Si può parlare bene di una scemenza come “Fear itself”?

giugno 1, 2012

Partiamo dalla trama per chi, giustamente, avesse lasciato sugli scaffali i 7 albi di questa storia. Sin, la figlia del teschio rosso ormai teschiorossizzata pure lei vuole portare a compimento una delle missioni fallite dal padre. Prende un martellone conservato da dei nazisti in Antartide e libera il Serpente, che non è una biscia ne il ladro coatto dei Simpson, ma il fratello di Odino, un dio della paura, incazzato come un caimano. Questo fa cadere dal cielo altri martelli che nelle mani di alcuni supereoi e supercriminali gli danno dei poteroni e li fanno diventare delle macchine spacca-tutto. Poi si danno un sacco di botte coi vari eroi fino alla fine.

Fear Itself è innegabilmente una stronzata. Oltretutto nel terzo numero viene fatto fuori il personaggio meglio sviluppato dell’ultima decade (se non di più) della Marvel, ossia Bucky – nuovo Capitan America. Che è un po’ come se il Barcellona gambizzasse Messi, e la cosa non mi è garbata proprio per niente.
Ero quindi superpronto a devastare tutte le scemate di questa saga (Tony Stark che per evocare Odino come sacrificio si rimette a bere dovrebbe essere un colpo di scena della stramadonna? Madddove?), ma poi parlando col fumettaro mentre compravo le uscite settimanali lui ha detto una cosa che mi ha fatto pensare: “A me piace, si picchiano”, e ho pensato che per certi, molti aspetti ha totalmente ragione lui.
Prendiamo una delle cose migliori di Fear Itself: tra gli sgherri del Serpente posseduti dai vari martelli c’è la Cosa. Ben Grimm rancoroso e cattivo. Una bombissima! E non solo. C’è anche Hulk, e un intero numero è praticamente dedicato alla scazzottata tra questi due e Thor, e tutto ciò è bellissimo, il divertimento di vedere simili personaggi che si danno masconi è innegabile.
Con ciò non nego l’apprezzamento per un certo fumetto supereroi stico introspettivo e maturo, ma certe cose è meglio cercarle nel catalogo Coconino piuttosto che tra le nuove uscite della Marvel. Così come adoro alcune storie d’azione ben scritte e piene di colpi di scena come molti lavori di Brubaker o di Waid, ma certe volte si ha bisogno di vedere una bella scazzottata tra supereroi sulle pagine dei nostri fumetti preferiti.

Nonostante Fraction sia uno sceneggiatore che mi piace, particolarmente sulle pagine di Iron man, con “Fear itself” ha tirato su un carrozzone con mille difetti, eccessivamente lungo, sconclusionato, per la maggior parte delle sue pagine insipido. Potrei scrivere fiumi di parole su tutte le scemenze lette in questa saga e nelle serie collegate, ma sarebbe inutile. È una stronzata, si picchiano, a volte è divertente. Basta così.

Anzi, basta un cazzo.
Nell’ultimo numero Capitan America solleva il martello di Thor e lo usa per riempire di mazzate Sin e i suoi compari cattivoni. Anzi, sticazzi, potrebbe anche averlo usato per grattarsi la schiena o levare le caccole a Luke Cage, ma non so se avete capito bene leggendo quelle tavole o queste righe: CAPITAN AMERICA CHE SOLLEVA E USA IL MARTELLO DI THOR?
Che nessuno osi lasciare cadere nel vuoto come un episodio di poche pagine su una saga di merda questa cosa perdio!
Io non se Fraction si è reso conto di cosa ha fatto fare a Cap.
Finita la saga Rogers si ritrova col suo scudo tra le mani rimesso insieme dopo che era stato distrutto qualche numero prima e si sprecano in battute su sta cosa. HAI SOLLEVATO IL MARTELLO DI THOR DIAMINE! DEVI DIRE QUALCOSA!!!!!
Non si può lasciar correre così, come se niente fosse, quella che potrebbe rivelarsi una delle peggiori boiate lette su un fumetto Marvel negli ultimi anni. Sarebbe qualcosa di immorale.