Dell’immensa beltà del centesimo numero di Ratman

gennaio 29, 2014

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A volte ho delle serie difficoltà a scrivere alcuni articoli, particolarmente quando parlano di qualcosa che amo molto, come nel caso di Ratman. Avrò iniziato a scrivere queste righe una decina di volte nei giorni scorsi, parlando di come non sono uno di quelli che possono bullarsi di essere fan del ratto della prima ora, o raccontando di come ho perso la maggior parte della mia collezione di ratman nella “grande alluvione di merda del febbraio 2008” che impestò di liquami tutto quello che si trovava nel bagno della casa dove abitavo allora. Ho provato ad architettare righe sconclusionate per dire come la grandezza dell’opera di Leo Ortolani stia nella continua capacità di rendere magnifica ogni sua creazione a ogni lettura, e si parla di tante letture. Ho cercato di rendere questo articolo unico ricordando tutte le volte che ho iniziato a scribacchiare qualcosa su tutte le volte che avrei voluto parlare su queste pagine di fumetti italici per poi desistere pensando che su queste pagine non centravano nulla.

Alla fine sono arrivato ad oggi, e mentre sul blog di Ortolani appare la copertina dell’attesissimo (almeno per me) numero 101 delle avventure di Ratman mi sono deciso a scrivere solo questo: se siete tra quei folli che non hanno comprato e letto il centesimo numero della serie rimediate subito al vostro imperdonabile errore!

Intanto avrete un sollievo, Ratman non finisce. E poi potrete leggere una storia giustamente autoreferenziale, divertentissima, appassionata e commovente. Ortolani partorisce un gioiello del fumetto che unisce una moltitudine di flussi narrativi per festeggiare un traguardo eccezionale con un albo eccezionale.

Leggetelo, fatelo leggere. Rileggetelo e fatelo rileggere. Ne vale la pena.


Letture da ombrellone #1 – Il Devil di Waid potrebbe farmi perdonare alla Marvel tante tante cose brutte

settembre 25, 2012

Bentornati dalle vacanze. Avete letto bei fumetti quest’estate? O cagate pazzesche?
Per quanto mi riguarda entrambi, e qui dalla grigia latveria dove anche d’estate si gira col giubbotto e siamo sempre raffreddati e pieni di moccio proviamo a farci perdonare consigliandovi qualcosa di ganzo (che è talmente poco che non so quante uscite avrà questa rubrica di recupero).
In questi ultimi mesi ci si può lamentare parecchio di casa marvel, le voci che arrivano dall’america, tra (probabilmente) insulse baruffe tra supereroi e nuovi indesiderati punti di partenza, sono brutte brutte, ma nel frattempo si può leggere una serie che non mi galvanizzavo così per un fumetto dai tempi del primo Capitan america di Brubaker.
Sto ovviamente parlando del Devil di Mark Waid.

La nuova gestione del diavolo rosso è una B-O-M-B-I-S-S-I-M-A! Che vorrei scrivervi enorme sullo schermo del pc col pennarello indelebile quanto è bella così la piantate di cazzeggiare sull’internet e vi mettete a leggere e rileggere ogni singola tavola pubblicata.
Waid porta in Devil allegria, gusto, avventura, meraviglia e tutto ciò che si può chiedere a un fumetto. Nulla da dire sulla qualità delle recenti scurissime gestioni del personaggio tra omicidi e galere (anche se Shadowland non m’ha entusiasmato per niente), hanno i loro momenti. Ma leggere le storie di un Matt Murduck così in formissima è uno spasso.
Che tutto sia cambiato verso toni più legati all’intrattenimento del lettore che all’introspezione dell’eroe lo fanno capire da subito i bellissimi disegni di Paolo Rivera, ed è bastata la prima sequenza dell’intrusione di Devil a un matrimonio per farmi commuovere di pura gioia bella.
Se vi siete persi questa delizia recuperatevi i primi numeri usciti, fatevi questo piacere.

Nell’edizione italiana a Devil viene abbinato il nuovo Punitore di Rucka.
E io ci provo e ci riprovo, ma non riesco a capire se mi garba. Ogni volta che penso sia una buona proposta mi contraddico pensando che non succede quasi mai nulla, che il punitore non parla mai e che è troppo un poliziesco… e poi penso che è un buon poliziesco e che la storia è interessante… e che boh. Dovrebbe essere un fumetto su un tizio che spara ai delinquenti senza tante balle, mi riservo di vedere come va avanti, anche se una parte di me apprezza il tentativo di mostrare anche come il punitore arrivi a fare il mazzo ai delinquenti di turno.

Le nuove storie di Ghost rider invece fanno cagare tantissimo. Anche se ci han messo le tette.


Anche se in ritardo, pure io mi inchino alla meraviglia

giugno 5, 2010

Si lo so, ho aspettato un bel po’ prima di decidermi ad acquistare e leggere All star Superman, la superpremiata ed elogiata serie dedicata all’uomo d’acciaio da Grant Morrison e Frank Quitely.

Ci ho messo tanto anche a finire di leggere queste storie, immergendomi nel racconto e nei disegni racchiusi nelle tavole di questo volume, a cui non basta l’ennesima traduzione cagosa della Planeta per intaccarne la magia e la meraviglia.
Perché mi unisco al coro e elogio queste pagine, mi inchino, davanti a questo fumetto eccezionale.

In “All star Superman” non c’è bisogno di colpi di scena, si narrano storie a volte anche molto semplici, in cui emerge un eroe per come deve essere: potente, buono, sensibile, coraggioso, pronto a sacrificarsi per un bene maggiore.
Alla faccia del “cattivismo” del fumetto moderno, “All star Superman” è una storia sull’eroe in quanto tale, e Superman è un soggetto perfetto per questo progetto.
Tra le tavole eccezionali di Quitely, perfetto nel suo essere dolce e decisivo nell’illustrare queste storie, emerge un fumetto che va a ricercare la semplice magia del racconto fantastico, la purezza dell’eroe che si batte per un mondo migliore, anche se questo mondo non è il suo.

Morrison ci racconta di un Superman condannato a morte (i raggi solari che gli danno i poteri hanno iniziato a danneggiare il suo organismo), che continuando la sua missione cerca un modo per non lasciare un vuoto al momento della sua dipartita. Il tutto viene narrato con dolcezza, ammirazione e amore verso la figura dell’eroe, e ci si perde in queste storie, non solo per la loro componente psichedelica. Storie in cui gli autori si divertono anche a percorrere tutto il mondo di Superman, dal mondo bizzarro (eccezionale la tristissima figura di Zibarro) all’amore per Lois Lane, da Lex Lutor raramente così cattivo alla dolcissima parte con Kripto.

“All star Superman” è un fumetto fuori dal tempo, capace di rinvigorire un personaggio nella sua concezione più classica e antica e allo stesso tempo abile nel farlo con un ritmo modernissimo. Un vero e proprio capolavoro.
Se come me state ancora aspettando a entrare in questo mondo semplice ma affascinante, sappiate che ne vale totalmente la pena, perché a volte si ha anche bisogno di un fumetto puro e innocente, i cui unici capisaldi sono fantasia ed eroismo.