Letture da ombrellone #2 – L’annosa questione dell’opera minore

settembre 26, 2012

Quoto un mio commento al post che ho scritto qualche mese fa su “Superior” (che ho finito di leggere e anche senza essere una pietra miliare della storia del fumetto m’è garbato) per lanciare l’argomento del giorno:

“Eccallà. questo è un punto su cui vorrei arrivare e su cui medito da qualche giorno di scrivere qualcosa.
ci sono fior di autoroni che producono a manetta, spesso cose medie, a volte ciofeche e così via.
penso poi che stia ai singoli lettori apprezzarne alcune a scapito di altre.
stando su millar magari a chi è piaciuto kick ass ha fatto cagarissimo superior.
o andando su ennis qualcuno può aver adorato pro o crossed e disprazzato wormwood o viceversa.”

Con molti sceneggiatori di fumetti viene sempre immediato il collegamento mentale con le loro opere più famose.
Dici Alan Moore e pensi a Watchmen, V for Vendetta, From Hell, con Grant Morrison penso subito a Invisibles o alle sue storie di Batman, Gaiman va a braccetto con Sandman.
Eppure di questi autoroni ci sono una miriade di storie più o meno minori di cui ultimamente si riempiono gli scaffali, e che grazie a qualche acquisto e al banco dell’usato della fumetterie ultimamente ho letto qualche esempio.

Uno dei re delle storie “minori” è Warren Ellis, che particolarmente per la Avatar dà libero sfogo a tutte le sue idee. Tra queste m’è capitato tra le mani “Capitan Swing e i pirati elettrici dell’isola delle braci”, la storia di un tizio che nel 1800 ha degli stivali e altri gadget elettrici che usa per combattere il potere coinvolgendo un gruppo di rivoltosi nella sua lotta. Nella sua leggerezza come spunto non sarebbe nemmeno malvagio, ma lo sviluppo sta a zero. Non che io impazzisca per comprarmi una marea di volumi per leggere una storia, sono ben contento quando il tutto si apre, si svolge e si chiude nel giro di un volume, ma almeno che in quel volume succeda qualcosa per appassionarmi che vada al di là di una stereotipata manfrina rivoluzionaria.
Capita quindi anche ai migliori nell’entusiasmo della miriade di idee che gli girano per la testa di tirare fuori storie incomplete o semplicemente brutte.

Sempre in casa Avatar che dando carta bianca a grandi nomi del fumetti li ha portati anche a pubblicare storie più che trascurabili, troviamo un altro prolificone come Garth Ennis e il suo “Wormwood”, il cui protagonista è uno yuppizzato anticristo che fa tutte le cosacce scorrette che piacciono a Ennis nei fumetti e simili. Alcune trovate son carine, come il Gesù nero e lobotomizzato, così come buone sono parecchie battute a sfondo religioso, ma paragonato a un’opera con un soggetto simile come “Chosen”, scritto da Mark Millar quando era agli inizi o alle meraviglie scritte dallo stesso Ennis con una serie a sfondo religioso come “Preacher”, “Wormwood” pare più una storia raffazzonata usata come pretesto per inserirci dentro una marea di (belle) gag di pessimo gusto in puro stile Garth Ennis. L’ho letto qualche mese fa e se mi chiedete cosa ricordo rispondo il papa che fa le peggio zozzate con le suore e non la storia principale sulla fine del mondo.

Però, proprio come Millar in “Chosen” (che se non si fosse capito per me è splendido), il buon Garth riesce a concretizzare la storia breve. Ne è ottimo esempio “Pride and Joy”, thriller di vendetta e amore paterno che non sarà un capolavorone, ma che è scritto un gran bene, ha i marchi di fabbrica dell’autore (personaggi forti, ricordi di guerra…) e si legge che è un piacere.