Il babbeo del giorno #34 – Orrgo

marzo 16, 2018

Oh che bello tornare a scrivere un babbeo del giorno, oltretutto un babbeo che può tranquillamente rientrare nella categoria “mostri grossissimi” e quindi “babbei mastodontici”. Metto le mani avanti e ammetto che sui recenti travagli dell’odierno protagonista sono abbastanza ignorante, ma era da un pezzo che avevo questo personaggio imbastito da presentarvi, e la sua storia passata mi solletica troppo per non dargli spazio in questa rubrica.

orgo1Nome: Orrgo

Vero nome: Orrgo

Genesi del personaggio: Orrgo nasce per opera di sua maestà Jack Kirby nel lontanissimo 1961 ed è un puccettoso e  gigantesco mostro alieno. Una sera Orrgo e gli altri giovini del suo pianeta erano a bersi le birrette (oa fare quello che fanno dalle loro parti, non so) e tra un discorso e l’altro qualcuno ha detto “Oh raga, ma lo sapete cosa sarebbe un gran spasso? Andare su un pianeta di sfigati, tipo la terra,e grazie alla nostra stazza e ai nostri poteri cazzutissimi conquistarli in quattro e quattr’otto e poi andare li a continuare le nostre seratissime!”. Orrgo prende la palla al balzo e con baldanzoso presobenismo urla “Ci vado io a conquistare la terra! Tenetemi lo sgabello libero che vado, gli faccio il mazzo e torno.”.

Poteri e aspetto: Come aspetto è un gigantesco coso rosso/arancione che sembra un misto di pietra e scaglie ma con la faccia da torzolone.

Grazie ai suoi poteri Orggo arriva sulla terra e letteralmente ci devasta. Infatti il suo primo potere è un incredibile teletrasporto, che ad arrivare da noi ci mette un attimo. Poi oltre ad essere enoooorme e fortissimo Orrgo è dotato di incredibili poteri telepatici, grazie ai quali senza perdere troppo tempo ordina all’intera umanità di sottostare al suo volere.

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E bom, con tutti gli esseri umani schiavizzati Orrgo davvero ci ha messo pochissimo a conquistare la terra.

La fine: La situazione sembrava disperata e senza via di scampo per l’umanità e le cose sembravano andare benissimo per il nostro Orrgo. Comunque portato a termine il suo piano al simpatico mostrone viene su una sonnolenza incredibile, decide così di andare a farsi una pennichella nelle vicinanze di un circo.

Uno dei gorilla del circo però non si vedeva recapitare la cena da un bel pezzo dato che il suo guardiano era a sbavarsi addosso a causa dell’attacco mentale di Orrgo. L’incazzatissimo primate quindi scappa dalla sua gabbia, trova Orrgo che dorme e senza pensarci due volte gli tira un megacazzottone sulla testa, e questa è la rovina per il nostro protagonista. Infatti Orrgo normalmente sarebbe imbattibile, ma quando se la dorme diventa debole e indifeso come un micino.

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Il mostrone muore, la scimmia si riempe finalmente la panza, l’umanità è salva e gli amici di Orrgo si cagano all’idea di ritornare su quel pianeta dove anche una scimmia è stata capace di asfaltare uno di loro.

I vari ritorni: Orrgo viene resuscitato su una vecchia storia dei Difensori, ma anche in questo caso finisce per prenderle, a questo giro da Hellcat. Capisce che sulla terra veramente non c’è aria per lui e decide di levare le tende finchè l’umanità non si sarà estinta e con lei anche gli scimmioni dal cazzotto facile.

Recentemente poi, un po’ come Andy l’androide anche Orrgo è tornato sulel pagine degli “Howling commandos” (che non ho letto) con scopi principalmente umoristici e venendo talmente sminuito e ridicolizzato quale il babbeo che è tanto da venire trasformato in un inutile cagnetto.

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Orrgo, la minaccia aliena

 


So Long, Mr. Simon.

dicembre 16, 2011

Mi spiace tornare a scrivere su Latveria Is For Lovers dopo tanto tempo per un occasione poco fausta, ma tant’è.

Se ne è andato a 98 anni il buon Joe Simon, creatore assieme a Jack Kirby di Capitan America, personaggio che da queste parti è di casa. Non si può dire che fosse un ragazzino o che la cosa ci colga di sorpresa eh, ma è doveroso salutare a modo uno degli ultimi patriarchi del fumetto USA, quegli all-american-self-made-men che crearono i giornalini e gli Eroi e ai quali noi non saremo mai abbastanza grati.

Come  il suo amico Kirby, in vecchiaia, si dovette lottare per fargli riconoscere i meriti delle sue creazioni, da un industria del fumetto così diversa da quella che contribuì a creare, così ipertrofizzata, burocratizzata e in mano a dei nipoti fuori controllo e un po’ ingrati. Meglio non pensarci che mi viene il brutto.

So long, captain!


Un Re che disegna un Sovrano.

gennaio 29, 2011

Gli amici del Kirby Museum hanno trasferito in digitale un vecchio betamax del 1983 in cui per 22 minuti Jack Kirby disegna a matita il nostro Illuminato Monarca di Latveria, Victor Von Doom, nell’atto di scoprire il suo volto dalla maschera. Un documento eccezionale sotto ogni punto di vista ed anche la più lunga testimonianza filmata di Kirby al lavoro che nel mentre chiacchiera amabilmente con sua moglie, credo. Una chicca per voi di Latverians, col cuore.


Kirby: the King of Comics

novembre 7, 2009

E’ uscito un libro importante, in un edizione uberpettinata… Di quelle che anche se te lo becca la mamma non ti rompe le palle coi giornalini, anzi si bulla con la portinaia perchè avete dei volumi di un certo pregio in casa. Un libro che ha pure vinto un Eisner Award, che non ci sta mai male come cosa.

Un libro su Jack Kirby, non con i suoi fumetti badate bene, ma SU Jack Kirby: l’uomo, l’autore, il padre di famiglia e -consentitemi- il genio. Ovviamente corredato da molte foto e chiaramente tantissimi disegni dalla sua adolescenza fino agli anni ’90, quando -ahinoi- Jack decise di lasciare questo pianeta. Il tutto narratoci dal suo assitente e amico di sempre, il rubicondo Mark Evanier.

Si apre con una bella prefazione di Neil Gaiman, sentita e per niente retorica… Un fan che parla del suo mito, una dichiarazione di devozione e appartenenza viscerale… E così sono tutti gli interventi su di lui nel libro: nessuno ha parole “carine” tutti ne sono profondamente devoti. Umanamente, professionalmente e immaginificamente Kirby non ha lasciato nessuno semplicemente “sorpreso”, ha creato per ognuno un nuovo mondo, diventando non un autore “gradito” bensì “fondamentale”… Kirby per decenni è stato il dio che i ragazzi dovevano pregare perchè i fumetti fossero bellissimi, dinamici e avvincenti.

Da queste pagine emerge un uomo caparbio, un figlio coriaceo dell’America della riscossa, con i piedi per terra e la testa in un vorticare di crepitanti pallini di energia nera e galassie sconfinate. Un ragazzo del Lower East Side che ci ha fatto conoscere come è vivere su altri mondi e dominare galassie.

Non mi voglio dilungare troppo sul perchè dovreste acquistare questo libro: se amate i fumetti e se li amate davvero lo saprete già istintivamente che è la cosa giusta da fare… Anche perchè, disegni a parte, la storia di Jack Kirby è la storia del “Sogno Americano”, del self made man nella sua accezione migliore, del fumetto americano e di chi lo ha reso grande; Perchè la sua vita si intreccia con tutte le figure più importanti del fumetto dagli anni ’30 agli anni ’90 e le scelte e le invenzioni che farà da solo, o in coppia con qualche altro autore, le leggiamo ancora oggi sugli scaffali delle fumetterie.

Quindi cacciate questi 30 euro, portatevi a casa questo tomo meraviglioso e inchinatevi al più grande creatore di mondi mai apparso nel fumetto ma soprattutto inchinatevi all’umiltà di un grande uomo che ha sempre subordinato il suo lato autoriale per la resa commerciale del suo lavoro, riuscendo nonostante ciò a far passare nelle sue pagine tante idee in più di tantissimo fumetto sedicente “colto”.

A tal proposito: nel volume è raccolta per la prima volta in Italia una bellissima storia breve, La legge della strada, sulla sua infanzia nel turbolento Lower East Side, in cui Kirby tira fuori (sotto la richiesta di un suo fan che si propose di pubblicare qualsiasi storia avesse voluto disegnare il Re) tutto il suo lato d’autore, alla veneranda età di 50 anni per la prima volta… Ed è un ritratto struggente e crudo della vita per strada che conobbe molto bene: poche pagine non inchiostrate, solo matite in cui c’è però tutta la maestria dell’artigiano e tutto il cuore dell’artista.

Excelsior.


Il babbeo del giorno #7 – Andy l’androide

novembre 4, 2009

Per ora abbiamo incontrato un buon numero di babbei nati così, vissuti così e a volte morti, e dimenticati così, babbei inquadrati e coerenti che devono andare orgogliosi del loro ruolo.
Ma non sono i soli, c’è anche chi va contro a questa regola “babbei si nasce” per dare forma a un inedito “babbei si diventa”.
Questa è infatti la storia di Andy e di come è diventato, nel panorama Marvel attuale, un grandissimo babbeo.

Nome: Andy l’androide, il terribile Andy (Awesome Android, poi Awesome Andy).

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ricordi di un grandioso passato

Vero nome: E’ un androide, il suo vero nome è quello.

Genesi del personaggio: Come anticipato Andy nasce come personaggio “non-babbeo”, o meglio, come cattivone di tutto rispetto. Creato dal Pensatore pazzo, in una storia del lontano 1963 dei “Fantastici quattro” partorita dalla Coppia per eccellenza del fumetto Stan Lee/Jack Kirby, il nostro era un semplice robottone dalle fattezze imprecisate che voleva uccidere un po’ chiunque gli capitasse a portata di mano.
Grosso, brutto, incazzato, fortissimo, surreale, un cattivo di tutto rispetto.
Da quel giorno, nonostante le numerose ma sudate sconfitte, Andy s’è menato anche con Iron man, gli X-men, Capitan America, i Vendicatori… in pratica ha fatto a botte con tutti gli eroi Marvel.
Poi però è successo qualcosa…

Aspetto: Ha cambiato più volte aspetto nel corso di questi quaranta e passa anni di vita editoriale. Le uniche certezze sono che è: Grosso, inespressivo come un blocco di ghisa (vedere imaggini esplicative) e particolarmente brutto.

Poteri: Superforza, e può anche imitare le abilità dei supereroi con cui si scontra. Quindi proprio uno sprovveduto non è.

andy3Il tragico cambiamento: Potevano alcuni scrittori di fumetti odierni lasciare in pace questo burbero e carognoso tenerone gigante? Ma certo che no!
Succede così che dopo quarant’anni di baruffe supereroistiche un giorno Andy si scassa le palle di prenderle da cani e porci, si ribella al Pensatore pazzo e… si fa assumere nello studio di avvocati di She-Hulk diventando un comprimario fisso della serie.
Niente più scazzottate, niente più rabbia per Andy, complice l’aver assorbito lo spirito di Thor (bella cazzata che si sono inventati per far diventare un beota buono quello che era un insensibile oggetto di distruzione), il tutto raccontato con dovizia di particolari nella storia “Tutto quello che avreste voluto sapere sul terribile Andy, ma non avete mai osato chiedere” scritta da Dan Slott (se cercate un colpevole quindi eccovelo).
Non contento Slott fa anche innamorare Andy dell’avvocatessa Mallory Book
A questo punto resta solo una domanda: Era più babbeo la macchina di distruzione controllata da un pazzo o lo sguattero gigante di uno studio legale vestito come un idiota che si esprime scrivendo su una lavagnetta?

Ps: So benissimo che la trasformazione di Andy verte verso un progetto umoristico, ma l’han reso ugualmente in un babbeo degno di uno spazio su questa rubrica, almeno per ricordarne il grandioso passato.

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come uno sceneggiatore può spingere un robottone al suicidio


Le facce toste

ottobre 14, 2009

John Byrne è un grosso totale. Fate di si con la testolina che sennò non vado avanti. Ecco, bravi.

Il vero erede di Jack “il Re” Kirby è senz’altro lui: per tematiche, stile, prolifictà, dedizione e qualità. Ma come lui, il buon Byrne ha un vizietto: le facce uguali.

Kirby infatti disegnava ad esempio le donne tutte con lo stesso volto, cambiandone di volta in volta solo i capelli… Byrne supera il maestro e lo fa con tutti: uomini, donne, vecchi e bambini indistintamente!

A volte come per Kirby è appunto la parrucca a fare la differenza…

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A volte è il costume ad agevolare la cosa…

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A volte, invece, esagera e basta!

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Cacchio Franklin Richards ha 8 anni ed è uguale a suo zio che ne ha 25!

Poi sorvolando su inopportune battute sulla incestuosa, reale paternità del pargolo: il piccolo Franklin sembra decisamente un nano… Come del resto tutti i bambini disegnati da Byrne.

Questi sono solo alcuni esempi, vi basterà sfogliare un qualsiasi albo di Byrne per notare questa faccenda. Che paraculo il vecchio John!


Quando ci vuole ci vuole.

settembre 22, 2009

Amici ricordate qualche post fa avevo augurato alla neo-proprietaria della Marvel Comics, la Disney Ent., che “Jack Kirby li perseguitasse dall’oltretomba”? Ebbene amici io non scherzo per niente quando c’è da tirare i colpi a qualcuno! Il prode Latveriano Fedemc stamattina mi inoltra questa bella notizia e io ve la ripropongo con un bel sorriso stampato in faccia: ecco a voi!

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In sostanza: la società che si occupa del lavoro di Jack Kirby, tramite un noto avvocato-squalo di Hollywood,  ingiunge alla Disney di pagare i diritti di sfruttamento dei personaggi e delle storie create da Re Jack nel corso di 40 anni di meraviglie. E se un minimo i fumetti li conoscete saprete che si parla di un saaacco di roba.

A parte la spina nel fianco alla Disney che questa causa rappresenta, e che a me fa gran piacere, trovo sia molto bello e importante che finalmente qualcosa di grosso si muova per riconoscere fama e fortuna a un grandissimo uomo verso il quale chiunque stia leggendo è più che debitore. Un uomo trattato un po’ ingratamente in vita, riconosciuto solo quando era quasi troppo tardi e che comunque non ha mai avuto la gloria che si meritava. Quantomeno postumamente credo che sia sacrosanto che gli venga riconosciuto un ruolo autoriale e economico particolare. E’ ora che al nome “Marvel” e ai suoi annessi & connessi non venga associato solo quello di Stan Lee ma anche quello di Jack Kirby. Ufficialmente, non solo nel cuore di noi fan.

Se volete poi in generale supportare in qualche modo la memoria di Jack Kirby fate come me  e iscrivetevi al Jack Kirby Museum il sito della fondazione senza fini di lucro che da moltissimi anni si occupa della tutela e divulgazione dell’arte del Maestro in collaborazione con la famiglia Kirby e i suoi vecchi collaboratori.

Excelsior!