Guida per rendere un ganzo Occhio di falco

ottobre 18, 2013

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Inizio il recupero del materiale tralasciato in questi ultimi mesi iniziando dalla nuova serie di Occhio di falco scritta da Matt Fraction.

Non sono mai stato un grande fan dell’arciere dei vendicatori, non tanto perché lo trovi antipatico, quanto piuttosto indifferente. Mentre altri personaggi tipo Quicksilver (su tutti) che hanno militato tra le fila dei vendicatori mi stanno sulle palle in maniera irrimediabile, di Occhio di falco non me ne è mai fregato nulla, anche perché l’ho sempre trovato come una parte dell’arredamento, un po’ come un Jarvis che a volte si trova casualmente in missione con Cap, Iron man e Thor.

Eppure ho sempre pensato che Clint Barton avesse parecchio potenziale. Non ha poteri, è un tizio qualunque con un vestito orribile che spara bene con l’arco. Fine.

Non è un miliardario che compensa la mancanza di poteri con attrezzi figosi supertecnologici, quanto piuttosto un ex-criminale che mette i suoi pochi mezzi a fianco a quelli di un dio asgardiano e di una strega mutante dai poteri devastanti. Certo, quando alza la cresta e prova a fare il grosso l’ho sempre trovato patetico, ma diciamo che il suo posticino tra i vendicatori l’ha sempre onorato.

 

occhioDetto questo arriviamo a questa nuova serie, che è veramente, ma veramente, una gran figata. Arrivati al quarto albo abbiamo visto Clint Barton nella sua vita di tizio qualunque di tutti i giorni tra vicini di casa, mafiosi russi, manze problematiche, auto da corsa, intrighi internazionali e tutto quello che fa di un fumetto action un gran fumetto action.

Oltre all’ottimo lavoro di Fraction, che per quanto sia cagnaccio quando ha in mano grandi eventi (tipo “Fear itself”) è invece un gigante con le serie personali, come già aveva dimostrato su Iron man, a rendere il tutto magnifico sono i disegni di un artista che su queste pagine già ho elogiato parecchio, ma mai abbastanza: David Aja. Le tavole di Occhio di falco sono dinamica pure, adrenaliniche e impeccabili. Una gioia per gli occhi.

 

Se l’anno scorso ero su di giri per il Devil di Mark Waid (lo sono ancora adesso, quella serie non è calata di un millimetro e ogni mese è sempre meglio), quest’anno lo sono per Occhio di falco. Se non l’avete già letto, recuperatelo, e di corsa.


NUMERO UNOOOOOOO!

aprile 8, 2011

Ahimè con il sesto volume la panini ha finito di pubblicare in Italia le storie recenti legate al mondo di Iron fist, storie che se seguite queste pagine da qualche tempo ormai saprete mi garbano come poche altre nel panorama fumettistico moderno.

Ah che bei tempi, quando si scoprivano le avventure dei vecchi guerrieri Kung-fu di Kun lun, si assisteva a tornei di mazzate e a scontri con l’Hydra, a giappo-mostri cazzuti e alle impagabili battutacce delle armi immortali.

Il sesto volume è interamente dedicato a storie singole per ogni arma immortale, sapete questo cosa vuol dire?
UN’INTERA STORIA DI FRATELLO CANE N.1! TUTTA SUA!
Proprio così, e non importa se ce ne sono altre buone (come quella avventurosa del Principe degli orfani o quella tragicomica del cicciobomba che fa sumo), qua siamo davanti alla prima consacrazione di un personaggio che è impossibile non amare.

Se ci si aspetta un’avventura a base di sgozzamenti, massacri e battute di pessimo gusto si resta delusi però, perché quella di Fratello cane (numero unooooo!) è una storia tristissima di bimbi che predono i ceffoni, che portano le droghe perché sennò prendono i ceffoni, di delinquenti cinesi che danno i ceffoni ai bambini poveri durante la guerra dell’oppio e di altri modi per ceffonare i suddetti bimbi.
sganassoni di qua, cazzotti di la, si scopre così che Fratello cane (numero unooooooo!) quando si raggiunge il jackpot dei ceffoni ai bimbi malnutriti miseri e indifesi arriva incazzato come un opinionista di Libero che guarda Santoro e rende le mascate una a una a suon di spadate circondato dai suoi fidi cani randagi.
Un samurai che agisce un po’ quando trova il tempo, che fa scorrere fiumi di sangue e che si circonda di bestiacce pulciose, rognose e con la bava alla bocca.
E il tutto in una storia che nella sua eroica mestizia è veramente bella sia come racconto che come disegni.

Se non tirano su una miniserie qua è pazzia, è come avere Messi in squadra e tenerlo in panchina per far giocare le riserve della Caperanese.


The Hood, supercattivi a rischio

luglio 26, 2009


Parker Robbins è uno spiantato di New York con una povera crista di fidanzata incinta, una madre chiusa in uno squallido manicomio, un padre fatto fuori da Kingpin, una relazione silenziosa con una bagascia russa, e un cugino alcolizzato che fa colazione a metadone.
Un giorno, durante un furto, si trova davanti un demone, gli spara e un po’ come chiunque si trovi a sparare a un demone, gli ruba stivali e mantello che gli permettono di volare e di rendersi invisibile, ma anche di tirare fuori dei poteri che neanche lui sa come quando si trova sotto pressione..
Da quel giorno Parker Robbins diventa The Hood, uno dei villains Marvel più importanti nell’attuale continuity.

Nonostante la genesi del personaggio un po’ da “ma checcazzo…” il volume appena uscito in Italia che raccoglie la mini scritta da Brian Vaughan e disegnata da Kyle Hotz non solo è divertente, violento, lugubre e pieno di ottimi personaggi, è proprio una bella storia.
Il ritmo della narrazione è vertiginoso e i dialoghi sono notevoli, sia quando si tratta di ciarle da scazzottata, sia quando si ha a che fare con momenti più introspettivi mai banali.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è una sola: come riuscirà questa volta il famigerato Brian Michael Bendis a rovinare un personaggio simile?
Si, perché già dalle storie dei nuovi vendicatori post-Civil War Bendis ha dato un ruolo di primo piano a The Hood trasformandolo in un supercrminale con una superidea: unire tutti i cattivi di New york che normalmente da soli le buscano come pentolacce dal supereroe di turno.

Vedremo, intanto leggere questo volume è un vero piacere.