“Hey Hood, a casa tutto bene?”

marzo 7, 2010

Ricordate quando vi parlavo dei miei timori per il futuro di Hood consigliandovi la miniserie scritta da Vaughan?
Ecco, si sono concretizzati praticamente tutti. L’Hood di Bendis, quello che appare nei new avengers e che fa parte della cabala di Norman Osborn ha le seguenti caratteristiche: è un tizio cazzuto posseduto da Dormammu che mena a Luke Cage e compagni e ogni tanto se la prende di brutto con il Dottor Strange. Punto.

Manca in poche parole tutto lo spessore del personaggio di quella mini, il suo essere un delinquente da quattro nicche che da un giorno all’altro si trova per le mani un potere forte forte, non emergono mai i risvolti della sua vita privata, quella al di la del mantello, l’Hood di Bendis è un pupazzo che dice frasi da cattivo, spara tantissimo, si demonizza quando gli va la sabbia nella vagina, comanda un bel po’ di supercattivi.

Per fortuna arriva in soccorso nostro e del personaggio Jeff Parker che avvalendosi dei disegni di Kyle Hotz (lo stesso autore della suddetta mini) ci riporta il gran bel personaggio creato da Vaughan pur lasciandolo nel ruolo che gli è stato cucito addosso nell’attuale continuity marvel.
Riemergono così i vari problemi familiari di questo supercattivo, i suoi dubbi e le sue ottime sfaccettature. Hood, o meglio, Parker Robbins, smette di essere solo un nemico, ed emerge quella che è la sua potenzialità migliore (in maniera esplicita, è suo cugino a spiegare a vari membri della gang perché ha una marcia in più rispetto a loro): Robbins non era ne uno scienziato, ne un soldato, ne un esperimento… era un morto di fame che campava di furtarelli, uno che conosce la miseria e che ha preso una bella dose di pizze in faccia dalla vita prima di trovare il mantello e gli stivali che gli danno i suoi poteri.

Non è ai livelli della mini di Vaughan, però questo albetto è davvero una bella lettura, capace di ridare al personaggio lo spessore che merita e collocandolo in una carriera criminale entusiasmante e coinvolgente.
Merita l’acquisto, assolutamente.


The Hood, supercattivi a rischio

luglio 26, 2009


Parker Robbins è uno spiantato di New York con una povera crista di fidanzata incinta, una madre chiusa in uno squallido manicomio, un padre fatto fuori da Kingpin, una relazione silenziosa con una bagascia russa, e un cugino alcolizzato che fa colazione a metadone.
Un giorno, durante un furto, si trova davanti un demone, gli spara e un po’ come chiunque si trovi a sparare a un demone, gli ruba stivali e mantello che gli permettono di volare e di rendersi invisibile, ma anche di tirare fuori dei poteri che neanche lui sa come quando si trova sotto pressione..
Da quel giorno Parker Robbins diventa The Hood, uno dei villains Marvel più importanti nell’attuale continuity.

Nonostante la genesi del personaggio un po’ da “ma checcazzo…” il volume appena uscito in Italia che raccoglie la mini scritta da Brian Vaughan e disegnata da Kyle Hotz non solo è divertente, violento, lugubre e pieno di ottimi personaggi, è proprio una bella storia.
Il ritmo della narrazione è vertiginoso e i dialoghi sono notevoli, sia quando si tratta di ciarle da scazzottata, sia quando si ha a che fare con momenti più introspettivi mai banali.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è una sola: come riuscirà questa volta il famigerato Brian Michael Bendis a rovinare un personaggio simile?
Si, perché già dalle storie dei nuovi vendicatori post-Civil War Bendis ha dato un ruolo di primo piano a The Hood trasformandolo in un supercrminale con una superidea: unire tutti i cattivi di New york che normalmente da soli le buscano come pentolacce dal supereroe di turno.

Vedremo, intanto leggere questo volume è un vero piacere.