Nell’attesa della meraviglia

dicembre 16, 2010

Sapete cosa vuol dire avere un libro che si vuole leggere con un’ansia pazzesca sul comodino e non poterlo fare? Per motivi che non starò a spiegarvi ho tenuto per quasi un mese la mia copia de “Il progetto marvels” senza poterlo leggere.
E vi assicuro che ne avevo una voglia pazzesca, per svariati motivi tra cui ne spiccano due: mi affascinano sempre le storie che riguardano la rilettura dei fumetti di un tempo fatta attraverso i meccanismi e gli stilemi attuali; dopo quella cagata di Reborn, nonostante l’ottima continuazione della serie di Capitan America avevo proprio bisogno di rivalutare definitivamente Ed Brubaker ai miei occhi di fanboy.

“Il progetto marvels” riesce in entrambe le cose, è un’opera completa, entusiasmante, energica. Mischia alla perfezione gli elementi hard-boyled tanti cari all’autore con i supereroi, così come era già successo nello splendido “Incognito” ma con molta più verve. I disegni di Steve Epting rendono il tutto ancora più preciso, gradevole e dinamico dando così vita a uno dei migliori fumetti degli ultimi tempi.

Sinceramente mi chiedevo, con tutte le rivisitazioni degli eroi classici che bisogno ci fosse di questa storie, e invece mi sono trovato davanti a un’opera scritta con mente ferma e il cuore a mille, non solo per quanto riguarda le ottime parti su Cap, Namor, Nick Fury, la Torcia e Toro (e se la continuity con la recente opera di Ross e Carey non c’è che importa quando ci si trova tra le mani qualcosa di così meraviglioso?) ma anche per il ripescaggio dell’Angelo, voce narrante del racconto o di John Steele, eroi persi nel tempo che qua trovano il loro posto senza bisogno di essere macchiette.

Fate vostro questo volume, è una meraviglia, e anche se dovrete attendere per leggerlo non fatevi scoraggiare, ne vale totalmente la pena, anche solo per poter riabbracciare Brubaker e pensare che Reborn sia sono un pessimo ricordo, un incidente di percorso più che trascurabile.


Sarà pure mortale Iron fist, ma quando s’incazza è uno spettacolo

maggio 24, 2010

Ero assai timoroso di comprare e leggere il nuovo volume italico di Iron fist, personaggio che attira il mio affetto come pochi altri, come ben saprete se seguite da un po’ questo blog.
Questo a causa del cambio di team creativo, passato dagli ottimi Ed Brubaker, Matt Fraction e David Aja, autori su queste pagine di quella che per me è una delle migliori serie a fumetti pubblicate negli ultimi anni, alle manine pacioccose di Duane Swierczynski e Travel Foreman.

Le mie paure si sono però subito cancellate leggendo le prime pagine. Per quanto le tavole di Foreman non siano degne nemmeno di paragoni con l’immensità e la dinamica di Aja (per quanto non cagose), il tizio col nome strano alla sceneggiatura fa invece un ottimo lavoro.
Ne “Il mortale Iron fist” troviamo infatti un eroe che ha scoperto la scarsa longevità di tutti i suoi predecessori, deceduti tutti quando avevano la sua età. A fianco dei soliti partner, ossia un buzzurrissimo Luke Cage, una Misty Sempre più gnocca (in una tavola si candida con prepotenza al premio manza a fumetti 2010, disegno che vi viene riproposto qua di fianco) protettiva e importante nell’economia della serie, e una Colleen Wing un po’ sacrificata, il nostro Iron fist si trova così ad affrontare il nemico della sua stirpe di gran maestri nell’arte dello sganassone kung-fu, ossia un giappo-mostro che è molto ma molto più forte di lui.

Non solo il giappo-mostro è più forte dell’eroe dei ceffonazzi, ma lo surclassa anche quando si unisce ai suoi amici e dà dei seri problemi anche quando Iron fist si coalizza con le altre armi immortali, tra cui come sempre spicca il mio personaggio del cuore Fratello cane n.1, che in questo volume però fa solo una fugace apparizione.
Perdono lo scarso utilizzo di questo vero e proprio idolo del mio cuore per come viene presentato: “Fratello cane n.1: Selvaggio divertente”
La descrizione calza a pennello.

Non sto a raccontarvi tutta la storia, ma sappiate che quando Iron fist si ricorda di essere un gran ganzone e si incazza come una belva è un vero e proprio spettacolo.
Questo quarto volume di Iron fist non avrà le finezze narrative delle storie precedenti, anzi, il tizio col nome strano riesce ad essere incredibilmente semplice e ganassone, ma è incredibilmente divertente, e anche la storiella noir con protagonista il vecchio Iron fist Orson Randall è di altissimo livello e non solo per gli ottimi disegni di Giuseppe Camuncoli.
Se non avete seguito i volumi precedenti, sappiate che vi siete persi qualcosa di eccezionale ma che siete ancora in tempo per rimediare. Se invece l’avete fatto ma non sapete ancora se sborsare i vostri quattrini anche per questo quarto volume posso assicurarvi che non sono soldi buttati


Consigli per gli acquisti (e la tappezzeria)

aprile 15, 2010

Nel numero di “Thor e i nuovi vendicatori” che trovate in edicola questo mese troverete la prima parte (potevano anche pubblicarla tutta in una botta solo, ma vabbeh, l’importante è che l’abbiano pubblicata) di una storia che non potete assolutamente perdervi.
Si tratta del già storico numero 601 di Capitan America che per un attimo tiene da parte le vicende recenti per raccontarci una storia d’altri tempi.
Ed Brubaker, col solito piglio, ci racconta una vicenda della seconda guerra mondiale di Cap attraverso le parole di Bucky, uno scontro con una minaccia vampirica nel già poco accogliente scenario francese della seconda guerra mondiale.

Ma non è la storia, per quanto piacevole, a rendere importantissimo questo albo. Sono i disegni, ossia l’ultima opera del maestro Gene Colan!
Questo vero e proprio mostro sacro del fumetto americano, ormai ultraottantenne e malato ha deciso di congedarsi dai suoi estimatori illustrando un’ultima avventura del capitano a stelle e strisce, personaggio a cui ha dato tantissimo nella Silver age, realizzando un vero e proprio capolavoro. Le tavole si contraddistinguono per un tratto tanto antico quanto dinamico e rapido come il fumetto moderno richiede, si resta abbagliati nonostante il prevalere dei toni scuri da tanta magnificenza.
Un’opera commovente, che vi riempirà gli occhi con tanta signorile eleganza da lasciare senza fiato.

Se avrete il mio stesso pensiero vorrete comprare due copie dell’albo se non di più, prendere queste pagine, tagliarle con cura senza danneggiarne i bordi, e cambiare la tappezzeria delle vostre case nello stile delle migliori star di Hollywood dalle capigliature incredibilmente belle.

Sennò, se considerate l’idea un giorno di vendere la vostra magione, recuperate ugualmente questo numero 601 di Capitan America, in italiano, in inglese, non importa. Quello che importa è che se amate il fumetto vi possiate godere la lettura e la visione di una meraviglia simile.

Ps: a chiudere l’albo poi ci sono, come sempre ultimamente, le storie di Asgard di Lee e Kirby, quindi non spendente 3 euro e 30 proprio per niente. Il Thor di Stracziynski e Djurdjevic è più che discreto, mentre i Nuovi Vendicatori non sono granchè.


Police and super-thieves in the streets (Oh yeeeeeah!)

novembre 24, 2009

Zack era un supercriminale noto come Zack Sterminio. Dopo la morte del fratello Xander, suo compare di bisbocce e devianza, e una grave ferita viene catturato, diventa un pentito e viene inserito nel programma di protezione testimoni.
Solo che a fare la vita d’ufficio Zack non è che se la passi benissimo. Il mestiere dell’archivista che timbra il cartellino e va a casa stanco morto a fine giornata gli sta stretto anche se è più che consapevole che questa copertura gli sta salvando la pellaccia, quindi inizia a drogarsi come un punkabbestia e… che ve lo devo raccontare tutto questo primo volume di “Incognito” appena pubblicato? Non vi basta questo a capire che l’ennesima serie a firma Ed Brubaker è l’ennesima figata?

Renee è una sbirra bella tosta, così come tutti i suoi compagni di dipartimento, costretti a svolgere il loro lavoro nell’oscurità di un’ombra più che ingombrante, non è facile essere in polizia a Ghotam city. Eppure la squadra costruita da Jim Gordon ci prova in tutte le maniere a fare il suo lavoro, ad essere decisiva, e non è detto che nella loro semplciità non ci riescano. Eroi più umani dell’eroe umano che però ha una barcata di soldi e un addestramento pazzesco.
“Ghotam Central – Servire e proteggere” è uscito in volume in bel po’ di tempo fa, ma uno non può comprare tutto, quindi fate come me e colmate la lacuna.

Ed è uno sceneggiatore, che ha vinto un bel po’ di premi, ha una marea di lettori appassionati, ha messo Devil in galera, ha fatto schiattare Capitan America imbastendo una trama perfetta per anni, tanto che la Civil war non è stata così determinante nell’amara conclusione della vita di Steve Rogers.
Brubaker è, almeno per quanto mi riguarda, il miglior sceneggiatore di fumetto seriale degli ultimi anni, e infatti è l’unico che mi fa aspettare con ansia di sapere come le storie andranno avanti, che mi fa attendere in trepidante attesa di scoprire, ad esempio, cosa succederà ad Iron fist.

Questi due volumi sono due perfetti esempi della sua bravura, capaci di coniugare i due generi in cui questo autore spicca rispetto ai colleghi: trame supereroistiche fitte di colpi di scena e il noir più antico capace però di creare atmosfere uniche.
I nomi stessi dei personaggi di “Incognito” hanno un sapore di tempi andati, di età dell’innocenza del fumetto, non solo i fratelli Sterminio, ma anche Morte nera o Ava Distruzione. Una storia complessa e ben articolata nel suo ritmo frenetico che cattura dalla prima all’ultima pagina.

Anche “Gotham central – Servire e proteggere ” come ritmo non scherza, scritta a quattro mani con un ottimo Greg Rucka, la serie si stabilisce su binari più canonici e seguendo il registro proprio del poliziesco classico. Nonostante le sue sporadiche apparizioni la presenza di Batman si avverte per buona parte delle storie, in cui però agisce solo da comprimario, pur rivelandosi sempre un perfetto deus ex machina narrativo. Molto più presenti invece i supercattivi più carismatici di Gotham, del resto molto del fascino di questa serie sta proprio nella sua capacità di mostrare come l’uomo comune mosso da ideali di giustizia si possa scontrare con gente come Mr.Freeze, il Joker, Due facce o Firebug.

Due meraviglie fumettistiche moderne quindi, fatele vostre.


L’irresistibile umorismo delle armi immortali

ottobre 7, 2009

Nel terzo volume di Iron fist c’è questa allegra scenetta, cliccate sull’immagine per ingrandirla…

Il mio idolissimo Fratello cane n.1 (NUMERO UNOOOOOO) allieta le armi immortali che si stanno cimentando nel torneo delle sette capitali del paradiso con questa felice storiella, e tutti se la ridono alla grandissima, nonostante siano giorni che si scassano di mazzate amputandosi brandelli di carne e massacrandosi senza farsi il benchè minimo scrupolo.

Non sapete di cosa diavolo sto parlando? Non state leggendo i volumi dedicati ad Iron fist che vengono pubblicati in Italia?
Mamma mia quanto state sbagliando!

Dopo la lettura del terzo volume ribadisco che è una delle migliori proposte fumettistiche attuali. Per quanto la conclusione del torneo sia un po’ affrettata, il livello è sempre altissimo, sia come storia, sia come disegni, e il cliffangherone che chiude il volume apre le porte a una marea di possibilità per le storie a venire.

Poi Fratello cane si ripresenterà sovente nella serie, quindi preparatevi ad altre matte risate dall’unico vero NUMERO UNO!

ps: scusate se l’immagine fa un po’ cagare ma di meglio non so fare. trovate però se non si legge bene il modo di gustarvi questa pagina ultra-spassosissima.