Le improbabili interviste di Latveria is for Lovers: Dr.Pira

novembre 27, 2015

pira1Ieri sera a Genova si presentava il nuovo libro di Dr.Pira al teatro Altrove, e io da buon pendolare ho fatto una corsa del dimonio per esserci.

Il Dr.Pira lo conosco da parecchi anni, da quando faceva i primi fumetti della gleba e allietava le serate italiche con la sua clubmetalmusica a 8 bit come Pira666. Se come musicante è un gigante (ancora oggi tengo “Putrified battlefield” come suoneria del telefono) come fumettista è assai particolare e bravo, il suo disegno pazzissimo si accompagna a una narrazione surreale intrepida e velocissima che rende la lettura sempre un piacere.

La presentazione del terzo capitolo della saga di Gatto Mondadory è accompagnata da un rivoluzionario uso di powerpoint e delinea benissimo oltre al manifesto programmatico del Dr.Pira anche lo studio accurato e scomodo fatto sulla figura dei puffi. Una ricerca durata due anni che scopre verità scomode e sconvolgenti.

Andate alle sue presentazioni, comprate il libro, vi divertirete.

Conoscendo Pira da anni mentre mi dedicava il libro ne ho approfittato per fare la prima improbabile intervista di Latveria for Lovers:

Latverians: A Stan Lee viene chiesto da quarant’anni anche quando va dal panettiere chi sia più forte tra Hulk e la Cosa. Pira, chi è più forte tra Gatto Mondadory e Gimba il campione mascherato del minigolf che pubblicavi su Hobby comics?

Dr.Pira: Mmmmm sicuramente Gimba.

L.: Beh effettivamente Gimba possiede più colpi e armi mortali.

D.P.: E poi il minigolf è uno sport più violento.*

Poi non mi venivano in mente altre domande da fare per questa imperdibile intervista improvvisata.pira 2

Con Pira, avendo vissuto quel bellissimo periodo della musica indipendente italiana di Tago Fest e simili mi viene spontaneo chiacchierare di questa cosa qua che avevo scritto parlando di Rapalloonia che copio-incollo:

A festeggiare Ratman e Ortolani sono stati invitati per questo weekend diversi tra i migliori interpreti attuali del fumetto italiano. A costo di ripetermi ribadisco come io non sia un grande frequentatore di eventi fumettistici, ma se devo dare un’impressione generale avuta girando tra il folto pubblico accorso (e non solo perché legato al fan club del ratto) e i vari eventi di firme, disegni e conferenze, è che nel fumetto italiano si sia creato un ambiente florido e sereno, sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori, simile per certi versi a quel bel mondo di legami e amicizie che trovavo a certi festival musicali una decina di anni fa e che portavano a frutti e collaborazioni dai risultati spesso splendidi. Tutto ciò è molto bello, o almeno io lo trovo molto bello, o magari sto dicendo una cazzata, ma l’atmosfera era molto distesa e piacevole.

E anche lui conferma le mie impressioni, ma dice che nel mondo del fumetto mancano le megafeste, e che gli piacerebbe trovare un modo per inserire nel suo ruolo di “tizio che fa i disegni e li presenta alla gente” quella preparazione e quelle sensazioni del concerto. Gli ho proposto di fare come i Uochi toki e tentare di suonare dal vivo disegnando. Ha detto che ci pensa.

Poi abbiamo parlato ancora un po’ di cazzi nostri e poi basta.

Vi allieto col bellissimo disegno di Joey De Maio che suona la potenza del vero metallo donatomi dal bravissimo protagonista di questa entusiasmante intervista fotografato male col cellulare mentre tornavo a casa in corriera:

2015-11-26

*o qualcosa del genere, non ricordo le parole esatte.


Il Dylan Dog scritto da Ratigher

novembre 26, 2015

Dylan-Dog-n.-351Se da un lato cercavo da mesi una scusa per scrivere qualcosa sul “nuovo corso recchioniano di Dylan Dog”, dall’altro aspettavo anche dai primi rumors con una discreta curiosità di leggere la prima storia di Ratigher dedicata al personaggio bonelliano.

Ratigher io me lo ricordo come bassista dei Laghetto, insieme ad altri ganzissimi come quel fenomeno di Tuono Pettinato, un gruppo che al di là delle grandissime gag rappresenta ancora per il sottoscritto una delle meglio cose uscite dalla musica qualcosa-core italiana e non solo con la gente che sbraita e le chitarre grosse (tantissimi anni fa scrivero questo). Poi l’ho ritrovato fumettaro su Hobby comics con i superamici (e c’era sempre quel fenomeno di Tuono Pettinato di cui se non l’avete capito sono un grande fan, sia come chitarrista che come autore di fumetti) dove c’erano quelle storie bellissime.

Poi c’è stato quel gioiello di “Trama” e il successo dell’autoproduzione/crowdfounding o quello che è delle ragazzine che non ho letto. E ora Dylan Dog.

Io il primo Dylan Dog che ho comprato è stato “Caccia alle streghe” che avevo 10 o 11 anni. Ovviamente non ci avevo capito un cazzo e solo anni dopo l’ho imparato ad apprezzare come uno dei migliori albi dell’indagatore dell’incubo e non solo. Quello che so con sicurezza però è che mi incuriosì tanto che nel giro di qualche anno avevo recuperato tutti gli arretrati (viva viva l’edicola della stazione) e nel frattempo continuavo a leggerlo e a imparare.

dydratigher1C’è chi può indicare il responsabile del suo amore per i libri, i dischi, i film, e anche i fumetti in qualcuno. Il classico “me li faceva leggere mio padre” o “lo guardavo con mio zio a natale” così come “li ho trovati in camera di mio fratello maggiore”. Io ho vita facile a colpevolizzare di buona parte della mia “formazione culturale” proprio Dylan. Ovviamente non è stato il mio solo riferimento, ma una buona fetta di letteratura e cinema l’ho scoperta in età prepuberale proprio grazie ai rimandi e alle citazioni di quegli albi, e per questo amo così tanto il personaggio.

Poi come succede quando ti perdi con gli amici d’infanzia che saluti giusto se li incontri quando sei a prendere l’aperitivo iniziarono a uscire quelle storie bruttissime che io collego principalmente all’albo n.220 “Concorrenza sleale”. Mi resi conto che continuavo a comprare Dylan Dog ma che lo aggiungevo alla mensole dove risiede tuttora tutta la collezione senza manco leggerlo, o sfogliando qualche pagina per provare una gran noia e mollarlo subito li, e così ho detto il mio addio a un personaggio che tanto ha significato per me*.

Poi è iniziato questo nuovo corso recchioniano e ho ricominciato a comprarlo, anche solo per curiosità apprezzando il lavoro dello sceneggiatore romano (che già aveva scritto una meraviglia come “Mater morbi”, una di quelle storie che oltre a piacerti ti fanno tanto male che ti entrano sotto la pelle e dentro le ossa). Ammetto candidamente che il primo approccio è stato proprio quello dell’incontro con l’amico d’infanzia non più cagato per decenni quando lo incroci per caso, quel misto di imbarazzo e “speriamo che non mi chieda di vederci una sera di queste che non saprei che menzogna di scusa inventarmi”. Eppure la nuova linfa si vedeva subito con il manifesto programmatico spaziale di Recchioni e alcune storie molto buone, pur avendo lasciato un po’ troppo in sospeso quel carattere si “serialità” che sembrava inserire l’ingresso del villain John Ghost e presentando ancora qualche albo più che sottotono come quello della pittrice monca.

dydratigher2Mi sto comunque dilungando un po’ troppo, ma avrei un universo di considerazioni da scrivere sull’indagatore dell’incubo e su come ha accompagnato la mia vita, sulle mie aspettative di un grande ritorno agli antichi fasti. Il fatto è che voglio arrivare a dire che quello che volevo e desideravo tantissimo da questa rivoluzione nel mondo di Dylan Dog è riuscito ad arrivarmi dritto in faccia come il miglior cazzotto ben dato dall’albo uscito oggi in edicola e scritto da Rathiger.

“In fondo al male” riesce ad essere una classica storia di Dylan di quelle belle. C’è la manza in pericolo che nasconde qualcosa di spaventevole, l’inquietudine, l’intreccio avvolgente e la normalità terrificante di un paesino e dei suoi abitanti. C’è la storia sovrannaturale che fa da sfondo e da barbatrucco per raccontare e dire qualcosa di difficile e vero sul male e sulla natura umana. C’è magia e orrore. Allo stesso tempo “In fondo al male” è una storia di Ratigher, ci sono infatti momenti di sessualità disturbata e disturbante, la cattiveria e lo squallore morale sono messi su carta con sfrontata violenza e un senso di divertimento dell’autore che le sfrutta per raccontare un’oscurità e ci riesce benissimo.

I disegni di Alessandro Baggi completano a meraviglia il lavoro di sceneggiatura con un tratto che accompagna perfettamente le variazioni della storia tra reale e surreale dedicando a Dylan una pagina unica di bellezza e intensità sconvolgente e una splashpage che non vedo l’ora di vedere su un volume di grande formato (che daje, è palese che questa storia finirà così e se lo merita anche tutto).

Non scrivo altro, se non l’avete già fatto godetevi ogni millimetro di inchiostro di questo albo memorabile, che a pagarlo solo 3 euri e venti ci si sente quasi dei ladri.

Evviva Ratigher, evviva Baggi, evviva Recchioni e più che altro evviva Dylan Dog!

*Dando na riletta a questa frase scritta di getto (come il resto) nella foga della pausa pranzo e nel preso benismo della lettura mattutina di “In fondo al male” mi rendo conto che sembro uno di quelli da “ora fa tutto cagare un tempo si che era bello” o ancora peggio quegli esseri nefasti da “ah ma i primi cento numeri erano un’altra cosa”. Tralasciando il fatto che nei primi cento numeri c’erano delle puttanate come “Il tagliagole”, negli anni ho riprovato a prendere qualche numero di Dylan, ma non riuscivo mai a ritrovare quell’atmosfera e quella profondità che per me fanno il 99% del personaggio.


Jessica Jones – Le prime quattro puntate

novembre 23, 2015

jjSiamo subito chiari, se avete fatto l’abbonamento a Netflix con la scimmia galattica di vedervi questa serie non avete sprecato un centesimo.

Il nuovo frutto del connubio tra la Marvel e il portare dedicato alle serie tv è un’altra bombetta dopo quel capolavoro della prima stagione di “Daredevil”, anche se io preferisco ancora quanto fatto per il buon vecchio diavolo rosso. Ma del resto quella prendeva spunto da un fumetto con una storia decennale che comprende alcuni dei punti più alti toccati dal fumetto supereroistico, per Jessica Jones invece il punto di partenza è una bellissima serie abbastanza recente che non ha avuto nemmeno vita così lunga, e vedendo lo sfacelo in cui sono precipitate le storie di Bendis nel giro di pochi anni andava benissimo così.

Per chi non lo sapesse Jessica Jones è la storia di una ex-supereroina che si ricicla come investigatrice privata in una nuova vita dedicata all’amarezza e alla passione smodata per le bibitine, un personaggio autodistruttivo e disperato, che suo malgrado continua a ritrovarsi incastrata in storie di tanti superpoteri e poca gioia di vivere.

A farmi preferire ancora “Daredevil” è esattamente il fatto che mentre nella serie dedicata a Matt Murdock i punti di disperazione della trama trasparivano anche senza bisogno di calcare troppo la mano su queste caratteristiche, in Jessica Jones nonostante una certa enjj1fasi nel mostrarci il malessere della protagonista, non riesco (ancora) a provare quell’empatia fortissima che spesso e volentieri mi fa urlare al miracolo.

La serie si presenta (giustamente) come un classico hard boiled dove alcuni personaggi volendo possono sollevare una macchina sportiva o saltare direttamente all’ultimo piano di un palazzo, e nel dare quasi per scontata la presenza di questi poteri senza tante “origini” o “megaspiegoni” gli sceneggiatori ci fanno cosa assai gradita. Jessica Jones come dicevamo è una tizia che per i suoi motivi s’è tolta il costume e s’è messa in jeans (sempre gli stessi per quattro puntate, che ok che ha un bel culo ma ormai dovrebbero camminare da soli), vive in una topaia e si scassa di bourbon dell’eurospin fotografando coniugi traditori e campando dei soldi dei cornuti. Poi torna in città un supercattivo che l’ha fatta soffrire parecchiotto e lei s’incazza.

jj2Il supercattivo in questione (lo saprete tutti, spero) è il vecchio Killgrave, alias l’uomo porpora, che qua non è molto porpora, ma per quanto visto è comunque un fetente di tutto rispetto e il “doctor who” che lo interpreta fa un ottimo lavoro.

La tizia di Breaking bad che fa la Jones è abbastanza in ruolo anche se forse un po’ troppo ragazzina, comunque meno cagnaccia di come mi aspettavo. Il bestione nero chiamato a impersonare quel gran ganzo del Luke Cage è eccezionale, e mi incuriosisce parecchio vedere come evolverà il personaggio di Trish Walker interpretato da quella gnoccolona di Rachael Taylor.

Un ottimo inizio per l’ennesima ma più che benvenuta proposta filmica di casa Marvel, un noir coinvolgente che parte e procede con il piede giusto e che sarebbe una bellissima serie tv anche senza riferimenti al mondo dei fumetti.

ps: per chi è curioso solo di sapere se c’è la tanto chiacchierata scena del fumetto in cui la Jones “voleva provare qualcosa di diverso”, c’è, ma è molto meno pesante che negli albi a fumetti, e sinceramente perde praticamente tutta la sua potenza. Vien da pensare a quei tempi, quando Bendis sapeva ancora scrivere una scena veramente ad effetto, roba da ricordarsene per decadi… oggi tutto quello che riesce a fare è “omosessuali non dichiarati e imbarazzanti paradossi temporali”.


Attese che pagano: Il finale di Occhio di falco

novembre 16, 2015

image_galleryIo questi albi seriali che escono ogni due/tre mesi non è che li amo proprio alla follia. Ogni volta che esce un nuovo numero infatti mi devo andare spesso e volentieri a rileggere quanto successo prima perché non mi ricordo una mazza. Figurarsi quando un albo esce quasi un anno dopo al precedente.

E invece io dove eravamo rimasti con Occhio di Falco me lo ricordavo e anche bene. Del resto la serie di Fraction e Aja è una delle cose migliori lette negli ultimi anni, e quel cliffangherone con cui si chiudeva l’undicesimo albo è difficile cancellarlo dalla memoria.

Arriva quindi dopo una lunga attesa il dodicesimo albo che va a chiudere questa incredibile run dedicata agli arcieri di casa marvel, e praticamente l’ho letto e riletto per tutto il fine settimana appena trascorso. I fili e le trame aperte da Fraction vengono portati a conclusione in maniera adrenalinica, coinvolgente e con il giusto pizzico di commozione, lasciando però aperta una porta mastodontica per nuove storie (e vedendo i nomi coinvolti nel prossimo progetto c’è da leccarsi i baffi). I disegni di David Aja sono qualcosa di sensazionale, probabilmente tra le migliori tavole capitatemi sotto gli occhi in questi anni, capaci di dare una carica dinamica ed espressiva unica e di creare un’infinità di immagini praticamente iconiche.

“Occhio di falco” però è una serie/capolavoro non solo per la meravigliosa sceneggiatura e i fantastici disegni, ma anche per la sua capacità di restare un blockbuster d’azione senza rinunciare a incursioni pazzissime nella sperimentazione, un coraggio che ha pagato in pieno e che ci ha permesso di leggere alcune storie veramente memorabili (un attacco mafioso visto attraverso gli occhi di un cane? Una storia action nel linguaggio dei segni? Splendide!) dove sarebbe stato facilissimo cadere in una insulsa porcheria. Qua si fa fumetto NUOVO lasciando tutte le esplosioni e le fighe e le battute che devono esserci, e non è cosa da nulla.

Una delle migliori proposte degli ultimi anni, non solo parlando di fumetti di supereroi. Da leggere, rileggere e conservare come un tesoro raro.


Il babbeo del giorno #30 – Calculator

novembre 10, 2015

A guardare indietro tra le pagine di questa rubrica gli anni settanta di batman ci hanno regalato più di un personaggio insulso da aggiungere alla nostra schiera di babbei, ed è effettivamente un peccato che da parecchio tempo non si attinga da quel calderone per presentarvi nuovi perfetti mentecatti di altissimo livello. Ma non è mai troppo tardi per rimediare.

Il babbeo di oggi mi è profondamente caro per un semplice motivo: il lavoro che faccio. Quando spiego alla gente che a casa mia non ho ne internet ne telefono perché sento suonare quell’apparecchio infernale tutto il giorno e perché passo già almeno otto ore della mia giornata davanti a uno stramaledetto computer, spesso e volentieri la gente non capisce. Mi è capitato di sentirmi rispondere “Senza internet in casa? Ma come fai ad essere ancora vivo????”, e invece io sto alla grandissima.

In casa mia, sempre per il medesimo motivo, c’è però un oggetto che è ancora più bandito di pc e telefoni: la calcolatrice!

Capirete quindi il mio strano rapporto con Calculator.

calculator1Nome: Calculator (ignoro se abbia mai avuto una traduzione in italiano, ma propendo per il no)

Vero Nome: Noah Kuttler

Genesi del personaggio: Calculator appare un po’ dal nulla con il suo bel vestitino. Non sappiamo da dove abbia preso l’idea o quali turbe psichiche l’abbiano portato a diventare esattamente quel criminale, sappiamo solo che inizia a girare per gli Stati Uniti prendendo mascate un po’ a destra e a manca.

Aspetto e poteri: Nel 1976 apparivano sugli scaffali i primi apparecchi del demonio noti col nome di calcolatrici, e sempre in quell’anno faceva il suo esordio il nostro babbeo del giorno. Calculator come dice il nome stesso è un tizio con una calcolatrice sulla panza e con uno schermo per i risultati sulla fronte. Non so se fra i lettori più giovani (ma probabilmente anche tra i lettore più anziani) si usava che a scuola le calcolatrici venivano usate più per fare giochilli gonzi per far uscire parole capovolte che per fare di conto, ma praticamente Calculator fa lo stesso con il suo superpotere.

calculator2In pratica il macchinario di questo inutile villain memorizza le mosse e i ragionamenti del supereroe con cui si scontra e diventa in grado di calcolare mosse e ragionamenti in anticipo prevedendo come sconfiggerlo all’incontro successivo. Mica male direte voi, il problema di Calculator però è che ogni volta che esce di galera si scontra con un supereroe diverso prendendo una sonora serie di scapaccioni e ritornando mesto mesto dietro le sbarre. Negli anni infatti prende un sacco di sberle da Batman, da Freccia Verde, da Black Canary e anche dall’Uomo molla.

Come dicevamo il personaggio nasce nel 1976, ma agli esordi delle calcolatrici il loro incredibile utilizzo non era ancora ben chiaro, infatti Calculator riesce a far materializzare tramite il suo casco quello che secondo il suo non proprio infallibile costume serve a sconfiggere il supereroe di turno. Avete mai pensato a cosa riuscireste a fare con una gru che vi spunta dal berretto? Beh Calculator riesce a prendere un sacco di ceffoni anche così, nonostante un supereroe come Lanterna verde con un potere simile se la spadroneggi da diverse decadi.

La noiosissima evoluzione: Dopo anni in giro per i fumetti a prendere qualche sberla e a finire nuovamente dietro le sbarre Calculator capisce che non è portato per la vita d’azione e riappare durante Crisi Inifinita riciclatosi come una sorta di Oracolo per cattivoni, un anonimo ometto occhialuto che dispensa consigli e informazioni ad altri supercriminali. Una noiosissima fine per un punchball con il suo potenziale.


Il supereroe del 2015? Deve essere classy! Lo speciale all’interno

novembre 9, 2015

Di cambi di look bizzarri, o semplicemente orrendi, ce ne sono stati veramente tanti, o meglio dire troppi, dagli anni novanta a oggi. Altre volte i cambi di look sono stati più che necessari, basti pensare al primo vestitino improponibile della Vedova nera.

Normalmente non sono uno che si strappa i capelli per “oddio questi pezzi di culo come l’hanno ridotto al mio supereroe preferito”, pur ammettendo che se vedo l’uomo ragno con le ghette mi viene da ridere e pensare che cazzo gli passa per la testa, però devo ammettere che non mi è chiara del tutto la gag del vestitino “devil azzimato”, ossia questo:

4476770-dd

Sono il primo a essere cosciente e felicissimo di quella meravigliosa area di spensieratezza che vive nel Devil di Waid anche nei suoi momenti più tragici e disperati. Praticamente è una delle pochissime cose che negli ultimi anni sto seguendo senza perdere un’uscita ed è quella che leggo con maggior voracità, però questo momentone comico non è che mi abbia convinto del tutto. Un sorriso ammetto che me l’ha pure strappato, ma non ho ancora ben chiaro se nell’economia della storia il Devil grande elegantone mi abbia colpito positivamente o negativamente, o se sia da considerare come uno sfizio che Waid voleva togliersi prima dell’ennesimo “tutto nuovo niente come prima!”. I miei dubbi nascono dal fatto che per un secondo m’è sembrato di sfogliare uno di quei mesili da riccastri scoreggioni su stile e abitudini con cui scialacquano i loro guadagni altri riccastri scoreggioni…