Latveriani in trasferta (per modo di dire): Rapalloonia 2015

rapallooniaNon sono un grande amante delle fiere di fumetti per il semplice motivo che odio la ressa e la confusione. L’ultimo Lucca Comics a cui sono stato era quello del 1994, ero un pischello, c’erano quattro gatti nel palazzetto dello sport e c’ero andato praticamente senza dire niente ai miei genitori risparmiando per mesi.

Rapalloonia invece me la sono sempre goduta essendo nato e cresciuto giusto giusto a Rapallo, ed essendo una manifestazione votata principalmente a un pubblico ristretto, anche se da quando non vivo più nella ridente località ligure ammetto di aver disertato un po’ di edizioni. Quest’anno però l’offerta era troppo ghiotta per perdermi l’evento.

Su queste pagine raramente si è parlato di fumetto italiano, del resto non era questo lo spirito con cui è stato aperto il blog, ma provo a recuperare qualcosa con questo post (con altissime probabilità di essere orribilmente confusionario), anche perché questa edizione di Rapalloonia presta il fianco a una marea di considerazioni e nonostante io abbia sempre trovato mortalmente noiosi i report come questi, particolarmente se scritti da me.

La mostra quest’anno è dedicata interamente a Ratman e a Leo Ortolani. Una bellissima festa per rendere omaggio ai vent’anni dalla pubblicazione del primo numero di quello che non mi pongo problemi a porre tra i migliori fumetti di sempre. Il maggior punto di interesse dell’esposizione sta nell’ammirare come il lavoro da tuttofare di Ortolani sceneggiatore, disegnatore inchiostratore e letterista porti a tavole originali praticamente identiche a quelle che poi troveremo sui nostri amati giornalini. Non da meno è bellissimo vedere come ci si ritrovi a visitare una mostra e a ridere di fronte alle opere, pur avendone già riso (e anche parecchio) diverse volte leggendo gli albi a fumetti. Perciò se passate da Rapallo ancora per questa settimana sappiate che potrete visitare l’unica mostra che quando lo dici in giro e ti chiedono com’era puoi rispondere “Una ganzata, mi son fatto un sacco di risate!”.

A festeggiare Ratman e Ortolani sono stati invitati per questo weekend diversi tra i migliori interpreti attuali del fumetto italiano. A costo di ripetermi ribadisco come io non sia un grande frequentatore di eventi fumettistici, ma se devo dare un’impressione generale avuta girando tra il folto pubblico accorso (e non solo perché legato al fan club del ratto) e i vari eventi di firme, disegni e conferenze, è che nel fumetto italiano si sia creato un ambiente florido e sereno, sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori, simile per certi versi a quel bel mondo di legami e amicizie che trovavo a certi festival musicali una decina di anni fa e che portavano a frutti e collaborazioni dai risultati spesso splendidi. Tutto ciò è molto bello, o almeno io lo trovo molto bello, o magari sto dicendo una cazzata, ma l’atmosfera era molto distesa e piacevole.

Restando sul discorso “firme autografi ritratti e affreschi” recentemente sul blog di Ortolani parlando delle ondate di gente che accorre alle presentazioni di Zerocalcare è nata una interessante discussione. Diciamo che mi piace avere le dediche sui libri, e qualche volta compresi questi giorni e nonostante io sia un timidone ne ho chieste e mi sono beccato anche un bel disegnetto che è cosa graditissima, ma vedere la gente che arriva direttamente ai tavoli con blocchi di fogli A4 e la richiesta pronta (quando non le richieste) mi ha lasciato un po’ perplesso anche a me. In certi casi ho provato quell’imbarazzo empatico misto a fastidio di quando a un concerto senti qualcuno urlare “Facci quella bbbbbella! Dai quella bbbbbella!”.

Detto questo oltre alla mostra e ai festeggiamenti vari* c’erano anche un paio di interessanti incontri durante questa due giorni, tra cui a interessarmi maggiormente era quello dedicato a “Orfani” con ospiti Recchioni e Mammuccari (premiati, giustamente, come miglior sceneggiatore e miglior disegnatore) a cui ovviamente sono arrivato in ritardo e non ho praticamente sentito nulla. Me ne dispiaccio perché volevo prenderlo come spunto per parlare proprio di “Orfani”, cosa che farò comunque.

“Orfani” è l’esempio perfetto di quando non scrivo un articolo perché ci penso troppo e col senno di poi si rivela una gran mossa. Infatti i primi due numeri della creature bonelliana di Recchioni e Mammucari non mi erano piaciuti, ma conoscendo un pochino il suo autore se per sbaglio finiva su queste pagine e non avevo ben spiegato come mai non avevano incontrato il mio gusto quello s’incazzava. Il motivo comunque a cercare nelle bozze era più o meno questo: “Io al mattino mi devo fare 40 km di treno e se inizio a leggere un fumetto alla partenza e alla seconda stazione (più o meno un 10/15km di distanza) l’ho bello che finito, per quanto pieno di bellissimi disegni, mi girano i coglioni”. Diciamo che non mi aveva colpito e che la storia non mi aveva minimamente catturato. Ho sempre ammirato il lavoro di Recchioni, da Napoli ground zero in poi con quel picco di Garrett che per me resta una delle migliori produzioni italiane degli ultimi anni, e le mie aspettative erano altissime.

Poi un giorno ero a menarmela alla Feltrinelli e dovevo far passare un po’ di tempo. Ho preso dallo scaffale l’edizione della Bao di Orfani e mi sono messo a leggerlo da dove avevo interrotto sugli albi da edicola e mi sono reso conto che invece la storia poi decollava e mi stava portando con se e avevo pensato un sacco di cazzate. Ora potrei dire tutto quello che mi piace in questa serie, ma il discorso è parecchio lungo**, particolarmente se andiamo a vedere anche i vari risvolti politici, mi limito a dire che se come me l’avevate abbandonata all’inizio avete fatto un errorone ma siete in tempo per rimediare.

Altro incontro interessante vedeva tra i suoi protagonisti Giacomo Bevilacqua, che cito solo ed esclusivamente per dirvi che se vi siete fermati al panda (che sia ben chiaro, a me piace un sacco) e non avete letto il suo “Metamorphosis” vi perdete uno dei migliori thriller a fumetti letti negli ultimi anni.

Una bellissima manifestazione dove anche chi come me odia il marasma può gustarsi due giorni di incontri e fumetti dal vivo. Ma del resto parliamo di un’esperienza che ha 43 anni di età sulle spalle e basta guardare le foto d’archivio dei premi consegnati al ristorante da U Giancu*** per trovarsi davanti più di un mostro sacro.

*che bello tornare al teatro rosa confetto delle Clarisse. Non ci mettevo piede da veramente troppi anni. Un posto splendido arredato da un malato di mente!

**un giorno mi piacerebbe parlare anche del lavoro di Recchioni su Dylan Dog, ma non mi sono ancora fatto un’idea precisa (anche se metto le mani avanti e per ora sono totalmente contendo di quanto letto) e perciò taccio e magari aspetto la prossima uscita.

***dove oltre a mangiare bene si può ammirare un vero e proprio museo del fumetto.

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One Response to Latveriani in trasferta (per modo di dire): Rapalloonia 2015

  1. […] Fest e simili mi viene spontaneo chiacchierare di questa cosa qua che avevo scritto parlando di Rapalloonia che […]

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