Latveriani in trasferta (per modo di dire): Rapalloonia 2015

ottobre 19, 2015

rapallooniaNon sono un grande amante delle fiere di fumetti per il semplice motivo che odio la ressa e la confusione. L’ultimo Lucca Comics a cui sono stato era quello del 1994, ero un pischello, c’erano quattro gatti nel palazzetto dello sport e c’ero andato praticamente senza dire niente ai miei genitori risparmiando per mesi.

Rapalloonia invece me la sono sempre goduta essendo nato e cresciuto giusto giusto a Rapallo, ed essendo una manifestazione votata principalmente a un pubblico ristretto, anche se da quando non vivo più nella ridente località ligure ammetto di aver disertato un po’ di edizioni. Quest’anno però l’offerta era troppo ghiotta per perdermi l’evento.

Su queste pagine raramente si è parlato di fumetto italiano, del resto non era questo lo spirito con cui è stato aperto il blog, ma provo a recuperare qualcosa con questo post (con altissime probabilità di essere orribilmente confusionario), anche perché questa edizione di Rapalloonia presta il fianco a una marea di considerazioni e nonostante io abbia sempre trovato mortalmente noiosi i report come questi, particolarmente se scritti da me.

La mostra quest’anno è dedicata interamente a Ratman e a Leo Ortolani. Una bellissima festa per rendere omaggio ai vent’anni dalla pubblicazione del primo numero di quello che non mi pongo problemi a porre tra i migliori fumetti di sempre. Il maggior punto di interesse dell’esposizione sta nell’ammirare come il lavoro da tuttofare di Ortolani sceneggiatore, disegnatore inchiostratore e letterista porti a tavole originali praticamente identiche a quelle che poi troveremo sui nostri amati giornalini. Non da meno è bellissimo vedere come ci si ritrovi a visitare una mostra e a ridere di fronte alle opere, pur avendone già riso (e anche parecchio) diverse volte leggendo gli albi a fumetti. Perciò se passate da Rapallo ancora per questa settimana sappiate che potrete visitare l’unica mostra che quando lo dici in giro e ti chiedono com’era puoi rispondere “Una ganzata, mi son fatto un sacco di risate!”.

A festeggiare Ratman e Ortolani sono stati invitati per questo weekend diversi tra i migliori interpreti attuali del fumetto italiano. A costo di ripetermi ribadisco come io non sia un grande frequentatore di eventi fumettistici, ma se devo dare un’impressione generale avuta girando tra il folto pubblico accorso (e non solo perché legato al fan club del ratto) e i vari eventi di firme, disegni e conferenze, è che nel fumetto italiano si sia creato un ambiente florido e sereno, sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori, simile per certi versi a quel bel mondo di legami e amicizie che trovavo a certi festival musicali una decina di anni fa e che portavano a frutti e collaborazioni dai risultati spesso splendidi. Tutto ciò è molto bello, o almeno io lo trovo molto bello, o magari sto dicendo una cazzata, ma l’atmosfera era molto distesa e piacevole.

Restando sul discorso “firme autografi ritratti e affreschi” recentemente sul blog di Ortolani parlando delle ondate di gente che accorre alle presentazioni di Zerocalcare è nata una interessante discussione. Diciamo che mi piace avere le dediche sui libri, e qualche volta compresi questi giorni e nonostante io sia un timidone ne ho chieste e mi sono beccato anche un bel disegnetto che è cosa graditissima, ma vedere la gente che arriva direttamente ai tavoli con blocchi di fogli A4 e la richiesta pronta (quando non le richieste) mi ha lasciato un po’ perplesso anche a me. In certi casi ho provato quell’imbarazzo empatico misto a fastidio di quando a un concerto senti qualcuno urlare “Facci quella bbbbbella! Dai quella bbbbbella!”.

Detto questo oltre alla mostra e ai festeggiamenti vari* c’erano anche un paio di interessanti incontri durante questa due giorni, tra cui a interessarmi maggiormente era quello dedicato a “Orfani” con ospiti Recchioni e Mammuccari (premiati, giustamente, come miglior sceneggiatore e miglior disegnatore) a cui ovviamente sono arrivato in ritardo e non ho praticamente sentito nulla. Me ne dispiaccio perché volevo prenderlo come spunto per parlare proprio di “Orfani”, cosa che farò comunque.

“Orfani” è l’esempio perfetto di quando non scrivo un articolo perché ci penso troppo e col senno di poi si rivela una gran mossa. Infatti i primi due numeri della creature bonelliana di Recchioni e Mammucari non mi erano piaciuti, ma conoscendo un pochino il suo autore se per sbaglio finiva su queste pagine e non avevo ben spiegato come mai non avevano incontrato il mio gusto quello s’incazzava. Il motivo comunque a cercare nelle bozze era più o meno questo: “Io al mattino mi devo fare 40 km di treno e se inizio a leggere un fumetto alla partenza e alla seconda stazione (più o meno un 10/15km di distanza) l’ho bello che finito, per quanto pieno di bellissimi disegni, mi girano i coglioni”. Diciamo che non mi aveva colpito e che la storia non mi aveva minimamente catturato. Ho sempre ammirato il lavoro di Recchioni, da Napoli ground zero in poi con quel picco di Garrett che per me resta una delle migliori produzioni italiane degli ultimi anni, e le mie aspettative erano altissime.

Poi un giorno ero a menarmela alla Feltrinelli e dovevo far passare un po’ di tempo. Ho preso dallo scaffale l’edizione della Bao di Orfani e mi sono messo a leggerlo da dove avevo interrotto sugli albi da edicola e mi sono reso conto che invece la storia poi decollava e mi stava portando con se e avevo pensato un sacco di cazzate. Ora potrei dire tutto quello che mi piace in questa serie, ma il discorso è parecchio lungo**, particolarmente se andiamo a vedere anche i vari risvolti politici, mi limito a dire che se come me l’avevate abbandonata all’inizio avete fatto un errorone ma siete in tempo per rimediare.

Altro incontro interessante vedeva tra i suoi protagonisti Giacomo Bevilacqua, che cito solo ed esclusivamente per dirvi che se vi siete fermati al panda (che sia ben chiaro, a me piace un sacco) e non avete letto il suo “Metamorphosis” vi perdete uno dei migliori thriller a fumetti letti negli ultimi anni.

Una bellissima manifestazione dove anche chi come me odia il marasma può gustarsi due giorni di incontri e fumetti dal vivo. Ma del resto parliamo di un’esperienza che ha 43 anni di età sulle spalle e basta guardare le foto d’archivio dei premi consegnati al ristorante da U Giancu*** per trovarsi davanti più di un mostro sacro.

*che bello tornare al teatro rosa confetto delle Clarisse. Non ci mettevo piede da veramente troppi anni. Un posto splendido arredato da un malato di mente!

**un giorno mi piacerebbe parlare anche del lavoro di Recchioni su Dylan Dog, ma non mi sono ancora fatto un’idea precisa (anche se metto le mani avanti e per ora sono totalmente contendo di quanto letto) e perciò taccio e magari aspetto la prossima uscita.

***dove oltre a mangiare bene si può ammirare un vero e proprio museo del fumetto.


Dell’immensa beltà del centesimo numero di Ratman

gennaio 29, 2014

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A volte ho delle serie difficoltà a scrivere alcuni articoli, particolarmente quando parlano di qualcosa che amo molto, come nel caso di Ratman. Avrò iniziato a scrivere queste righe una decina di volte nei giorni scorsi, parlando di come non sono uno di quelli che possono bullarsi di essere fan del ratto della prima ora, o raccontando di come ho perso la maggior parte della mia collezione di ratman nella “grande alluvione di merda del febbraio 2008” che impestò di liquami tutto quello che si trovava nel bagno della casa dove abitavo allora. Ho provato ad architettare righe sconclusionate per dire come la grandezza dell’opera di Leo Ortolani stia nella continua capacità di rendere magnifica ogni sua creazione a ogni lettura, e si parla di tante letture. Ho cercato di rendere questo articolo unico ricordando tutte le volte che ho iniziato a scribacchiare qualcosa su tutte le volte che avrei voluto parlare su queste pagine di fumetti italici per poi desistere pensando che su queste pagine non centravano nulla.

Alla fine sono arrivato ad oggi, e mentre sul blog di Ortolani appare la copertina dell’attesissimo (almeno per me) numero 101 delle avventure di Ratman mi sono deciso a scrivere solo questo: se siete tra quei folli che non hanno comprato e letto il centesimo numero della serie rimediate subito al vostro imperdonabile errore!

Intanto avrete un sollievo, Ratman non finisce. E poi potrete leggere una storia giustamente autoreferenziale, divertentissima, appassionata e commovente. Ortolani partorisce un gioiello del fumetto che unisce una moltitudine di flussi narrativi per festeggiare un traguardo eccezionale con un albo eccezionale.

Leggetelo, fatelo leggere. Rileggetelo e fatelo rileggere. Ne vale la pena.


Il babbeo del giorno annual #2: Thor e gli asgardiani

novembre 23, 2010

Ritorna l’edizione speciale del babbeo del giorno a un anno esatto dalla presentazione/elogio della Sezione Otto che spero vi abbia fatto venire voglia di leggere quel capolavoro di “Hitman”.
Questa volta però abbiamo a che fare con qualcosa di diverso, ossia con un eroe famoso, amato, in pieno hype data l’imminenza del film a lui dedicato e l’arrivo nelle edicole e nelle fumetterie delle ristampe delle storie classiche dedicate al dio del tuono.

Perché ce l’ho con Thor e la sua allegra combriccola di divinità e guerrieri nordici? Perché sono una massa di idioti capitanati da un babbeo niente male.

Thor è potente, Thor è ganzo col suo martellone spaccatutto, Thor ha dei cicli narrativi molto belli e fa parte dei Vendicatori. Tutto vero, ma è anche un bel cretino.

Qualche giorno fa mi rileggevo un po’ l’ultimo ciclo di storie dedicate al biondo vendicatore quando mi è sorta una domanda che penso ogni lettore si sia fatto: Ma perché cavolo dopo tutti questi anni continua a farsi incasinare da quello stronzone di Loki?
Loki, il dio dell’inganno, è un villain che funziona, e questo non si può negare, ma da qua a farne continuamente artefice per cinquant’anni marvelliani delle disgrazie di un personaggio ce ne corre.
Prendiamo le storie recenti. Dopo il Ragnarok, Loki si reincarna in una gran bella fregna, e diciamo che la cosa piace, ma non solo Thor, anche Balder e soci si fanno buggerare senza nessun problema arrivando a trasferire Asgard a Latveria.

A questo punto sono arrivato a diverse conclusioni: non è tanto Loki ad essere bravo, perché anche Osborn e il Dottor Destino hanno fregato asgardiani con gran facilità, ci si può quindi immaginare senza tanti problemi quali potrebbero essere le prossime storie che vedranno per protagonisti Thor e le divinità nordiche dopo l’ennesimo megaevento Marvel, perché Loki sarà pure ganzo, ma è giunta l’ora di vedere qualche cattivo nuovo.
Ecco quindi i nuovi supercattivi e problemi con cui si scontreranno Thor e soci nelle loro prossime avventure:

1- Thor e la multiproprietà: Dopo tutto il macello di Assedio (ho letto solo i primi due albi, non so come andrà a finire, davvero) Asgard è ridotta abbastanza male. Mentre Thor va al bar a bere per distrarsi un po’ con gli amici trova un volantino che pubblicizza la vendita di fantastiche multiproprietà. “Il vostro angolo di paradiso e relax lontano da lavoro, stress, traffico e creditori”.
Senza pensarci due volte i nostri eroi mettono mano al tesoro rimasto nelle bucherellate casse di Asgard e fanno un bel bonifico, devono però aspettare due anni per avere la disponibilità per due settimane di un bilocale a La Spezia.
Brandendo armi e scaldando i cazzotti i nostri partono incazzati come giaguari per andare a riprendersi i loro averi, ma giunti alla sede della società immobiliare che gli ha venduto la multiproprietà trovano solo un magazzino vuoto pieno di scatoloni vuoti con dentro due quindicenni alle prese con una sigaretta spiritosa.
A nulla servono le spiegazioni di questi ultimi che vengono malmenati e brutalizzati per un’intera maxisaga dall’esercito di asgardiani.

2- Thor e lo scioglipancia: Ricostruita Asgard Thor e i suoi amici si sbragano sul divano a guardare le tv locali perché da loro il digitale terrestre ancora non arriva. Facendo zapping tra i canali sperando di beccare qualcuno che mandi ancora le vhs di penthouse dei primi anni novanta si imbattono in una specie di Wanna Marchi che vende tale scioglipancia urlando come un’aquila (esiste ancora “Giorno e notte night and day”? Quella pubblicità era un vero cult nella casa dove abitavo con un amico e tutte le sere con gli ospiti speravamo di beccarla).
Estasiati da tale meraviglia della medicina da televendita decidono di farne dono di una cospicua scorta a Volstagg, il quale prendedolo entusiasta finisce all’ospedale intossicato dal catrame contenuto nelle miracolose pastiglie.

3- Thor e l’allungamento del pene: Già Ortolani nella meravigliosa e appena conclusa esalogia di New York di Ratman ha sbeffeggiato il Dio del tuono mettendolo alle prese con la masterizzazione di un cd (con ottimi risultati, la storia che ha impegnato l’ultimo anno di storie del ratto è meravigliosa, fatela vostra se ve la siete persa. Ogni lettore di fumetti di supereroi dovrebbe saperla praticamente a memoria), rimettendosi davanti al computer per trovare una guida a nero burning rom il biondo vendicatore si imbatte in un banner che recita in suo maestoso “Enlarge your penis”.
Per i successivi due albi vedremo Thor alle prese con un dolore straziante al batacchio che tiene tra le gambe.

Dopo queste tre entusiasmanti storie ci aspetterà poi il megaevento del 2011, ossia “Cercalavoro”. Gli Asgardiani si scoppiano tutto al videopoker, per pagare i debiti contratti con strozzini e quelle società che promettono mutui agevolatissimi che ti lasciano i volantini sull’auto parcheggiata, ossia altri strozzini, devono iniziare a guadagnarsi la pagnotta per davvero dopo aver perso Asgard, tesori, armi e rispetto da parte degli altri supereroi.
Assisteremo così alle avventure di Balder alla friggitrice di un fast-food, Volstagg dog-sitter, Heimdall cartomante al luna park e vedremo Thor a pulire le stalle dei cavalli a San Rossore. Niente sarà più come prima (prima quando anche gli asgardiani sapevano come divertirsi ed essere dei veri ganzi, come mostrato nell’immagine qua a destra).