Scappati di casa: la serie tv di “Runaways”

marzo 9, 2018

runaways2Parlando di “Saga” (la splendida epopea fumettistica che a ogni volume migliora) dicevo che era la miglior serie televisiva che avevo mai letto. Il fatto è che i fumetti scritti da Vaughan sembrano sempre perfetti per finire in questa veste, del resto il nostro ha scritto alcuni dei migliori episodi di Lost.

Per questo quando ho letto che Hulu stava preparando una serie tv dedicata ai Runaways ero parecchio curioso di vedere cosa ne sarebbe uscito, peccato che la serie sia abbastanza un fiasco.

“Runaways” racconta di un gruppo di pischelli di Los Angeles che scoprono per puro caso che i loro genitori, tutti ricchissimi o comunque affermati, sono dei gran fetentoni che ammazzano ragazzine adolescenti, e allo stesso tempo alcuni di loro scoprono di avere superpoteri.  I giovini scappano di casa e iniziano un difficile scontro con i loro cattivissimi parenti.

Il soggetto in pratica è perfetto per una serie tv teen dalle tinte sovrannaturali, peccato che la messa in scena è poverissima, gli effetti speciali sono una schifezza, gli attori sono cani senza possibilità di scampo (per quanto somigliantissimi alle loro controparti fumettistiche, e nonostante rivedere James Marsters, lo Spike di Buffy, su schermo sia sempre un piacere), e arrivato alla quarta puntata ne ho abbastanza di tutta questa valanga di noia.

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Il problema fondamentale è che lo spunto più gustoso della storia, ossia il ragazzino che scopre di punto in bianco che i suoi genitori, fino a quel momento i punti cardine della sua vita, sono in realtà degli assassini senza scrupoli, e tutto il dramma emotivo che da questo nasce nella serie televisiva è trattato con una pochezza allucinante, sacrificando la storia con una narrazione frammentaria e confusionaria totalmente incapace di appassionare lo spettatore e di sfruttare tutte le possibile ganzate che il soggetto della serie permetterebbe.

Incredibile a dirsi quindi, ma “Runaways” riesce ad essere una porcheria, nonostante ci sia un velociraptor.


Esami di recupero #4 – Saga

novembre 5, 2014

saga

“SAGA” E’ LA PIU’ BELLA SERIE TV CHE MI SIA MAI CAPITATO DI LEGGERE!


I maschi che negano di aver subito pensato a robe porno mentono!

aprile 19, 2010

Diciamocelo, quando si racconta la trama di “Y: the last man” se l’interlocutore è di sesso maschile (ma non è per forza una regola, sennò poi mi si dà nuovamente del nerd misogino) si legge negli occhi di quest’ultimo, se non viene espresso in maniera proprio esplicita, che costui sta già pensando a robe pornografiche.

Ma del resto devo ammettere che quando lessi per la prima volta la trama di questa bellissima serie scritta da Brian Vaughan e disegnata da Pia Guerra il mio pensiero è andato subito a un gigantesco harem su scala mondiale.
Questo perché “Y: The last man” racconta la storia di Yorick Brown, ultimo uomo rimasto su una terra abitata esclusivamente da donne dopo che un’epidemia ha ucciso il resto dei terrestri (animali compresi) di sesso maschile.
In tutto questo non succede niente di porno, anzi. Del resto il mondo dei film zozzi occidentali non si è mai dedicato, a differenza degli asiatici, alle gang bang al contrario (un uomo, tantissime donne, a cosa pensavate, maiale capovolte?), preferendogli sempre, e non mi è mai stato chiaro il perche, una donna con giungle di cazzi. Ma sto divagando, torno a Yorick che dopo l’ecatombe di uomini con l’aiuto dell’agente 355 cerca di scoprire cosa diavolo è successo sperando di raggiungere la sua fidanzata in Australia, mentre le donne rimaste si dividono tra quelle che piangono per la scomparsa di noi maschietti e quelle che invece sono ben felici della cosa e diventano violente estremiste.

La serie non solo è scorrevole e piena di ottime idee che la rendono sempre interessante, rapida, e dall’alto tasso di tensione, è anche disegnata benissimo e parecchio divertente, e viene ora riproposta dalla Planeta de Agostini in albi da edicola dal buon costo (come “Preacher”, “Sandman” ed “Hellblazer”), confermando come la casa editrice spagnola stia lavorando più che bene dal punto di vista delle ristampe, tra cui per me spicca quella dei volumi da libreria di “The invisibles”, fumetto di cui non vi parlo perché non sono in grado.

Se vi eravate persi ai tempi i volumi Magic press questa collana è un acquisto obbligatorio, e intanto noi abbiamo un articolo con un paio di tag che ci porteranno tanti simpatici visitatori onanisti.


The Hood, supercattivi a rischio

luglio 26, 2009


Parker Robbins è uno spiantato di New York con una povera crista di fidanzata incinta, una madre chiusa in uno squallido manicomio, un padre fatto fuori da Kingpin, una relazione silenziosa con una bagascia russa, e un cugino alcolizzato che fa colazione a metadone.
Un giorno, durante un furto, si trova davanti un demone, gli spara e un po’ come chiunque si trovi a sparare a un demone, gli ruba stivali e mantello che gli permettono di volare e di rendersi invisibile, ma anche di tirare fuori dei poteri che neanche lui sa come quando si trova sotto pressione..
Da quel giorno Parker Robbins diventa The Hood, uno dei villains Marvel più importanti nell’attuale continuity.

Nonostante la genesi del personaggio un po’ da “ma checcazzo…” il volume appena uscito in Italia che raccoglie la mini scritta da Brian Vaughan e disegnata da Kyle Hotz non solo è divertente, violento, lugubre e pieno di ottimi personaggi, è proprio una bella storia.
Il ritmo della narrazione è vertiginoso e i dialoghi sono notevoli, sia quando si tratta di ciarle da scazzottata, sia quando si ha a che fare con momenti più introspettivi mai banali.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è una sola: come riuscirà questa volta il famigerato Brian Michael Bendis a rovinare un personaggio simile?
Si, perché già dalle storie dei nuovi vendicatori post-Civil War Bendis ha dato un ruolo di primo piano a The Hood trasformandolo in un supercrminale con una superidea: unire tutti i cattivi di New york che normalmente da soli le buscano come pentolacce dal supereroe di turno.

Vedremo, intanto leggere questo volume è un vero piacere.