E allora parliamone del Soldato d’inverno di Brubaker

novembre 6, 2013

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Salve gente. Smaltito il presobenismo per il trailer di “Capitan america winter soldier”? Da ste parti per nulla proprio, tipo che lo abbiamo guardato in loop decine di volte. Ricordo agli albori dei peer2peer che a volte capitava che scaricavi qualcosa a caso e poi, oltre all’infinità di casi in cui invece dell’ultimo film di menare ti trovavi un porno tedesco con gente che si cagava addosso, ti trovavi invece con due ore di trailer ripetuto all’infinito. Beh, per questo film la cosa è voluta.

 

Comunque ne approfitto per scrivere qualche riga sulla serie dedicata al Soldato d’inverno/Bucky Barnes ormai giunta alla settima uscita italiana e che rientra tra le tante cose di cui avrei voluto narrarvi nei mesi di assenza.

La serie segue la fine della gestione Brubaker di Capitan America, ossia la fine di una delle ere più gioiose delle pagine a fumetti dedicate a Steve Rogers, e praticamente è uguale. Quindi bellissima.

Soldato_d'Inverno_(Speve_Epting)Dopo essere scampato alla morte in Fear Itself (e meno male, che uccidere uno dei migliori personaggi degli ultimi anni sarebbe stata pura follia) e smessi i panni di nuovo Capitan America, Bucky riprende quelli di quando era un cattivo, un agente segreto russo senza scrupoli. Lo fa però per percorrere la strada della redenzione, una via lastricata di russi incazzati e situazioni catastrofiche.

Brubaker ama il personaggio che ha resuscitato-creato e si vede, e ama scrivere determinate storie piene di azione, suspense e colpi di scena. Situazioni disperate che si risolvono all’ultimo quando sembrano ormai irrecuperabili, e non è detto che uscendone non ci si rompa qualche osso.

 

Una serie splendida, che ci riporta ai fasti di quel Capitan America così perfetto ed entusiasmante di qualche anno fa. Da leggere assolutamente.


Ma quanti vendicatori madama Dorè, ma quanti vendicatori

febbraio 23, 2011

Basta! Mi sono stufato di sputazzi sulla Marvel a tutti i costi, mi sono stufato di leggere in giro diatribe, insulti e discussioni infinite su morti, resurrezioni e linee editoriali merdose.
Basta! Io leggo i fumetti della Marvel e con molti di questi mi diverto come raramente mi è successo dal primo albo dell’uomo ragno che mi capitò fra le mani.

Partendo dalle pubblicazioni più recenti, il “Dark reign” a me ha gasato parecchio, confermando alcune ottime impressioni delle prime letture.
“Assedio” come già detto è una cagata pazzesca, ma ci siamo levati dai coglini quei due personaggi di merda di Ares e più che altro Sentry, e sono sicuro che Loki tornerà entro breve.
Arriviamo così alla Heroic Age, e non so se avete letto qualcosa, ma io per ora sono ancora più gasato che col Dark Reign.

Diciamocelo, Steve Rogers a capo dello Shield è un’idea della madonna.
Non mi piace molto la scelta di lasciare i Nuovi Vendicatori (che infatti non ho letto), ma già i Vendicatori ufficiali, nonostante la prezzemolina presenza dell’Uomo ragno e di Wolverine, iniziano col botto, pur con tutti i difetti tipici delle storie di Bendis.
Iron man, Cap e Thor di nuovo insieme sono sempre un bel vedere, e poi il fatto che il tutto parta a 2000 all’ora va a migliorare le cose.
I nostri infatti non fanno in tempo a riunirsi, dare il via al gruppo e fare un brindisino col moscato che arriva un cazzutone come Kang.
Kang a sua volta non fa in tempo a dire “Uè raga come butta nel passato?” che Thor gli tira una martellata in mezzo alla panza. Sta a vedere che ora mi iniziano a garbare pure le storie scritte da Bendis…

Se l’Iron man di Fraction, pur nella sua semplicità e per certi versi ripetitività (una nuova impresa commerciale del buon Tony Stark? Dio che palle!), è sempre una lettura più che piacevole, il vero colpaccio sono le storie contenute nel nono albo di Capitan America.

Partiamo dalla serie regolare di Cap, ormai interamente dedicata al nuovo eroe a stelle e strisce splendidamente interpretato dal buon Bucky. L’arrivo del Barone Zemo incazzoso come poche altre volte e il recupero di supercriminali come Hauptmann Mano di ferro fa pensare a un ritorno alle trame intricate della gestione Brubaker pre-reborn, ossia a una delle migliori serie a fumetti di sempre per il sottoscritto.
Serve altro?
I Vendicatori segreti sempre opera di Brubaker poi si rivelano da subito la squadra più interessante del nuovo corso Marvel, tra spionaggio e avventure spaziali. Anche se a rendere il tutto golosissimo è la presenza di personaggi tra le fila del team come Nova, Moon knight e la Bestia.
Il vero e proprio asso nella mancia di Brubaker arriva però con la serie dedicata a Steve Rogers agente segreto. In pratica lo sceneggiatore mette il vecchio Cap nelle vesti che furono di Nick Fury andando a imbastire una trama supereroistica tra noir e spionaggio.
Steranko a badilate, e non solo per la splendida tavola-citazione presente nell’episodio di Capitan America.

In poche parole le premesse di questa Heroic age sono una gran ganzata, e il buon vecchio Steve Rogers senza scudi e tutine attillate ma a capo della baracca mi si rivela a ogni pagina che leggo sempre più come l’idea migliore passata in casa Marvel degli ultimi anni, se non degli ultimi decenni.


Di draghi, tornei, kung fu e altri calci volanti.

luglio 9, 2009

Io sono uno di quei ragazzini cresciuti a pane e Jean Claude Van Damme, vivevo in campagna, lontano dalle torri del castello del nostro signore Destino, e quando era bel tempo con gli amichetti passavamo tutto il giorno per prati e boschi a fare quelle attività costruttive tipo corcarci di mazzate con pugni, calci e bastoni per poi tornare a casa tumefatti e felici. Quando era brutto tempo si passavano le giornate a corcarci di mazzate a Street Fighter 2 o a guardare quei bei film di botte.

Questo è uno dei tantissimi motivi per cui ho sempre amato un personaggio come Pugno d’Acciaio, nonostante le sue sporadiche apparizioni nelle testate fumettistiche italiane. Quindi potete facilmente immaginare che parlerò di questo secondo volume delle avventure di “Iron Fist” (non solo l’attuale Danny Rand, ma anche coloro che in passato hanno portato il marchio di Shou Lao sulla panza) come di un capolavoro.

A voler andare a esaminare tutte le sottotrame imbastite dai sempre ottimi Ed Brubaker e Matt Fraction e disegnate divinamente da David Aja andrei troppo per le lunghe, quindi mi limiterò a parlarvi di sette parole: “Il torneo delle sette capitali del paradiso”.
Leggetele lentamente, ripetetele a occhi chiusi.
Pensate al paradiso, e riempitelo di tizi vestiti come dei perfetti idioti che si frantumano di sganassoni.
Non è bellissimo tutto ciò?

Per non parlare poi dei contendenti che oltre al sempre sciccoso Iron fist annoverano tra le loro fila il tenero cicciobomba guerriero sumo, ovviamente velocissimo e prodigo di randellate, o il già idolo delle masse Fratello Cane n.1, una specie di accattone che si porta dietro randagi pulciosi e orfani non meno antigienici utili in battaglia quanto una birra analcolica a un raduno di motociclisti.

Una lunga serie di personaggi e situazioni (da Luke Cage a suo agio tra le montagne dell’Himalaya quanto una zoccola tra i mormoni a Danny Rand che rivela come il chi di Shou lao bruci le droghe presenti nel suo corpo rendendo al sua vita peggiore nonostante i supercazzotti che può tirare) incastrati in un intreccio narrativo perfetto raccontato con disegni da urlo rendono questa serie una delle (poche) proposte da non perdere nell’attuale produzione di casa Marvel.
Ci sono le botte, ci sono un sacco di momenti ganassa, ci sono i vestiti sgargianti, c’è il misticismo del kung fu, ci sono le tope disegnate (per ora non hanno sfruttato a dovere il personaggio, ma Misty è la supergnocca più funky di sempre), c’è un protagonista che anche quando le busca sa essere sempre un ganzo, ci sono tutte quelle cose che spesso mancano al fumetto moderno, e non solo.


Bei momenti da ricordare: una nuova casa per il Teschio rosso

giugno 28, 2009

Ed Brubaker è un genio.

E il suo Capitan America è la miglior serie marvel attuale.

E non esistono più le mezze stagioni.

Prima dell’uscita di “Reborn” (tornerà Steve Rogers?  No? Tornerà Fenice? No? tornerà il tipografo? Magari!) ci tengo a dire due cose:

1-     Io leggo le cose in italiano e quindi ho appena finito di sfogliare la run “L’uomo che comprò l’America”, ed è un capolavoro.

2-     Mettere il Teschio Rosso dentro il corpo di Armin Zola è una delle mosse più geniali che mi sia capitato di leggere in un fumetto negli ultimi anni.

Quindi il senso di questo post è semplicemente quello di ricordare questo momento, questo bellissimo momento.