Qui una volta era tutto Wakanda: Black Panther

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La cosa meglio rappresentata nel film dedicato a Pantera nera è quel modo di fare del Wakanda tipico del compagno di classe ricco delle elementari parecchio stronzo. Quello che non condivideva le merendine zozze quando tu avevi un misero pacchetto di crackers o tre granturchese sbriciolati, o che se andavi a casa sua ti faceva cadere dal pero una prova con il suo Super Scope. Praticamente tutta la tematica forte del film infatti è su come l’immaginario staterello africano potrebbe condividendo le sue incredibili ricchezze risolvere un bel po’ di problemini in giro per il mondo.

Impossibile fare una pellicola simile senza parlare di politica, del resto Pantera nera è sempre stato (e oggi forse lo è ancora di più) il supertizio marvel che insieme a Capitan America permetteva ai suoi autori un maggior impegno dal punto di vista dei contenuti. Sarà che la bandiera della Disney non è proprio il vessillo più adatto sotto cui proporre questo particolare tipo di materiale ma la componente politica per quanto interessante l’ho trovata un po’ timidina, visto anche quant’era incazzato il film d’esordio del regista Ryan Coogler, un ragazzo del 1983 che quando in “Creed” ha messo su determinate scene determinata musica mi ha fatto rialzare in piedi in un cinema menando pugni per aria, quindi uno a cui si vuole bene e da cui mi aspettavo moltissimo. Diciamo che il nostro ce la mette tutta e non era proprio nell’ambiente ideale, del resto parlare di politica e questione razziale in un film Marvel/Disney è come andare a parlare di Van Damme al cineforum sui classici russi, ma sinceramente non so quanta gente si porrà davvero delle domande dopo aver visto “Black panther”, particolarmente tra quelli che queste domande non se le sono mai poste.

Se tralasciamo la politica però, che su queste pagine ci interessa in maniera alquanto relativa, com’è questo “Black panther”? A me è piaciuto. Non quanto un “Guardiani della galassia” o un “Avengers”, ma sono uscito dalla sala non gasatissimo, ma abbastanza soddisfatto.

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la pro-loco del Wakanda lavora benissimo

A venir presentato molto bene è lo stato del Wakanda. Un piccolo pezzo d’africa benedetto da un meteorite che l’ha reso ricchissimo e tecnologicamente avanzato, ma che ha preferito tenersi tutto per se facendo finta col resto del mondo di essere dei pezzenti con le capre. Uno stenterello che alterna tradizioni secolari, pastorizia e vestiti tribali a armi pazzesche, aerei incredibili e una tecnologia medica capace di curare anche il peggior raffreddore. In questo stato il re è Pantera nera, un titolo ereditario che quando tocca, come già sapevamo da “Civil war” al nostro protagonista T-challa, questo non fa in tempo a mettersi il suo nuovo costume ganzissimo che subito deve difendere il suo stato e il suo ruolo dall’attacco di un incazzatissimo Killmonger, un energumeno che ha tutte le ragioni però per fare la sua crociata contro il Wakanda e non solo per i suoi problemi dermatologici e con cui si può anche provare una certa empatia.

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“come sarebbe 120 euri la visita dermatologica?”

A essere portata benissimo su schermo è la tradizione di questi film, in cui l’eroe cade e si rialza, grazie anche a un Chadwick Boseman che ci crede tantissimo ai suoi panni di Pantera nera e a una nemesi portata sullo schermo da un Michael B.Jordan in stato di grazia, e mentre tra i comprimari il megagigioneggiante Andy Serkis e Martin Freeman portano a casa un buon risultato, Forest Whitaker e Danyel Kaluuya (complice anche due personaggi scritti malissimo) sono un vero e proprio strazio a ogni loro comparsa, e particolarmente il primo sembra stia li giusto per pagare due bollette.

In definitiva quindi un film gradevole, con un buon ritmo superata la parte iniziale, con qualche bella scena action (su tutte l’inseguimento coreano), un paio di note negative tra cui primeggia una cgi spesso non all’altezza (i rinoceronti o il treno sotterraneo) e un paio di personaggi insulsi. Però potete imbarcare per farli venire a vederlo insieme a voi anche quelli che dei film di supertizi non gliene frega una mazza spacciandolo per “il film politico della marvel” anche se ora sapete che non è proprio così.

Edit: Faccio un piccolo addendum. Leggendo in giro per l’internet secondo me molta gente non aveva ben chiaro cosa andava a vedere entrando in sala per “Black Panther”. Non è il film a essere paraculo, o politicamente corretto perchè è quasi interamente recitato da attori di colore, è che il fumetto di Pantera nera, che da solista è quasi interametne ambientato in Wakanda, è tutto popolato solo da personaggi di colore. Negli anni 70 quando era scritto da quel fenomeno di McGregor ed era pubblicato su “Jungle Action” l’autore stesso si rifiutava di far intervenire personaggi bianchi nelle storie di T’challa. Nel Pantera nera recente si arriva ad avere una sorta di Vendicatori di colore (e sono fichissimi).

Bah, sono veramente basito. Con tutti i difetti che può avere questo film (e ne ha) quello del cast nero è probabilmente l’unica cosa totalmente azzeccata dall’inizio alla fine della pellicola.

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