Il supereroe del 2015? Deve essere classy! Lo speciale all’interno

novembre 9, 2015

Di cambi di look bizzarri, o semplicemente orrendi, ce ne sono stati veramente tanti, o meglio dire troppi, dagli anni novanta a oggi. Altre volte i cambi di look sono stati più che necessari, basti pensare al primo vestitino improponibile della Vedova nera.

Normalmente non sono uno che si strappa i capelli per “oddio questi pezzi di culo come l’hanno ridotto al mio supereroe preferito”, pur ammettendo che se vedo l’uomo ragno con le ghette mi viene da ridere e pensare che cazzo gli passa per la testa, però devo ammettere che non mi è chiara del tutto la gag del vestitino “devil azzimato”, ossia questo:

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Sono il primo a essere cosciente e felicissimo di quella meravigliosa area di spensieratezza che vive nel Devil di Waid anche nei suoi momenti più tragici e disperati. Praticamente è una delle pochissime cose che negli ultimi anni sto seguendo senza perdere un’uscita ed è quella che leggo con maggior voracità, però questo momentone comico non è che mi abbia convinto del tutto. Un sorriso ammetto che me l’ha pure strappato, ma non ho ancora ben chiaro se nell’economia della storia il Devil grande elegantone mi abbia colpito positivamente o negativamente, o se sia da considerare come uno sfizio che Waid voleva togliersi prima dell’ennesimo “tutto nuovo niente come prima!”. I miei dubbi nascono dal fatto che per un secondo m’è sembrato di sfogliare uno di quei mesili da riccastri scoreggioni su stile e abitudini con cui scialacquano i loro guadagni altri riccastri scoreggioni…


Esami di recupero # 3 – Devil – Notti oscure

novembre 4, 2014

muni24_DevilNottiOscure1_cover.inddTorniamo a parlare un po’ di fumetti cartacei invece che delle loro trasposizioni cinematografiche, nei mesi scorsi infatti qualcosina di interessante è uscito. Tra queste cose rientra questa mini dedicata a Devil e composta da tre storie ben diverse tra loro pubblicate in 4 uscite.

Se vi avessi scritto qualcosa leggendo la prima di queste avventure di Devil sarei stato entusiasta. Lee Weeks ci racconta una vicenda estrema e sofferta, un Matt Murdock messianico che durante una tempesta di neve che rende New York un inferno deve trovare il modo di salvare sia se stesso che una bambina la cui vita è appesa a un filo in una camera di ospedale. Una storia tanto tetra e disperata quanto affascinante e coinvolgente impreziosita da delle tavole magnifiche.

A farla breve sarei stato entusiasta, avrei lanciato qualche petardo e cantato le lodi di questa mini, tanto diversa dallo stile dell’attuale Devil Di Waid, che anche con il recente trasferimento sulla costa ovest e tutte le avventure che ce l’hanno portato, resta la serie marvel (e non solo) attuale che seguo con più interesse, affetto ed ardore. Mentre però Waid, anche quando pone il nostro amato avvocato di fronte a scene cupe o tristi in maniera incalcolabile, lo fa sempre con un brio che lascia senza fiato, Weeks è bravissimo a fare l’opposto, ossia a calcare la mano in questa storia su aspetti tragici senza risultare pesante, un po’ come se cucinasse una peperonata che si digerisce come una forchettata di stracchino.

Avessi considerato invece la seconda storia vi avrei parlato di un vistoso calo. La storia di Lapham con il cattivo-non-poi-così-cattivo nanerottolo (che sarebbe degno di un babbeo del giorno) pur iniziando con un buon ritmo si perde in un mix tra spiritosaggine e inutilità. Diciamo che si prova un po’ a fare i Waid con risultati molto ma molto scarsi.

Ma poi si va nel peggio.

di traverso deve andarti

di traverso deve andarti

Palmiotti. Che se fosse un politico gli urlerei “Vai a lavorare!”, se fosse un cantante gli urlerei “Vai a lavorare!” e se fosse un fumettista gli urlerei “Vai a lavorare!”, nonostante la sua stazza tuttaltro che mingherlina.

Devil va in trasferta tra Miami e Cuba con quella sgnacchera di Misty Knight e passano tutto, TUTTO, il tempo a fare allusioni sessuali da scuole medie in una cornice narrativa dallo spessore di un nulla vuoto di niente. Quando la leggevo ero in treno e preferivo pensare all’elenco delle puzze che mi ricordavano gli altri passeggeri, dallo stoccafisso tenuto per tre mesi al sole sul terrazzo, all’adorabile aroma del puzzone di Moena che continuare a concentrarmi su tale schifezza. Tutto pur di non pensare di avere speso quattrini per un fumetto che non è buono neanche come carta da mettere a terra quando imbianchi casa.

Il problema immenso di questa storia è che non si limita ad essere brutta. Riesce a essere anche incredibilmente irritante, come se a leggere gli scambi di battute fra i personaggi ci fosse Silvio Muccino.

Peccato. Da tanta beltà, passando per qualcosa di carino ma insulso, a tanta bruttitudine nel giro di così poche pagine. Se proprio volete vi si consigliano giusto i primi due numeri, il resto, se lo vedete, picchiatelo fortissimo.


Vorrei ricordare l’autunno 2013 come la stagione delle scimmie megagalattiche

novembre 11, 2013

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Non bastava il trailer del nuovo film di Capitan America a creare un hype mostruoso, così come non bastava neanche quello del ritorno di Singer a dirigere un film degli x-men che dovrebbe prendere le fila da una delle storie mutanti più belle della gestione Claremont, arriva infatti ad aumentare le aspettative di questo autunno un annuncio a dir poco pazzesco.

Partiamo da un presupposto. Quali sono le serie degli ultimi anni che più mi sono piaciute? Che più mi hanno appassionato facendomi attendere con ansia ogni nuova uscita?

Prima tra tutte la gestione Brubaker di Cap, che come abbiamo visto potrebbe (perché in questi casi i condizionali sono d’obbligo) incidere pesantemente sulla già citata nuova pellicola dedicata a Steve Rogers.

Poi il Devil di Waid, che a ogni uscita è sempre una più perfetta unione di azione, momenti scanzonati e trovate ad orologeria che tengono il lettore appeso al filo della narrazione col fiato sospeso praticamente ad ogni pagina.

Andando indietro di qualche anno c’è poi la serie dedicata a Iron Fist, di cui si queste pagine si è spesso parlato e non solo per la presenza del sempre mitico Fratello Cane n.1 (NUMERO UNOOOOOO!!! Giusto così per ricordarcelo).

Ora, qualche giorno fa, è stato annunciato che la Marvel ha in cantiere non una, non due, non tre, non quattro, ma bensì cinque serie che se ci penso la mia reazione è praticamente questa:

 

Perché le quattro serie tv saranno dedicate a:

1-      Devil (vedi sopra per commento, uno dei miei super preferiti che per ora appare solo in film che è vomito su pellicola di cui non voglio ricordare neanche un frame);

2-      Iron Fist (vedi sopra e le botte singori, le botte!!!);

3-      Luke Cage (che è oltremodo ganzo da sempre);

4-      Jessica Jones (che “Alias” anche se scritta da Bendis era una serie splendida);

5-      Una serie contenitore che unirà questi quattro sotto il nome di Defenders.

Il tutto dovrebbe arrivare nel 2015, e io ho già preparato una specie di calendario dell’avvento che qua non si vede l’ora di avere tutto sto ben di dio davanti agli occhi. Daje!!!


Elogio dell’aspettativa malriposta

novembre 28, 2012

Heylà carissimi. Come va?
Qua tutto bene, e con un titolo dal sapore intelligente vi parlo di aspettative malriposte, di quando ci credete tantissimo a qualcosa e invece non vi ritrovate in mano niente.
Tipo quando facevano girare il trailer della puntata di x-files in megatrasmissione serale che sembrava che finalmente Molder si facesse un gran bel limone cun Scully? Ricordate? Erano gli anni novanta e un sacco di gente parlava di questa cosa, che per una settimana a scuola non si parlò d’altro, che ci si metteva daccordo su dove vedere la puntata tutti assieme. Io me lo ricordo, e ricordo anche che poi nella puntata Scully era una sorta di replicante o qualcosa di simile e la puntata era una merda, e dato che era una Scully falsa il super-limone non valeva. Tralaltro Scully era un cesso quindi al baretto dell’fbi a molder l’avranno preso per il culo il doppio. Ti sei becciato una cofana e non era neppure una vera cofana!

E ricordate il crossover dei Simpson con X-files? Stessi anni, stessa attesa. Ma quella fu una gran figata. Gran bella puntata.

Ci sono poi invece dei crossover che poi ti lasciano l’amaro in bocca. Tipo Omega Effect che è uscito questo mese su Devil.
Che quando ho preso l’albo in mano con la copetina bellissima apribile, già mi pregustavo una meraviglia.
Partiamo però dai presupposti.
Devil nella bellissima serie Waid di cui parlavamo qualche tempo fa, ha trovato l’Omega drive, un pezzo di costume dei fantastici 4 usato come hard disk con dentro tutti i peggio segreti delle organizzazioni criminali più pese in circolazione. Un po’ come trovare il modo di sapere cosa c’è dentro i ricordi di Andreotti.
Il Punitore intanto nella serie di Rucka si allea con la marine Rachel Cole in Alves, na manza incazzata come un’ape che gli han seccato marito e famiglia il giorno del suo matrimonio e insieme vogliono spezzare le reni al Consorzio, un’organizzazione criminale.
L’Uomo ragno non so cosa faccia ultimamente.

Beh, ecco i protagonisti del crossoverone e dove erano rimasto.
Ora, io avessi una roba come l'Omega drive in mano andrei dai vari supereroi più cazzuti del paese e vedrei di fare un mazzo tanto alle organizzazioni criminali e chiuderla li. Devil invece lo usa con parsimonia per tenerli per le palle e farli scannare tra di loro, ma io sono uno smidollato mentre Devil è un ganzo, quindi ci sta.
In questo crossover sarebbe dovuto succedere qualcosa di grosso legato all'omega drive, e invece niente. Senza un apprezzabile motivo (un realmente apprezabile motivo) decidono di distruggerlo, poi fan dei casini, della caciara e non distruggono un cazzo di niente e son tutti amici come prima. Basta. Finito.

E ve lo spoilero e non mi interessa. La trama principale non è il motivo per cui dovete leggere quest'albo. Il motivo per leggerlo sono i disegni di Checchetto che sono uno splendore, e come viene sviluppata la figura di Rachel Cole in Alves, marine incazzata e ganzissima nuova punitrice, un personaggio nuovo, non originalissimo, ma che mi piace un bel po'. Però leggere qualcosa di così inutile rode un po', particolarmente in questo periodo di "NULLA SARA' PIU' COME PRIMA!!!!!!!", per una volta che lo volevo…

A proposito, avete letto cosa sta succedendo all'uomo ragno nelle storie in pubblicazione in questi giorni negli Usa? Ne parliamo?


Il babbeo del giorno #23: Stiltman

ottobre 29, 2012

Torno con colpevole mega ritardo amici Latveriani ma torno bene, sbertucciando un villain classico, classicissimo: Stilt-Man!

Te-mi-bi-le

Difatti Stilt-Man è stato un babbeo di lungo corso, presente in tantissime storie del periodo migliore della Marvel classica, soprattutto su Devil, senza mai però aver rappresentato una seria minaccia per nessuno. E vorrei ben vedere: Stilt Man è uno di quei villain che neanche un inguaribile nostalgico come il sottoscritto è mai riuscito a riabilitare.

Vero nome: Wilbur Day

Genesi del personaggio: Nasce dalla mano di Wally Wood su Daredevil #8 del Giugno 1965 (in Italia su Devil  #1 del  Maggio 1970)

Wilbur Day è un inventore e tecnico di laboratorio che come tanti prima di lui in ogni collana fumettistica decide di inventarsi qualcosa per fare le rapine. Mai uno che inventa qualcosa, bhò che ne so, per fabbricarsi l’oro direttamente… No, solo per rubare.

Comunque la sua idea per svoltare nella vita è quella di farsi una super-armatura che allunga le gambe fino a 250 piedi e che gli conferisce anche una super forza, ma vorrei ribadire che come potere lui ha tuttosommato scelto di allungare le gambe, tantissimo. Bello eh? No, non lo è, è un amarezza. Ah come dite? Riesce anche a spostarsi alla esorbitante velocità di 30 miglia orarie camminando con quelle gambissime? Wow, veramente notevole allora, bravone Wilbur!

Aspetto: Hum… È tipo una caldaia con due lunghissimi tubi. Ha anche due antennine, però.

Poteri: Stilt-man può estendere le gambe della sua armatura fino a 250 piedi, ha una super forza e si sposta ad una velocità elevata per la sua mole raggiungendo anche le 30 miglia orarie. In seguito a degli scontri con l’Uomo Ragno, che ovviamente a quelle gambone gli ha fatto subito il trick dei lacci delle scarpe annodati, ha ricoperto l’armatura di un materiale anti-aderente che non permette alla tela di Spidey di attecchire. Bel colpo Wilbur!

La fine: l’impatto con i disincantati anni ’80 fanno calare un alone di sberleffo sul personaggio, soprattutto per opera di Frank Miller che nella sua gestione di daredevil lo rappresenta come un perdente sconfortante. Si barcamena come può fin quando il governo durante Civil War, onde premiarlo per la sua adesione alla registrazione delle identità segrete, non gli offre una chance di riscatto affidandogli di recuperare un pedopornografo e consegnarlo alla giustizia. Nel fare questo si imbatte nel Punitore, anche lui sulle tracce del pedopornografo, il quale per fare 30 e 31 uccide prima Stilt-Man (ché puoi redimerti per il governo ma non per Frank Castle) e poi il pervertito. Insomma: una finaccia ingrata dopo una carriera ingrata.

 

BONUS!

Lo schema tecnico dell’armatura di Stilt-Man, così se volete diventare dei babbei anche voi potete farvene una in casa, magari per Halloween.


Letture da ombrellone #1 – Il Devil di Waid potrebbe farmi perdonare alla Marvel tante tante cose brutte

settembre 25, 2012

Bentornati dalle vacanze. Avete letto bei fumetti quest’estate? O cagate pazzesche?
Per quanto mi riguarda entrambi, e qui dalla grigia latveria dove anche d’estate si gira col giubbotto e siamo sempre raffreddati e pieni di moccio proviamo a farci perdonare consigliandovi qualcosa di ganzo (che è talmente poco che non so quante uscite avrà questa rubrica di recupero).
In questi ultimi mesi ci si può lamentare parecchio di casa marvel, le voci che arrivano dall’america, tra (probabilmente) insulse baruffe tra supereroi e nuovi indesiderati punti di partenza, sono brutte brutte, ma nel frattempo si può leggere una serie che non mi galvanizzavo così per un fumetto dai tempi del primo Capitan america di Brubaker.
Sto ovviamente parlando del Devil di Mark Waid.

La nuova gestione del diavolo rosso è una B-O-M-B-I-S-S-I-M-A! Che vorrei scrivervi enorme sullo schermo del pc col pennarello indelebile quanto è bella così la piantate di cazzeggiare sull’internet e vi mettete a leggere e rileggere ogni singola tavola pubblicata.
Waid porta in Devil allegria, gusto, avventura, meraviglia e tutto ciò che si può chiedere a un fumetto. Nulla da dire sulla qualità delle recenti scurissime gestioni del personaggio tra omicidi e galere (anche se Shadowland non m’ha entusiasmato per niente), hanno i loro momenti. Ma leggere le storie di un Matt Murduck così in formissima è uno spasso.
Che tutto sia cambiato verso toni più legati all’intrattenimento del lettore che all’introspezione dell’eroe lo fanno capire da subito i bellissimi disegni di Paolo Rivera, ed è bastata la prima sequenza dell’intrusione di Devil a un matrimonio per farmi commuovere di pura gioia bella.
Se vi siete persi questa delizia recuperatevi i primi numeri usciti, fatevi questo piacere.

Nell’edizione italiana a Devil viene abbinato il nuovo Punitore di Rucka.
E io ci provo e ci riprovo, ma non riesco a capire se mi garba. Ogni volta che penso sia una buona proposta mi contraddico pensando che non succede quasi mai nulla, che il punitore non parla mai e che è troppo un poliziesco… e poi penso che è un buon poliziesco e che la storia è interessante… e che boh. Dovrebbe essere un fumetto su un tizio che spara ai delinquenti senza tante balle, mi riservo di vedere come va avanti, anche se una parte di me apprezza il tentativo di mostrare anche come il punitore arrivi a fare il mazzo ai delinquenti di turno.

Le nuove storie di Ghost rider invece fanno cagare tantissimo. Anche se ci han messo le tette.


Addio Gene Colan pt 2

giugno 28, 2011

Come promesso eccomi a redigere un commiato a una delle figure cardine del mondo fumettistico che io preferisco e che mi ha letteralmente cresciuto ovvero la Bronze Age.

Da bambino mi imbattei a breve distanza -grazie a una piletta di “Raccolta Super-Eroi” della Corno ereditata da un fratello maggiore di un amico- in due fumetti strani, diversi ma a loro modo ambedue ugualmente affascinanti e torvi. Il primo era il Devil col costume rosso il secondo era La Tomba di Dracula.

Che ombre drammatiche, che tratti cupi, che figure plastiche! Letti varie volte i due volumetti, dopo qualche tempo notai che li disegnava lo stesso signore dal nome per me buffo: Gene Colan. Come si pronunciava quel “Gene”? Io dicevo “Gène Còlan” e se volevo darmi un tocco da esperto osavo un “Gèn Còlan”. Scoprii che si pronunciava Gìn Còlan molti anni dopo, quasi al liceo.

Quel nome mi si stampò, per quanto con la pronuncia sbagliata, in testa per i rimanenti decenni come quelli di altri signori suoi contemporanei ad ognuno dei quali nella mia schematicità di ragazzino assegnavo una “mansione”, un concetto-chiave particolare: Romita era la pulizia e il tratto, Kirby era la potenza, il difforme e il dinamismo, Adams era l’eleganza e il realismo… Gene Colan erano le luci e ombre, l’inquadratura, l’inchiostro.

Da quando segnai a mente il suo nome lo vidi sbucare in tante serie degli anni ’70 che mi piacevano: Dr. Strange, I Vendicatori e poi negli ’80 in Batman, Pantera Nera e ogni volta tanto di cappello a questo autore così tradizionale ma così intramontabile e sempre intento ad evolvere il suo tratto. Mai sugli allori, sempre al tavolo da disegno a perfezionarsi, basta guardare le sue matite… Praticamente si inchiostrano da sole.

E mi sento scemo a dire cose trite e ritrite sulla plasticità, sul senso narrativo delle inquadrature, sulle ombre, sull’importanza di Colan, sono ovvietà che sa chiunque ami il Fumetto, sono cose che trovate su Wikipedia se non le sapete. Con Colan se ne va un altro pezzetto dei miei ricordi di bambino, e quelli sono ciò con cui voglio salutare il signor Gèn Còlan, quelli su Wikipedia non ci stanno.

Tipo quando tutto felice scoprii che Colan era anche quello che disegnava Howard il Papero e rosicai tantissimo perchè non avevo a chi raccontarlo visto che nessuno dei miei due amici -mi ero trasferito da poco- sapeva chi fosse Howard il papero e tantomeno Gene Colan.

Ossequi Maestro.


Personaggi: Ben Urich

aprile 28, 2010

Come potete immaginare a Latveria fare il giornalista non è una delle professioni più ambite del mondo. A meno che voi vogliate fare arrabbiare Victor. Ah beh, allora… Se il vostro scopo è quello, fate pure. Anzi fate così: aprite L’Eco di Latveria. Dai, vi sfido. La vistra arroganza non conosce veramente limiti. Noi stiamo bene così. Abbiamo risolto il problema della libertà di stama alla radice. Niente stampa, niente problemi. No, per dire… È quindi normale che noi qui si abbia maturato una certa curiosità per i vostri imbrattacarte.

BEN URICH

I supereroi difendono il pianeta, sconfiggono i cattivi, si immolano per preservare il bene. Ma per arrivare a noi, per diventare leggenda, hanno bisogno di qualcuno che racconti le loro storie. Ben Urich è la penna migliore in forza al Daily Bugle, il famoso quotidiano di New York. Giornalista prevalentemente di nera, Ben non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani e, con il suo impermeabile che sembra uscito da un vecchio film noir americano, con l’inseparabile sigaretta all’angolo della bocca, è sempre in cerca di qualche scoop nei bassifondi della sua città. È normale quindi che nella sua lunga carriera, sia più volte entrato in contatto con quegli strani personaggi in tutina che svolazzano da un tetto all’altro. Anzi, con qualcuno ha un vero e proprio rapporto d’amicizia. Lavora a stretto contatto con Peter Parker, fotografo del Daily Bugle, ma soprattutto identità segreta dell’Uomo Ragno. Si è spesso trovato a dover incrociare il percorso del più pericoloso dei supereroi, ovvero Frank Castle, conosciuto anche come il Punitore. Ma soprattutto ha un rapporto privilegiato con Matt Murdock, l’avvocato non vedente che la notte, dopo aver indossato il costume di Devil, sorveglia i pericolosi vicoli di Hell’s Kitchen. Ben non solo è a conoscenza della doppia vita di Murdock, ma l’ha aiutato più di una volta nella sua eterna battaglia contro Wilson Fisk, lo spietato zar del crimine conosciuto come Kingpin. Certo, sono conoscenze pregiate, ma hanno anche un lato negativo. Ben, come quasi tutti i giornalisti che fanno il loro lavoro senza paura di pestare i piedi a qualcuno di potente, è stato più volte minacciato di morte. Il periodo peggiore l’ha passato all’uscita del suo libro scandalo Dinastia del Male, in cui indicava come altrerego del supercriminale Goblin, il ricco industriale Norman Osborn. Ma d’altra parte si sa: gli uomini di potere affetti da megalomania, sanno essere molto pericolosi.

BONUS: Ecco il giornalismo che piace a noi a Latveria!Altro che pippe e manifestazioni! Sia detto senza spirito polemico, eh…


Personaggi: Elektra

febbraio 24, 2010

È successo che è accaduto che è capitato che si è verificata la spiacevole circostanza per cui la trasmissione radiofonica dISPENSER è stata fermata e resterà ferma per cinque lunghe settimane per dare spazio alla tribuna elettorale. Questi sono i problemi della democrazia. Noi qui a Latveria ce la passiamo di molto meglio da quando c’è il nostro Victor. Non sospendono le trasmissioni e siamo tutti molto più contenti. Comunque, anche se dISPENSER è fermo, noi vi allietiamo lo stesso con ancora un paio di personaggi, e poi vi attaccate anche voi. Anche perché ovviamente mancano i contributi audio del nostri indispensabile Costantino della Gherardesca e non è bello… Chiediamo venia per l’inconveniente.

ELEKTRA

Non tutte le donne dei fumetti sono relegate al ruolo di bionde e amorevoli fidanzatine. Ci sono anche quelle more. Ma soprattutto ci sono anche quelle a cui essere delle amorevoli fidanzatine, non interessa. Quella a cui probabilmente interessa meno, è la greca Elektra. Figlia del diplomatico Hugo Natchios, la ragazza cresce tra tutti gli agi possibili e immaginabili. Appena maggiorene, segue il padre a New York, dove conosce e si innamora di Matt Murdok, giovane avvocato non vedente conosciuto nei bui vicoli di Hell’s Kitchen come Devil. I due vivono anni felicissimi, ma la tragedia è dietro l’angolo. Elektra viene sequestrata da dei terroristi che le uccidono il padre davanti agli occhi. Distrutta dal dolore e in cerca di vendetta, lascia il suo ragazzo e si trasferisce in Giappone, dove affina la sua già ampia conoscenza delle arti marziali. Non solo: entra in contatto con  i “Casti” una setta di Ninja buoni che vivono isolati dal mondo sulle vette dell’Himalaya, guidati dal potente Stick. Quest’ultimo la prende sotto la sua ala protettiva e la rende praticamente imbattibile. Fallisce però nel tentativo di calmare l’animo e la mente della ragazza, ormai sull’orlo della pazzia. Elektra cede troppo volentieri alla violenza immotivata e sembra interessata solo ed unicamente alla sua vendetta personale. Allontanata dai “Casti”, si unisce alla “Mano” – inutile dirlo – l’altra faccia della medaglia: sicari senza scrupoli e totalmente privi di emozioni. Elektra, ormai divorata dai propri demoni interiori, si unisce a loro e – dopo altri terribili allenamenti che la trasformano in una macchina da guerra letale quanto sexy – accetta anche di uccidere il suo vecchio maestro Stick. Abbracciato ormai in toto il “lato oscuro”, diventa uno dei più temuti e infallibili killer al soldo della malavita.

BONUS: Uno dei momenti più alti dell’Elektra diretto da Götz Friedrich nel 1982. Col cazzo che metto un pezzo di quel film…


Personaggi: Kingpin

dicembre 18, 2009

Qui a Latveria le cose si stanno facendo complesse. Io lo so che voi, poverini, siete sommersi da inutili quanto fastidiose notizie sul vostro regnante, colpito a tradimento da un souvenir meneghino, ma questo è nulla a confronto agli accadimento che stanno turbando la nostra piccola esistenza. Per cui ci perdonerete – è vero – qualche ritardo. Ma non preoccupatevi: il nostro di regnante ha una maschera di ferro sulla fazza, per cui certe cose non gli possono nemmeno capitare. Questo per dire che se avete un minimo di pazienza fra poco le cose torneranno alla normalità. dISPENSER, la trasmissione che supporta Latveria, non si ferma per le vacanze natalizie per cui eccovi qui un nuovo personaggio della nostra oramai folta collezione. la voce che legge la scheda è al solito quella di Costantino della Gherardesca che dopo queste performances pare si stato chiamato a sostituire Prosperini in televisione. (Prosperini nel frattempo sarà in altre faccende affaccendato).

WILSON FISK A.K.A. KINGPIN


Clicca per auscultare la scheda.

Sulle sembianze di Sydney Greenstreet – attore gigantesco a fianco di Humprey Bogart – John Romita Sr. creò nel 1967 Wilson Fisk, meglio conosciuto con il nome di Kingpin, il Re del crimine. Emarginato e dileggiato dai suoi coetanei fin da piccolo proprio a causa della sua stazza, il giovane Wilson si sfoga diventando un campione di lotta libera e sumo. Una volta cresciuto e compreso che il suo destino è quello di diventare un criminale, capisce cha la semplice forza bruta da solo non è sufficiente a farlo diventare un leader, per cui si mette a studiare scienze politiche. Picchiatore dotato di cervello al servizio di Don Rigoletto, alla morte di quest’ultimo, ne prende il posto. In poco tempo diventa l’incontrastato zar di un vero e proprio impero basato sul crimine. Rapporti con la mafia, con le alte sfere del potere costituito, con i più malfamati quartiere di tutto il globo: tutto ciò che è contro la legge è comandato da Wilson Fisk. In un mondo in cui i buoni possono volare, sono dotati di superforza o hanno sensi supersviluppati, il più terribile dei cattivi non ha nessun superpotere: è solo determinato, ricco come nessun altro, forte come dieci lottatori di wrestling messi insieme e senza alcun tipo di scrupolo. L’unica cosa che sembra in grado di distogilerlo dai suoi piani è l’amore. Sua moglie, la bellissima Vanessa, una volta scoperto che suo marito è il capo degli assassini di mezzo mondo, minaccia di abbandonarlo se non si lascia alle spalle il crimine. Lui accetta, ma certe cose non possono semplicemente finire… Dopo poco, alcuni suoi rivali rapiscono Vanessa, costringendolo a tornare alla sua vecchia vita.

BONUS!!: Un incontro in stop motion realizzato malissimo tra Devil e Wilson!