Civil war, e di come dalla guerra esca un grande capitano

maggio 14, 2016

cwNon ho avuto molti dubbi in questi mesi su cosa mi sarei trovato davanti al cinema andando finalmente a vedere “Civil war”: un nuovo episodio di una serie ciccionissima che praticamente è l’esperimento cinematografico più mastodontico e folle mai pensato e che sta andando strabene.

Beh avevo ragione. Civil war è un film splendido, i supertizi si danno un sacco di legnate per tutta la pellicola, e il ritmo è concitato per tutte le due ore e passa, dando l’ennesima prova di come alla divisione cinematografica della Marvel abbiano imparato a imbastire una baracconata senza rinunciare a scriverla e dirigerla molto bene. Il tema centrale sull’affrontare le responsabilità delle conseguenze delle azioni compiute da persone dotate di grande potere è trattato senza tante scorciatoie e la trama è portata a conclusione con precisione chirurgica.

Civil war è un film a orologeria, dove tutto funziona, ma proprio tutto, e a funzionare ancora meglio è il suo protagonista, quel Capitan America che non è solo un bamboccio muscoloso con una bandiera sul petto e che dopo gli esordi zoppicanti il buon Chris Evans ha imparato a interpretare benissimo dando vita sullo schermo a un Capitano per cui ti alzeresti dalla poltrona per fare il saluto alla bandiera.

I commenti sui nuovi ingressi sono superflui, tutto è perfetto, così come l’evoluzione dei personaggi che già conosciamo. Se per tanti anni abbiamo amato alla follia questi tizi sulle pagine dei giornalini ormai li si ama così anche su grande schermo.

(Ormai parlare dei nuovi film marvel è difficilissimo, si direbbero sempre le stesse cose. Per quanto mi riguarda entusiastiche, ma sempre le stesse.)


Daje!

marzo 11, 2016

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Io sono una cascata d’ottimismo

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Io sono molto una cascata d’ottimismo

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Che quando ti spunta li un What If non riesco a lasciarlo sugli scaffali

marzo 5, 2014

MARVELUNIVERSE021I What If sono stati una mia fissa dai miei inizi di lettore di fumetti, tanto che alcune storie classiche (lo scontro Wolverine-Hulk, la nascita di Venom…) le ho lette prima come versione alternativa che in originale.

L’ultima volta che sono passato in fumetteria non mi sono fatto sfuggire il volumetto dedicato al What if di Civil war. Col senno di poi infatti, rileggendola con calma e lontano dai riflettori del maxievento in corso infatti mi sono reso conto che a me piace. Il finale sarà tirato per le orecchie, ma a partire dal suo incipit la storia è appassionante e crea scenari ben elaborati. In più alcuni personaggi sono messi in campo in maniera veramente azzeccata, quindi nonostante la sua conclusione e qualche colpo di scena tanto obbligato quanto insulso alla fine dei conti a me Civil war piace.

In questo albo, pubblicato con giusto qualche annetto di ritardo, ritroviamo quegli scenari, e se il primo what if, nel quale si immagina cosa sarebbe successo se Iron man non ci fosse stato e tutti supereroi avessero seguito la ribellione di Capitan America, è assai carino, il secondo è incredibilmente ben strutturato ed avvincente, partendo oltretutto nel modo con cui partono i What if migliori, ossia da un minimo dettaglio, una frase detta in modo diverso. Immaginare una pacificazione tra le due fazioni contrapposte che permetta soluzioni vantaggiose sia per il governo che per i tizi in calzamaglia apre un possibile mondo alternativo da epoca d’oro entusiasmante.

Nello stesso albo vengono poi proposti i What if dedicati al maxievento successivo: come si sarebbe stati senza Secret invasion? Molto ma molto meglio.

A parte le scontate gags però la prima storia, in cui gli skrull hanno portato a termine con successo l’invasione, è una meraviglia, la migliore dell’albo. Non solo riesce ad essere credibile, ma il finale è talmente cinico e ben congegnato da colpire ad effetto pur sapendo che si tratta di un semplice what if.

In definitiva quindi un ottimo volumetto, compresa la storia conclusiva dei Runaways quali Giovani Vendicatori alternativi, e, anche se forse parla il me appassionato di What if fin dalla tenera età, una lettura sbarazzina più che consigliata.


Io di Frankencastle volevo parlarne male a tutti i costi

ottobre 13, 2010

Ricordate?
Parlandovi del primo volume italiano dedicato al Punitore di Rick Remender ne esaltavo le ottime qualità ma mi preoccupavo per le immagini pubblicitarie di questa svolta orrorifica con Frank Castle trasformato in un novello mostro di Frankenstein.
Ora Frankencastle è uscito anche in Italia e quindi posso dire la mia.

La mia è che per quanto mi sia divertito a leggere queste prime storie io voglio parlarne male.
Partiamo dal presupposto. Qualche anno fa, durante “Civil war” vollero inserire il Punitore in un contesto “in continuity” staccando il personaggio dalla serie max.
Mi andò benissimo, le prime storie in mano alla coppia Fraction/Olivetti erano ottime, e del resto stiamo parlando del duo che ci propone attualmente le bellissime storie mensili di Iron man.
Inserire questo personaggio nell’attuale panorama Marvel tra supersaghe e supereroi diede frutti ancora migliori col passare del tempo, particolarmente con il suddetto arrivo di Rick Remender in piena epoca “Dark reign”.
Mettere Frank Castle davanti al problema dei supertizi fu davvero un’ottima trovata, tra il carisma del personaggio e le potenzialità delle storie, un uomo normale, ma molto addestrato, armato e incazzato che se la vede con mostri e gente con superpoteri era non solo divertente, ma anche propositivo per la continuità stessa, basta pensare all’incontro/scontro tra il Punitore e Capitan America durante Civil war. Per non parlare poi del dare a Frank Castle la possibilità di usare gli arnesi di Henry Pym, altra gran trovata!
Un po’ come piazzare John McClane nel signore del anelli a fare il culo agli orchi, o John Matrix a sparacchiare zombi ne “L’alba dei morti viventi”. A me sarebbe piaciuto.

Detto questo arriva la svolta, l’omicidio di Frank Castle di cui si è già parlato nei commenti a qualche recente articolo.
Daken, il figlio di Wolverine, personaggio utile e simpatico come un maglioncino di quelli che pungono indossato nel deserto a mezzogiorno, ammazza il punitore, anche se quest’ultimo aveva già ricevuto un duro colpo nella storia in cui dava fuoco alla moglie e ai figli appena resuscitati da Hood.
La morte di Castle era una storia coerente, qualcuno nel Dark reign le penne ce le doveva lasciare del resto, e il personaggio arrivava a quel momento dopo alcune ottime storie devastato nello spirito e nella sua folle sete di vendetta che diciamolo, ormai era un po’ stantia per quanto punto essenziale del personaggio.
E ammetto che le ultime frasi dette dal giustiziere col teschio sul petto, antieroe che seguo con affetto da quando ero un ragazzino, mi hanno anche commosso.

Eccoci quindi a Frankencastle, ossia la svolta horror della serie.
Il punitore, fatto a pezzi, viene resuscitato da Morbius per farne una specie di creatura di Frankenstein da mettere a difesa della città dei mostri.

Partiamo da Morbius, mi permetto questa parentesi.
Io a Morbius il vampiro vivente, gli voglio bene. Penso sia stato uno dei primi personaggi Marvel a cui mi sono affezionato da ragazzino, ricordo ancora quando riuscii a recuperare i 6 albetti pubblicati negli anni ’90 dalla Comic art in una fumetteria. Li ho letti e riletti una marea di volte, sgualciti, e ho maledetto più divinità cristiane e non quando smisero di pubblicarlo.
Impazzivo per questo personaggio tormentato, un mostro assetato di sangue che però non aveva perso il suo lato umano e la sua intelligenza, e odiavo l’Uomo ragno per come osteggiava i suoi tentativi di ritornare normale.
Morbius era, almeno negli anni ’90, un personaggio ganzissimo.
Il Morbius che troviamo in Frankencastle invece è un goffo dottorino che non ne azzecca una, e vederlo al suo ritorno su una testata importante ridotto a una macchietta mi ha dato parecchio fastidio.

Ma perché i mostri, con gente come il già citato Morbius o Licantropus, o il prete di fuoco che fa parecchio brutto, han bisogno di Castle per difendersi?
Ma ovvio no? Perché li attaccano i Giapponesi! Un po’ come le balene.
I giapponesi sono scemi, e mentre in America i supereroi si menavano con gente come il Teschio rosso, l’Uomo talpa e Venom, loro avevano il problema dei Godzilla.
Quindi vanno a tirar fuori dal limbo una specie di crucco proto-nazista uomo-macchina che ce l’ha a morte coi mostroni cattivoni e che è stato segregato in questa specie di dimensione parallela mentre combatteva contro Dracula.
Ecco, questa dei giapponesi, per quanto in una storia a fumetti umoristica, volutamente eccessiva, è una cagata pazzesca, senza se e senza ma.
Non si può obbiettare nulla, è una stronzata come raramente ne ho lette, davvero.

Se avete letto fino a qua starete pensando “allora secondo lui Frankencastle è una schifezza e posso lasciarlo sugli scaffali o in edicola”. No.
Frankencastle non è una schifezza, è una storiella, piena di puttanate e con qualche strafalcione, con parti, come quella dei giapponesi, scritte coi piedi, con personaggi snaturati e un nuovo punitore che senza andare a scomodare Ennis mi fa davvero rimpiangere quello degli anni ’90 e le sue storie semplici coi fucili che fanno “buddabuddabudda”, però è anche una storiella divertente, disegnata in maniera divina.
Le pagine di questo volume scorrono a velocità supersonica, e il supercattivo è anche notevole, particolarmente per le sue similitudini con la vecchia guerra di Frank Castle al crimine. Remender ci sa fare, è un coatto con la passione per l’horror, e qua può sbizzarrirsi anche se a volte pigia troppo sull’acceleratore.
Volevo parlarne male a tutti i costi di Frankencastle, un po’ ci sono riuscito, ma non posso negare di essermi divertito a leggere queste pagine e a ritrovarci, anche se fatto a pezzi e ricostruito alla meno peggio, quell’adorabile psicopatico pluriomicida del Punitore. Perché anche se trasformato in mostro Frank Castle è sempre lui. Leggere per credere (anche se il Frankie di Carletto e i mostri è molto meglio).


Il babbeo del giorno #10 – Slyde

aprile 1, 2010

Dopo una piccola serie di babbei particolari torno finalmente a parlare di un babbeo classico, che va quasi a ricollegarsi come storia al fantastico personaggio che inaugurò questa rubrica: il Tipografo.
Sto infatti per narrarvi la storia di un uomo rovinato da una crisi lavorativa, e dall’incapacità di tenersi vicine le persone perché troppo viscido: Slyde, un supercattivo che deve il suo potere al tentativo di rendere migliore la vostra cucina!

Nome: Slyde

Vero nome: Jalome Beacher

Genesi del personaggio: Il povero Jalome era un chimico che studiava un modo per rendere la vostra padella antiaderente ancora più antiaderente, roba di quella che viene venduta sulla migliori fiere di paese dai più impavidi imbonitori armati di megafono. Quelle padelle che quando siete bambini vi stanno troppo sulle palle perché vostra madre si ferma a guardarle ammirata mentre preparano le migliori zucchine trifolate di sempre mentre voi volete andare a riempirvi di bomboloni e marzapane.
Ma sto divagando.
Jalome non solo riesce a creare un composto che mai più farà attaccare l’arrosto al fondo delle vostre pentole, ma viene anche licenziato appena fatta la scoperta senza nessun apprezzabile motivo.
Dato che i sindacati stavano probabilmente organizzando qualche maxiconcerto retorico affidando il tutto a qualche società che si avvale di tecnici di palco e addetti all’organizzazione in nero, nessuno si caga i piagnistei di Jalome che s’incazza come un lamantino, si fa uno sfavillante costume bianco, lo riempie della sua roba maggggica super-anti-aderente e inizia a rapinare banche finchè non si imbatte nell’Uomo ragno.

Ammettiamolo, la carriera criminale di Slyde non inizia nemmeno malissimo, tanto che entra pure nei Signori del male/Thunderbolts nel periodo post-Onslaught.

Aspetto: Inizialmente una tutina bianca dal carisma di una larva, poi cambiata in una tuta nera tipo ninja ugualmente insulsa.

Poteri: Tutti i suoi poteri vengono dalla roba per le padelle. Quindi scivola velocissimo, e non si riesce ad afferrare e fa delle patatine fritte da leccarsi i baffi. Mica male eh?

Dalle stelle alle stalle: Dopo il fallito tentativo di conquistare la fiducia del popolo col suddetto piano diabolico Signori del male/Thunderbolts Slyde ricomincia a rapinare banche, ma viene beccato con le mani nella marmellata dall’uomo ragno e spedito in galera.

Mentre Jalome sta al gabbio viene sostituito nei panni di Slyde dal fratellastro Matt, il quale però non brilla particolarmente in fortuna, infatti viene ucciso dopo neanche cinque minuti dalla Mano (da Elektra stessa se non erro), per poi essere ucciso nuovamente nel tempo di un paio di sigarette da Wolverine.

La triste fine: Quando Jalome esce di galera e può finalmente riprendere il suo costume siamo in piena Civil war, viene contattato da Testa di martello per fare un po’ di macello insieme, si rifiuta e tale Underworld, un superkiller abbastanza incazzoso, gli spara una pistolettata in testa.

Se le vostre omelette non vengono come desiderate adesso sapete perché.


Secret Warriors: se c’è di mezzo Nick, noi ci siamo.

marzo 11, 2010

Ve l’abbiamo già presentato anche nella galleria dei nostri personaggi. Oggi parliamo di Nick Fury. Una di quelle vecchie canaglie che ci stanno particolarmente a cuore. Sarà che è un vero e proprio duro, sarà la benda sull’occhio… Non lo so. Fatto sta che noi, al caro e vecchio Nicholas Joseph Fury, ci vogliamo tanto bene. Per cui è normale che gli ultimi straovolgimenti in casa Marvel ci abbiano lasciati un po’ sconvolti, un po’ F4. Facciamo mente locale: dopo essere stato rimosso dal comando dello S.H.I.E.L.D. (proprio a causa di un attacco a Latveria… che ti perdoniamo, Nick… ti perdoniamo) il nostro – a causa di alcuni squallidi giochi di potere – si è dovuto nascondere e agire nell’ombra. Durante Civil War ha inevitabilmente preso le parti di Cap. & Soci e ha contribuito alla causa mettendo a disposizione armi, case e quanto fosse in suo potere. È stato il primo ad accorgersi dell’invasione degli Skrull (gli eventi narrati in Secret Invasion) ed è ovviamente tra quelli scesi in campo durante la battaglia finale contro gli alieni. Anzi, è proprio qui che Nick ha presentato al mondo il suo nuovo commando: un manipolo di giovani agenti segreti dalle straordinarie abilità. Conclusa Secret Invasion – con la presa di potere di Osborn, lo smantellamento dello S.H.I.E.L.D. e la consegunte creazione della H.A.M.M.E.R. – Nick, ancora una volta, è obbligato a tornare ad agire nell’ombra. Ricercato, dannato, sempre più incazzato, Nick Fury deve ripartire da zero. Da Secret Warriors


Le avventure di Secret Warriors partono da qui. Partono presentandoci un Nick Fury che sembra uscito da Il Mucchio Selvaggio, da Gli Spietati. La sua fama lo precede, è un gigante che cammina tra noi poveri omarini, ma il mondo gli ha voltato le spalle. Rimasto solo, sfanculato da chiunque, agisce perché sa che qualcuno deve pur riportare le cose a un normale equilibrio. E se c’è una cosa che Nick Fury sa, è che non bisogna aspettare che le cose le faqccia qualcunaltro al posto tuo. Bisogna tornare a sporcarsi le mani. Non che per lui si a mai stato un problema, ci mancherebbe altro, ma qui sembra di essere tornati ai vecchi tempi. Questo primo volume di Secret Warriors parte alla stragrande: da una parte si strizza l’occhio al pubblico più giovane, con la presentazione e la caratterizzazione dei vari Guerrieri Segreti: i loro poteri, le loro debolezze, le varie dinamiche tra di loro… E giusto per non sbagliare gli si mette contro un gruppo di cattivi talmente cattivi e fighi che mi viene da battere lew mani dalla felicità. Dall’altra – per il pubblico più scaltro – si butta tantissima carne al fuoco nella trama generale – ormai veramente incasinatissima – dei rapporti tra le varie agenzie di intelligence esisitenti: La H.A.M.M.E.R., l’HYDRA, lo S.H.I.E.L.D., le più alte cariche del governo degl Stati Uniti… (feat. Obama)


Una particolare attenzione veiene riservata alla struttura temporale della narrazione, continuamente spezzata da flashback e flahfroward che, se è vero che inizialmente sono piuttosto difficile da seguire, funzionano a meraviglia della gestione dei numerosissimi colpi di scena. L’azione ovviamente è garantita,  c’è un gran rispolvero di cari e vecchi personaggioni (Von Strucker & Dum Dum su tutti) e Nick ha tante vecchie battute di quelle che ci gasano che non vi potete immaginare. Direi che per adesso ci siamo alla stragrande. Buoni i disegni del nostro  Caselli. Bendis, qui in coppia con Hickman, dopo questo primo volume saluta. un bene? Un  male? Lo scopriremo solo vivendo.