Come Eravamo – 6

marzo 14, 2010

Qui in Latveria c’è un po’ di casino per via delle elezioni: Doom si è scordato di presentare le liste entro i termini, non vogliono accettarle e c’è un po’ di parapiglia, questo ha causato un po’ di rallentamento nell’aggiornamento del blog da parte di noi attivisti pro-Doom impegnati in cortei di protesta contro questa legge liberticida che ci impone addirittura degli orari per poter presentare delle liste elettorali, potete darci il corpifuoco alle 18.00, potete darci salari da fame per lavorare 12 ore nei campi ma questo no! Cribbio! Come vedete però stiamo ritornando ai vecchi ritmi, ordunque…

Due nuove letterine veloci veloci dal comic-fandom che fu, che era tanto carino…

…Ma pure un po’ stronzo.


Come Eravamo #5

gennaio 23, 2010

Ritorna “Come Eravamo” nel 2010, più pimpante e nostalgico che mai avendo un ulteriore anno a frapporsi fra il turpe presente e il lieto passato!

Cliccare per ingrandire.

La prima immagine è una pubblicità della mitica Harbert.

La Harbert, come la Baravelli, si appropriò dei diritti delle serie Mego dei super-eroi negli anni ’70 ed esattamente come abbiamo visto fare alla Baravelli, infilava nelle sue pubblicità tutto in un unico calderone super-eroi e personaggi di differenti provenienze sotto l’egida del “E’ fantastico giocare coi personaggi snodati!”, come dargli torto!

Quindi: chi se ne frega se in ‘sta foto Batman vola come Superman, la Torcia balla il twist e la Donna Invisibile smorfina il metadone sulle scalette del SERT… Sono i Supereroi! Li puoi snodare! Li puoi vestire! E’ uno sballo! Non giocarci sarebbe un peccato! Aaaah… Harbert, mi manchi tantotanto.

La seconda immagine invece è un documento tanto bello quanto struggente. Ogni anno il patron dei ragazzini fumettari, Luciano Secchi, ci aggiornava su cosa sarebbe successo nell’anno venturo alle nostre pubblicazioni: chi rimaneva, chi andava su quale testata, chi se ne andava… Una cosa molto carina che lui chiamava ironicamente “Messaggio alla nazione”.

Come potete leggere il nostro Secchi, nonostante rassicuri noi lettori dell’intenzione di continuare le pubblicazioni meglio che si può nonostante una terrbile recessione (siamo nella seconda metà degli anni ’70, al culminare della crisi petrolifera che attanagliò l’economia italiana del periodo) ha un tono decisamente plumbeo.

Purtroppo da quell’annuncio sull’Uomo Ragno numero 258 usciranno una 30ina di numeri circa, dopodichè la Corno chiuderà la testata per la prima volta, salvo poi riaprirla con una seconda brevissima serie di 58 numeri nel 1982 e chiudere definitivamente la baracca nel 1984.

Questo “messaggio alla nazione” sarà l’ultimo fatto da Secchi ai noi lettori… Si rifarà sentire solo per annunciare nel numero 58 che l’Uomo Ragno sarebbe “andato per un po’ in vacanza” promettendo che sarebbe tornato presto… Non tornò più e passarono un po’ di anni prima che tornasse sugli scaffali con la Star Comics. Nel frattempo era finita la grande era pionieristica degli Eroi della Corno (e Cenisio), la prima generazione di fan dei supereroi italiani era già cresciuta e molti di loro stavano ormai chiudendo quegli albi in soffitta.


Come eravamo

luglio 28, 2009

Dalla posta dell’Uomo Ragno 161, 1976 Ed. Corno

Eravamo un Italia meno pettinata ma più simpatica

A parte che bomba è chiamarsi Giordanantoniomaria… Ma quanto spacca quel “mongoloide” messo li con nonchalance?! Vi giuro, trovermelo così a sorpresa nella posta dei bambini mi ha fatto riderissimo, liberatorio come urlare “caccaculopiscia!” quando hai 5 anni.

Luciano Secchi al politically correct lo menava col giornale arrotolato.