Avengers infinity orgia

aprile 27, 2018

Avengers-Infinity-War-IMAXE così eccoci qua, a vedere su schermo l’orgia cinematografica supereroistica che era nell’aria da anni, e come in ogni orgia ben riuscita il godimento è stato veramente tantissimo.

Se con i primi film, magari ancora con un po’ di timidezza a proporre negli anni 2000 pellicole con protagonisti tizi in calzamaglia dopo tutti gli orrori degli anni novanta, i film della marvel erano avvicinabili al vecchio modo di fare fumetti della casa delle idee, con un Capitan america eroico e tragico nella seconda guerra mondiale, un Thor shakespeariano compassato e immerso in atmosfere da puro Kirby, e un Iron man tanto cazzaro quanto classico, negli anni il gusto del pubblico e il modo di affrontare il cinema marvel si è evoluto tra momenti cazzari e carrozzoni ben costruiti, il tutto fino ad arrivare a questo, a “Infinity war”.

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“Infinity war” non è solo una storia dei vendicatori, il film è un maxievento totale globale come quelli fumettistici degli ultimi anni, cosa che aveva già tentato “Capitan america – Civil war”, ma in cui il buttiamoli tutti dentro era più legato a poche scene che all’intera pellicola. La differenza abissale coi fumetti è che mentre su pagina la marvel ci ha abituato spesso a delle porcherie incredibili in questi megascontri tra supertizi, il nuovo film dei fratelli Russo invece riescono a creare un racconto corale in cui ogni personaggio ha il suo spazio, tutto è ai massimi termini, e il risultato è una meraviglia. Il cinema che supera il fumetto, e chi se lo sarebbe mai aspettato?

Certo, se vi portate in sala qualcuno che non si è guardato praticamente tutti i film precedenti non si godrà pienamente quello che passa su schermo, ma sinceramente, problema loro. Ci sono personaggi magari un po’ sacrificati, ma nonostante lo scarso minutaggio di alcuni di questi come Capitan America o la Vedova nera, ne escono comunque ancora più forti e ben definiti.

A farla da protagonisti sono l’universo cinematografico marvel nella sua interezza e un antagonista che se già era uno dei supercattivi più ganzi mai apparsi nei fumetti, qua diventa vero e proprio mattatore, il Thanos portato su schermo da Brolin è semplicemente perfetto, inquietante, immenso, potente e spaventoso, e allo stesso tempo profondo, non solo una energumeno cattivo cattivo da prendere a sberle, quindi è proprio come doveva essere.

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Le quasi tre ore di film scorrono come birra ghiacciata in una calda sera di luglio, e pur sapendo che la storia andrà avanti il finale è talmente potente da aver sentito più di un “Nuuuuooooo” di disappunto nei regaz presenti in sala magari non abituati a scelte simili fin troppo frequenti nei crossover fumettistici, una conclusione però che penso potrebbe restare nell’immaginario dei giovani spettatori, un momento cinematografico iconico che probabilmente finora non avevano (e che potrebbe essere pragonato come forza a quello a cui credo abbiamo pensato un po’ tutti noi che ce la viaggiamo intorno ai quaranta uscendo dal cinema).

Grazie marvel, davvero di cuore.

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Civil war, e di come dalla guerra esca un grande capitano

Mag 14, 2016

cwNon ho avuto molti dubbi in questi mesi su cosa mi sarei trovato davanti al cinema andando finalmente a vedere “Civil war”: un nuovo episodio di una serie ciccionissima che praticamente è l’esperimento cinematografico più mastodontico e folle mai pensato e che sta andando strabene.

Beh avevo ragione. Civil war è un film splendido, i supertizi si danno un sacco di legnate per tutta la pellicola, e il ritmo è concitato per tutte le due ore e passa, dando l’ennesima prova di come alla divisione cinematografica della Marvel abbiano imparato a imbastire una baracconata senza rinunciare a scriverla e dirigerla molto bene. Il tema centrale sull’affrontare le responsabilità delle conseguenze delle azioni compiute da persone dotate di grande potere è trattato senza tante scorciatoie e la trama è portata a conclusione con precisione chirurgica.

Civil war è un film a orologeria, dove tutto funziona, ma proprio tutto, e a funzionare ancora meglio è il suo protagonista, quel Capitan America che non è solo un bamboccio muscoloso con una bandiera sul petto e che dopo gli esordi zoppicanti il buon Chris Evans ha imparato a interpretare benissimo dando vita sullo schermo a un Capitano per cui ti alzeresti dalla poltrona per fare il saluto alla bandiera.

I commenti sui nuovi ingressi sono superflui, tutto è perfetto, così come l’evoluzione dei personaggi che già conosciamo. Se per tanti anni abbiamo amato alla follia questi tizi sulle pagine dei giornalini ormai li si ama così anche su grande schermo.

(Ormai parlare dei nuovi film marvel è difficilissimo, si direbbero sempre le stesse cose. Per quanto mi riguarda entusiastiche, ma sempre le stesse.)


Daje!

marzo 11, 2016

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Io sono una cascata d’ottimismo

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Io sono molto una cascata d’ottimismo

(click)


Considerazioni sparse successive alla lettura del primo numero di “Infinity”

aprile 2, 2014

8a7d6088e3d03147699ae84580f07a70_XLNormalmente aspetto la fine dei vari maxieventi per parlarne, gettando normalmente quintalate di merda su questi blockbusteroni fumettistici, che negli ultimi anni hanno fatto abbastanza pena.

Altre volte non ne parlo proprio, spesso perché non li ho nemmeno finiti di leggere, come quella porcheria allucinante di “Age of Ultron”, che ci ho provato, ma l’ho trovato talmente insulso, sconclusionato, scritto da bestia e confusionario che avrei da scrivere solo “non ci ho capito un cazzo, e quel poco che ci ho capito mi ha fatto cagare”. Una saga con un cattivo supermegafichissimo come Ultron che si concentra invece su viaggi nel tempo caotici e che mi hanno provocato come unica reazione una raffica di “machissenefotte”.

Ho già perso troppo tempo a scrivere quanto “Age of Ultron” abbia fatto schifo, ma del resto non penso di essere l’unico ad essersene accorto, tanto che il nuovo maxievento invece di attendere un paio di mesi se non almeno un annetto è già sugli scaffali, e dalla lettura del primo numero questo “Infinity” è una storia di tuttaltra pasta.

 

Prima di parlarne però metto le mani avanti. Dall’avvento di Marvel Now, come già scritto su queste pagine, ho praticamente abbandonato tutte le letture vendicative (e non solo). Quindi di tutti questi nuovi volti tra i vendicatori non ne so praticamente nulla. Ma nonostante questo mi sono perso pochissimo della lettura di questo primo albo, e questo già è un megapunto a favore. Se bastano quelle poche righe a introduzione dell’albo a farmi capire chi diavolo sia questa gente senza rovinarmi la lettura siamo sulla buonissima strada.

 

Arriviamo quindi a “Infinity”, che ho comprato a scatola chiusa per i seguenti motivi:

1-      Finalmente torna una saga cosmica con protagonisti gli eroi più ganzi.

2-      L’ha scritta Hickman, che è uno bravo.

3-      L’antagonista è uno dei cattivi più ganzi di sempre nella storia dei fumetti (e non solo), ossia Thanos.

Mi sono bastate queste tre considerazioni, e dopo la lettura del primo albo che va a gettare le basi di un doppio conflitto spaziale di proporzioni sconsiderate non posso che essere appagato dalla mia scelta. Parliamo di una mera introduzione, ma che è stato un piacere leggere. Magari sarò un povero illuso, ma ho ottime aspettative per le prossime uscite.

 

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Detto questo arriviamo al momento gag dell’albo. All’inizio Capitan America e Occhio di falco vengono mandati a Palermo per catturare dei sospetti Skrull. Quando arrivano nella città siciliana sfondano una porta e ci trovano quattro tizi che si smezzano una pizza, usano un congegno e rivelano la loro natura aliena. Io non so quanto Hickman conosca l’Italia, ma Cap e soci non avevano alcun bisogno di usare un qualsiasi marchingegno per smascherare gli ospiti indesiderati: Quattro siciliani che si dividono un’unica misera pizzetta? Ma quando mai? Su quel tavolo avrebbero dovuto esserci tonnellate di arancini, sfincione, pani ca meusa e la stigghiola, panelle…


Capitan America – The winter soldier

marzo 31, 2014

new-captain-america-the-winter-soldier-poster-lands-155226-a-1391176963-470-75E che vi devo dire? Vi devo dire che è una figata di film? Ve lo dico: è una figata di film.
Che se il primo Capitan America era caruccio ma un po’ timidino, qua abbiamo un film su, con, di Capitan America, e il Capitan America quello bello, quello che ci piace e ci gasa nei fumetti. Particolarmente quello dell’ultimo periodo, iconico, eroico come nessun altro, invischiato suo malgrado in meccanismi mondiali mastodontici dove però dice la sua con il suo grande cuore di Steve Rogers.
“Capitan America The winter soldier” mantiene ogni singola promessa, anche quelle che non aveva fatto, e il tutto è bellissimo. Meglio del primo film, meglio degli Avengers, meglio di Thor 2, meglio degli Iron man e (ora tiro la bomba) meglio dei tanto osannati film di Batman a firma Nolan* a voler andare a guardare la concorrenza.
In questo film c’è un eroe che fa un eroe come deve essere. Ci sono i comprimari finalmente usati alla grandissima (particolarmente la Scarlett-Vedova nera che alleluja è la Vedova nera che tutti amiamo e non solo per quel culo meraviglioso). C’è un cattivo che riesce ad essere grande senza essere una macchietta, un Robert Redford che ce la mette tutta a essere “lo stronzo in giacca e cravatta”. Ci sono gli effetti speciali che lasciano di stucco. C’è un film marvel che riesce ad essere serio, senza bisogno di battute e battutine e delle gags, e che dà senso a questo (per me graditissimo) aspetto seriale dato alle varie pellicole.

Se già con “Thor” o “Avengers” la Marvel aveva messo in immagini un mondo che amiamo alla follia, facendo quello che gli chiedevamo, ossia “avete delle storie e dei personaggi che sono già perfetti e favolosi, lasciate tutto com’è, e nei limiti dei diritti vi basta copia-incollare quanto già ci ha fatto divertire ed emozionare su carta” con questo film si supera, e il risultato è splendido.

 

Per me, miglior film di supereroi di questa nuova era. Imprescindibile.

 

*eddai, stiamo parlando di film dedicati a personaggi dei fumetti. Il terzo film, per quanto apprezzabile, era un megapippotto politico pieno di gigaputtantate tipo il fisioterapista con le mani di gesùcristo nel buco, che però era di Nolan e tutti li a emozionarsi come scolarette. Sia ben chiaro che sto parlando dei “batman” come “film tratto da fumetto”, e non di Nolan regista che è un bravissimo, e se non ci fossero le figure dell’uomo pipistrello o di Bane che ben conosciamo sarebbe un filmone, ma invece è una pellicola nella quale l’uomo mascherato diventa sfondo, l’eroe non è il punto centrale, e infatti Batman c’era pochissimo.

E anche il secondo film aveva i suoi difetti da questo punto di vista. Bellissimo, ma capace di entusiasmare il me spettatore di cinema, non il me fumettaro.

Ci riusciva nel primo, ma come cinefumetto preferisco questo Capitan America, e anche di tanto.


E allora parliamone del Soldato d’inverno di Brubaker

novembre 6, 2013

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Salve gente. Smaltito il presobenismo per il trailer di “Capitan america winter soldier”? Da ste parti per nulla proprio, tipo che lo abbiamo guardato in loop decine di volte. Ricordo agli albori dei peer2peer che a volte capitava che scaricavi qualcosa a caso e poi, oltre all’infinità di casi in cui invece dell’ultimo film di menare ti trovavi un porno tedesco con gente che si cagava addosso, ti trovavi invece con due ore di trailer ripetuto all’infinito. Beh, per questo film la cosa è voluta.

 

Comunque ne approfitto per scrivere qualche riga sulla serie dedicata al Soldato d’inverno/Bucky Barnes ormai giunta alla settima uscita italiana e che rientra tra le tante cose di cui avrei voluto narrarvi nei mesi di assenza.

La serie segue la fine della gestione Brubaker di Capitan America, ossia la fine di una delle ere più gioiose delle pagine a fumetti dedicate a Steve Rogers, e praticamente è uguale. Quindi bellissima.

Soldato_d'Inverno_(Speve_Epting)Dopo essere scampato alla morte in Fear Itself (e meno male, che uccidere uno dei migliori personaggi degli ultimi anni sarebbe stata pura follia) e smessi i panni di nuovo Capitan America, Bucky riprende quelli di quando era un cattivo, un agente segreto russo senza scrupoli. Lo fa però per percorrere la strada della redenzione, una via lastricata di russi incazzati e situazioni catastrofiche.

Brubaker ama il personaggio che ha resuscitato-creato e si vede, e ama scrivere determinate storie piene di azione, suspense e colpi di scena. Situazioni disperate che si risolvono all’ultimo quando sembrano ormai irrecuperabili, e non è detto che uscendone non ci si rompa qualche osso.

 

Una serie splendida, che ci riporta ai fasti di quel Capitan America così perfetto ed entusiasmante di qualche anno fa. Da leggere assolutamente.


Il babbeo del giorno #22: Batroc il saltatore!

marzo 11, 2012

Un babbeo intriso di strisciante razzismo questa settimana! Batroc il Saltatore!

Difatti questo mercenario francese con un nome che ammicca ai batraci, sia per le sue doti di saltatore ma anche per il velato disprezzo verso i  mangiarane, incarna infatti alcuni dgli stereotipi sui francesi.

Vero nome: Georges Batroc

Genesi del personaggio: Tales of Supspense Vol. 1 #75 del 1973 (in Italia su Capitan America #5 Ed. Corno)

L’irritante Batroc è un agilissimo atleta ed acrobata, esperto combattente di arti marziali e di Savate e ha una faccia da schiaffi epica.

Un giorno mentre è in missione per conto dell’ A.I.M si scontra con Capitan America e venendone battuto e per incarnare l’atavica rivalità USA-Francia, decide che battere Cap è la sua missione di vita e da li appare ricorsivamente per molto tempo, sfidando Cap con la sua malassortita “Brigata di Batroc”… Prendendo pizze in da la fazza tutte le volte, Ça va sans dire!

Aspetto: parla come Pepè la Puzzola, è irritante come Clouseau e ha dei baffetti all’insù da hipster. Gli manca una baguette sottobraccio e un baschetto storto e stiamo a posto.

Poteri: nessun potere speciale, solo grandi doti atletiche, di combattimento e di fastidio alla vista.

La fine: Batroc è ancora in attività, comparendo anche in Civil War in tempi recenti