“Hey Hood, a casa tutto bene?”

marzo 7, 2010

Ricordate quando vi parlavo dei miei timori per il futuro di Hood consigliandovi la miniserie scritta da Vaughan?
Ecco, si sono concretizzati praticamente tutti. L’Hood di Bendis, quello che appare nei new avengers e che fa parte della cabala di Norman Osborn ha le seguenti caratteristiche: è un tizio cazzuto posseduto da Dormammu che mena a Luke Cage e compagni e ogni tanto se la prende di brutto con il Dottor Strange. Punto.

Manca in poche parole tutto lo spessore del personaggio di quella mini, il suo essere un delinquente da quattro nicche che da un giorno all’altro si trova per le mani un potere forte forte, non emergono mai i risvolti della sua vita privata, quella al di la del mantello, l’Hood di Bendis è un pupazzo che dice frasi da cattivo, spara tantissimo, si demonizza quando gli va la sabbia nella vagina, comanda un bel po’ di supercattivi.

Per fortuna arriva in soccorso nostro e del personaggio Jeff Parker che avvalendosi dei disegni di Kyle Hotz (lo stesso autore della suddetta mini) ci riporta il gran bel personaggio creato da Vaughan pur lasciandolo nel ruolo che gli è stato cucito addosso nell’attuale continuity marvel.
Riemergono così i vari problemi familiari di questo supercattivo, i suoi dubbi e le sue ottime sfaccettature. Hood, o meglio, Parker Robbins, smette di essere solo un nemico, ed emerge quella che è la sua potenzialità migliore (in maniera esplicita, è suo cugino a spiegare a vari membri della gang perché ha una marcia in più rispetto a loro): Robbins non era ne uno scienziato, ne un soldato, ne un esperimento… era un morto di fame che campava di furtarelli, uno che conosce la miseria e che ha preso una bella dose di pizze in faccia dalla vita prima di trovare il mantello e gli stivali che gli danno i suoi poteri.

Non è ai livelli della mini di Vaughan, però questo albetto è davvero una bella lettura, capace di ridare al personaggio lo spessore che merita e collocandolo in una carriera criminale entusiasmante e coinvolgente.
Merita l’acquisto, assolutamente.

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Punisher, ovvero come divertirsi col presente guardando le scure nubi del futuro

novembre 24, 2009

Torno nuovamente a parlare del Punitore, vera e propria presenza fissa tra le mie letture recenti, ma non posso farci niente se stanno pubblicando una bella dose di materiale su Frank Castle, se non comprarla, leggerla e parlarvene.
“Punisher” è la nuova serie regolare dedicata a questo simpatico mattacchione di cui vengono proposte le prime cinque storie in un albo ora in edicola.
Davvero non comprereste qualcosa con questa copertina?

Ma non è solo la copertina a farne una proposta più che buona: Le storie scritte dal giovane e molto promettente Rick Remender si collegano con l’attuale continuità (ossia il “Dark reign di Norman Osborn), e niente hanno a che fare con le saghe di Garth Ennis (lo stesso Remender risponde abbastanza piccato quando si fanno paragoni, ma del resto come dargli torto?).
Il primo pregio sono i disegni di Jerome Opena, moderni, oscuri, perfetti per narrare queste gesta di Frank Castle.

Il secondo pregio è la nuova spalla informatica del Punitore. Un pischello che vive in una topaia tra poster dei Black Flag e dei Bad Brains. Come fare a non farselo risultare simpatico?
Questa è la sua cameretta:

e questo è il modo in cui aiuta Frank Castle a liberarsi di Hyde:

del resto è noto un po’ a tutti che i supercattivi odiano lo speed-metal, ascoltano i grandi successi di Mal dei Primitives e si commuovono con Omar Codazzi.

Nota negativa è invece Hood, ma qua Remender può farci poco o niente. La trasformazione narrativa del personaggio, dal carismatico sfigato che si trova causalmente con dei superpoteri della miniserie di Vaughan e Hotz (ormai lontano e piacevole ricordo), al cattivissimo cattivone senza scrupoli pronto a tutto per i soldoni e amichetto del cuore del tenero Dormammu (sempre se per voi questo demoniazzo orrendo è lo stesso Dormammu con cui si prendeva a sberloni mistici il Dr.Strange negli anni sessanta, e non un cattivo da videogame dell’xbox), è ormai cosa nota, colpa che ricade, tanto per cambiare, unicamente sulle spalle di Bendis, perché a sminuire grandi personaggi come ci riesce lui ci riescono in pochi.

Una lettura più che piacevole e divertente quindi, capace di approfittare in maniera più che positiva dell’attuale situazione dell’universo Marvel, ma che viene oscurata da una nefasta luce proveniente dal mondo del domani. Niente profezie Inca, niente visioni soprannaturali, niente messaggi dal futuro, semplicemente un’anteprima su internet:

Non sembra anche a voi che tiri aria di MASTODONTICA CAGATA?
Non sentite come un inquietante senso di deja-vu?
Non vi ricorda il periodo più buio e disgustoso del Punitore?