Compiti per le vacanze: Skrull kill krew

luglio 25, 2015

250px-Skrull_Kill_Krew_01_coverIn un periodo in cui nelle nostre edicole e fumetterie non veniamo invasi da nuguli di novità, un ripescaggio come quello di cui provo a parlarvi è totalmente da non perdere.

Il fatto che quando Morrison e Millar nei bui anni novanta scrivevano qualcosa assieme erano una bombissima non è un mistero dai tempi di Aztek, che probabilmente in pochi ricorderanno se non per il premio “peggior costume di sempre”, ma che era una lettura da leccarsi i baffi.

Qualche settimana fa nei nostri scaffali è arrivata una perla micidiale, ossia l’intera saga di “Skrull kill krew” in un unico volume. Piccolo capolavoro che non può mancare sotto i vostri ombrelloni e nelle vostre librerie.

La trama prende il via da una delle trovate più lol dei tempi che furono: gli skrull dormienti mutati in placide mucche. La trovata geniale dei giovini Millar e Morrison è “e se qualcuno avesse macellato quelle placide mucche e qualcun altro se le fosse mangiate in un panino?”.

E da qui nascono i personaggi della Skrull kill krew, i cui due membri portanti sono un enorme nero incazzoso e uno skinhead nazistoide, e il cui obbiettivo è smascherare e uccidere in giro per il mondo il maggior numero di alieni possibile nelle giuste maniere coatte quando non splendidamente demenziali (la scenetta dello scontro con l’Hydra è divertentissima).

Classico volume che una volta finito ne vorreste almeno altri venti. Meravigliosissimo!


Aztek, storia di un supereroe ucciso dal pessimo gusto nel vestire

luglio 22, 2009

Leggendo le uniche dieci storie di Aztek, recentemente ristampate in un unico volume dalla Planeta de Agostini, una domanda prende il sopravvento e si ripete per tutte le tavole mentre vengono sfogliate: ma come diavolo l’hanno conciato sto poveretto?

Non c’è da stupirsi se la serie è stata chiusa fin troppo presto per le scarse vendite, io stesso ci ho pensato un bel po’ prima di mettere mano al portafogli per accaparrarmi quest’opera.
Questo perché Aztek è uno dei supereroi dall’aspetto peggiore di sempre.
Fate voi:

"too weird", pure troppo

"too weird", pure troppo

Uno stile che per descriverlo non sono sufficienti neanche le metafore e i paragoni più arditi. Forse giusto l’architettura di certe discoteche che sfiorano il bordello riesce ad avere la stessa mancanza di gusto.

Eppure è palese, le dieci storie che compongono il breve ciclo di Aztek sono splendide.
Scritte a quattro mani da un Grant Morrison in formissima e un Mark Millar quasi esordiente, bastano questi due nomi a prendere questo volume a scatola chiusa.
Le vicende narrate sono violente, sordide, notevoli nell’indicare come l’eroe non sempre riesce a tenere fede alla sua missione, ambientate in una Vanity city (creata apposta per l’occasione) al cui confronto Gotham city è un villaggio vacanze delle Baleari.
Però resta sempre quell’aspetto, quell’elmo con le punte, quella tutina ridicola e quei dischi dorati che urlano “PACCHIANO!” a ogni vignetta.

Nonostante questo Aztek è una lettura assai piacevole e divertente, un compendio di idee frenetiche e di dialoghi rapidi e ben congegnati, tanto da riuscire a superare lo shock di avere a che fare con un protagonista che se la batte in bruttezza con l’uomo ragno rossodorato con le ghette del periodo “Civil war”.