Letture di un futuro passato #4 – Hellblazer – La storia del baretto

the pubPur essendo un lettore accanito delle avventure di John Constantine raramente queste hanno trovato spazio su queste pagine. Eppure c’è una storia di cui vorrei scrivere da un bel pezzo.
Quella che io chiamo “La storia del baretto” in realtà si intitola “The pub were i was born” e si conclude nel successivo “Love kills”.
Chi non ha avuto un baretto del cuore (o pub che dir si voglia) nella sua vita? Penso nessuno.
Il mio primo baretto lo chiamavamo semplicemente la taverna, era il pub delle prime bevute, delle prime sbronze da appena adolescenti. Era buio, dall’arredo antiquato, e i gestori erano due ragazzi di poco più grandi. Eravamo talmente abituali da arrivare al punto che nella serata di chiusura a volte ci invitavano a casa loro a cena o a sbidonarsi e guardare qualche film. Ho milioni di ricordi della taverna, e non tutti annebbiati dalle birrette. Alcuni tristi a riguardarli con gli occhi di oggi, altri molto felici. A un certo punto i proprietari decisero che non era più il caso di avere una bettola per ragazzini alticci e fecero una ristrutturazione totale globale. L’ultima sera della taverna prendemmo tutti una sbronza colossale che culminò con gente che prendeva a colpi di piccone il caminetto per portarsi a casa un mattone di un posto dove aveva lasciato un pezzo di vita. Quando riaprì era un locale pulito, moderno, senza ciarpame alle pareti o sopra il banco, con la musica giusta che piace ai giovani, e ovviamente non ci mettemmo più piede.
the pub2Capisco quindi pienamente questa storia di Hellblazer, scritta (sembra quasi ovvio visto il tema) da Garth Ennis e disegnata da Will Simpson (che non mi è mai piaciuto più di tanto ma visto il valore di quello di cui stiamo parlando sticazzi), una storia di amore e di un pub. Penso che sia sempre stata vista come un intermezzo, del resto Ennis aveva appena concluso quel capolavoro di “Abitudini pericolose” e si preparava a gettare John Constantine in un nuovo incubo ben più tosto della perdita del suo pub preferito, ma fin dalla prima lettura ho adorato questa storia per l’affetto con cui Ennis la usa per raccontarci il suo luogo, il suo pub.
Nella sua semplicità è una delle più classiche storie di fantasmi e di conti da saldare che ci racconta di una donna che durante la guerra nasce in un pub sotto i bombardamenti, che in quel posto trova l’amore, e che passa la sua vita dietro quel banco, anche quando il marito ormai non c’è più da diversi anni. Il pub però entra nel mirino di una banda di malavitosi e le cose non prendono una bella piega. Interviene così il Constantine più puro e incazzato, quello vendicativo e senza scrupoli a cui tanto bene abbiamo voluto in questi anni.
Non una delle migliori storia di Constantine e nemmeno una delle migliori storie di Ennis, ma dalla prima volta che mi è passata tra le mani non ho mai dimenticato questo gesto di puro e semplice affetto tradotto in fumetto. Trovo praticamente impossibile andare a scegliere una storia di Hellblazer di quelle annate maggiormente degna di articoli e lodi rispetto alle altre, eppure se mi venisse chiesto quale storia di Constantine io preferisca, di sicuro “La storia del baretto” sarebbe uno dei primi titoli a venirmi in mente.

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