Del ritorno di Miracle Man, l’ennesimo capolavoro anni 80 dello Scrittore Originale

aprile 4, 2014

Miracleman_Vol_1_1Leggo in giro di “bieca operazione commerciale” e rispondo “ma chi cazzo se ne fotte?”. Io della ristampa di Miracle Man sono contento come un frugoletto a natale. E non solo della ristampa delle storie degli anni ’80, ma anche di quelle degli anni ’50 di Anglo.

Fin troppo spesso dimentichiamo che leggiamo fumettini d’intrattenimento, e questo sono quelle storie. E quell’intrattenimento era sincero, innocente e avventuroso, senza ulteriori scopi.

Quindi se vi perdete la ristampa di queste storie iniziata in questi giorni siete dei pazzi, e idem se vi lamentate che torni in edicola e fumetteria (a un prezzo più che equo) una simile meraviglia altrimenti totalmente introvabile.

A farla da padrone però sono le storie degli anni ottanta, quelle scritte dallo Scrittore Originale, di cui ho letto i primi due episodi stamattina e di cui non ho la più pallida idea di come andranno avanti, ma già queste poche pagine mi hanno catturato completamente. Del resto quando lo Scrittore Originale scriveva così era praticamente impossibile non restare a bocca aperta. Per quanto recenti dichiarazioni di questo Scrittore Originale siano alquanto disdicevoli nei confronti dei nostri amati supereroi, quando costui si cimentava con gli uomini in costume riusciva a creare un mondo magico ed entusiasmante, senza bisogno di tante pippe da stregone. Leggere questo primo albo di “Miracle man” è come riguardare i primi gol di Ronaldo quando giocava nel Psv. Magari acerbo, ma già un fenomeno (spiegone: paragone molto ricercato).

Signori, son soldi ben spesi. Spendeteli. Che di storie così se ne trovano poche in giro.

(Sta cosa dello Scrittore Originale di cui si favorisce immagine mi ha fatto veramente riderone).

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Garth Ennis e le battaglie perse di Nick Fury

aprile 4, 2013

MaxFury1_fid_cover.inddUna stanza d’albergo di infima categoria, un registratore, e un uomo in accappatoio seduto, l’uomo ha una benda sull’occhio e un giorno dirigerà lo Shield. Al suo fianco una bottiglia di champagne e tre puttane che dormono. L’uomo racconta al registratore la sua storia. o meglio, racconta i suoi fallimenti, e i fallimenti di un’intera nazione, la nazione più importante del ventesimo secolo.

Questo è il nuovo Nick Fury di Garth Ennis, e se non l’avete ancora letto, e dopo queste prime righe non avete un istinto feroce a correre nella prima fumetteria a comprarlo mi chiedo come ci siete finiti a leggere questo articolo.
Non è la prima volta che Ennis si cimenta col guercio più famoso dei fumetti, e se al primo tentativo non mi aveva convinto, già raccontandocelo durante la seconda guerra mondiale aveva fatto centro. Nelle storie di questo volume arriviamo alla meraviglia passando dal disastro vietnamita, raccontato come nei migliori film sul tema, al fallimento cubano.
Il Nick Fury che emerge dalle pagine e dai solchi della guerra è il solito duro che si nutre di morti e proiettili, sconfitto, come il suo paese, dai compromessi, dal suo distacco, dalle battutacce da macho che trasudano ganzitudine (meravigliose) che si trasformano in facce sbigottite di fronte all’irreparabile, che sia una battaglia persa o una donna che si allontana.

Acquisto obbligato!


Serie che vieni, Serie che vai #3 – Storie bellissime di mostri maleodoranti: la ristampa di “Swamp thing”

febbraio 1, 2012

Prima di tornare a parlare di serie che finiscono o di nuove proposte mi fermo un attimo a segnalare la ristampa dell’anno, o meglio dell’anno scorso.
Negli ultimi tempi sia la Panini (con molta parsimonia) che la Planeta de Agostini (a volte esagerando) hanno ristampato diverse storie vecchie quando non antiche. Tra queste non poteva certamente mancare, e sinceramente l’aspettavo da parecchio, un’edizione di gran lusso dello “Swamp thing” di Alan Moore.
Lo aspettavo perché non l’avevo mai letto e finalmente ho messo mano a questa serie storica.

Come già mi è capitato di dire su queste pagine dell’internet ho un debole per i mostroni paludosi dalla scarsa igiene personale ma dalle belle storie, e la cosa della palude sceneggiata dal maestro inglese è sicuramente l’esempio più noto e importante di questa tipologia di personaggi.

Il primo volumone ha un rapporto qualità/quantità/prezzo impeccabile. E il contenuto, anche se penso non ci sia bisogno di dirlo, è di livello stratosferico.
Ripercorrendo non solo le origini, ma l’essenza stessa di Swamp thing, Moore propone storie dal tratto fantastico e orrorifico che non rinunciano a una mai noiosa o banale passeggiata nell’introspezione, schernendo gli eroi, esaltando i tratti umani del mostro, parlando di amore, morte, dannazione, redenzione, ansia e quant’altro. Risulta difficile parlare di Swamp thing perché in Swamp thing c’è praticamente tutto ciò che può rendere immensamente grande un fumetto. In queste pagine tutto è perfetto.
Per quanto sia un balenottero questo primo volume si legge d’un fiato, ed è un obbligo, se come me eravate a digiuno di questa serie, farlo vostro, sperando che con il passaggio da Planeta de Agostini a Lion la pubblicazione dei restanti due volumi non venga interrotta. Sarebbe davvero imperdonabile.