Il Babbeo del Giorno # 31 – Il re dei gatti

gennaio 7, 2016

Anno nuovo, vecchie abitudini! Per la prima puntata del 2016 del babbeo del giorno andiamo infatti a pescare nuovamente nel folto palmares di nemici imbecilli di Batman dei tempi che furono.

kingofcatsNome: King of cats (Re dei gatti)

Vero nome: Karl Kyle

Genesi del personaggio: Karl Kyle spunta dal nulla nei lontani anni cinquanta. Come il nome può farvi facilmente intuire se siete lettori delle avventure dell’uomo pipistrello è il fratello della ben più nota Catwoman.

In un periodo in cui quest’ultima aveva abbandonato la sua vida loca criminale, suo fratello decide di darsi al furto e alla rapina diventando il nuovo mariuolo felino della città.

Oggi Karl Kyle probabilmente aprirebbe un tumblr o un canale youtube pieno di simpatici micetti coccolosi o buffi che farebbe il pieno di visite e mi piace, ma allora l’internet non c’era e quindi il Re dei gatti è un delinquente bizzarro come tanti a Gohtam City. A rendere alquanto babbeo ma ancora di più inquietante il Re dei gatti è il suo obbiettivo: convincere sua sorella a tornare sulla cattiva strada per unirsi a lui come re e regina del malaffare.

Le agghiaccianti allusioni nemmeno troppo velate a uno spiccato desiderio incestuoso spiccano per tutta l’esordio editoriale di Karl Kyle. Diciamo che a rincarare la dose ci si mettono anche gli autori della storia, mostrando una Catwoman combattuta tra l’aiutare Batman a catturare il suo fratellone puccettoso o l’unirsi a lui visto lo spiccato legame familiare.

kingofcats2Poteri e aspetto: Un micione forzuto e agilissimo, con dei baffi bellissimi e splendidi gadget come la “micetto-mobile”.

La fine: Ovviamente Batman spedì l’incestuoso Re dei gatti in galera e da allora ha fatto solo qualche veloce comparsata. A quanto ho capito Catwoman convinse suo fratello a ricominciare a prendere “le sue medicine” e di questo le saremo sempre grati.


Crimini Contro L’Umanità: The Last Stand

gennaio 4, 2010

Ci siamo presi una pausa per arrivare belli fresh allo scontro finale nel tanto agognato 2010. Esatto, siamo arrivati alla fine. Preferite “siamo arrivati alla frutta“?. Preferite “peggio di così c’è solo Ozpetek“?. Diteci voi… Insomma, tra poco scoprirete quali sono i tre film in assoluto più brutti mai tratti dai nostri fumetti preferiti. Titoli che solo a nominarli vi dovrebbe far salire un incazzo furente. Pellicole che in un mondo migliore avrebbero decretato la fine della carriera di tutta la troupe: dal regista all’ultimo stagista chiamato Seppia. Sono cose brutte. Molto brutte. Non si fanno. E noi, giovani e aitanti turchi confinati in quel di Latveria, siamo qui per ricordarlo al mondo intero. Nunca mas. Porca puttana.

3- Spawn, Mark A.Z. Dippé, 1997

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Tutto quello che per noi ha significato la rivoluzione McFarlane e la Image Comics ha trovato come sfogo cinematografico uno dei film più brutti in assoluto della Storia del Cinema. Sotto ogni possibile analisi:
1) La messa in scena. Vi basti sapere che il regista con quel nome lì che non si può pronunciare, fatti di consonanti che dovrebbero stare sempre distanti, pochi anni dopo, dirigerà il suo capolavoro: Frankenfish. E uno che nella sua vita ha fatto Frankenfish – un film su uno squalo dalla testa di serpente che mangia gli uomini e respira fuori dall’acqua – non è che può essere considerato SERIAMENTE un “regista”.
2) Gli attori: nessuno è credibile per più di 2 minuti. Tutti con chili di trucco in da la fazza che, se funzionano su carta, non è che per forza li devi mettere anche nel film. Pirla.
3) La colonna sonora. Non dico nulla: vi metto solo questo link.
4) Gli effetti speciali. E dire che c’è lo zampino delle Industrial Light and Magic. Per realizzare l’Inferno hanno evidentemente usato uno Zx Spectrum.

Non c’è niente che funzioni in questo pasticcio. Nulla. E mentre si guarda il film, l’unica cosa che si riesce a pensare è “ma come cazzo hanno fatto a non accorgersi?” Voglio dire: senza esagerare, se Spawn fosse stato un buon film – non dico un capolavoro… un buon film – probabilmente la nostra vita oggi sarebbe diversa. All’epoca McFarlane era una vera e propria miniera d’oro. Anche le cose più brutte che uscivano con il suo bollino erano recepite come oro colato. C’era la possibilità di dare una svolta a questo tipo di film a noi caro. E invece no. Hanno fatto una mega merda. E non hanno neanche chiesto scusa. Leggenda vuole che, oggi che il nome del grande Michael Jay White sia più spendibile, sia già stato messo in cantiere un reboot del franchise. Se ne parla dal 1998, ma oggi sembra che le cose si siano fatte più serie.

Attore di pregio che qui mette a rischio la sua carriera:
DOPPIO! Martin Sheen & John Leguizamo

2- Catwoman, Pitof, 2004

Non so quanto questo film meritasse davvero di essere presente nella nostra celeberrima classifica, non tanto perché non sia un’ incredibile, insostenibile, gigantesca, enorme cagata di film (e lo è), ma perché non so quanto possa essere definibile un crimine nel confronto nei fumetti. O meglio, è un crimine in confronto del personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger, ma solo se ci soffermiamo sul titolo della pellicola, per il resto ci ritroviamo davanti ad un mix di escrementi di diversa consistenza e al fatto che ci sia una donna (una delle attrici più sopravvalutate ever) e qualche gatto*, per ricordarci che si, ci è un fumetto della DC con una Donna-gatto e che si, quell’altro famoso personaggio con le orecchie a punta potrebbe avere qualcosa a che farci, quindi andiamo a vedere anche questo.

*In questo caso Egiziano, magico e che regala poteri. WTF alla decima potenza.

Catwoman non è vestita da super eroina o da misteriosa ed ingegnosa ladra di gioielli (QUALCUNO HA LETTO IL FUMETTO?), ma come una cubista in una festa di Halloween in un locale della provincia Milanese.

E questo non ha posto la fine della carriera di nessuno

Pitof spero ritorni ad occuparsi solo di soli effetti speciali (si chiama Pitof! Insomma!) e che presto venga dimenticato. Catwoman sembra sia servito da monito definitivo (visto che pare che la numero 1 della nostra classifica non sia bastato) per i capoccia di Hollywood affinché non si fotta mai più coi fumetti sbagliati, visto il disastro di critica e pubblico.

Attore di pregio che qui mette a rischio la sua carriera:
Frances Conroy

1- Batman & Robin, Joel Schumacher, 1997


La madre di tutti i disastri. Il padre di tutti i crimini.
C’è da chiedersi se il film fosse uscito oggi quante meme avrebbe potuto scatenare. Avrebbe sicuramente superato Keyboard Cat, forse avrebbe portato alla fine di internet, sovraccaricato dalle innumerevoli gag che poteva fornire l’interpretazione che fa l’amico Schwarzy di Mr.Freeze. (Mr Freeze governatore della California, nemmeno nei fumetti!).
C’è da dire che se googolate Batman & Robin scoprirete che a distanza di 13anni c’è gente che ancora, giustamente, dileggia il prodotto di Joel Schumacher che con la sua doppietta (Il Medioevo di Batman. Successivo a due buoni film sull’Uomo pipistrello e antecedente ai due ottimi film di Nolan. ) compie una vera e propria opera di appiattimento e distruzione del bat-universo, rischiando di mandare a puttane il personaggio (si attesero 8 anni per il suo ritorno) e un po’ di quella (all’epoca) poca dignità che i film sui super eroi avevano guadagnato.

Il tutto è ottimamente sintetizzato da questo video:


I capezzoli del bat-costume si stagliano turgidi nell’oceano di cazzate che sommerge il film e faranno epoca.
Un film che viene ricordato soprattutto per la ridicolezza di due capezzoli. ‘Nuff said.


No Joel, non ci bastano le tue scuse, ma apprezziamo il gesto. Vecchio stronzo.

Attore di pregio che qui mette a rischio la sua carriera:
Doppio! George Clooney & Uma Thurman,

Adriano & Fede Mc

Parte 1: dalla posizione 15 alla 13

Parte 2: dalla 12 alla 10

Parte 3: dalla 9 alla 7

Parte 4: dalla 6 alla 4


Cos’è successo al Cavaliere Oscuro?

dicembre 29, 2009

"Cos'è successo al Cavaliere Oscuro?"

Mi ricordo la mia prima storia di Batman: era un episodio della minserie in quattro parti “Dove eri la notte in cui Batman è stato ucciso?”. Era l’episodio con l’ Enigmista, Batman Cenisio n.28 del 1978. Andava suppergiù così: Batman era stato misteriosamente ucciso e i super-criminali si riunivano per celebrare in gran segreto un processo, presieduto da Due Facce, per stabilire non chi fosse il colpevole bensì chi di loro avesse realmente il merito dell’uccisione.

Ogni storia una deposizione, ogni deposizione una versione dei fatti differente, tutte in aperto contrasto ovviamente, tutti a cercare forsennatamente di essere riconosciuti colpevoli. Anche in quella serie il titolo era una domanda… In ogni caso, gran bella storia, divertentissima, un ottima storia per iniziare e ad oggi una delle mie preferite della Bronze-Age DC.

Ma questo era prima di Killing Joke, prima di Dark Knight Returns, prima di tante altre cose che hanno reso il rapporto “Batman-avversari” molto più profondo ed empatico nel corso degli anni, due risvolti della stessa medaglia in certi casi.

E’ un po’ sul canovaccio di quella vecchia miniserie che mi sembra di aggirarmi leggendo questa storia, che più che una storia -come ci viene espressamente dichiarato nella bella prefazione- è una lettera d’amore a Batman di Neil Gaiman. L’antefatto è simile: Batman è morto e si celebra la sua veglia funebre,in gran segreto, nel retro di un bar a Crime Alley. Davanti al feretro, nella stanza spoglia e poco illuminata si avvicendano personaggi chiave della vita di Bruce Wayne\Batman e ognuno racconta la sua versione della morte del compianto, chi fosse per lui, che cosa rappresentasse, come si erano conosciuti.

Ma attenzione, qualcosa non torna… Nella sala ci sono personaggi di epoche differenti, doppioni dello stesso personaggio, personaggi che dovrebbero essere morti, alcune delle deposizioni sono incongruneti, per non dire improbabili. Cosa sta succedendo? Possiamo leggere i pensieri di Batman, vedere coi suoi occhi… Ma allora non è mort? Si lo è… Cosa accade? E’ un sogno? No, è qualcos’altro.

Questo albo è un espediente per raccontare l’ultima storia di Batman, non l’ennesima sua morte ma LA morte,  accantonando il trapasso come un dato di fatto dalle prime pagine, la storia non lascia dubbi: Batman è morto davvero, non sappiamo quando ma è accaduto, lunga vita al Batman. E pagina dopo pagina ciascuno racconta il suo di Batman, l’uno-nessuno-centomila che è tipico del personaggio. Ognuno ha il suo: così come noi lettori anche i personaggi della serie hanno “il loro Batman” e lo vediamo incarnato, grazie ad un Andy Kubert in stato di grazia, via via nei racconti in momenti diversi e di volta in volta con le fattezze alla Neal Adams, alla Norman Breyfogle alla Dick Sprang… E così i suoi avversari, in ogni racconto si omaggia un disegnatore\sceneggiatore o più di uno. Il Joker di Bolland diventa senza preavviso quello di Rorinson e sbuca quello di Timm in fondo alla sala.

Il batman che è stato, il Batman che è, il Batman che potrebbe esserci, Neil Gaiman si accommiata dal personaggio lasciandoci a riflettere su quanto questa icona culturale si adatti all’immaginario delle epoche e, all’interno di esse, all’immaginazione di ognuno di noi, di quanto sia un Totem nella cultura popolare.

In questo racconto tutto ha la sfuggevolezza e impalpabilità del sogno, la solennità del ricordo e la drammaticità dell’evento tragicamente reale. Tutto celebra La Leggenda, il Mito ma anche l’Uomo. Anzi “gli Uomini”, perchè non di meno di Batman vengono celebrati i suoi villains e comprimari, la sua famiglia disfunzionale di maggiordomi e clown pazzi.

Gran bella prova d’autore, grande atto d’amore da fan. Comperatevelo.