L’ora di storia: “Marvel comics” di Sean Howe

So che pensate marvelsi tratti dell’ennesimo periodo di assenza latveriana, ma a un momento di megamerda sul lavoro s’è aggiunto che la totale assenza di attività fisica praticata negli ultimi vent’anni m’ha provocato una spalla praticamente inutilizzabile per un po’ di giorni, giorni nei quali approfittando dell’acquisto di un kindle mi sono deciso a leggere la megastoria della marvel scritta da Sean Howe e pubblicata giusto qualche anno fa.

Finora non avevo ancora avvicinato quest’opera per un pochetto di paura, quel timore che accompagna sempre il momento in cui vai a cercare di conoscere i tuoi eroi, eppure una volta affrontate queste pagine mi sono sentito a casa. Leggere i retroscena che a partire dagli anni quaranta hanno scandito i fumetti con cui sono cresciuto è come rivivere quelle avventure per la prima volta, nonostante tutti i momenti sordidi attraversati dalla marvel in questi settanta e passa anni di storia, perché tutte le situazione di merdoni economici e le porcate fatte agli artisti non possono cancellare le centinaia di ore di pace vissute in quell’universo di storie e disegni, anche quando il mondo al di la dei fumetti faceva di tutto per farmi male (e se questa frase non vi fa esplodere l’emo-metro non so cosa possa farlo).

Probabilmente se andaste a chiedere a un nutrito campione di lettori di questo bellissimo libro la maggior parte vi parlerebbe di guerre tra squali (ci sono), di una fredda storia di speculazioni economiche (ci sono) e di screzi e battaglie tra autori e disegnatori spesso entrambi pieni di sabbia nella vagina (ci sono, ahimè). Il lato economico/societario della marvel per me è abbastanza semplice e rapido da liquidare invece : buongiorno gente, la marvel è una società, non un’opera pia, e deve portare i soldini nelle tasche delle persone che ci lavorano, e più questi soldini sono numerosi, più queste persone sono contente, quindi benvenuti nel mondo reale dove non ci si nutre con gli ideali.

marvel1

Quello che manca al libro è giusto una parte fotografica con materiale tipo questo

Diciamo quindi che gli aspetti societari ed economici mi hanno lasciato abbastanza freddo pur nei loro punti di interesse, particolarmente su come hanno influenzato il lato artistico della produzione, mentre mi hanno letteralmente entusiasmato i racconti del bullpen degli anni sessanta, il periodo di droghissime che ci ha dato alcuni dei fumetti più entusiasmanti mai letti, le faide tra autori in cui non sai da che parte stare per quanto hai voluto bene a tutte le parti in causa, la sagra dell’odio per Jim Shooter, i terribili anni novanta, che a rileggere le dichiarazioni dei tempi di alcuni cialtroni resti ancora senza parole, e ti dispiace che sia poco approfondito l’aspetto attuale della marvel.

Quello di Howe è un testo consigliatissimo, una cronaca che mostra tutto il suo amore nell’essere fredda e accademica, ma che racconta una storia che per chi è cresciuto sognando di lanciare scudi o ragnatele ha una connotazione praticamente sacra.

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2 Responses to L’ora di storia: “Marvel comics” di Sean Howe

  1. jacopo ha detto:

    Conoscete il libro di Micheal Chabon “Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay”? In questo caso si tratta di un romanzo, non di un saggio, che si ispira alla Golden Age dei Comics; è ambientato essenzialmente negli anni ’40 e la figura più vicina alla realtà storica è quella di Jack Kirby. Se non lo conoscete ve lo consiglio assolutamente, è un romanzo raffinatissimo e dipinge un’immagine affettuosa ma allo stesso tempo obiettiva e profonda della realtà del nascente fumetto supereroico.

    • hipurforderai ha detto:

      Grazie per la dritta, non conoscevo e recupererò.
      Qualche anno fa andava di modissima (the twelve, progetto marvels… ne abbiamo straparlato su queste pagine) il recupero della golden age, peccato che questo andazzo sia andato scemando, che la roba che usciva era spesso di livello altissimo.

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