Civil war, e di come dalla guerra esca un grande capitano

maggio 14, 2016

cwNon ho avuto molti dubbi in questi mesi su cosa mi sarei trovato davanti al cinema andando finalmente a vedere “Civil war”: un nuovo episodio di una serie ciccionissima che praticamente è l’esperimento cinematografico più mastodontico e folle mai pensato e che sta andando strabene.

Beh avevo ragione. Civil war è un film splendido, i supertizi si danno un sacco di legnate per tutta la pellicola, e il ritmo è concitato per tutte le due ore e passa, dando l’ennesima prova di come alla divisione cinematografica della Marvel abbiano imparato a imbastire una baracconata senza rinunciare a scriverla e dirigerla molto bene. Il tema centrale sull’affrontare le responsabilità delle conseguenze delle azioni compiute da persone dotate di grande potere è trattato senza tante scorciatoie e la trama è portata a conclusione con precisione chirurgica.

Civil war è un film a orologeria, dove tutto funziona, ma proprio tutto, e a funzionare ancora meglio è il suo protagonista, quel Capitan America che non è solo un bamboccio muscoloso con una bandiera sul petto e che dopo gli esordi zoppicanti il buon Chris Evans ha imparato a interpretare benissimo dando vita sullo schermo a un Capitano per cui ti alzeresti dalla poltrona per fare il saluto alla bandiera.

I commenti sui nuovi ingressi sono superflui, tutto è perfetto, così come l’evoluzione dei personaggi che già conosciamo. Se per tanti anni abbiamo amato alla follia questi tizi sulle pagine dei giornalini ormai li si ama così anche su grande schermo.

(Ormai parlare dei nuovi film marvel è difficilissimo, si direbbero sempre le stesse cose. Per quanto mi riguarda entusiastiche, ma sempre le stesse.)


Il Miracleman di Gaiman e Buckingham che spacca tuttissimo

gennaio 5, 2016

miracleman1Di Miracleman avevamo già parlato in occasione della ristampa delle storie de “Lo scrittore originale” (sta cosa continua a farmi ridere. Quanto son belli gli editoriali in cui viene costantemente chiamato con questo nome in grassetto? Chi sarà mai questo autore del mistero? Ahahahahha quanto sono stupido), e torniamo a parlarne per la strenna natalizia fattaci dalla Panini con la pubblicazione il 24 di dicembre del primo numero della nuova run dedicata all’iconico supereroe da Neil Gaiman disegnata da quel fenomeno di Mark Buckingham.

I tre libri dell’opera originale sono stati una delle letture più appassionanti e sconvolgenti capitatemi sotto mano negli ultimi anni, e le mie aspettative per il ritorno del personaggio non erano altissime (del resto sarebbe come se a un prete venisse proposto un seguito del vangelo) avendo assaporato un fumetto pazzesco sulla nascita di un dio nei mesi precedenti. E invece mi sbagliavo parecchio.

Gaiman l’ho sempre visto come uno che s’è trovato a scrivere fumetti per puro caso quando avrebbe voluto fare tutt’altro. Il ragazzo è in gambissima e l’ha dimostrato più volte, ma in molte sue opere ci ho sempre percepito un sottofondo da “beh dai, scriviamo sta roba figa ma paracula per pagare le bollette e poi torniamo a fare quello che ci piace, ossia il romanziere” che in alcuni punti delle sue opere, particolarmente in quelle minori, mi ha infastidito. Eppure in queste prime pagine del suo miracleman mi ha letteralmente stregato.

Rimettere subito sul piedistallo Miracleman sarebbe stato complicato e probabilmente sciocco. Ci troviamo quindi a leggere di un mondo dove è sorta una divinità che abbiamo imparato a conoscere in tutte le meravigliose storie precedenti, ma che è ancora abitato dai mortali, persone con problemi a volte stupidi e a volte immensi e che per questi problemi pregano, e lo fanno verso un dio per una volta raggiungibile (anche se non proprio facilmente).

Miracleman_by_Gaiman_and_Buckingham_1_Preview_3-600x923Assistiamo quindi a questo primo viaggio/incontro/scontro tra l’uomo e la divinità, un essere onnipotente la cui volontà può risultare incomprensibile a un comune essere umano.

Così come “lo scrittore originale” riusciva a concretizzare in poche pagine contenuti che avrebbero avuto bisogno di intere biblioteche nelle sue storie di Miracleman, così sembra riuscire a fare Gaiman in questo primo albo, e l’entusiasmo si impenna. Poi magari arriveranno tutte le supercazzole oniriche tipiche dell’autore inglese, ma per ora va alla grande così.

Perdersi questo fumetto, anche considerando che costa quanto una birra piccola, sarebbe veramente peccato mortale.


Le improbabili interviste di Latveria is for lovers: Paolo Cattaneo

dicembre 18, 2015

estatescorsa0Nuova serata di presentazioni al Teatro Altrove, e nuova incredibile intervista del vostro blog di giornalini a fumetti.

Questa volta però il pendolarismo si accanisce contro di me e mi perdo tutta la suddetta presentazione con sommo scazzo e disappunto, ma questo non ci impedisce di avere una interessante chiacchierata con il genovese Paolo Cattaneo, fresco autore di “L’estate scorsa” per i ragazzi di Canicola.

Latverians: Ciao Paolo ti va di fare un’intervistina veloce veloce per Latveria is for Lovers?

Paolo Cattaneo: Certo! Come facciamo? Via email?

L.: Ma va! La facciamo adesso!

P.C.: …

L.: Non ho ancora letto il tuo libro, infatti l’ho appena comprato, però so che parla di regaz negli anni novanta che hanno un’esperienza avventurosa. Dato che Latveria is for lovers è un blog di fumetti di supereroi, puoi dire che i tuoi protagonisti sono un po’ degli eroi reali?

P.C.: Dai, sono molto contento!

estatescorsa1L.: Ma hai mangiato? Hai fame?

P.C.: Effettivamente no, stavamo giusto andandoci adesso.

L.: Allora vi lascio andare. Buon appetito e grazie mille per l’intervista.

E anche per questa volta è tutto.*

 

Il libro di Paolo poi l’ho letto tra ieri sera sulla corriera, e oggi in treno (anche se non l’ho ancora finito) ed è molto bello. Non è facile scrivere racconti sull’adolescenza a fumetti in Italia e risultare originali e interessanti, abbiamo avuto esempi di autori grandissimi nel farlo, però ne “L’estate scorsa” c’è tutto quel trasporto empatico e quel coinvolgimento che servono a farne un ottimo lavoro. I disegni di Paolo, tutti realizzati a matita e dal tratto leggermente grottesco sono splendidi.

estatescorsa2La mia domanda era sbagliatissima. I protagonisti del libro infatti non sono (solo) i ragazzi per quanto imbastiti e orchestrati alla perfezione, quanto l’atmosfera generale, gli anni novanta della nostra adolescenza ricordati con cura e non solo come mero esercizio nostalgico o postmoderno. La bellezza de “L’estate scorsa” risiede proprio nella sua capacità di essere applicato a qualsiasi epoca, qualsiasi città e qualsiasi persona, e questo è il traguardo più ganzo che un libro che narra una formazione può fare (e gli echi di “Stand by me” sono fortissimi, cosa più che gradita al sottoscritto).

Dai tempi di Kazcoff, splendida fanzine di un dieci anni fa, Paolo fa passi da gigante e scrive e illustra un fumetto bellissimo e dalla imponente personalità.

Bravissimo.

*come sempre più o meno ricordo così, c’era anche un gran casino di gente che dopo ci stava un concerto.


Le improbabili interviste di Latveria is for Lovers: Dr.Pira

novembre 27, 2015

pira1Ieri sera a Genova si presentava il nuovo libro di Dr.Pira al teatro Altrove, e io da buon pendolare ho fatto una corsa del dimonio per esserci.

Il Dr.Pira lo conosco da parecchi anni, da quando faceva i primi fumetti della gleba e allietava le serate italiche con la sua clubmetalmusica a 8 bit come Pira666. Se come musicante è un gigante (ancora oggi tengo “Putrified battlefield” come suoneria del telefono) come fumettista è assai particolare e bravo, il suo disegno pazzissimo si accompagna a una narrazione surreale intrepida e velocissima che rende la lettura sempre un piacere.

La presentazione del terzo capitolo della saga di Gatto Mondadory è accompagnata da un rivoluzionario uso di powerpoint e delinea benissimo oltre al manifesto programmatico del Dr.Pira anche lo studio accurato e scomodo fatto sulla figura dei puffi. Una ricerca durata due anni che scopre verità scomode e sconvolgenti.

Andate alle sue presentazioni, comprate il libro, vi divertirete.

Conoscendo Pira da anni mentre mi dedicava il libro ne ho approfittato per fare la prima improbabile intervista di Latveria for Lovers:

Latverians: A Stan Lee viene chiesto da quarant’anni anche quando va dal panettiere chi sia più forte tra Hulk e la Cosa. Pira, chi è più forte tra Gatto Mondadory e Gimba il campione mascherato del minigolf che pubblicavi su Hobby comics?

Dr.Pira: Mmmmm sicuramente Gimba.

L.: Beh effettivamente Gimba possiede più colpi e armi mortali.

D.P.: E poi il minigolf è uno sport più violento.*

Poi non mi venivano in mente altre domande da fare per questa imperdibile intervista improvvisata.pira 2

Con Pira, avendo vissuto quel bellissimo periodo della musica indipendente italiana di Tago Fest e simili mi viene spontaneo chiacchierare di questa cosa qua che avevo scritto parlando di Rapalloonia che copio-incollo:

A festeggiare Ratman e Ortolani sono stati invitati per questo weekend diversi tra i migliori interpreti attuali del fumetto italiano. A costo di ripetermi ribadisco come io non sia un grande frequentatore di eventi fumettistici, ma se devo dare un’impressione generale avuta girando tra il folto pubblico accorso (e non solo perché legato al fan club del ratto) e i vari eventi di firme, disegni e conferenze, è che nel fumetto italiano si sia creato un ambiente florido e sereno, sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori, simile per certi versi a quel bel mondo di legami e amicizie che trovavo a certi festival musicali una decina di anni fa e che portavano a frutti e collaborazioni dai risultati spesso splendidi. Tutto ciò è molto bello, o almeno io lo trovo molto bello, o magari sto dicendo una cazzata, ma l’atmosfera era molto distesa e piacevole.

E anche lui conferma le mie impressioni, ma dice che nel mondo del fumetto mancano le megafeste, e che gli piacerebbe trovare un modo per inserire nel suo ruolo di “tizio che fa i disegni e li presenta alla gente” quella preparazione e quelle sensazioni del concerto. Gli ho proposto di fare come i Uochi toki e tentare di suonare dal vivo disegnando. Ha detto che ci pensa.

Poi abbiamo parlato ancora un po’ di cazzi nostri e poi basta.

Vi allieto col bellissimo disegno di Joey De Maio che suona la potenza del vero metallo donatomi dal bravissimo protagonista di questa entusiasmante intervista fotografato male col cellulare mentre tornavo a casa in corriera:

2015-11-26

*o qualcosa del genere, non ricordo le parole esatte.


Letture di un futuro passato #3 – Fantastici quattro – E poi ne rimase uno solo…

ottobre 24, 2015

a03f_35Quando ero un pischello non c’era questa gran diffusione dei fumetti. Le fumetterie si trovavano solo nella grandi città e per chi viveva nei piccoli centri o ti accontentavi di quello che trovavi tra le nuova uscite, o ti svenavi a ordinare arretrati, oppure dovevi ricorrere al pacco dei fumetti (spesso a sorpresa) dell’edicola della stazione.
Prima che qualcuno si faccia strane idee non intendo i fumetti zozzoni. Parlo invece di quei pacchi-sorpresa di scarti di magazzino con dentro due o tre albi che ai tempi stavano a 2000/2500 lire. Posso dire di averci costruito una collezione di arretrati bonelliani e di aver letto una valanga di storie di supereroi precedenti agli anni ottanta solo grazie a questa usanza.
Negli anni ho sempre visto meno i pacchi di fumetti dell’edicola della stazione, ma a volte quando aspettando un treno mi ci cade l’occhio non posso esimermi dall’acquistarne uno, anche se al giorno d’oggi stanno sui 3 euri a pacco.
In quello comprato qualche giorno fa il primo albo era un gigantesco “sticazzi”, un numero di “Thor e i vendicatori” periodo “Secret invasion” che oltretutto già avevo e che ho lasciato sul treno sperando che a trovarlo sia stato qualche ragazzino in cerca di letture (io lo compravo per il cap di Brubaker, mica roba da poco…).
A valere un articolo è il secondo albo trovato all’interno e che ha giustificato l’acquisto: il secondo speciale estate dei Fantastici quattro pubblicato dalla Marvel Italia nel luglio 1994. Un bell’albo di 112 pagine che ripropone come lettura da spiaggia una lunga run del fantastico quartetto scritta da Marv Wolfman e disegnata da John Byrne tra il 1979 e il 1980.
Nel 1994 quindi qualche fortunato (ero tra loro, la stessa estate uscirono Psychoville di cui vi parlavo qualche giorno fa e i volumi dell’uomo ragno di Mcfarlane) sotto l’ombrellone si leggeva una meraviglia del genere con Galactus che si scorna con la Sfinge, Terrax il domatore e poi Blastaar, gli Skrull, i campioni di Xandar e membri dei Fantastici quattro che invecchiano di colpo e rischiano di morire e avventure spaziali e crisi che potrebbero causare la distruzione del pianeta e tutte quelle altre cose bellissime che si trovano nei fumetti di Reed Richards e compagni.
Probabilmente se i Fantastici quattro non se li legge più nessuno portandoli verso la chiusura non sono tanto i film urendi o le bizze tra case editrici e case cinematografiche, ma il fatto che personalmente sono diversi anni che nelle loro storie non trovo un briciolo di quel sense of wonder che me li faceva amare tanto quando ero un ragazzino. Rileggere certe storie fa quasi male al pensiero che difficilmente torneranno quei tempi bellissimi.
2015-10-24Una nota di merito ai volumi dell’epoca che al termine di ogni albo pubblicavano lasciandole in lingua originale le pubblicità che apparivano sugli originali americani. Ci si ritrova così nel 1994 a poter sfogliare a fine lettura di ogni capitolo i calzini di Hulk di cui vi allego una foto scattata col cellulare (che fa pietà ed è peggio delle vecchie scansioni cagose) o le nuove uscite tra cui Warlock o la tomba di Dracula, solo per l’ottimo gusto dei redattori di allora.

Una bella sorpresa trovare un albo così bello in un pacco di fumetti da edicola della stazione, una di quelle letture che mi fa ricordare quanto amo il fumetto americano e perché lo amo tanto.

P.s.: Questo articoletto nella mia testa doveva essere il primo di una nuova serie sui fumetti trovati in giro a due spicci nelle edicole delle stazioni o magari in impervi negozietti dell’usato. Magari un giorno lo diventerà.


Piani ben riusciti

maggio 18, 2015

aouA leggere qualche recensione in giro ormai è praticamente chiaro a chiunque il successo della marvel nel voler creare un universo cinematografico seriale capace di avvicinarsi a quanto fatto per tutto il ventesimo secolo con i fumetti, un’opera abnorme e , almeno per quanto mi riguarda, più che ben riuscita.

Il secondo film degli Avengers rende sempre più chiaro questo piano tanto diabolico quanto galvanizzante. Penso sia inutile dirvi quanto mi sia piaciuto, o quanto questo film pur con tutti i suoi problemi sia addirittura superiore alla prima pellicola dedicata ai vendicatori. Mi soffermo solo su un punto: alcune critiche che ho letto in giro per l’internet puntano il tutto su un inizio di saturazione di film con la gente in calzamaglia. La mia semplice domanda conseguente a tali affermazioni è: ma se davvero siete gente che ogni mese corre in edicola a comprare il vostro albo dei vendicatori, o a voler essere più realistici, ogni settimana vi fiondate in fumetteria per seguire le vicende di cap, iron man e soci, davvero vi ha stufato un megafilm di effettoni speciali, battute ganze e sogni realizzati all’anno?

Ammetto candidamente che durante la visione di “Age of Ultron” anche a me è mancato un po’ quell’effetto di “sto guardando, in un cinema, a occhi aperti, un mio sogno di infanzia”, ma nonostante ciò abbiamo a che fare con una pellicola zeppa di senso di meraviglia, di battute e dialoghi ad orologeria e di effetti speciali mozzafiato, quindi chi stracazzo se ne frega di tutti i discorsi da adsl?

Altra fetta di quest’universo in continua evoluzione è l’ottima piega presa da “Marvel Agents of Shield”, che nella seconda stagione conferma tutto l’ottimo lavoro fatto nel finale della prima, mantenendo un livello di cliffangheroni altissimo, con una suspans sempre al massimo e l’ottimo utilizzo di contorno di un mondo dove dei tizi hanno dei superpoteri.

Se la serie dedicata alla squadra dell’agente Coulson è sempre una bomba, ad essere una vera e propria bombissima è la ddserie dedicata all’amato e adorato Daredevil.

Ora che io sia un fervente appassionato delle storie di Matt Murdock non è una novità su queste pagine, e prima di scrivere queste righe, oltre a vedere la splendida serie tv realizzata dalla Netflix, mi sono andato a risfogliare un po’ del Devil di Miller e tutto ciò mi ha portato a pensare che la cosa che maggiormente apprezzo in quelle storie è quel senso di totale mancanze di scrupoli verso il personaggio, quella empatia profonda e lacerante provata per un eroe a fumetti e per i suoi guai, quella mancanza di pietà dell’autore che porta però il lettore a vivere la storia che tiene tra le mani, senza limitarsi a guardare i bellissimi disegni e a leggere dialoghi e didascalie.

Allo stesso modo la serie tv di maggior successo degli ultimi anni, ossia “Breaking bad”, faceva la stessa cosa, particolarmente nelle prime stagioni portava i suoi protagonisti all’inferno, dove stava poi a loro decidere che ruolo occupare e nel caso a pagarne le conseguenze.

“Daredevil” fa la stessa cosa. E lo fa più che divinamente. E non solo grazie a una regia e a una scrittura meravigliose, o a un cattivo epocale come il Wilson Fisk interpretato da un Vincent D’Onofrio da brividoni, nemmeno grazie ai vari inside joke o a un citazionismo più che gradito (la scena di menare nel corridoio non solo ricorderebbe anche a un non vedente “Old boy”, ma si rivela come uno dei momenti action migliori delle ultime decadi), ma grazie soprattutto all’interpretazione di Charlie Cox nei panni dell’avvocato cieco che protegge Hell’s Kitchen.

Cox sempre urlare con ogni sua espressione quanto ha studiato la parte e quanto ami il personaggio che è stato chiamato a interpretare. Bastano le sue espressioni nell’episodio “Nelson v. Murdock” per volergli un mare di bene, proprio per come è riuscito a portare sullo schermo l’abisso toccato in quel momento da Devil e la sua ricerca disperata di un appiglio per uscirne.

Se siete stanchi di cose come queste, se vi stufa una serie che in quasi dieci ore di puntate ricrea alla perfezione la figura di Devil, i suoi drammi e la sua forza, con uno stile degno (se non superiore) dei migliori prodotti realizzati per la televisione, se non ne potete più di vedere scene come la nascita della Visione, città volanti e orde di androidi malvagi realizzati con una cura certosina, mi trovo non solo in difficoltà, ma quasi terrorizzato all’idea di immaginare cosa possa essere in grado di emozionarvi.


Cose brutte e cose belle sul fronte cinematografoso

febbraio 20, 2014

Questi sono gli interpreti del reboot dei Fantastici 4:

First-FamilyChe io ci speravo, e forse ancora un po’ ci spero, che questo nuovo film in cantiere cancelli dalla mia memoria l’orrore delle pellicole finora dedicate al fantastico quartetto, ma qua ogni giorno che passa si smontano le mie aspettative con la delicatezza di un calcio nei denti.

E mi stupisco che per ora tutti i timori si concentrino sulla negritudine di quello che dovrebbe essere la torcia e sull’annuncio (effettivamente shockante) che sua maestà Victor Von Doom sarà di sesso femminile che qua a Latveria non se ne può parlare, e in pochi provino lo stesso disgusto che colpisce me a guardare la faccia di cazzo del tizio che dovrebbe interpretare Reed Richards.

Ma grazie a dio c’è anche una bombissima come il trailer dei guardiani della galassia:

e da queste prime scene pare che sia stato fatto tutto giusto, divertimento, gonzate e scene ganassa come se piovessero e John C. Reilly come valore aggiunto.