moderno non sembra esserci posto per i disabili incazzati di giallo vestiti.


Latveriani in trasferta (per modo di dire): Rapalloonia 2015

ottobre 19, 2015

rapallooniaNon sono un grande amante delle fiere di fumetti per il semplice motivo che odio la ressa e la confusione. L’ultimo Lucca Comics a cui sono stato era quello del 1994, ero un pischello, c’erano quattro gatti nel palazzetto dello sport e c’ero andato praticamente senza dire niente ai miei genitori risparmiando per mesi.

Rapalloonia invece me la sono sempre goduta essendo nato e cresciuto giusto giusto a Rapallo, ed essendo una manifestazione votata principalmente a un pubblico ristretto, anche se da quando non vivo più nella ridente località ligure ammetto di aver disertato un po’ di edizioni. Quest’anno però l’offerta era troppo ghiotta per perdermi l’evento.

Su queste pagine raramente si è parlato di fumetto italiano, del resto non era questo lo spirito con cui è stato aperto il blog, ma provo a recuperare qualcosa con questo post (con altissime probabilità di essere orribilmente confusionario), anche perché questa edizione di Rapalloonia presta il fianco a una marea di considerazioni e nonostante io abbia sempre trovato mortalmente noiosi i report come questi, particolarmente se scritti da me.

La mostra quest’anno è dedicata interamente a Ratman e a Leo Ortolani. Una bellissima festa per rendere omaggio ai vent’anni dalla pubblicazione del primo numero di quello che non mi pongo problemi a porre tra i migliori fumetti di sempre. Il maggior punto di interesse dell’esposizione sta nell’ammirare come il lavoro da tuttofare di Ortolani sceneggiatore, disegnatore inchiostratore e letterista porti a tavole originali praticamente identiche a quelle che poi troveremo sui nostri amati giornalini. Non da meno è bellissimo vedere come ci si ritrovi a visitare una mostra e a ridere di fronte alle opere, pur avendone già riso (e anche parecchio) diverse volte leggendo gli albi a fumetti. Perciò se passate da Rapallo ancora per questa settimana sappiate che potrete visitare l’unica mostra che quando lo dici in giro e ti chiedono com’era puoi rispondere “Una ganzata, mi son fatto un sacco di risate!”.

A festeggiare Ratman e Ortolani sono stati invitati per questo weekend diversi tra i migliori interpreti attuali del fumetto italiano. A costo di ripetermi ribadisco come io non sia un grande frequentatore di eventi fumettistici, ma se devo dare un’impressione generale avuta girando tra il folto pubblico accorso (e non solo perché legato al fan club del ratto) e i vari eventi di firme, disegni e conferenze, è che nel fumetto italiano si sia creato un ambiente florido e sereno, sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori, simile per certi versi a quel bel mondo di legami e amicizie che trovavo a certi festival musicali una decina di anni fa e che portavano a frutti e collaborazioni dai risultati spesso splendidi. Tutto ciò è molto bello, o almeno io lo trovo molto bello, o magari sto dicendo una cazzata, ma l’atmosfera era molto distesa e piacevole.

Restando sul discorso “firme autografi ritratti e affreschi” recentemente sul blog di Ortolani parlando delle ondate di gente che accorre alle presentazioni di Zerocalcare è nata una interessante discussione. Diciamo che mi piace avere le dediche sui libri, e qualche volta compresi questi giorni e nonostante io sia un timidone ne ho chieste e mi sono beccato anche un bel disegnetto che è cosa graditissima, ma vedere la gente che arriva direttamente ai tavoli con blocchi di fogli A4 e la richiesta pronta (quando non le richieste) mi ha lasciato un po’ perplesso anche a me. In certi casi ho provato quell’imbarazzo empatico misto a fastidio di quando a un concerto senti qualcuno urlare “Facci quella bbbbbella! Dai quella bbbbbella!”.

Detto questo oltre alla mostra e ai festeggiamenti vari* c’erano anche un paio di interessanti incontri durante questa due giorni, tra cui a interessarmi maggiormente era quello dedicato a “Orfani” con ospiti Recchioni e Mammuccari (premiati, giustamente, come miglior sceneggiatore e miglior disegnatore) a cui ovviamente sono arrivato in ritardo e non ho praticamente sentito nulla. Me ne dispiaccio perché volevo prenderlo come spunto per parlare proprio di “Orfani”, cosa che farò comunque.

“Orfani” è l’esempio perfetto di quando non scrivo un articolo perché ci penso troppo e col senno di poi si rivela una gran mossa. Infatti i primi due numeri della creature bonelliana di Recchioni e Mammucari non mi erano piaciuti, ma conoscendo un pochino il suo autore se per sbaglio finiva su queste pagine e non avevo ben spiegato come mai non avevano incontrato il mio gusto quello s’incazzava. Il motivo comunque a cercare nelle bozze era più o meno questo: “Io al mattino mi devo fare 40 km di treno e se inizio a leggere un fumetto alla partenza e alla seconda stazione (più o meno un 10/15km di distanza) l’ho bello che finito, per quanto pieno di bellissimi disegni, mi girano i coglioni”. Diciamo che non mi aveva colpito e che la storia non mi aveva minimamente catturato. Ho sempre ammirato il lavoro di Recchioni, da Napoli ground zero in poi con quel picco di Garrett che per me resta una delle migliori produzioni italiane degli ultimi anni, e le mie aspettative erano altissime.

Poi un giorno ero a menarmela alla Feltrinelli e dovevo far passare un po’ di tempo. Ho preso dallo scaffale l’edizione della Bao di Orfani e mi sono messo a leggerlo da dove avevo interrotto sugli albi da edicola e mi sono reso conto che invece la storia poi decollava e mi stava portando con se e avevo pensato un sacco di cazzate. Ora potrei dire tutto quello che mi piace in questa serie, ma il discorso è parecchio lungo**, particolarmente se andiamo a vedere anche i vari risvolti politici, mi limito a dire che se come me l’avevate abbandonata all’inizio avete fatto un errorone ma siete in tempo per rimediare.

Altro incontro interessante vedeva tra i suoi protagonisti Giacomo Bevilacqua, che cito solo ed esclusivamente per dirvi che se vi siete fermati al panda (che sia ben chiaro, a me piace un sacco) e non avete letto il suo “Metamorphosis” vi perdete uno dei migliori thriller a fumetti letti negli ultimi anni.

Una bellissima manifestazione dove anche chi come me odia il marasma può gustarsi due giorni di incontri e fumetti dal vivo. Ma del resto parliamo di un’esperienza che ha 43 anni di età sulle spalle e basta guardare le foto d’archivio dei premi consegnati al ristorante da U Giancu*** per trovarsi davanti più di un mostro sacro.

*che bello tornare al teatro rosa confetto delle Clarisse. Non ci mettevo piede da veramente troppi anni. Un posto splendido arredato da un malato di mente!

**un giorno mi piacerebbe parlare anche del lavoro di Recchioni su Dylan Dog, ma non mi sono ancora fatto un’idea precisa (anche se metto le mani avanti e per ora sono totalmente contendo di quanto letto) e perciò taccio e magari aspetto la prossima uscita.

***dove oltre a mangiare bene si può ammirare un vero e proprio museo del fumetto.


Letture di un futuro passato #2 – Daredevil – L’uomo senza paura

ottobre 15, 2015

image_gallerySe la prima volta ho tirato fuori qualcosa di particolare, questa volta scrivo al volo consigliando un capolavoro che mi sento come se stessi consigliando di bere a qualcuno che ha sete.

Cogliendo la palla al balzo dell’arrivo di Netflix in Italia con conseguente sbarco della prima bellissima stagione della serie tv dedicata a Devil, la Panini pensa bene, anzi benissimo, di riproporre in versione strafiga alcune delle migliori storie del diavolo rosso.

Si inizia con la mini di cui la prima stagione della serie televisiva è più debitrice: L’uomo senza paura, sorta di Devil anno uno scritto da un Frank Miller in bollissima e disegnato dal Romita Jr degli anni ’90, ossia il miglior Romita Jr. Non penso ci sia bisogno di tirarla per le lunghe, è una delle storie più famose dedicate a Matt Murdock, un gioiello come tutta la gestione Miller del personaggio che lascia senza respiro dalla prima all’ultima pagina.

Se non l’avete mai letto ora potete farlo, se lo volete da mettere in bella vista in libreria in una nuova edizione che rende ben giustizia all’immenso valore di questa storia potete fare anche questo.


Una considerazione sul tanto chiacchierato Superman di Miller

ottobre 8, 2015

Parto da un semplice presupposto: io a disegnare sono una capra storpia, quindi a giudicare un disegnatore come cane o come fenomeno devo basarmi solo e unicamente sul mio gusto personale.

Ad esempio penso che Ramos faccia schifo forte, ma se è stato il disegnatore ufficiale di serie come Spiderman e Wolverine a qualcuno dovrà pure piacere. Sbaglio?

Beh detto questo il buon vecchio pazzo Frank Miller ha disegnato questa cosa qua:

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Detto sinceramente a me non piace. Ma è evidente il cazzarismo di Miller in ogni minimo tratto. Stiamo parlando di uno che secondo me ha girato una ciofeca come il film di “The spirit” solo per fare andare quintalate di sabbia nella vagina a nerds inferociti, e lo stesso ha fatto qua. E infatti sono giorni che non leggo praticamente altro se non gente infervorata contro quel cattivone di Miller che ha disegnato un Superman con le manone e l’uccello barzotto.

Quello che non capisco nei commenti che leggo in giro è come una marea di gente scriva che questo disegno è così per mascherare fantasiose incompetenze di Miller al tavolo da disegno. Oh gente ma avete presente di chi stiamo parlando? Non è un ragazzino al suo primo scarabocchio, è il fottutissimo Frank Miller! E per come vi prende per il culo è uno spasso micidiale.