Tutti i centri del nuovissimo occhio di falco

gennaio 26, 2016

of3Ero molto curioso di leggere il nuovissimo occhio di falco, iniziato subitissimo senza cagarsi di pezza secret wars e praticamente di rimbalzo dalla conclusione del meraviglioso ciclo di Fraction ed Aja conclusosi poche settimane fa.
Diciamo subito che Lemire e Perez fanno centro alla grandissima, anche se nel farlo danno l’impressione di sapere già come colpire il bersaglio per far contenti lettori e critica: il ricordo d’infanzia, l’azione, le battute, i disegni favolosi, la DINAMICA! che viene urlata a ogni tratto e ad ogni guizzo di colore. I due riescono in poche parole a far sembrare facilissimo quello che per un numero abnorme di autori di fumetti è solo un lontano miraggio.
A dare un’idea di trama, possiamo dire che ritroviamo Clint Burton e Kate Bishop dove li avevamo lasciati, ossia come due occhio di falco al servizio del bene. Lui è sempre sordo, lei è sempre ganza e insieme sono una coppia fumettistica di quelle con il botto. Mentre loro assaltano nel presente una base Hydra che nasconde un segreto di quof2elli belli misteriosi che ci garbano tanto, un continuo flashback ci porta all’infanzia di Clint e al racconto di come con il fratello Barney sia arrivato bambino ad aggregarsi al circo dove avrebbe ricevuto il suo addestramento.
La marvel azzecca il colpo in pieno affidando la nuova serie dedicata ai suoi arcieri a Lemire e Perez dopo i fasti della gestione Fraction/Aja. I due autori non sbagliano una virgola e perseverano nel proporre un fumetto tanto frizzante quanto introspettivo, un prodotto di altissimo livello artistico capace però di intrattenere come poche altre esperienze sul mercato supereroistico attuale, un esame di sceneggiatura e disegno superato con il massimo dei voti grazie a coraggio e capacità.

Un nuovo classico istantaneo, da commuoversi da quanto è bello.


La seconda guerra mondiale non passa mai di moda

novembre 24, 2011

Lo ammetto candidamente. Quando ho visto il volume Fury – Peacemaker sugli scaffali della fumetteria ci avrò pensato mezz’ora buona a decidermi a comprarlo.
Mezz’ora in cui ho valutato un enorme pro e un immenso contro. Il pro è che quando Garth Ennis scrive le storie di guerra, particolarmente quando tratta la seconda guerra mondiale, io gongolo e sbavo e salto felice e la gente mi guarda male.
Il gigantesco contro è che quando il buon Garth ha avuto a che fare con il sempre ganzo Nick Fury ha tirato fuori quella cagata pazzesca de “L’uomo che amava la guerra”, una delle peggiori storie lette negli ultimi anni e sicuramente la scemata peggiore partorita dallo sceneggiatore britannico.
Pensa che ti ripensa però alla fine l’ho preso, puntando molto sul pro e considerando che si tratta di uno dei miei autori di fumetti favoriti. E ho fatto un gran bene, perché “Fury peacemaker” è un volume splendido.
Ennis rinuncia alle inutile spacconate e lascia alla storie solo quelle giuste per raccontare un’avventura del buon Nick durante la seconda guerra mondiale, e tutto diventa bellissimo. Dalle sabbie africane dove assistiamo al battesimo del fuoco di Fury arriviamo a complotti nazisti, il tutto tenendosi fedelmente al personaggio raccontando quella che ormai può essere vista come una classica, bellissima storia di guerra di Garth Ennis, ossia piena di onore, colpi di scena e soldati tosti come si conviene.
Aggiungiamo gli ottimi disegni di Derick Robertson e abbiamo un acquisto obbligato, non siate tonti e dubbiosi come me se lo vedete sugli scaffali e fatelo vostro.

Ma non solo Nick Fury e Garth Ennis ci riportano alla seconda guerra mondiale. Fanno lo stesso percorso anche Alex Ross e Christos Gage firmano infatti il ritorno degli Invasori con la terza miniserie dedicata agli eroi della Golden Age, e lo fanno raccontando ai giorni nostri, che tanto gli invasori son praticamente tutti vivi e vegeti e in formissima, gli effetti di un fatto drammatico accaduto durante il conflitto.
Se “La Torcia” era un’ottima miniserie, “Avengers/Invaders” una noiosa storiella, questa “Arrivano gli Invasori” è una storia sufficiente con dei disegni che paiono fatti con lo sputo da quanto son brutti.
Il fatto è che per quanto carina, la trama non m’ha catturato per niente. Hai gli invasori, hai i nazi, hai una specie di mostrone Beholder, e dovrebbero esserci i fuochi d’artificio di Dio in terra. E invece c’è solo un passabile spettacolo pirotecnico.
Una lettura piacevole, che vale i 5 euro e qualcosa che costa, e che viene veramente rovinata dai disegni orribili di tale Caio Reiss.


Questo non è un fumetto di supereroi

ottobre 6, 2010

Finalmente ho letto il seguito di “Marvels”, ossia la seconda parte di quella che è una delle storie più belle, meglio disegnate, più amate e ristampate tra quelle prodotte dalla casa delle idee.
Non sapete di cosa parlo? Che cazzo ci fate qui?

Comunque finalmente ho letto “Marvels l’occhio della fotocamera”, recentemente stampata anche in Italia in un unico volume e scritta nuovamente da Kurt Busiek. Purtroppo manca Alex Ross ai disegni, sostituito da un buon Jay Anacleto bravo, ma neanche lontanamente accostabile al suo predecessore.

Detto questo paliamo della storia. A farla breve, è bellissima!
Sinceramente non mi aspettavo grandi cose da questo volume, un po’ per scetticismo, un po’ perché normalmente i seguiti lasciano a desiderare, e invece devo fare ammenda e liberare un gran elogio di quest’opera.

Come scrivo nel titolo questo non è un fumetto di supereroi, ed ogni pagina sembra urlarlo. A differenze di “Marvels”, ossia la storia dei tizi in calzamaglia dalla golden age agli anni ’80 vista attraverso gli occhi di un fotografo, qua il potagonista è il fotografo stesso, non più semplice spettatore.
Si, i supereroi ci sono, ma sono lo sfondo, e se nel primo capitolo Phil Sheldon si limitava a raccontare gli eroi, qua ci racconta Phil Sheldon stesso, ed è una storia bellissima. Tanto che a questo punto i paragoni tra “Marvels” e “Marvels l’occhio della fotocamera” si interompono, sono due storie legate, ma totalmente diverse.

Phil Sheldon, all’apice della notorietà per il libro che raccoglie le sue foto fatte negli anni ai supereroi, inizia a lavoare a una nuova pubblicazione, ma proprio mentre inizia a farsi domande sul lato oscuro di personaggi come l’uomo ragno o gli x-men gli viene diagnosticato un tumore ai polmoni. Da qua in poi entra in gioco la lotta per la vita, la foga di lasciare qualcosa al prossimo e al mondo intero, la necessità di una riflessione sul suo rapporto con gli esseri superiori, sui media e ancora di più con la sua vita e la sua famiglia.
“Marvels l’occhio della fotocamera” non è più una cronaca appassionata e inedita, è la storia di un uomo, ed è affascinante, commovente, appassionante.

Non mi metto a cercare battute ne a scrivere qualche cavolata in quest’articolo, mi limito a consigliarvi questo volume. Sempre che pensiate di poter apprezzare un fumetto su un uomo comune, o forse a suo modo saprà essere anche lui un eroe?