Meraviglie dimenticate – Punisher War zone

marzo 23, 2016

punisher_war_zone_ver7Mentre mezzo mondo si strappa le vesti per l’ottimo Punitore della seconda stagione della serie tv netflix dedicata a Daredevil, io persevero nella mia ritardataria “Road to…” parlando di una versione cinematografica dedicata al vigilante col teschio sul petto ingiustamente dimenticata o relegata a filmettino cagoso (noi ne avevamo accennato qua).

“Punisher war zone”, uscito nel 2008 e coi diritti ancora lontani dal ritorno nelle mani della Marvel, è per me un filmissimo da 10 e lode.

Perché?

Vi agevolo un filmato di una scena semplicemente indimenticabile:

In questa scena sta tutta la poesia di questo film, e alcune delle cose che più amo del Punitore messe in scena in maniera perfetta.

“Punisher war zone” riusciva in parecchi compiti non proprio semplici con estrema facilità:

1-Portare sullo schermo un Frank Castle credibilissimo, grazie anche a un superbravo Ray Stevenson, talmente preso bene dalla parte e immerso nella follia del personaggio che il classico spiegone sulle origini è limitato a poche battute, lasciando libero il film di procedere sulla sua violentissima strada senza dover perdere tanto tempo a raccontare la solita storia da capo.punisherwz2

2-Unire i momenti più cinici e i massacri più ironici del punitore di Ennis (di cui la scena del parkour è un perfetto esempio)  agli antagonisti mafiosi classici del personaggio e a un clima oscuro correndo su una fune e senza mai cadere nell’eccessivo umorismo o sprofondando in un dramma che sarebbe stato totalmente fuori luogo.

3-Le scene di azione e gli ammazzamenti sono BELLISSIMI! Basta il massacro iniziale alla cena tra mafiosi a urlare alla meraviglia. Il Punitore che amiamo da tanti anni è farcito di ultraviolenza, e in questo film c’è tutta quella necessaria.

4-La nemesi Mosaico è più che convincente, brutto, coatto e cattivo al punto giusto.

punisherwzIn poche parole “Punisher war zone” era un piccolo film perfettamente riuscito, un esempio dimenticato di come facendo le cose con passione e semplicità (la regista, tale Lexi Alexander, è una ex campionessa di sport di menare che non so per quale motivo è finita dietro la macchina da presa) si possano raggiungere grandissimi risultati. Sarà si il calssico filmetto d’azione tamarro dalle poche pretese con la colonna sonora metallara e il 90% delle scene girate al buio, ma ci dà un ottimo Frank Castle, dei fantastici comprimari (oltre a Mosaico un fantastico Micro e un pazzissimo Jimmy il matto), e quell’ora e mezza di sangue, spari, esplosioni e battute ganze che tanto ci garbano.

Arrivato al secondo episodio della seconda stagione di Daredevil ho trovato i primi accenni di un grande Punitore, ma se devo pensare ai tanto amati mitragliatori che fanno “Buddabuddabudda” mi viene subito in mente questo piccolo, bellissimo film.


Letture di un futuro passato #6 –Punisher year one

marzo 22, 2016

PUNIY1AE lo so che sono noioso e siamo al terzo post su sei di questa rubrica dedicato al punitore (e che lo spazio dedicato al personaggio su queste pagine è più che ampio, ma che ci volete fare se non so essere obbiettivo e faccio figli e figliastri?), ma vedetelo come un “Road To…” in evidente ritardo per la seconda stagione della serie netflix dedicata a Daredevil, che per voi lettori che vivete su marte è disponibile integralmente da ben quattro giorni.

Io con la mia solita flemma ho domato la scimmia gigante e ho visto solo i primi due episodi che vedono l’entrata in scena di un Punitore ganzissimo interpretato più che bene da un ottimo “tizio che faceva Shane in Walking dead”.

Per prepararmi agli episodi successivi ho deciso di parlarvi di una delle mie storie preferite del Punitore che ancora non aveva trovato spazio su queste pagine.

Trattando le origini del personaggio ovunque andrete a cercare sentirete parlare principalmente di due cose: le prime storie dell’uomo ragno che vedono apparire un ancora confuso Frank Castle agli ordini dello Sciacallo e il bellissimo “Born” di Garth Ennis e Darick Robertson. Cose splendide anche se molto diverse, ma che non permettono di conoscere il “Punitore” quanto questo bellissimo “Year one” a parere del sottoscritto.

 

So benissimo che potrebbe risultare molto difficile da trovare, questa bellissima rilettura delle origini scritta dal duo Abnett e Lanning e disegnata da un crudissimo Dale Englesham riesce nel sempre arduo compito di raccontare una storia ben nota andando a calcare la mano sugli aspetti più psicologici che possono portare una vittima a diventare carnefice.

Frank Castle è un uomo tornato da un inferno, quello del Vietnam, per precipitare in un altro inferno metropolitano, quello in cui vede morire tutta la PUNIY1Csua famiglia e non gli resta altro che combattere un’altra assurda guerra. A rendere la serie splendida è la sua lentezza, il suo attendere l’esplosione di follia e disperazione che hanno trasformato il soldato Frank Castle nel vigilante Punitore, un racconto raramente così profondo e viscerale.

Oltre all’ottimo lavoro fatto su Castle gli autori introducono anche un altro splendido personaggio: il giornalista hippy e alcolista John McTeer*, che risulterà essenziale nella genesi del Punitore.

Pubblicato in coda ai vari numeri della divertentissima run “Missione suicida” nel lontano 1995, non so come possa essere recuperato oggi, ma a leggere in giro potrebbe essere riproposto entro breve cavalcando l’hype della nuova stagione di Daredevil.

*che a una lettura più maliziosa (visti anche gli anni di cui stiamo parlando per la Marvel) ha tutto l’aspetto di una presa per i fondelli non proprio leggerissima del buon vecchio Stan Lee, o magari sto dicendo una cazzata ed è solo una mia impressione.